Le rose di Inge


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Ingeborg Syllm-Rapoport oggi ha ottenuto il dottorato in medicina. Insieme a centinaia di migliaia di altre Ingeborg del mondo. Senonché la nostra ha 102 anni. Centodue. La tesi l’aveva finita nel 1938. Ma avendo origini ebraiche le fu negato il titolo. Senonché poi Ingeborg nella vita, emigrata negli Stati Uniti, è diventata una luminare della neonatologia dunque la sua bella carriera l’ha fatta e come. E dopo 80 anni tutto sommato hai già dimostrato a te stessa e al mondo quanto vali e le tue belle soddisfazioni te le sei prese,

Ora però era rimasto in sospeso quel titolo lì. Quello di quando ne aveva 25, di anni. L’Università di Amburgo se ne è accorta e l’ha convocata per darle la possibilità di ricongiungersi a quel pezzo di sé. A maggio ha superato “brillantemente” l’esame e oggi l’Università le ha conferito il dottorato.

Mi è tornato in mente finanche Gozzano, Guido: “Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state… Vedo la case, ecco le rose del bel giardino di vent’anni or sono!”. E invece Ingeborg quelle rose è tornata a coglierle. Dopo 80 anni. “Non ho voluto difendere la mia tesi per il mio bene -ha detto. Dopo tutto, all’età di 102, non è stato esattamente facile per me affrontare tutto questo. Ma l’ho fatto per le vittime”.

Che fine fanno le cose che lasciamo in sospeso? Dove vanno a finire? Cosa diventano? Leggendo di Ingeborg me ne sono venute in mente almeno una cinquina di quelle che mi riguardano e sono certa che ognuno di noi ha la sua personale classifica delle Incompiute. E insomma, in conclusione, forse è arrivata l’ora di darsi proprio al giardinaggio. Ma certamente c’è almeno una rosa da andare a cogliere.

 

Rose e libri

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