La filosofia della panchina


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“Abbi cura di lui, fallo sentire importante. Se ci riesci avrete un matrimonio felice e meraviglioso: come il 10% delle coppie”.

Alla fine sta tutto qui, “A piedi nudi nel parco”: sta in questa frase e su una panchina. Quella di Washington Square Park, quella sulla quale finisce a ubriacarsi Robert Paul-Redford dopodiché inizia la passeggiatina più famosa della storia filmica sentimentale. Come un fachiro sugli spuntoni del cuore. Che “andare a piedi nudi nel parco non è sensato, ma è divertente”, aveva urlato a Paul sua moglie Jane-Corie Fonda.

Che funziona sempre così: all’inizio è tutto meraviglioso, il mondo vi sorride da ovunque, anche dalla stanza scamuffa, dai materassi a terra, dalla luce non ancora attaccata e lei-lui è perfetto per voi. Ma è proprio lì che si comincia a dire

-Oh che meraviglia sei, adesso vediamo come posso cambiarti

Quando però lei vede come si è ridotto lui, pur di diventare come voleva lei, ecco che scatta lo statisticamente improbabile lieto fine della riconciliazione e dell’accettazione. Di norma qui invece scatta l’avvocato e arrivederci-eggrazzie.

Ma la “filosofia della panchina” resta. Resta il momento in cui ci si ferma. A cercare una via d’uscita ma soprattutto a cercarsi. E sulla panchina, mentre pensi di cercare l’altro, il più delle volte ri-incontri te stesso. E ti chiedi che fine abbia fatto tu. A volte, poche, si capisce che i sogni sono ancora gli stessi ma li si sta inseguendo per strade diverse. Altre si capisce che ti sei perso e basta. Dunque, invece di alzarti ubriaco e toglierti le scarpe, è il caso che ti prenda un bel caffè e ti rimetta i calzini tuoi.

Insomma in ogni curriculum sentimentale che si rispetti non manca mai quella panchina. L’importante è che, anche se vi ci sedete ubriachi, decidiate di alzarvi e prendere decisioni solo quando siete nuovamente sobri.

Dopodiché -al netto del genio di Neil Simon- c’è che stando a Roma il mio amico Tommaso (ispiratore del presente post) ha trovato il modo di sedersi qui davanti:

Fontana di Trevi, foto Tommaso Carmassi

che non è una panchina ma lo capite da voi che, come dice Tommaso, se le idee si rabbuiano e non son chiare meglio sedersi “con il fragore dell’acqua a sovrastare il suono dei pensieri”.

E buona panchina a tutti.

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