Auguri, Italia. E pure Maria


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E dunque sono parecchi anni che stiamo insieme, cara Italia. E come in tutte le storie d’amore che si rispettino non è sempre stato facile. Hanno provato a dividerci, da quando ci eravamo riuniti, a secessionarci, a mandarci al tribunale fallimentare ma eccoci qua, ancora uniti. Ma avrei un’idea, un’idea in testa, di cosa sia a tenerci insieme anche quando è difficile. E questa idea in testa sono i capelli, i capelli di Maria D’Antuono.

Maria D’Antuono, 98 anni, fu  trovata viva dopo 30 ore sotto le macerie a Paganica, nel terremoto che sconquassò L’Aquila.

Appena la tirarono fuori, dopo un giorno e mezzo trascorsi sotto ai calcinacci, oltre ai soccorritori trovò pure l’assedio di telecamere  e giornalisti che, nell’assoluta impossibilità di tacere, le chiesero cosa avesse fatto in quelle 30 ore là sotto. Che un bel tacer non fu mai scritto e meno ancora televisionato.

Lei, frastornata ma più lucida degli interlocutori, non si sottrasse e replicò: “cosa ho fatto tutto questo tempo? Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto, ho mangiato qualche cracker”. Poi sbottò: “Ma almeno fatemi pettinare!”.

Quando la fiducia italica vacilla io mi aggrappo a quei capelli, a quell’uncinetto e quella spazzola. Non necessariamente in quest’ordine. Cioè mi aggrappo all’idea che dalle macerie -di qualsiasi tipo di macerie- si possa non solo riemergere ma farlo con dignità e vigore. Certo ci vorrebbe non dico una corda di sicurezza ma almeno una spazzola. Quantomeno un uncinetto.

E allora Auguri, Italia. Italia fatta di Marie e di Marii. Di gente che resiste e non si arrende. E magari si lagna pure. Ma poi si arrotola le maniche -e anche le spazzole- e si dà da fare.

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