Generazione manco Penelope


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Mi stavo misurando, insieme a un nutrito gruppo di googlatori, con la questione della generazione Telemaco quando mi sono imbattuta nella questione Penelope.

Sia chiaro tutto sommato questa è stata pure fortunata. Penelope, intendo. Non era partita un granché: gettata in mare per ordine del padre appena nata. Però ecco che arriva un gruppo di anatre che la porta a riva, in salvo. A quel punto i suoi se la riprendono e la chiamano Penelope. Che, ve lo dico, significa appunto anatra. Una scoperta la cui ricaduta psichica è difficilmente quantificabile in danni. Ma andiamo avanti. Per la questione delle probabilità statistiche a un certo punto la sfiga molla un po’ e lei si innamora ricambiata di tal Ulisse. Viaggiatore. Perfetto.

Senonché però questo viaggia modalità fai-da-te-no-Alpitour, cioé da solo. Dunque sparisce. Vent’anni. Ripeto: vent’anni. Lo dico a beneficio di una parte dell’utenza che al massimo li vede sparire il weekend in cui stanno con la moglie. O di quell’altra parte per la quale spariscono il tempo di una “pausa di riflessione”, di un “ho bisogno dei miei spazi” che però difficilmente supera l’intervallo fra la sòla di quell’altra e la stiratura delle camicie di ricambio. C’è pure una sostanziosa parte per le quali spariscono prima ancora di essere mai stati effettivamente presenti ma di questo magari parliamo un’altra volta.

Penelope, l’anatra, dicevamo, lo aspetta vent’anni. In assenza degli smartphone e di twitter e facebook inganna l’attesa ugualmente perdendo tempo costruendo tele e sudari di giorno che si smontano di notte. Non cambia molto rispetto a noi che ci illudiamo di averli conquistati 2.0 a mezzogiorno e ricevere la sòla prima dell’eppiauar.

Quelle che aspettano -quasi tutte, chi per un motivo chi per un altro tutte sempre qualcosa aspettiamo- stan dunque a lì a sognare un ritorno, o un arrivo, di qualcosa che nella maggior parte dei casi nessuno dei poveruomini ha loro mai promesso: semplicemente l’avevamo “intuita”, ci era chiarissima. Ma continuava a non arrivare, pur essendo lì lampante in evidente avvicinamento.

Ma la cattiva notizia, bellemie, deve ancora arrivare. Lei aspetta vent’anni, è vero, ma alla fine questo torna -e già qui siamo al quasi miracolo- ma in più lei si accorge di volerlo ancora. Ma noi, al contrario di Penelope, dovremmo invece sempre augurarci di essere in attesa. Perché spesso alla fine quello che abbiamo aspettato tanto arriva. Ed è lì che invece stava da mo’ ad attendere noi la maledizione di mancoPenelope: che quello che hai aspettato tanto non ti interessa più.

Dunque ricordiamolo: l’amore di norma non finisce all’improvviso nel “dove cazzo eri?”. Finisce, un pezzetto alla volta, nel “non fa niente.

5 Risposte to “Generazione manco Penelope”

  1. Franka® Dice:

    :*

  2. Marilla Dice:

    Fantastica(zzi) meri meri meri
    Tua Penelopirla

  3. Ann Mary Dice:

    Meripop… sei stata genialmente chiara… Io sto penelopeggiando con uno di carattere aggressivo che si vanta di coltivare la sua aura antipatica. Solo chat fra noi, altrimenti parlo troppo e non posso abusare del suo tempo. Ho deciso che sulla mia tela ricamo un bel vaffa

  4. MeriPop Dice:

    Ola per Ann Mary
    Ossequi deferenti a Franka e Marilla: obiettivo annientare la Generazione Le Faremo Sapere

  5. Astrid Dice:

    Mi fischiavano le orecchie.

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