L’arte del togliere e del mancare


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(Napoli secondo estratto, nel senso seconda puntata)

Non so come mai fino ad oggi non l’avessi mai visto. Non dico dal vero ma nemmeno in foto. So solo che quando mi ci sono trovata davanti per la prima volta ho avuto paura davanti ad un’opera d’arte. Che probabilmente quando la bellezza e la perfezione superano una certa soglia, lo sbigottimento lascia spazio al timore e, in questo caso, all’inquietudine e allo spavento.

Grace, qualsiasi programma fosse costretta a cambiare di pari passo con le avverse condizioni atmosferiche delle previsioni napoleoniche nel senso di Napoli, concludeva sempre la frase dicendo che, comunque, quello era imprescindibile.

Ed è stato entrando nella Cappella Sansevero, in mezzo alla già magnificente magnificenza che ci ruotava tutto intorno, che ci è apparso poggiato in mezzo alla stanza, questo:

Il Cristo velato. Opera di tal Giuseppe Sammartino, 1753. Ve lo metto anche tutto intero:

Marmo. Ma ditemi un po’, non vi sembra che l’autore invece di agire “per forza di levare” abbia al contrario messo un velo su un corpo e l’abbia nonsoccome marmorizzato dopo? E infatti anche questo hanno ipotizzato: che usasse cadaveri. Poi che usasse formule alchemiche scioglitive. E anche Antonio Canova, incredulo e trasformatosi nel Salieri di Mozart della situazione, pare che una volta, tentando di acquistare l’opera, disse che avrebbe dato dieci anni della propria vita pur di essere considerato l’autore di questo capolavoro.

Dunque il capolavoro nato, come tutte le sculture, dall’arte di togliere. Che se esistesse un corrispettivo sentimentale forse sarebbe l’arte del mancare. E del mancarsi.

Io so solo che lì davanti sono rimasta, perdonate, impietrita. Non ricordo una cosa simile neanche davanti al Michelangelo della Pietà.

Che davvero di fronte a quel marmo tutto si prova tranne il freddo. E ancora oggi, a distanza di giorni, quando ripenso a questo velo poggiato mi viene un brivido lungo la schiena. A pensare a come si possa, in un mondo che tutto tende ad aggiungere e ad accumulare, trasmettere un senso di perfezione e di incomparabile bellezza togliendo.

2 Risposte to “L’arte del togliere e del mancare”

  1. SuperCaliFragili » Blog Archive » Essere o non tessere Dice:

    […] presente post per compensare la soddisfazione che mi avete dato col Cristo velato. Liceo, V superiore -Profe, prossima settimana saltiamo le sue ore perché andiamo a teatro -Ah […]

  2. SuperCaliFragili » Blog Archive » Femmene Dice:

    […] tempravamo per il rabbocco finale: la visione -o rivisione ma sempre la prima volta ti sembra- del Cristo velato. Che Napoli questo è: ti riempie lo stomaco, gli occhi e il cuore tutto insieme. In continuazione, […]

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