Let it Tea


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26 gennaio

Quando me l’aveva detto ero stata pervasa da un brivido lungo la schiena

-Meripo’, domenica alle 17,30…Afternoon tea al Savoy

Pensavo scherzasse. Pensavo male.

Intanto ci preparavamo con un digiuno dalla mattina, fatta eccezione per i due butter biscuits del servizio cortesia in camera e un paio di caffè. Tipo un pre operatorio ma senza l’anestesia. Il tutto maratonando attraverso Torre di Londra, Victoria and Albert Museum, Harrod’s “ma veloce eh Meripo’, solo per vedere il trash sanctuary dei due tragici amanti”.

E poi avete presente quella sensazione di possibile aristocratica decadenza insista nell’evento-che Ellastessa avrebbe poi efficacemente riassunto nell'”pericolo effetto L’anno scorso a Marienbad“? Ecco, pensavo un po’ raduno reduci alle terme tedesche. Pensavo male, malissimo.

Perché, come diceva William Schwenck Gilbert, che con tal Sullivan scrisse le opere che procacciarono i soldi a sir Carte per aprire l’Hotel,  “la vita è uno scherzo che è appena cominciato”.

E mentre scendevo le sontuose scale immaginandomi dialoghi dei nostri potenziali vicini di tavolo a suon di
-Lord Patrick, quali nuove dalla caccia alla volpe della volta scorsa?
-Madam, ha poi trovato un cappellino per Ascott?
-E sir Hastings per che ora pensa di raggiungerci?

appena il doorman ci ha spalancato la porta dei saloni  sono precipitata in un libro a metà fra le sorelle Bronte, il Circolo Pickwick e Sir Pelham Grenville Wodehouse.

Una voliera immensa in ferro battuto troneggiava in mezzo al salone, sotto un piano a mezza coda, intorno tavoli con broccati bianchi e lini pregiati, posaterie e porcellane, camerieri in frac che vi accompagnano la sedia sotto al fondo schiena e vi spiegazzano il tovagliolo in grembo. Il pianista ha iniziato a suonare “profumo di donna” e ho ritenuto che da un momento all’altro potesse effettivamente fare il suo ingresso anche Al Pacino.

Afternoon Savoy Tea - Foto Meri Pop

Soprattutto questo thè iniziava con un calice di champagne. Mi è sembrato il più buono che avessi mai bevuto. Quindi dopo il Gintonic delle 16 anche il Vattelappesca delle 17 (non mi ricordo il nome, ero già stavo brilla, come certifica la seconda foto sbilenca, fatta in evidente stato di barcollo):

Savoy barcolling tea - Foto Meri Pop

Lo champagne arrivava insieme a un’alzatina piena di tramezzini rettangolari, sublimi, e scones (accompagnati da lemon curd, burro e marmellata) che rasentavano la perfezione

-E ci mancherebbe pure che fossero cattivi, Meripo’, solo questo devono fare: essere perfetti

Ed era a questo proposito che, già le bollicine avendo aggredito le sinapsi, Mariapà ne approfittava per elargirmi, insieme a uno scone imburrato, anche la perla di saggezza di Nonsochezia:

-Meripo’, ricorda, nella vita puoi derogare dalla bellezza e dalla giovinezza. Ma non dall’impeccabilità

La Mariapà ed io ci siamo guardate e abbiamo brindato. E lì mi è sembrato che, qualsiasi cosa o persona sgradita o sgradevole, ci si fosse appalesata innanzi o accanto nei tempi scorsi, un momento così sarebbe stato in grado di pareggiare i conti e portare il saldo in attivo in ogni caso. Anche perché nel frattempo, arrivato anche il thè, il pianista era passato agli Abba e aveva sentenziato “The winner takes it all”.

Arrivato infine anche un vassoio d’argento pieno di dolcini acconciati come fossero un’opera di Arcimboldo,

obnubilate dalle bollicine e pure dagli Abba giungeva infine dalle coste italiche un sms che informava

-Meripo’ vedi che la De Girolamo si è dimessa

Ci sembrava finanche quello un aspetto ininfluente che avremmo comunque agevolmente delegato a Lord Cancelor, nostro delegato per le Legazioni minori.

Il pianista essendo ormai approdato a Chopin si riteneva verso le ore 20, avendo rifiutato l’ultimo carrello di torte per sopravvenuta satollità, che il consesso potesse essere sciolto.

Convenivamo infine che non esiste problema che non possa trovare soluzione di fronte a un calice, una tazza e un’amica.

Convenivamo inoltre che Samuel Johnson ci avesse proprio preso. Quando ha detto che “Chi è stanco di Londra è stanco della vita”.
E noi, modestamente, non lo fummo.

E grazie ancora, Mariapà.

3 Risposte to “Let it Tea”

  1. sibbia Dice:

    Straordinario il Savoy.
    Peccato i manager filonazisti e palesemente razzisti nei confronti del personale composto a maggioranza da immigrati (bianchi, neri o orientali, non ha importanza, basta il non essere british per essere oggetto di scherno ed essere sottoposti a turni di 20 ore al giorno).

  2. AlessiaPrincess Dice:

    Splendido resoconto. ..mancava solo qualche personaggio di rasamunde pilcher che adorano il the delle 5 con tramezzini e di solito qualcosa di forte oltre al the.
    Profumi e immagini di un’ Inghilterra dal fascino senza tempo…e noi sempre con te sotto l’ombrello!

  3. MeriPop Dice:

    Sibbia: occaspita.
    Alessia: ecco che mancava, Rosamunda! Pilcher. Lettori, aggiungete autonomamente alla lista.

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