Cent’anni di londritudine


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24 gennaio

E’ stato scendendo dal Gatwick Express, approdate a Victoria Station, che Mariapà s’è avvicinata al tassinaro e gli ha detto

-London tassinar, portaci in albergo ma la strada te la dico io, maidiar

E che ci abbiamo scritto Giocondo, ho orgogliosamente pensato: che poi si, british british aplomb aplomb ma alla fine “Paese che vai tassinaro che te fa fa’ il tour of  Peppe che trovi” eh. Dunque meglio prevenire the imbroglio.

Bello, spazioso dentro come una limousine, solo un sedile passeggeri con ampio spazio davanti e vetro che separa the driver. Il taxi, intendo.

Ed è stato sbucando da un corner che mi si è parata davanti la magnificenza di centinaia di documentari reali acquisiti negli anni

-Meripo’, Buckingham Palace. Ho chiesto al taxi di farci fare la strada che percorrono le carrozze reali di tutto il mondo per i royal weddings fino alla Westminter Abbey

Ecco. In quel momento la Cenerentola che è in me si è accozzata alla Fata Smemorina che le sedeva accanto e ha sentito il taxi-pumpkin trasformarsi in royal coach. E ha sentito pure Smemorina bisbigliarle

-Meripo’ fai Ciao con la manina ai sudditi. Solo la manina, non tutto il braccio, wave, come l’onda

Insisto: la monarchia è sottovalutata. Il taxi procedeva a velocità da corteo reale io già assumendo l’aristocratica postura ch’entro mi rugge. E assicuro che piombare a (omissis) anni per la prima volta nel Regno di Sua Maestà produce un subitaneo ulteriore rincoglionimento ad età prescolare con annessa modalità Winx.

Lasciati i bauli in albergo e immidiatly precipitateci alla conquista del regno come William The Conqueror, Mariapà mi trascinava su una street nonmiricordo nella City infine additandomi l’orizzonte e dicendo

-Che c’è scritto lì?

e io

-Eat & Drink Bar

-No Meripo’, la targa sopra alla via

-Ommaigooood. Mi apparve questa:

Poppin's Court - Foto Meri Pop

Come non bastasse mi prendeva per il regale gomito e mi conduceva in un vicoletto limitrofo ove il gomito lo avremmo alzato immantinente

-Meripo’ questo è il più antico pub di Londra, siamo al Ye Olde Cheshire Cheese

Più che al pub, aprendo il legnoso portone, inciampavamo e precipitavamo dentro un racconto di Dickens: microstanza di legno, camino acceso, quasi buio, dickensiani rubizzi assisi ai due tavoli di legno, alcol a fiumi. Uniche due donne noi.

Sentivo a quel punto la stentorea voce di Mariapà ordinare

-Two gintonic, sir

Al mio strabuzzo di occhi aggiungeva

-More tonic than gin

Con il gintonic alle quattro del pomeriggio a digiuno facevo la mia reale entrata nel british avvinazzament. Appoggiata al dickensiano bancone come un vecchio minatore britannico durante lo sciopero contro la Thatcher, sentivo entrare in circolo, più che la swinging London, il sollievo alcolico.

Barcollando come si conviene, arrivavamo alla Temple Church, con ciò ulteriormente precipitando da Dickens a Dan Brown, che qui ambientò alcuni terrifici passaggi del Codice Da Vinci. Tra il gintonic in circolo, lo zolfo nell’aria e il sacro Graal in mente ritenevo già bello che indennizzato l’approdo nell’Impero Britannico.

Vi risparmio la maratona del barcollo che di lì a poco sarebbe seguita, da Trafalgar Square, alla White Hall, a Westminster, Big Ben e London eye che sapientemente apostrofavo con un

-Uuuhhh la ruota di Nomfup! (perché il mio amico Nomfup la usa come fotina sui socialcosi). Evvabbè (And go well)

A quel punto Mariapà fermava un london taxi al volo ed esso accostava immidiatli inchiodanding dunque io esclamavo, come avessi trovato il Sacro Graal

-Mariapà… Si ferma!

-E’ il suo lavoro, Meripo’

Dunque, poi? Ah si, avevo chiesto, tra gli innumerevoli fantasmagorici musei, di poter vedere la tate Modern e poi magari gli altri eventualmente de necst taim. Prontamente Ella predisponeva visita in modo tale che ci arrivassimo, ovviamente, a piedi dal Millennium Bridge e soprattutto ivi prenotava un tavolo per le 20.30 Greenwich Medium Time al ristorante sulla terrazza.

Ecco, quando io mi son seduta lì sospesa a picco sul Tamigi con quel mozzafiato scenario ai piedi, io che al massimo volo con l’ombrello e governo bambini, ho capito cosa voglia dire, per un attimo, governare il mondo. E m’è piaciuto un sacco. A bag.

4 Risposte to “Cent’anni di londritudine”

  1. Rita Dice:

    enjoy your london trip à merippop e salutami a Jude Law che è tanto triste per via dei suoi famigliari che lo hanno tradito! cioè prima lo ha tradito la morosa (ci si chiede come si possa tradire Jude Law, la risposta è Daniel Craig, quindi si può si può. scontro fra titani, poi la family sua, no royal.

  2. Verderame Dice:

    Cheshire? Lo vedi che allora c’ero anch’io, insieme al Gatto 😉

  3. MeriPop Dice:

    Rita mia, ma davero?? ètuttofinito
    Verderà, Dio le fa e darwin le accoppia

  4. Rita Dice:

    sì ètuttofinito, poi…………..tu eri in platea: for the first time in london. che cosa può volere di più dalla vita Jude? non certo un lucano spero

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