I fiori di Bach. Giovannisebastiano


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Senza nulla togliere a Mozart, al Requiem e alla maestosità di tutto il resto,  se sento pronunciare Claudio Abbado io continuo ad associarlo a Josè Antonio Abreu, Gustavo Dudamel e all’Orchestra Giovanile del Venezuela “Simon Bolivar”. Cioè quella cosa tramite la quale, suonando, centinaia di migliaia di ragazzi, pare un paio di milioni, sono passati dalla strada al podio. I fiori di Bach.  Quelli riportati a nuova vita da Giovanni Sebastiano.

“La musica non è un lusso: è una necessità”, dice Dudamel di quel progetto che Abbado ha fortemente voluto in Italia e che è stato tradotto in una pratica vincente con El Sistema in Venezuela e poi in tutto il mondo da un illuminato signore chiamato Josè Antonio Abreu secondo il quale “«L’effetto più tragico e miserabile della povertà non è la mancanza di pane e di un tetto, ancor peggio è il sentimento di non essere  nessuno, e la mancanza della stima degli altri».

Abbado quello di “La musica costa? Facciamone di più”.

2 Risposte to “I fiori di Bach. Giovannisebastiano”

  1. O'Femmenone Dice:

    oggi è un giorno triste, tuttavia l’amore resta e un progetto del genere resta…come resta la musica del grande Bach e tutto ciò che ha provocato e provoca nel nostro cuore.

  2. MeriPop Dice:

    Disse: “È il silenzio al termine di una sinfonia a dare senso alla sinfonia stessa, così è la morte che dà senso alla vita”.

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