Eppure s’offre ancora


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In questa settimana due amici, uno grande e uno piccolino, hanno dovuto -e ancora devono- vedersela in mare aperto con una tempesta che sferza la salute. Dell’amico grande, in tutti i sensi, abbastanza si poteva seguire perché è un po’ il tributo che in questi casi tocca pagare alle persone che per qualche motivo sono personaggi “pubblici”. Del piccolino ovviamente no. Vorrei continuare a usare per entrambi il rispetto del silenzio che invece è sempre dovuto. E dire qualcosa di quello che gli è successo attorno. Che loro non sanno. Ma che probabilmente in qualche modo, spero, abbiano ugualmente sentito e continuino a percepire anche nel mare increspato.

Sia per il grande amico che per il piccolino, in contemporanea, si è messa in moto una staffetta. Una corsa. Una corsa di pensieri. Che altro non si può fare quando nel mare in tempesta ci va necessariamente un altro. Nelle retrovie però non si è stati con le mani in mano. Qualcuno le ha giunte in preghiera, qualcun altro le ha usate per scrivere, altri ancora per stringere quelle angosciate più vicine, qualcuno non è riuscito a fare nulla di tutto ciò ma ha sentito solo che ci doveva essere lo stesso. Soffrendosene in silenzio.

E’ che in questa settimana ho visto, letto e sentito soffrire, offrire e offrirsi parole, opere e missioni come non ne sentivo da tanto, tutte insieme ma ciascuno a modo suo. Tipo ho visto riapparire i “fioretti”, non quelli della scherma ma proprio quelli religiosi, cioè un sacrificio, o una penitenza che si decide di fare a un Dio o un Santo per un’intenzione particolare. Ho visto offrire preghiere anche da chi premetteva di non farlo più dal Pleistocene o da chi, pur essendo precipitato in area scomunica, ugualmente tentava di riallacciare comunicazioni con i Piani Alti. E ho visto nascere gruppi di… non mi viene la definizione, gruppi di Daje (come dite voi in Italia.. Forza). Dice ma a che servono? Ah non lo so se possano servire in qualche modo a loro (e ovviamente credo di si) ma di certo hanno creato qualcosa di nuovo intorno all’amico grande e a quello piccolo: un’area riservata di Bene.

Proprio in mezzo alle solite nefandezze, cose sprevegoli, in mezzo a quel repertorio sempre in crescita di miserie umane si sono aperti due varchi, due ZTL, zone a traffico limitato di positività, fratellanza, sorellanza, solidarietà.

Bello. Bello trovarcisi in mezzo. Ugualmente intensi per il grande e per il piccolino. Zone dove eppure il bene soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie e bacia i fiori, li bacia e non li coglie.

8 Risposte to “Eppure s’offre ancora”

  1. franka Dice:

    Eppure soffia… :*

  2. MeriPop Dice:

    la porti un bel soffio in Bisiacaria

  3. maria angela Dice:

    http://www.youtube.com/watch?v=dqO8ZpHZEPI

  4. sandro Dice:

    per il grande l’ho scritto su tutti i muri, questo è per il piccolino: DAJE !!!

  5. Marilla Dice:

    E il grande e il piccolo, capaci di scatenare questa spirale d’amore, il miracolo della vita se lo sono meritati ampiamente
    E la vita torna ad essere fondamentalmente bella

  6. antonella Dice:

    E’ vero meri. La spiritualità ci ha colto di sorpresa, ci ha travolti e fatto fare gesti che non ricordavamo più. E sai cosa? Io SPERO.
    .

  7. O'Femmenone Dice:

    La spirale dell’amore, molto (se non tutto) può.

  8. SuperCaliFragili » Blog Archive » Anche le grandi cadono. Solo le grandissime sanno rialzarsi con stile Dice:

    […] fa sperimentammo su questo blogghe le proprietà terapeutiche del Daje. Vi ricordate? L’amico piccolino e l’amico grande grande s’erano trovati in mare […]

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