Kyenge, finché Pi greco non vi separi


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Una formula matematica ha dimostrato che all’aumentare del successo della moglie corrisponde un esponenziale rosicamento del marito e quindi la fine dei matrimoni.

Oggi, grazie alla collaborazione del Professor Pi, ne parliamo qui.

«Non negli astri è il fato ma in noi stessi», ammoniva Shakespeare. Nel caso di Cécile Kyenge, primo ministro nero della storia d’Italia, in realtà il fato o meglio quello del suo coniugal vincolo, non era scritto neanche lì ma in una formula matematica: quella che nel 2006 elaborarono il giornalista del New York Times John Tierney e il matematico Garth Sundem per calcolare il tasso di successo o fallimento di una coppia famosa nel corso degli anni.

Tra le variabili necessarie a stabilire il tasso di resistenza e resilienza del sacro vincolo c’è il fattore S, Successo, calcolato in «numero di citazioni su Google» (perché ormai anche la matematica paga dazio a Page e Brin).

E, caro ministro, il numero di citazioni della moglie sta nel denominatore della frazione: significa che più è alto quel numero, più il sogno del per sempre è destinato a infrangersi rapidamente.

La formula – fornitami e soprattutto tradottami da un italico scienziato, nell’impossibilità di avere un pronostico attendibile da Paolo Fox – ha dimostrato la sua validità in questi anni predicendo con una certa accuratezza la durata del matrimonio Demi Moore-Ashton Kutcher, Pamela Anderson-Kid Rock, Britney Spears-Kevin Federline così come nell’applicabilità retroattiva Marilyn Monroe-Joe Di Maggio.

Dunque, cara ministro e care tutte quelle radunabili sotto la fattispecie in oggetto, come inutilmente ammoniva anche Riccardo Cocciante Era già tutto previsto. E se lei ha affidato a un’intervista a Vanity Fair la messa in mora del “per sempre”, dopo le improbabili sortite del coniuge, è ancora una volta alla scienza che dobbiamo guardare per trovare oggi se non conforto quanto meno una ragione: all’aumentare del successo della moglie corrisponde un esponenziale rosicamento del marito. Fino allo svincolamento definitivo finale. È un tema che esula, a ben vedere, dal magma dei sentimenti in qualche modo influenzabile da personali scelte ricadendo invece nell’inevitabilità del principio di causa-effetto.

Non c’entra quindi Cupido. C’entra piuttosto Fibonacci. La cui successione, oltre quella tradizionale di numeri interi positivi in cui ciascun numero è la somma dei due precedenti, prevede, nella variante sentimentale, il fatto che ciascun maschil natalizio rosicamento possa essere la somma dei due precedenti femminili successi.

Ripeto: non è sociologia né senonoramai. È matematica.

Per parafrasare dunque Arthur Bloch concluderei momentaneamente affermando che «Se è verde o si muove è biologia. Se puzza è chimica. Se non funziona è fisica» e che finisca è comunque matematico.

@LaveraMeriPop


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