Le barbon chic


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Sono anni che le vedo sul tragitto uscitametroA-resto del centro. Sempre insieme sotto la tettoia di un paio dei negozi più esclusivi della Piazza, accanto all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, tra il Palazzo di Valentino, il sarto, e quello di Propaganda Fide. Son lì, racchiuse fra la Barcaccia dei Bernini e la Colonna dell’Immacolata, che sarebbe l’Obelisco Sallustiano ma ormai con buona pace di Sallustio è solo quello dove il Papa va a mettere una ghirlanda di fiori l’8 dicembre. Cioé ce la vanno a mettere i vigili del fuoco, fin lassù, il Papa vigila i vigili da sotto.

Sono le barbon chic. O almeno io è da anni che me le chiamo così. Devono esser state molto belle e charmant. Anche ora che il colore dei capelli un po’ arruffati è spento e il viso segnato, ora che vivono sullo scalino circondate di buste e sacchi, lo sguardo è luminoso e il portamento fiero. Non stanno mai accartocciate o accasciate. Son sempre sedute a schiena dritta. I vestiti sono dimessi, certo, ma mai sporchi. Qualche volta spunta un calzino a righe colorate tra il pantalone e la scarpa e, sarà un caso, è sempre in tono col maglione.

Sarà perché gravitano su piazza di Spagna ma fa un certo effetto vedere il loro bagaglio da clochard stipato nelle buste di Gucci e Yves Saint Laurent.

E ogni volta che passo loro accanto mi viene una strana e apparentemente contraddittoria sensazione, come se emanassero il nirvana di una raggiunta, vera felicità: quella che deriva dal non maledire per ciò che non si ha ma piuttosto dal saper star bene con quel poco che si ha. Giorni fa, in una domenica in cui lì infuriava lo shopping sfrenato e a stento ci si sarebbe fatti largo sulla piazza con uno sfollagente, loro erano lì sugli scalini a chiacchierare con dei ragazzi e ragazze di passaggio. Tranquillamente. Come fossero davanti a un tè nelle dorate e inaccessibili sale di Babington, che gli sta giusto di fronte.

Poi giusto ieri ho letto una frase che le riassume e le illumina in 10 parole. L’ha detta Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: “E’ povero chi ha bisogno di tanto per essere felice”. E loro, almeno a osservarle da fuori, sembrano non aver bisogno di molto. Sostanzialmente le uniche vere ricche. Il personale scherzo del destino nel quartiere del lusso.

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