T’illumino d’intenso


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Categoria: Andare, Rievoluzione, Sentimental Pop, Yes weekend   |    2 Comments »   |   

Ci sono stata. Ieri sera. E ne ho scritto anche qui.

E’ stato alla fine, dopo gli applausi, gli inchini e le ovazioni, quando la regista mi ha chiesto

-Allora, hai capito chi erano gli attori non vedenti?

che ho vacillato, elencandone quattro, due dei quali erano, invece, vedentissimi. Perché questo è “Condominio occidentale”: l’esperienza di un nuovo modo di “vedere”, una perdita totale dei punti di riferimento fin qui conosciuti, un’esperienza ad occhi aperti nella quale però si va a tentoni finché questa compagnia di sedici attori non vedenti, ipovedenti e normodotati -chiamati a “portare alla luce” le nuove povertà- ci illumina di intenso. E a vedere soprattutto “sentendo”. Neanche vi sto a dire che sono entrata in sala accompagnata da Jerry e dal suo bastone bianco e ovviamente dalle scale, nel teatro già semioscurato, stavo ruzzolando io. Jerry che, per la cronaca, conduce un programma radio che si chiama “Hasta la vista”.

E dunque “Condominio occidentale”, un campo per senza tetto, rifugio a cielo aperto di diseredati e sconfitti dalla vita, il dramma dietro l’angolo nel quale ognuno di noi potrebbe precipitare, dove “la povertà è organizzata, e organizzata bene”, perché “alla lunga stanca pure disperà”. In scena al teatro Vascello di Roma, anche stasera, “Condominio occidentale” è l’adattamento teatrale dall’omonimo romanzo di Paola Musa. Un’impresa titanica che porta la firma di Tiziana Sensi, un caterpillar di determinazione e tenacia, e la passione e professionalità della sua compagnia teatrale.

Un anno di lavoro per prepararlo, un’ora e mezza per esserne conquistati e un’emozione che ti accompagna e ti resta addosso ancor di più quando si chiude il sipario. Consapevole che, alla fine, l’unico modo per riuscire a vedere l’invisibile è farsi guidare da chi non vede ma sa guardare. La sfida era doppia: far incontrare il mondo della disabilità con quello dell’emergenza sociale. Le nuove povertà: soprattutto la paura che tutti -tutti- ci attanaglia, cioè quella di poter precipitare da un minuto all’altro dalle certezze alla precarietà e alla mancanza: del lavoro, di un tetto sulla testa, soprattutto della dignità. Anna che dorme in macchina insieme alla figlia è un’immagine praticamente indelebile. Ed è stato dunque a tarda sera, rientrando, che per la prima volta mi sono emozionata assistendo a quel piccolo miracolo che inconsapevolmente compio ogni sera: infilare una chiave nella serratura di casa.

Se stasera siete liberi andate. Andate a, finalmente, “vedere”.

2 Risposte to “T’illumino d’intenso”

  1. pina Dice:

    che meraviglia, Meri! Mi hai fatta emozionare col tuo racconto! Ma verranno mai a Ge?

  2. MeriPop Dice:

    e perché no, ora chiediamo

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