Ciò che il fesenjun ha unito la ribollita non divida


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Categoria: Andare, I giorni dell'Iran   |    4 Comments »   |   

Accertatosi che eravamo dignitosamente sopravvissuti alle tre settimane iraniane e che nell’islamica circostanza si erano creati anche discreti vincoli di amicizia nell’italico gruppo, il professor Pi decideva di sfidare le leggi della resistenza e ci invitava a un comune raduno nelle toscane latitudini. Del valoroso originario gruppo di quindici riuscivamo ad affluire in sei presso la cinta muraria del buen retiro.

Perché il bello di certi viaggi è che, come gli amori di Venditti, non finiscono: fanno dei giri immensi e poi ritornano. E infatti Giovanna e Angelo di giri per gli sterrati della Val di Chiana ne dovevano compiere parecchi, prima di poter giungere nella località convenuta. Ove Flavio e Cinzia, nonché la qui presente e il Professor Pi, li attendevano davanti a un desco frugalmente allestito con salamini, finocchione, prosciuttelle, pere e pecorino, caciotta, pane sciocco, grissini tirati a mano originali torinesi, pomodoretti con l’olio novo, vino rosso e vin santo delle uve di Pi e altri tipi di gastronomico intrattenimento.

Ricostituito il nocciolo duro del viaggio si provvedeva immantinente a denocciolare le olive, la cui raccolta nelle campagne intorno ferveva animatamente. Radunati poi tutti i doni che i partecipanti recavano stile Re Magi (orecchiette e strascinati fatti a mano dalla mamma di Angelo, santadonna, brutti ma buoni, grissini freschi, vini piemontesi che non me lo ricordo più il nome a fiumi, santi Flavio e Cinzia) e deciso che avrebbero costituito il nocciolo duro del pranzo della domenica, essendo ancora al venerdì ci si predisponeva per la cena alla Maggiolata. Il tutto naturalmente reciprocamente annaffiandoci di chiacchiere e Chianti. Che, dopo il mese di ramadan e astinenza alcolica, non ci sembrava vero poterci rivedere con la scusa di recuperare in tappe enogastronomiche. Cosa che di norma avviene sempre, ai raduni post viaggio, anche in assenza di patimenti.

La cosa che mi preme qui sottolineare è che, al netto delle tre settimane iraniane, io questi non li avevo mai visti prima in vita mia ma ciononostante osservavo una insolita, coinvolgente, entusiasmante familiarità e sintonia con -disciamolo- teoricamente quasi perfetti estranei. Ma così succede. Non chiedetemi perché. Evidentemente il chador e il ramadan temprano e rafforzano vincoli come mai nessun’altra circostanza potrebbe.

Dal che si sarebbe tentati di evincere che in certi casi le migliori amicizie son quelle che ti capitano in giro per il mondo- o che un sistema di prenotazioni viaggi ti affibbia- piuttosto che una libera scelta. E non voglio certo trarne conseguenze -che pure mi tentano- sui matrimoni “combinati” rispetto a quelli scelti: mia nonna sosteneva convintamente che i primi statisticamente funzionano più dei secondi. Il mio avvocato potrebbe, in effetti, testimoniare in tal senso.

Ma procediamo. Si diceva della insolita familiarità che si sviluppa in una convivenza forzata tra ex estranei fino a due mesi or sono. Così è. E così è stato per tutta la durata del soggiorno, compresi Santi, morti, ponti et similia. Diciamo pure che le giornate trascorrevano infarcendo il tempo di attesa tra una libagione e l’altra con passeggiate nei suggestivi dintorni in cerca di specialità alimentari quali, per dire, il cacio di Pienza o il Nobile a Montepulciano.

E’ dunque probabile che, almeno per il gruppo qui preso in esame, sarebbe impossibile socializzare diversamente: impossibile dunque creare amicizie in presenza di partecipanti a dieta o astemi. Che infatti non mi sono mai capitati. Quindi, per restare nelle citazioni di vendittiana memoria, da “Amici mai” ad “Astemi mai”.

L’altra riflessione che sviluppavo giustappunto stamane rientrandomene nei romani confini era che ieri sera, rientrando invece in quelli fiorentini del professor Pi una volta salutatici con gli altri, si mettevano in tavola gli “avanzi” di tutti i gastronomici doni innaffiando il tutto con un vino che non avevo mai sentito nominare né mai provato e del quale mi sono invece innamorata a prima sorsata: il Carema, (portato da Flavio ivi richiestogli da Pi). Cioè quindi sostanzialmente lo stesso effetto dei miei compagni di viaggio. Per non dire del Professor Pi. E anche qui evidentemente vale il principio -che Pi illustrò a proposito del fantomatico “uomo giusto”- e cioè che le cose giuste e fulminanti non si inseguono: si incontrano.

Segue ricetta della Ribollita così come -mi pare- la fa anche il professor Pi

RIBOLLITA

cavolo nero
cavolo verza
1 porro
1 cipolla
2 patate
2 carote
2 zucchine
2 gambi di sedano
300 g. di fagioli cannellini
2 pomodori pelati
olio extra vergine di oliva
sale e pepe
250 g. di pane casalingo raffermo

Mettere a bagno i fagioli per circa 8 ore, lessateli in due litri di acqua. In altra pentola fate rosolare la cipolla tagliata a fettine nell’olio di oliva, poi aggiungendo i pomodori (freschi a pezzetti o anche pelati per risparmiare tempo). Poi sedano e carote a pezzetti, una volta passiti le patate a pezzetti poi cavolo verza e per finire il cavolo nero a pezzetti privato della costola. Per insaporirlo meglio si può fare un ciuffetto di rosmarino (o  timo e rosmarino) legato, da levare a fine cottura prima di mettere il pane. Aggiungete via via tutte le altre verdure tagliate grossolanamente e fatele appassire piano piano per circa 10 minuti, aggiungete quindi l’acqua di cottura dei fagioli nonché la metà dei fagioli. L’altra metà li aggiungerete dopo averli passati al setaccio. Regolate di sale e pepe e fate cuocere a fuoco basso per circa due ore. Aggiungete il pane tagliato a fettine, mescolate bene e fate bollire per altri dieci minuti. Lasciate riposare e servite in piatti di coccio con un filo d’olio extra vergine possibilmente “nòvo”.

4 Risposte to “Ciò che il fesenjun ha unito la ribollita non divida”

  1. Franka Dice:

    Grazie

  2. Franka® Dice:

    http://cavolivostri.blogspot.it/2013/11/un-viaggio-una-tappa-una-ribollita.html

  3. MeriPop Dice:

    la porti un bacione in Bisiacaria!

  4. GiovannAngelo Dice:

    Con la ribollita ci proviamo…. Il vino l’abbiamo … ci manca la compagnia giusta… Penseremo agli amici mentre l’assaggiamo.

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