Il difficile non è dire Supercalifragilistichespiralidoso


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Categoria: Dire, Fare, La giovane older   |    12 Comments »   |   

Ci sono stati tempi nei quali ovunque andassi mi sembrava tutto in salita. E guardate che è un’arte pure quella. Una si dice che prima o poi una discesa pure ci sarà. E sembra che quella non arrivi mai. O, se arriva, è un precipizio. Insomma una percezione psicogeografica dell’esistenza che Giacomo Leopardi al confronto era un viveur.

Senonché poi, mentre aspettavo un segnale di cambiamento dall’alto, mi resi conto che esso, il segnale, forse doveva arrivare dal dentro: un’autoschioppettatina, tipo.

Ci pensavo ieri mentre sul socialné di Zuckercoso la data del genetliaco della qui presente si trasformava in una specie di rave party 2.0. Difficile dire che caspita sia successo in pochi anni dalla fase Giacomo Leopardi. Difficile capire come mai un giorno mia sorella, santadonna, a pochi mesi dall’apertura di questo blog -che comunque aveva già allargato enormemente la platea dei dirimpettai e aperto qualche discesa delle salite e risalite- mi legò a una scrivania e intimò

-Meripo’ adesso tu la fai finita di nasconderti e ti metti un po’ in gioco

La povera creatura, la giovane older, di anni otto, che assisteva alle concitate fasi della registrazione sul socialcoso e della messa a punto del qui presente blogghe, mentre eravamo ferme da ore e ore su un inspiegabile blackout che non ci faceva sentire i video caricati, si avvicinò, prese il mouse, fece un clic e disse

-Se non alzate il volume sarà difficile

Dopo questa bella figura del cavolo riflettei su quel clic. Il clic col mouse per alzare il volume. L’uovo di Colombo. Anzi della Giovane Older. Il clic con il quale prenotai poi un viaggio all’avventura. Il clic che feci fare alla testolina sulla modalità Daje. Il clic da “siamo in salita” a “presa al contrario sarà pur una discesa”. A volte ho l’impressione che sia sempre un clic che ci salva. O ci rovina. Un attimo per prendere una decisione. E certe volte una vita a pagarla. Ma il clic può farci ricambiare marcia.

Tutto sto bel pippone per dire che, dopo una giornata come quella di ieri piena di tutto, specie del pranzo da mamma che aveva fritto 174 micro polpettine per farmi la lasagna in brodo della nonna, delle badanti 2.0 e non solo che ancora sono mia sorella e la giovane older, di una bella mostra in un bel palazzo, di un pomeriggio a giocare alle signore, di un thè e tarte tatin, la giornata è finita con una telefonata, LA telefonata. Nella quale l’amica dall’altra parte ha condiviso la cosa più difficile: lacrime di gnaafaccioppiù. Che è bellissimo condividere risate. Condividere lacrime invece è roba ardua. Da funamboli dei sentimenti. Sul filo del pericoloso mostrarsi come si è. Del saper lasciarsi andare. Del giù la maschera.

Si consideri che dall’altra parte c’era la qui presente che non è stata in grado di dire una parola, che sia una, utile a qualsivoglia conforto. Ma dice che per fortuna non importa essere bravi: a volte basta esserci.

E alla fine mi sono risentita la io del qualche tempo fa. Prima del clicche. Che a volte il difficile non è neanche azionarlo: è credere che ci sia, quando tutto mostrerebbe il contrario. E il difficile non è dire supercalifragilistichespiralidoso. Il difficile è dirsi “Dai”. E, già che ci siamo, dirvi pure grazie eh. Voi che quel Dai l’avete aiutato.

12 Risposte to “Il difficile non è dire Supercalifragilistichespiralidoso”

  1. francesco Dice:

    a quel “dai” bisogna dare acqua e cibo ogni giorno. Anche quando piove, quando c’è vento, quando non si è dormito, quando hai pianto per ore, quando intorno a te nulla si muove. Acqua e cibo, affinchè cresca. E diventi forte. E non si metta paura quando arriva la paura, la “voglia di non farcela” (perchè esiste pure quella), i fantasmi del passato, i buchi neri delle origini. Acqua e cibo. Come fosse un compito, da fare tutti i giorni. Tanto nessuno viene a salvarti, e le pillole magiche non esistono. Certo, se uscissimo un po’ fuori dalla tecnologia ed imparassimo di nuovo ad abbracciarci, come da bimbi, come fanno i calciatori, come fanno gli innamorati, forse tutto sarebbe, un tantino, più semplice.

  2. antonella golinelli Dice:

    è vero. a volte basta esserci. grazie di esserci

  3. MeriPop Dice:

    bello, molto. anche se io a Zuckercoso dovrei fare un busto equestre proprio perché mi ha costretta a “uscire” dall’eremitaggio ed entrare almeno lì. dopodiché, poveralloro, ci siamo pure abbracciate di persona.

  4. MeriPop Dice:

    Golinè, aspetta di sentire la mia citofonata poi ne riparliamo 🙂 grazie a te

  5. Franka® Dice:

  6. ivana giorgi Dice:

    E allora :Dajjjjjjjjjjjjjjjjjjeeeeee Mari Pop… and me….and you…all! 🙂

  7. ivana giorgi Dice:

    p.s. era dajjjjjjjeeee ma con la maiuscola si è trasformato in un emoticon propiziatorio…
    potenza di facebookkkkk

  8. MeriPop Dice:

    ma infatti emotipropiziamoci

  9. antonella Dice:

    Tu, per me, se stata quel “daje”. Non lo dimenticherò MAI.

  10. O'Femmenone Dice:

    DAJE Meri Pop!! siamo in tanti, tutti pronti a dirtelo e a dircelo. Daje, “dopotutto, domani e’ un altro giorno” e zuckercoso è un abitudine come il caffè del mattino o il latte caldo della sera !
    <3

  11. MeriPop Dice:

    Antonellebbelle ai loviù
    O’Femmenone dajetutta con Rosselloara

  12. SuperCaliFragili » Blog Archive » Non negli astri è il fato ma in noi stessi Dice:

    […] solo quando ha eseguito un’altro tipo di operazione, azionando il click nella sua testolina: l‘autoclick del Dai. Il Mobbasta […]

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