Da quando sei partita


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di Gregorio Pecerin

oh, that a man might know
the end of this day’s business here it come
but it sufficieth that the day will end
and then the end is known…

(William Shakespeare, Julius Caesar, atto V, scena I)

Vorresti pensare ad altro, ma non ci riesci. Lei occupa la tua mente, il tuo cuore e tutto lo spazio che ti circonda. Sembra quasi che non ci sia più aria da respirare, senza di lei.

Giri nervoso per casa, andando a rivedere le cose che te la ricordano, a tentare di trovare segni favorevoli nei tuoi sogni, nel numero di targa di un furgone che passa, nel volo degli uccelli. Vorresti avere qualche amico con il quale sfogarti, ma sei solo in una grande città e nessuno ti può capire. Parlare di lei sarebbe utile per stemperare questa passione che ti consuma, questa tensione terribile che ti toglie la voglia di fare di parlare di vedere gente. Ma non c’è più nessuno, come in una Canzone Triste, a parlarti ancora un po’ di lei. Non esiste più nulla.

Esiste solo il conforto di sapere che la vedrai, di certo la vedrai, e che immediatamente tutto sarà chiaro. Le incertezze, i dubbi, le paure, saranno in breve squarciati nella notte dalla luce della realtà e tu saprai esattamente quello che è vero, quello che è falso, se questo amore ti porterà in cielo in una non immaginabile felicità, o ti precipiterà all’inferno in un luogo dove nulla avrà più un significato, se non l’immenso dolore.

Tratti male la gente che ti sta intorno, non capisci come possano vivere beati mentre tu sei macerato dentro da una passione malsana che da sempre tritura la tua anima e che sai benissimo non si cancellerà neanche davanti al più terribile dei tradimenti, alla più insopportabile delle umiliazioni, alla più cocente delle delusioni.

Perché anche se agli altri dici che dopo questa ultima delusione non la amerai più, anche se dici ora basta non mi posso rovinare la vita dietro chi mi fa soffrire, anche se affermi davanti al mondo intero che in fondo la vita continua, e che ci saranno mille altre cose belle che incontrerai e che ti faranno felice, sai benissimo che qualunque cosa accada, qualunque turpitudine lei commetta, qualunque dolore ti provocherà nel vederla questa ulteriore volta tu continuerai ad amarla, come è successo in passato, come succede ora, e come succederà in futuro. Come per un malvagio sortilegio, tu per sempre l’amerai. Lei è come la più antica delle tue abitudini, come una magìa perpetua, come la tua stessa vita. Per sempre.

Allora non c’è niente da fare.

Solo aspettare che la lancetta dei minuti, lenta come la maniglia de “il cuore rivelatore”, proceda piano piano, e la sabbia nella clessidra del tempo inesorabilmente si sposti nel bulbo inferiore, ed il tempo ti accompagni verso l’appuntamento fatale.

Ed al solo pensiero che la rivedrai, ti scoppia il cuore di felicità. Ma al solo pensiero che in pochi minuti capirai se sarà felicità o inferno, quello stesso cuore sembra spezzarsi per l’intollerabile peso.

Ma, nonostante tutte queste tue ambasce, questo tuo terrore cieco e disperato, il tempo passa, si muove, scorre incredibilmente anche se non sembra possibile, ma scorre. E per mano la tua paura ti porta verso il domani che pare incerto come una promessa d’amore in un mattino di aprile, mentre tu ti chiedi solo, a questo punto, se il tuo cuore saprà reggere l’attesa, più atroce essa stessa della più grande delle delusioni.

Hai paura. E non sapendo più che fare, come un bambino che nel pericolo chiama la madre per istinto, tu pensi a lei. Ai momenti belli che ci sono stati, a quel giorno di maggio di tanti anni fa in cui grazie a lei, solo grazie a lei, capisti che nella vita si può essere anche felici, felici e basta, felici in quel preciso momento senza pensare, per un lunghissimo istante, al passato ed al futuro, perché il presente è così bello da farti dimenticare tutto.

Quindi aspetti. Ti balocchi con le ore, e fiuti il profumo dell’autunno che sta per arrivare, cercando di cogliere in esso un fausto presagio.

Tu guardi intorno pensando ad altro, mentre il cuore traditore apre le porte della tua anima, di nascosto della severa ragione, ad un pensiero sottile ed indecente di antiche felicità.

E’ il derby, ragazzi. Forza che dobbiamo vincere.

2 Risposte to “Da quando sei partita”

  1. ivana giorgi Dice:

    Fatto.
    dalla parte der core.
    Mio

  2. O'Femmenone Dice:

    complimenti all’autore !!! vorrei far notare una semplice cosa ROMA è quasi palindroma ..ROMA AMOR !
    e qui non c’e’ ARfio Marchini che tenga: Roma (Amor) Ti amo !

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