Abu


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Categoria: I giorni dell'Iran   |    2 Comments »   |   

Nei bivi più insidiosi della mia vita da qualche anno c’è anche Fiorè. L’ultimo è stato un paio di giorni fa: Via Giolitti angolo Via Mamiani, mi pare. Miki bar, di fronte al nuovo mercato Esquilino. Quartiere multietnico. Luogo ideale dove risolvere l’annosa questione
-Fiorè, dove la trovo una palandrana nera lunga maniche lunghe accollata lunga abbastanza triste?

Alle 9,30 lei aveva già esplorato tutti i banchi e dunque si presentava a problema già mezzo risolto

-Ho appuntamento con Abu

Immaginavo già sto Abu, all’incrocio iconografico fra Mazen e Khamanei, barbacanuta munito, turbantizzato e palandranato anch’esso

Senonché il nostro, di Abu, ha 12 anni. Tiene il banco delle palandrane bangladeshe-indiane-nagornokarabake al mercato ed era lì da solo, né un genitore o un custode ravvisabile in giro. Aveva già spulciato l’unica possibile taglia, corredata di un verde jjhab. Con sapienza, pazienza e professionalità ha provveduto anche alla vestizione della qui presente, compreso il tutorial di avvolgimento jjhab che effettuava sulla sua testolina invitandomi a fare altrettanto.

Fiorè, contemporanemente, lo interrogava su compiti, scuola, stai imparando l’italiano, dov’è mamma (Fiorè è una sentimental-tosta, crede nella scuola e nell’educazione che duri tutta la vita come unica chance di crescita anche economica per il genere umano, non vi dico altro). Ricontemporamente Abu assisteva ai miei modi impacciati e all’incredulo imbarazzo sottotitolato mattugguardachemitoccafare.

E’ stato allora che, con grande discrezione e sapienza dodicennale, mi ha bisbigliato:

-Se tu espone ed offre tante cose, cose non tanto valgono. Se tu nasconde cose o se tu offre poche cose, cose diventano molto preziose.

2 Risposte to “Abu”

  1. AlessiaPrincess Dice:

    Che poesia nelle parole di un bambino. Speriamo che gli permettano di coltivare il suo acume a la sua saggezza di 12enne!

  2. silvia ricordy Dice:

    Il baco sta nel concepire il corpo – naturalmente solo quello femminile! – come qualcosa da offrire o far desiderare a un padrone o acquirente o cliente, naturalmente maschio: esattamente come una qualsiasi merce, manufatto o materia prima che sia. Un prodotto può essere cheap o expensive, un metallo può essere vile o prezioso: ma entrambi non sono “di se stessi”, ma di chi a loro attribuisce o meno valore. Sta tutta qui, la questione.
    non è un caso che chi ha DAVVERO coscienza della parità fra esseri umani, a prescindere dal sesso o dall’identità di genere, detesta la definizione delle donne come “l’altra metà del cielo”: perché definire le donne “l’altra parte” di qualcosa, significa che comunque ne esiste una, che è la principale, senza far riferimento alla quale la seconda manco esisterebbe.

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