Il 2 giugno di Missouri 1


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Categoria: Di tutto un po'   |    1 Comment »   |   

Ieri notte ho preso un taxi. A piazza Barberini. Occorre sapere che il parco macchine dei taxi romani spazia dalla Fiat Duna weekend alla Mercedes passando per la Opel Combo tour. La snob che è in me a volte ha anche ceduto il proprio posto in fila pur di non dover  salire sulla Duna ma ieri notte era tardi e mi è toccata la Fiat Punto. L’autista era un giovane ragazzo stile Missouri4 di Gazebo ma semi-pelato: era al telefonino e non ha interrotto la conversazione neanche quando sono entrata. Ha solo scostato un po’ l’orecchio e ha bisbigliato
-Ndo nnamo?
Ricevute le coordinate ha messo in moto e guidato monomanodestra mentre con la sinistra teneva il Samsung, salvo poco dopo togliere anche quella dal volante per cercare un cavetto.
Ambeh, si illudeva ancora la teutonica che è in me, ora mette l’auricolare.
No, cercava il carichino perchè
-Germà, sto coso ogni venti minuti se spegne, me sa che ormai ‘a batteria è arivata.

Missouri guidava dunque senza mani e con il sedile reclinato modalità sdraio, abbigliamento stile Monterey Pop Festival 1967, (il papà di Woodstock, il concerto, non l’uccelletto di Snoopy). Non so da quanto non si verificasse un incontro ravvicinato tra i sedili e un’aspirapolvere, come peraltro fra il Missouri della situazione e un deodorante. Materiale che farebbe vivere di rendita Enzo Miccio per almeno due stagioni.

Ed è stato in dodici minuti di tragitto, per corrispondenti dodici euro di conto, che ho capito ciò che non ho capito con quintalate di editoriali, studi del Censis e Rapporti dell’Istat negli ultimi dieci anni. Ho capito perché, su sta china, non je la faremo mai. Perché è come se non gliene fregasse più niente a nessuno non dico della sorte del Paese o del condominio ma nemmeno del proprio perimetro nell’abitacolo della propria macchina. Naturalmente Missouri, in un paio di occasioni, ha avuto modo di sottolineare con Germà quanta zella ce stia a Roma e quanta ggente nun all’altezza ce sia in giro e “figurate se er nove vado a votà, so’ tutti uguali e nun cambia mai gnente”.

Ma è stato passando ai Fori Imperiali, mentre ancora si staccavano ponteggi e si attaccavano coccarde alle tribune autorità per la parata del 2 giugno, che ha detto a Germà
-E che voi festeggià, che qua nun ce sta na cosa che funziona, manco sto cazzo caspiterina de telefono

E’ che, evidentemente, l’aggiustamento della Repubblica resta una questione che riguarda “l’altri”. La manutenzione ordinaria nostra essendo stata forse abolita.

Insomma è come se ieri avessi visto in lui il Missouri1 che abita dentro ciascuno di noi: quello che, pur non volendo garantire neanche una passata di Folletto ai sedili della propria Punto, tuona contro lo sfacelo della Fiat. Che, sia chiaro, c’è e ha nomi e cognomi. Eppure è come se, per passare l’aspirapolvere in casa, stessimo tutti aspettando che prima si depositino tutte le polveri sottili dell’atmosfera. Salvo poi un giorno renderci conto che non stiamo soffocando solo per l’inquinamento fuori ma prima di tutto per l’asma che ci siamo autoprodotti con l’acaro allevato in casa.

Buona Festa della Repubblica, Missouri1. Una Repubblica che sarà salva quando potrò vederti alla parata: mentre imbracci un Folletto.

Una Risposta to “Il 2 giugno di Missouri 1”

  1. maria Dice:

    il folletto era lui!!!

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