La grande amarezza


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Più di dieci editoriali o delle analisi sociologiche un tanto al chilo è questa foto di Stefano Peppucci che credo esprima meglio come sia ridotta oggi Roma:

una distesa di bellezza colpita al cuore. All’inizio guardavo la foto e non vedevo altro che l’antica perfezione di quel lastricato. Che questa città è la maestà der Colosseo ma soprattutto quella der sampietrino. Quel lastricato inviso ai tacchi ma amato dal cuore. Solo dopo ho visto quella siringa nell’interstizio. Neanche sbattuta in faccia: adagiata. Lì. Tra un buco e l’altro. In tutti i sensi.

Che Roma Capoccia non è bella solo “quann’è sera,  quanno la luna se specchia dentro ar fontanone” e  “quann’è er tramonto”. E’ bella sempre. Ma oggi Roma è soprattutto ferita. Nella sua dignità. Che è anche la nostra, di noi che ci abitiamo e di noi che le vogliamo bene anche se abitiamo da altre parti. Di noi che passiamo davanti ar Colosseo e ci viene un po’ di fare l’inchino. Ma ora, ovunque passiamo, ci viene soprattutto da piangere. E non abbiamo idea di cosa fare per farla tornare a ridere. Ma una cosa è certa: nun te lasso mai. Soprattutto in mano a questi che t’hanno ridotta così.

6 Risposte to “La grande amarezza”

  1. Franka® Dice:

    anche il meccano sparso per terra in via dei fori imperiali non è un bel vedere…

  2. MeriPop Dice:

    dovremmo chiamàesercito noi, altro che

  3. Verderame Dice:

    Ecco. Vedete di non sbagliare che dopo vent’anni di assenza Roma m’ha fatto innamorare di nuovo. E i ritorni di fiamma, questa fiamma QUI, vanno protetti.

  4. nopope Dice:

    rutelli presentaste

  5. MeriPop Dice:

    alemanno elessero

  6. nopope Dice:

    penza un bò, quanto faceva schifo l’altro.

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