Viaggio al Termini della notte


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Categoria: Andare, ricordare   |    2 Comments »   |   

Stasera prendo un treno. Domani altri due. Lunedì di nuovo un altro. Io non so che malattia sia quella che ti provoca piacere a prendere treni. Io ce l’ho. Il primo viaggio in treno che ricordi l’ho fatto con nonno Gigi, mi sa che avevo tipo nove anni. Il Pleistocene, praticamente: è probabile andasse a vapore. Andavamo in Molise. Era come partire per l’America: non sapevi mai quando e come saresti arrivato. E’ più o meno ancora così, perché Freccerosse, argento e d’oro sono riservate ai Parioli delle traversine: chi va in Molise da Roma Termini ci mette ancora un paio di giorni.

Insomma nonno Gigi mi aveva comprato un cornetto chiuso in una bustina bianca di carta che tenevo fermamente in mano come avessi appena ricevuto il calice del Sacro Graal. Perché a quei tempi il cornetto non è che lo mangiavi tutti i giorni, almeno io. Non ricordo di averlo mai mangiato fino a destinazione. Ricordo solo il piacere di guardare il mondo scorrere dal finestrino sapendo di avere il sacro Graal dei lipidi a portata di mano.

Ogni volta che salgo sul treno a Roma Termini mi torna in mente quella prima volta. E ora che di cornetti posso averne quanti me ne pare e sceglierne fra decine di gusti e categorie, mi rendo conto che il desiderio di quello che forse non mangiai mai non tornerà più. E ogni volta che salgo su un treno mi godo il paesaggio ma senza nonno e senza il suo cornetto nella busta. Ma il ricordo è dolce lo stesso.

Forse è una cosa che andrebbe indagata questa del Ritorno al futuro che mi succede ogni volta a Roma Termini quando sto per salire su un Frecciarossa con un trolley. E invece mi sembra di essere Marty McFly che sale sulla DeLorean di Emmett “Doc” Brown. E invece di entrare nel flusso di ciarlatori aifonici dagli insopportabili decibel  entro nel “flusso canalizzatore” che mi porterà in viaggio nel tempo. Fuori dalla notte, anche se li prendo di sera. Dove, lo confesso, mi piacerebbe rincontrare nonno Gigi. Che, ora che ci penso, un po’ al “Doc” ci somigliava pure.

Vabbè mo’ vado sennò perdo la DeLorean.

2 Risposte to “Viaggio al Termini della notte”

  1. Verderame Dice:

    Buon viaggio Meripò. Non è una malattia ma se fosse, speriamo non si trovi mai la cura. Dai codici binari al binario tout court.

  2. Arianna Filo Dice:

    io non ho paura , e voi..avete paura dei ricordi?
    questa si chiama Mnemofobia.
    e questa sindrome a te Meri Pop …ed anche a me …ci manca proprio.
    ma ne abbiamo innumerevoli altre 😉

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