Archive for giugno, 2020

La nostra Repubblica si chiama anche Anna

martedì, giugno 2nd, 2020

Quante volte l’abbiamo vista? Quante volte abbiamo visto sbucare quel bel sorriso dalla pagina del Corriere della sera del 1946 e poi dai manifesti, dai volantini, dalle card?

La foto è di Federico PatellaniMa lei, chi è?

Si chiama Anna Iberti e non è stato facile trovarla. La storia la raccontano qui Giorgio Lonardi e Mario Tedeschini Lalli. Che hanno dovuto lanciare nel 2015 un accorato appello in stile Chi l’ha vista, per trovarla. E dopo un anno è arrivata la risposta. Da un uomo che chiedeva di mantenere l’anonimato:

Finalmente trovo il tempo affinché sia dato giusto onore alla figura sorridente che con il suo volto giovane sbuca dalla pagina del corriere della sera dal lontano 1946. Ho letto il suo articolo/intervista (…)Vorrei collaborare e rendermi utile nel dirle che quel volto ha un nome…

Anna Iberti, che nel giugno del 1946 aveva 24 anni. Dopo le magistrali aveva insegnato per un po’ ma n quel momento lavorava come impiegata nell’amministrazione del quotidiano socialista Avanti!. Sposerà poi Franco Nasi, uno dei primi giornalisti del Giorno.

“Quasi, quasi mi spiace che diventi pubblica questa cosa che per tanti anni è rimasta in famiglia”, disse la figlia, Gabriella Nasi, quando nel 2016 si scoprì la sua identità. “La mamma era un tipo molto riservato e parlava poco di questa cosa”, dice l’altra sorella Manuela.

E in tempi di sgomitate per accaparrarsi quei 15 minuti di notorietà che Andy Warhol preconizzò alla portata di tutti, è in qualche modo consolante sapere che Anna Iberti fece invece di tutto perché quell’immagine fosse, davvero, non la sua ma la nostra. Quella di tutti.

E Buon 2 giugno a tutte e tutti.

La prima volta

martedì, giugno 2nd, 2020

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna Quintina. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.

La moglie di Christo

lunedì, giugno 1st, 2020

Perdonate il titolo ma è l’unica volta, presumibilmente, che potrò farlo. Perché ieri non è morto solo un grande artista: è morto un sodalizio artistico e amoroso. Quello che ha unito Christo Vladimirov Javacheff, meglio noto come Christo, morto ieri, a Jeanne-Claude Denat de Guillebon meglio nota, ma meno di lui, come Jeanne-Claude.

Nati lo stesso giorno dello stesso anno, il 13 giugno 1935, come nelle storie d’amore per antonomasia si erano conosciuti a Parigi mentre lui, sconosciuto e squattrinato, dipingeva ritratti. Lei era nata a Casablanca, vissuta a Berna e Tunisi, laureata in latino e filosofia era poi partita per Parigi. E lì lei gli commissiona un ritratto per la madre. Lui nato in Bulgaria poi in fuga da Praga verso Vienna, Berna e infine Parigi.

Ma per l’amore serve altro tempo e altro casino. Serve aspettare che lei lasci il marito quando, tornata dalla luna di miele col neosposo, si accorge di essere incinta di Christo (anche qui, quando mi ricapita di scriverlo?). Lui intanto frequentava la sorella di lei.

In ogni caso l’11 maggio 1960 nasce Cyril. È del 1961, l’anno dopo, invece, la loro prima collaborazione nel porto di Colonia a cui segue l’anno seguente a Parigi la loro prima opera monumentale: Rideau de Fer, un muro di barili d’olio a bloccare rue Visconti, nei pressi della Senna, in segno di protesta al muro di Berlino.

E da questo momento la loro unione di amore, passione e arte non si fermerà più.

Nel 2009, per le complicazioni di un aneurisma cerebrale, Jeanne-Claude muore. Come lei desiderava, il corpo è stato donato alla scienza. 

“Lei è sempre qui con me”, continuerà a ripetere lui. E lì Christo annuncia il suo desiderio di completare le opere Over the River e Mastaba

Ed è proprio per restare in qualche modo legato, impacchettato a lei, che nel 2016, sette anni dopo la perdita della moglie, realizzerà quel progetto che come molti altri avevano progettato insieme, che tanto ci ha fatto sognare e fluttuare: il Floating Piers, il famoso ponte dorato sul Lago d’Iseo.

Christo ha poi vissuto poi a SoHo, a New York, nella casa che aveva condiviso per anni con lei. Ed è da lì che, ieri, l’ha raggiunta. Avvolti insieme come fossero quei teli con i quali hanno impacchettato il mondo.