Archive for dicembre, 2019

Il cielo sopra il letto

mercoledì, dicembre 18th, 2019

Tutto in una notte. E’ questo il tempo a disposizione di due ex amanti che si ritrovano. Una sola notte per riamarsi e riperdersi, per ritrovare la passione erotica ma anche le incolmabili differenze ideologiche, etiche, morali, civili. Una notte per Saverio, imprenditore benestante mangiapreti e mangiabene -ha una catena di aziende di ristorazione- ed Elisabetta, insegnante in una scuola di periferia che vive in una casa modestissima e che spezza in due gli spaghetti prima di cuocerli.

Il cielo sopra il letto è quello che Saverio, ora vedovo, ha fatto costruire a sua moglie quando si è ammalata, un soffitto di vetro per farla morire guardando le cose che le piacciono, alberi foglie uccelli cielo. Lei, Elisabetta, se ne era già andata dalla sua vita, scappata. Si ritrovano a un anno dalla morte di lei. Per una sola notte.

Que reste-t-il de nos amours, cantava Charles Trenet. Cosa resta degli amori che si rincontrano? Nel pluripremiato testo di David Hare, scrittore, sceneggiatore e regista britannico, la voglia di vicinanza resterà schiacciata sotto un cumulo di sensi di colpa e di lontananze.

Ma in questo allestimento dell’Eliseo c’è un aspetto in più: che a recitare le due parti ci sono due attori che si sono amati  e si rincontrano da ex -qui- pure loro e a 20 anni da quando lo recitarono per la prima volta, quando cioè stavano ancora insieme: Lucrezia Lante Della Rovere e Luca Barbareschi. Ed è così che su quel palco di reincontri ne vanno in scena due. Ed è impossibile, seguendo Saverio ed Elisabetta, ignorare Luca e Lucrezia. E ciascuno di noi che oggi è quello che è ma che torna a essere, in quella loro notte, l’ex di qualcun altro. E immagina. E ricorda. E torna a chiedersi: cosa resta degli amori che si rincontrano? Cosa resta dell’amore lasciato dietro di noi senza più padroni?

Il cielo sopra il letto. Skylight
di David Hare
Teatro Eliseo, Roma
dal 17 dicembre al 5 gennaio

Jane Austen, quello che le donne non dicono. Ma scrivono

lunedì, dicembre 16th, 2019

Quando esce quello che è considerato il suo capolavoro, nel 1811, in copertina c’è soltanto l’intestazione “by a Lady”. Scritto da una donna. Il libro si chiama “Orgoglio e Pregiudizio” e la donna è Jane Austen. Nata oggi nel 1775.  Tanto per capire la lungimiranza degli editori aggiungiamo subito che il libro esce grazie al fratello che glielo paga, dopo che altri editori l’avevano rifiutato. Per “una donna” il cui volto verrà stampato sulla moneta nazionale, tanto per capire la strada che ha fatto da allora.

Jane Austen, la donna dell’ e-e (Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio) ma anche dell’o-o, che o la ami o la odi e se la ami non la molli più. Jane Austen che alla fine di romanzi ne ha scritti solo sei e di quelli dobbiamo campare. Altri non ce ne saranno. Eppure in qualche modo è come se li aspettassimo. Jane Austen che tutti e sei si concludono con il Matrimonio perché lì alla fine è sempre l’agognato approdo. Garantito da una che non si sposò mai. E possiamo discutere all’infinito, sul fatto che ciò sia antifemminista, antivero e antiattuale. Eppure, di nascosto, vergognandosene, c’è sempre nella vita un momento in cui la Cenerentolitudine si affaccia ed entro ci rugge. E noi il sogno del Principe lo vogliamo eccome. A costo di baciare rospi tutta la vita.

Jane Austen che per la prima volta al centro della scena mette sorelle, madri, amanti, amiche. Cioè le donne. Che gli uomini, come intuirà lei e dirà più in là Coco, possono indossare ciò che vogliono ma resteranno sempre un accessorio della donna.

Donne messe in guardia per tempo: donne che se si lasciano trasportare dal sentimento e trascurano la ragione andranno incontro alla sofferenza. Per tempo ma inutilmente. Che noi, Austeniane per ragione ma Masochiste per sentimento, se non si soffre non ci piace. Che il problema alla fine non è mai stato quello che le donne non dicono ma quello che dicono, lanciando il cuore oltre l’ostacolo prima e lanciando troppi chi t’è stramuorto dopo. Tutte Austeniane per ragione e Tucheseidiverso Almenotunelluniverso per sentimento. E non è mai stato neanche che le donne amano troppo: è che amano male.

Jane, tu ce l’hai scritto in tutti i modi. Ma mentre indicavi la luna noi guardavamo il signor Darcy e aspettavamo, con Mia Martini, quello di Minuetto. Che, siamai, “Rinnegare una passione no, ma non posso dirti sempre si’” perché alla fine
“Troppo cara la felicità per la mia ingenuità. Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”.

Jane, scusaci. E buon compleanno a te e a noi.

Jane Austen

Brave a letto

giovedì, dicembre 12th, 2019

Prosegue il dibattito scatenato da un quotidiano italiano a seguito della fiction su Nilde Iotti sulla presunta “esuberanza delle emiliane a letto”. Concita De Gregorio, chiesto al Direttore del giornale cosa intendessero per “essere brave a letto” non ha comprensibilmente ottenuto risposte. Per altre vie, provando a cercare su Google, alla locuzione “essere brave a letto” otterrete circa 9.290.000 risultati.

Dice Meripo’ ma mo’ perché te ne occupi? Me ne occupo perché la curiosità di cosa un uomo intenda con l’espressione “brava a letto” l’ho sempre avuta e mai è stata soddisfatta. Al contrario ho quasi sempre sentito uomini accusare donne di non esserlo per ritorsione: ovvero quando sono stati piantati malamente, quando le cose non hanno funzionato per loro o mentre erano in preda a rivendicazioni -anche legittime per carità- su altri piani. Il modo in cui la rabbia di una lite a un certo punto si incanala è anche quella del “non eri manco brava a letto”.

Io non dubito che in tutti questi casi essi, gli uomini, avessero ragione nel rimproverare una performance poco entusiasmante. Il punto perdonatemi però è: ma, esattamente, cosa vi ha fatto credere che dipendesse solo da lei? Lo chiedo soprattutto alla luce del fatto che, in linea di massima, e senza voler con questo sottovalutare il problema della frigidità femminile, mentre l’uomo è riuscito ad arrivare sulla luna, nei segreti del genoma, in quelli dell’universo e della fisica quantistica, ebbene pare che ancora stenti ad arrivare al punto G.

Non vorrei infine scomodare Harrytipresentosally ma, insomma, ci siamo capiti, credo, Direttore.

Il giorno di Marta Cartabia, la prima donna presidente della Consulta

mercoledì, dicembre 11th, 2019

Si chiama Marta Cartabia e poco fa è stata eletta presidente della Corte Costituzionale.
Per la prima volta in Italia una donna arriva al vertice della Consulta. Alla Corte costituzionale, arriva nel 2011: è la terza donna dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle ed è una dei giudici costituzionali più giovani della storia della Consulta. A volerla, a soli 48 anni, è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Dal 2014 è vicepresidente, ed è docente di diritto costituzionale. Cattolica che piace ai laici ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni.

Le sue prime parole sono queste: “Ho rotto un cristallo spero di fare da apripista. La neo presidente finlandese ha detto che età e sesso non contano più. In Italia ancora un po’ contano. Spero presto di poter dire che non contano più”.

La scorsa estate il suo nome circolava come quello di possibile presidente del Consiglio, prima che arrivasse il Conte bis. Perché per lei, e per molte donne con profili alti, i momenti in cui le si chiama a ricoprire ruoli di responsabilità non sono nemmeno dati dalla quota rosa ma dalla quota disperazione. Donne come Marta Cartabia e tante altre arrivano quando davvero non sanno più che caspita fare.

Siamo pieni di dichiarazioni auspicanti, per le donne. Questo finalmente è un fatto. E i fatti sono la cosa più ostinata del mondo.

L’aria ruffiana e leggera del martedì sera

martedì, dicembre 10th, 2019

Cara Meri,
dopo anni e anni di onorato servizio nel comparto speciale delle “donne del martedì”, finalmente ho capito, si è alzato il velo sulla sostanziale differenza che c’è tra un appuntamento nei giorni lavorativi ed uno nel week end.
Dopo un’attenta analisi, dopo aver archiviato tanti di quegli appuntamenti infrasettimanali da far invidia all’ufficio anagrafe del comune di Roma, posso con certezza, pressoché scientifica, asserire che: se un uomo ti invita ad uscire dal lunedì al giovedì non gli piaci abbastanza, gliene importa ben poco di te.
Restano fuori dalla ricerca antropologica gli uomini che svolgono lavori nel week end, come cuochi, chirurghi del pronto soccorso e calciatori della Serie A.
L’indice di gradimento di un uomo, nei confronti di una donna, che invita ad uscire, è direttamente proporzionale alla scelta del giorno dell’appuntamento in questione: più è vicino al week end più gli piaci e quindi c’è possibilità che abbia intenzioni serie di vederti ancora.
Gli appuntamenti durante la settimana hanno sempre una via di uscita: “domani lavoro sul primo turno, è meglio andare… non posso dormire da te, c’è tanto traffico da casa tua al mio ufficio… ho scongelato una fettina da portare in ufficio per il pranzo di domani, sarebbe un peccatore sprecarla…”.
Tutto cambia se l’appuntamento si svolge dal venerdì sera in poi: lui sa che non ha scuse per non dormire con te, sa che potrebbe saltare il pranzo da mammà, che se va tutto bene, c’è anche la possibilità di non riuscire a vedere la partita sacra della domenica pomeriggio. E se un uomo è pronto a correre rischi così seri, l’unico motivo è che sia realmente interessato a te, tutto il resto è noia, come si dice, solo un modo per impegnare la settimana.
È nel week end che scegliamo di fare ciò che ci piace veramente.

Meri, e sai come ho capito tutto questo? L’ho capito solo quando ho iniziato anch’io a ricevere inviti per il week end, quando Marco ha iniziato ad invitarmi per il pranzo del sabato o, meglio, per il brunch della domenica che poi si è prolungato fino alla colazione del lunedì, prima di andare lui a lavoro ed io all’università, con la voglia e la sicurezza di rivedersi ancora.
Questo per dire che non è mai troppo tardi per cambiare lo status di “abbonata alle uscite del martedì”!
Raffa

Sanna Claus

lunedì, dicembre 9th, 2019

E dunque arriva dal Paese di Babbo Natale, Sanna Marin. Questa prima ministra donna della Finlandia che, con i suoi 34 anni, oggi diventa la prima ministra più giovane del mondo. Come non bastasse lei, guiderà un governo di coalizione con altri quattro partiti di centrosinistra, tutti guidati da donne: l’Alleanza di sinistra da Li Anderson, 32 anni; la Lega Verde da Maria Ohisalo, 34 anni; il Partito di Centro da Katri Kulmuni, 32 anni; il Partito Popolare Svedese di Finlandia, che rappresenta la minoranza linguistica svedese del paese, di Anna-Maja Henriksson, 55 anni.

Il suo programma ha tre voci: crisi climatica, lavoro, disuguaglianze. Vedremo cosa saranno capaci di fare, tutte e tutti. Per ora questo viso sta facendo improvvisamente invecchiare il resto del mondo politico oltre quanto già lo fosse fino a ieri.

Non credo che la carta d’identità e il corredo cromosomico siano un valore, lo dico da donna e dall’alto della mia menopausa. Credo però che certi gesti e certe scelte possano aiutare tutti, uomini e donne, a fare qualche passo avanti, ad avere meno paura.

Leggo infine entusiasti commenti di politici nostrani maschi i cui staff si compongono di maschi e che promuovono in ruoli di potere soli maschi. Attendo quindi che Babbo Natale ci porti anche le conseguenze di questo entusiasmo in termini più concreti e impegnativi di una dichiarazione alle agenzie di stampa.

Sanna Claus, confidiamo in te.

 

 

Nilde Iotti, quanto ci sei, quanto ci manchi

venerdì, dicembre 6th, 2019

Vi ho viste e visti, sa, ieri sera incollati davanti a Rai1 con gli occhi che ogni tanto trattenevano i lucciconi. Vi ho viste e visti al cospetto di Nilde Iotti, seguirla mentre scalava con fatica ma anche con determinazione le montagne del diritto di una donna di far parte della vita del partito, del Paese, del cuore.

Lei, la prima donna -e pure comunista- a ricoprire una delle tre più alte cariche dello Stato, venne eletta nel 1979. Fu Presidente della Camera per tre legislature e nessuna l’ha ancora eguagliata, non solo in durata.

Ma Leonile Iotti detta Nilde è stata anche partigiana, staffetta, combattente, ha fatto parte del primo nucleo di politici che ha preparato il Parlamento Europeo e soprattutto è stata una donna che, nonostante i ruoli pubblici, non ha rinunciato all’amore nel privato (e l’ha pagato a caro prezzo, quell’amore, confinata in una soffitta). Nilde Iotti che a quell’amore impossibile in tempi bacchettoni scrive “… Ti amerò sempre come ti ho amato dal primo giorno, come ti amo oggi” ma allo stesso tempo aggiunge “Nella mia vita potrei accettare di tutto, salvo che di non lavorare, di non essere me stessa”. Con quell’amore illegittimo adottò anche una figliola.

Il film la segue parallelamente alla vita di una bimba che assiste all’attentato a Togliatti e che crescerà seguendo la scia luminosa del suo impegno e del suo sguardo diventando poi giornalista. E ieri sera c’è stata anche chi, nei filmati di repertorio, si è riconosciuta giovane e piena di speranze accanto a lei mentre Nilde saliva e scendeva sull’altrui scale della Sapienza.

Nilde Iotti, lo sguardo più sereno e indomito della Repubblica. Quello sguardo e quella determinazione con i quali terrà testa a tutti i leader di Pci e Dc aiutando il cammino delle donne e del Paese, comprese le battaglia di divorzio e aborto. Quando il 20 giugno del 1979 per la prima volta sale sullo scranno più alto della Camera questo, tra l’altro, dice:

“Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.

Rinunciò a tutti gli incarichi per motivi di salute il 18 novembre 1999. La sua lettera fu accolta alla Camera con un grandissimo applauso. Morì pochi giorni dopo, il 4 dicembre.

Nilde Iotti: ragione e sentimento. Ma soprattutto il fascino dell’intelligenza.
Ricordiamole, ricordiamole sempre, le persone capaci. Quelle delle quali nessuno ha avuto bisogno di notare o sottolineare più di tanto che fossero donne: erano, semplicemente, le persone migliori in quei posti.

E ieri sera, sui titoli di coda, un solo pensiero e un brivido mi hanno attraversata: dove saremmo, oggi, se lei ieri si fosse arresa?

 

Caccia alla notizia

mercoledì, dicembre 4th, 2019
E’ l’alba del 17 marzo 2014 quando una forte scossa di terremoto colpisce Beverly Hills. La corsa a dare per primi la notizia la vince il “Los Angeles Times”. Ma l’articolo non è opera di un giornalista: lo ha scritto quasi in tempo reale un robot.

Alle 6:25 di quella mattina Ken Schwencke, giornalista e programmatore del Los Angeles Times nonché estensore dell’articolo finale, è stato effettivamente svegliato dal terremoto, è rotolato giù dal letto e si è precipitato davanti al suo computer (avrebbe dovuto precipitarsi in strada ma, è risaputo, la categoria non eccelle in prudenza quando si trova a tu per tu con una notizia).

Schwencke corre dunque verso il pc sul quale il grosso del pezzo è stato già scritto da Quakebot. A lui a quel punto non rimane che dare una veloce controllata e premere “Pubblica”. Tre minuti in tutto. Praticamente imbattibile.
Questa è la cattiva notizia. Ma ce n’è una buona, molto buona, per i pazzi scellerati che ancora si ostinassero a voler fare i giornalisti.

Quella buona ve la darò domani, alle 16,30 a Più libri più liberi, Sala Antares. Quello che avete letto più su è l’incipit della Prefazione che mi hanno chiesto per un libro sul giornalismo -che presenteremo domani- scritto da Paolo Castiglia, docente a Roma Tre.

Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa, diceva Leo Longanesi. Speriamo che non sia proprioproprio così pure domani. Vi aspetto.