Archive for novembre, 2019

AstroPop/ Quel gran sexy del Sagittario

martedì, novembre 26th, 2019

Sagittario, 22 novembre 23 dicembre

Eccolo qui il Grande Viaggiatore dello Zodiaco, che, guidato da Giove, il più benefico dei pianeti, trovi sempre con la valigia in mano, pronto a partire per esplorare nuovi mondi, nuove idee, nuovi orizzonti.

Ottimista, simpatico, easy. Un po’ come il qui a-d-o-r-a-t-o John Malkovich che, a dispetto del torbido, e indimenticabile, Valmont delle Relazioni Pericolose, è un Sagittario in piena regola. Nei dintorni di Hollywood, solo un Sagittario come lui si può infatti permettere di portare senza botox, senza ritocchi, con naturale degagement, e infischiandosene che si vedano tutti, i suoi quasi 66 anni. Rimanendo però sexy proprio – se non di più – come ai tempi di Valmont. Perché, da autentico rappresentante del segno, è allergico a manipolazioni e ricostruzioni (anche quelle da ritocchini), amante della naturalezza e bisognoso di una certa serenità, che, per un Sagittario, è sempre un grande elemento di equilibrio.

Solare, vitale, buon amico, il Nostro tende però anche a essere un tantino superficiale, ma non della superficialità dei Gemelli, che quando sentono puzza di complicazioni, nel dubbio se la svignano. Il Sagittario non sfugge alle responsabilità, solo è tantissimamente curioso, quindi facilmente annoiabile. Da qui il suo essere piuttosto incostante e con una certa tendenza al guardarsi intorno: nel caso amaste un Sagittario mettete in conto che è uno che tradisce, ma, appunto, solo per curiosità, anche e soprattutto intellettuale. Quindi, se saprete trovare il modo di non impantofolirvi davanti alla tv, e soprattutto, di non impantofolire lui, potreste sbaragliare potenziali rivali e arrivare a festeggiare felicemente nozze d’oro et similia.

Dotato di un’intelligenza veloce che dà il meglio nelle cose che lo interessano sommamente, il Sagittario è un insegnante naturale e un intellettuale non trombone, anche se nel suo lato ombra, magari se c’è lo zampino di un Saturno imponente, può manifestare dogmatismi anche inaspettatamente rigidi. E dovrebbe comunque resistere alla tendenza a convertire a tutti i costi in nome di una qualche Verità in cui crede profondamente. Ma gli alti magari no.

Il 2020 consolida. E  al compleanno si brinda in famiglia. In attesa dei botti di Capodanno.

Beneficati fino al 2 dicembre da Giove (il loro governatore), nel segno, i Sagittari arrivano da un anno di espansione. Nel 2019 hanno potuto prendersi più di una soddisfazione nell’affermazione dei propri punti di vista e pure in quella di sé, anche se magari a questo non ha corrisposto una giusta contropartita economica o di avanzamento professionale. Nel 2020 avranno occasione di concretizzare e di raccogliere i frutti del seminato, anche se, con Nettuno già da qualche tempo in posizione difficile nel settore della casa e della famiglia, si sentiranno forse disorientati, un po’ confusi e annebbiati, come se fossero chiamati a fare una revisione del loro modo di viverla, magari anche alla luce di nuove occasioni professionali. In qualche caso potrebbero invece vivere situazioni poco chiare che incubano proprio nella propria famiglia o in quella di origine.

In ogni caso, quello che viene sarà un anno in cui, Sagittari Nostri, passerete dalla progettualità ai fatti. Solo, con Mercurio dissonante, serve un po’ di attenzione agli affari e alle transazioni finanziarie fra i primi di febbraio e e primi di aprile. Mentre da fine giugno fino all’inizio del 2021, con Marte in aspetto positivo dall’amico Ariete, potrete cogliere l’occasione per affermarvi con fiducia e sviluppare iniziative anche vincenti.

Il compleanno vi coglie con la marcia ingranata nel lavoro: si annunciano cambi di mansioni, forse qualche promozione con conseguente ricaduta in termini di compenso. Ma serve concentrazione e capacità di cogliere al volo le opportunità di concretizzazione che questa coda del 2019 vi offre.

Sull’amore no news good news. Non sarà l’heartbeat a primeggiare quest’anno alla vostra festa, ma solo perché non è questo il momento di scossoni o di folgorazioni passionali. Le coppie di lunga data che funzionano si scalderanno nelle loro sicurezze, quelle che Nettuno sta smottando andranno momentaneamente in time out e i single faranno festa con gli amici. Ma non angustiatevi, la passione è rimandata di poco: a un passo dai fuochi artificiali di Capodanno, che torneranno a far battere forte il vostro cuore. Voi, comunque, non derogate alla tradizione, e indossate qualcosa di rosso (e di nuovo), che male non fa.

Sicché Sagittari e Sagittarie Nostri: dai che è arrivato il tempo della raccolta. Ma occhio alle nebbie.

Per sempre vostra

Maga Bagò

L’eccidio, e il silenzio, di Pietransieri

giovedì, novembre 21st, 2019

E’ una mattina di novembre quando il maresciallo Albert Kesselring fa affiggere un manifesto a Rivisondoli, Pescocostanzo, Roccaraso, Roccacinquemiglia e Pietransieri:

“Tutti coloro che si troveranno ancora in paese o sulle montagne circostanti saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’esercito germanico”. Cioè la fucilazione sul posto.

E no, gli abitanti di Pietransieri non ubbidirono ai nazisti. Si rifugiarono nel bosco di Limmari. Ma fu proprio lì che li raggiunsero e li fucilarono, uno per uno: morirono così 128 persone fra le quali 34 bambini al di sotto dei 10 anni e un bimbo di un mese. Era il 21 novembre 1943. I corpi restarono abbandonati nella boscaglia, sepolti dalla neve, fino alla primavera del 1944.

Furono trucidati per un semplice sospetto. Il sospetto che la popolazione civile potesse sostenere i partigiani

I tedeschi, comandati dal tenente Schulemburg, all’inizio si accanirono contro il bestiame razziato, mitragliato e abbandonato. Poi passarono alle persone. La strage si compì fra il 16 e il 21 novembre. “Alcuni pietransieresi,vennero sorpresi e fatti saltare all’interno dei casolari. Molti altri vennero uccisi, con fucilazioni di massa, l’unica superstite fu Virginia Macerelli, una bambina di sei anni che fu occultata e protetta dalle vesti della mamma”.

L’eccidio di Limmari, o eccidio di Pietransieri, è rimasto, fra gli orrori di guerra, un po’ come quei corpi sotto la neve nella boscaglia: occultato. Così come nascosti sono rimasti l’eroismo e il sacrificio della Valle del Sangro, nell’autunno del 1943, dove i tedeschi sul Trigno contrastarono più duramente l’avanzata degli alleati.

Pietransieri, oggi frazione del comune di Roccaraso, non ha dimenticato mai. Ha eretto anche un sacrario, nel quale mi accompagnò qualche anno fa il mio amico Pasquale di San Pietro Avellana e nel quale ho voluto portare mia nipote, questa estate. Ci siamo andate tutte insieme, mia madre, mia sorella mia nipote e la quippresente (accompagnate dall’eroico marito di mia sorella): tre generazioni di donne davanti a quel Sacrario.

Un po’ di giustizia è arrivata solo due anni fa, 74 anni dopo, con una sentenza storica del Tribunale di Sulmona, che ha condannato la Germania a risarcire il Comune e i parenti delle vittime.
Il silenzio, invece, continua.
Interrompiamolo almeno noi, oggi.

 

Tre metri sopra la memoria: arrivano le Donne Stradarole

mercoledì, novembre 20th, 2019

E’ il 1926 quando un quotidiano berlinese riferisce che “l’Esimia Professoressa Meitner ha inaugurato l’anno accademico con una lezione di fisica cosmetica”. L’Esimia Professoressa si è in realtà occupata di fisica cosmologica ma evidentemente i tempi non sono maturi per prendere atto che una donna possa occuparsi del decadimento del plutonio anziché di quello del contorno occhi.

Di Lise Meitner parlammo qui: fu lei a scoprire la fissione nucleare ma il Nobel, per quella scoperta, lo diedero al chimico con cui collaborava, Otto Hahn, che lo ritirerà nel 1946 senza manco citarla nel discorso di ringraziamento. Nonostante ciò Lise, discriminata dal mondo scientifico perché donna e per le sue origini ebraiche durante l’avvento del nazismo, riceverà il premio Enrico Fermi nel 1966 e continuerà a scriversi affettuosamente con Hahn. Poi dice che sono le femmine, quelle rancorose. Ma soprattutto continuerà ad andare in giro per il mondo per aiutare l’ingresso delle donne nella ricerca e nei lavori intellettuali.

Ora c’è che Lise Meitner sarà una delle prime quattro Donne Stradarole a Roma. E cioè? E cioè avete presente quando a volte, passeggiando per Roma, alzate lo sguardo e trovate una Madonnina dentro un’edicola? Ebbene a Roma, alla Garbatella, stanno per arrivare quattro “edicole” laiche, in legno, dedicate a quattro figure femminili dimenticate, realizzate da altrettante artiste.

Si chiama Memorie di Donne Stradarole ed è un progetto dell’Associazione Le Funambole, realizzato grazie al finanziamento del Municipio Roma VIII e nato da un’idea dell’artista Marta Cavicchioni, in collaborazione con Minerva Lab Sapienza.

E dunque Micaela Serino dedicherà la sua opera a Raffaella Chiatti, detta Sora Lella del lotto 7, che nel settembre del ’43, divenne partigiana del VII GAP come unica donna, dato che il suo lavoro alla Croce Rossa la esentava dal coprifuoco, rendendola una staffetta ideale; Marta Cavicchioni interpreterà Maria De Zayas, scrittrice spagnola del ‘600, che per prima denunciò nei suoi racconti il ruolo subalterno della donna e la violenza di genere, sollecitando le donne a cercare l’indipendenza e gli uomini a educarsi alla non violenza; Debora Malis realizzerà l’edicola dedicata a Lise Meitner; Cecilia Milza rappresenterà, invece, la pianista e cantante Hazel Scott, che vide l’apice del suo successo tra gli anni ’30 e ’50 nell’America carica di pregiudizi razziali: rifiutandosi di esibirsi nei luoghi in cui vigeva la segregazione e lottando per la difesa dei diritti delle donne, finì nella black-list dei professionisti del mondo dello spettacolo ritenuti antiamericani e filocomunisti.

Le Madonnelle stradarole illuminano le vie dei viandanti romani dal Rinascimento: sono dipinte nelle edicole ai lati dei palazzi, spesso al centro degli incroci, e avevano il compito di fare luce, in tutti i sensi, visto che c’erano sempre fiaccole o candele accanto. L’incuria di una città sempre più allo sbando le ha nel frattempo spente. Le Donne stradarole saranno presentate sabato 7 Dicembre, alle 15, con una “passeggiata narrante“. Ma ve ne riparlerò per ricordarvelo.

Nel frattempo speriamo che le donne stradarole possano illuminare un po’ il buio dei nuovi MedioEvi del patriarcato.

L’ufficiale, la spia e il prezzo del coraggio

martedì, novembre 19th, 2019

E’ alla fine della proiezione, mentre ci alziamo per andarcene, che in fondo alla sala dell’Eliseo Luca Barbareschi la prende sotto braccio e dice: “Emmanuelle ici”. Lei è Emmanuelle Seigner, sempre splendida anche se “segnata”. Segnata soprattutto dal fatto di essere attrice-moglie del regista, Roman Polanski, accusato di violenza sessuale, in Francia (che l’ex attrice e fotografa Valentine Monnier sostiene di aver subito dal regista nel 1975.

“L’ufficiale e la spia”, la ricostruzione di una delle più drammatiche fakenews della storia, quella del “caso Dreyfus”, duole dirlo ma è un bel film. Duole perché è impossibile non tener conto dell’impatto emotivo che le vicende del suo regista hanno su chi guarda, dunque anche sulla sottoscritta.

E ancora di più, quindi, colpiscono le parole della dolente Seigner: “Il film di Roman è importante e cerca di dimostrare che chi è accusato non è automaticamente colpevole”. E ancora “Affronta temi attuali come l’antisemitismo, il razzismo, l’odio per l’altro, il rapporto con la verità. Si parla di fatti attuali perché malgrado il progresso scientifico e tecnico gli uomini continuano a essere stupidi e cattivi”.

Il caso Dreyfus, dunque, uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia. Il film si apre nel cortile dell’École Militaire di Parigi, dove Georges Picquart, un ufficiale dell’esercito francese, presenzia all’umiliante degradazione di Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi.

Disonore, esilio, condanna e confino nella Guyana francese. La vita si accanisce contro Dreyfus. Ma. Ma sarà proprio Picquart, che per sua ammissione gli ebrei non li ama, una volta nominato responsabile della stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus, a vendicarlo e a restituirgli l’onore.

E siccome nella vita niente è gratis anche Picquart verrà perseguitato, arrestato, vessato. Lui non si ferma davanti a niente. La legge morale dentro di me, il cielo antisemita sopra. Non si ferma “perché tu hai ragione”. Già, eccola l’incarnazione di quel “Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la mia vita per consentirti di dirlo” che no, non scrisse Voltaire ma Evelyn Beatrice Hall (già che ci siamo diamo anche a lei il giusto riscatto). Voltaire no, quindi, ma Wittgenstein mi è tornato in mente:

“Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri. Alcuni costano molto altri meno. E con che cosa si pagano i pensieri? Credo con il coraggio”.

Il coraggio di Picquart, di Dreyfus, di Emile Zola che alla fine pubblica quel J’accuse che farà nascere, oltre alla riscossa, anche la figura dell’intellettuale.

Il film è una minuziosa, in tutti i sensi, ricostruzione di bigliettini e carteggi. Il detective della minuzia. La storia universale che prende un verso o un altro a seconda dei piccoli frammenti di carta falsificati messi o espunti da una cartellina. Perché la vita, la storia e l’amore, alla fine si misurano -e si salvano- non con gli epici gesti una tantum ma con la quotidiana cura messa nei dettagli.

Sei anni di lavorazione, 132 minuti di durata, prodotto da Luca Barbareschi e Rai Cinema, esce giovedì prossimo nelle sale. Io non so se Polanski sia colpevole di ciò di cui è accusato. So che questo film colpisce al cuore. E a un film non chiedo altro.

StoryPop, Companies Talks sbarca su Forbes e su Sky

lunedì, novembre 18th, 2019

Lui ebbe una bellissima idea.
Poi un giorno disse a lei “Sì ma secondo me dovremmo lavorare diversamente sui testi”.
Lei allora gli disse: “Io una ce l’ho”.

Allora lui incontrò Io-Una-ce-l’ho e le chiese:
“Si tratta di scrivere per il teatro, business storytelling, lei di che si occupa?”
E lei: “Di cuorinfranti”
E’ a quel punto che lui svenne e poi le licenziò tutte e du… Ah no? Non la licenziò? La prese? Ma, davvero?

Poi dice che gli uomini non tengono coraggio: folli, sono.

Lui, che si chiama Andrea Dotti, aveva anche una grande regista, che si chiama Tiziana Sensi, e attrici e attori strepitosi ai quali si affiancarono pure dei musicisti che lèvatiproprio.

E fu così che stasera tutta questa cosa approda su FORBES, su SKY e su TIVÙ SAT: alle 22,30 COMPANIES TALKS andrà in onda in prima visione per quattro lunedì consecutivi

su Sky 511,
per chi non ha Sky c’è Tivù Sat canale 61
oppure online su Bfcvideo.com,
(poi in replica più volte durante la settimana): non avete scampo, proprio.

Stasera si inizia con Google. Poi arriveranno Facebook, Amazon e AirBnb.

Il cuorinfranto non è bello ma è certamente sottovalutato. Tutto sommato, male che vada, può portarvi fino a qui.

Burioni, l’omeopatia e Julio Iglesias

giovedì, novembre 14th, 2019

La premessa la faccio sempre: Roberto Burioni è mio amico. Da prima che fosse il Torquemada della trivalente. A lui rimprovero solo una dissennata fede laziale. L’avvertenza è necessaria perché ogni volta che parlo dei suoi libri con entusiasmo voi siate autorizzati a pensare che ciò sia dovuto o all’ansia di fare una marchetta o a quella di compiacerlo.

Ed è stato con sollievo che stavolta mi son detta Oh finalmente ne posso parlare malissimo. Perché stavolta Burioni il libro l’ha scritto contro l’omeopatia. E chi di noi, nella vita, non potrebbe testimoniare di aver fatto ricorso con successo alla Nux Vomica 6ch? O, già che siamo in periodo pre-influenzale, all’Oscillococcinum? 

Mi preparavo dunque, finalmente, a remargli contro quando, ingurgitando le sue 200 pagine di “Omeopatia, bugie, leggende e verità” a un certo punto ho pensato che si fosse, lui, bevuto il cervello. Perché, narrando del felicissimo caso risolto di una donna affetta da una grave depressione che le stava rovinando la vita, Burioni scrive che il preparato omeopatico grazie al quale è guarita conteneva una diluizione infinitesimale di… Muro di Berlino. Ve lo ripeto: granulini contenenti acqua e Muro di Berlino. E ce ne sono che contengono infinitesimali diluizioni anche di Vallo di Adriano e di Grande Muraglia Cinese.

Perché se “il simile cura il simile” (dal greco hòmoios -simile- e pàtheia suffisso legato a pàthos che significa “malattia”, scusate non trovo gli accenti giusti su sta caspita di tastiera), cosa può guarire le persone oppresse, bloccate, ostacolate nei loro desideri,  meglio del Murodibberlino?

Ma ci sono prodotti anche a base di diluizione di tasso (sì, proprio l’animale e non voglio sapere perché ma tra i vari effetti ha quello di indurre un “notevole desiderio sessuale”), di diluizione della nave Helvetia (affondata nel 1887 in una baia gallese), di diluizione di colori, di diluizione del Fa -sì la quarta nota musicale- (come la catturano? Boh), diluizioni di Sole (“il rimedio si ottiene esponendo il lattosio ai raggi solari e rimestandolo con una bacchetta di vetrofinché non raggiunge la saturazione. Saturazione di cosa? Non fate i difficili”).

E ancora diluizioni di Luna, di vuoto cosmico e…. basta, io mi fermo qui.

I prodotti omeopatici contengono “il nulla addizionato alla nostra suggestione”, dice Burioni a noi 600 milioni (oltre 100 milioni in Europa), seguiti da 500mila medici omeopati. E quando abbiamo in mano un prodotto omeopatico a una diluizione di 15CH per bere una singola molecola di principio attivo “dovremmo ingurgitare un’intera piscina olimpica da 50 metri”. E in quelle da 30CH bisognerebbe “bere un quantitativo pari a 100 miliardi di volte la massa della Terra”.

Ero lì, inebetita e incredula da giorni, su queste cifre dell’ingurgitamento di piscine quando domenica scorsa ho ascoltato un intervento di Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita, che le ha ripetute per filo e per segno. E lei credo non sia neanche della Lazio.

Certo avrei voluto dire a Elena Cattaneo che effettivamente io a volte mi sono sentita meglio, dopo aver assunto, forse, la diluizione di Diptyque Do Son, il mio profumo preferito, che magari a poterci fare il bagno.

Ma qui la risposta per me ce l’ha purtroppo il mio amico Robertoburioni:

-Meripo’, sei guarita perché in quei casi saresti guarita lo stesso da sola, quindi anche ascoltando un disco di Julio Iglesias

Qualcosa che non contiene nulla ma della quale crediamo di aver bisogno e che per ciò stesso ci fa stare meglio. L’omeopatia, altra grande metafora dell’amore.

E allora amiche e amicimiei, ascoltiamoci “Se mi lasci non vale”, che avevo giusto voglia di Nux Vomica.

Fabiola Gianotti, particella di Dea, riconfermata al Cern fino al 2025

mercoledì, novembre 6th, 2019

Dirige il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle ed è la prima donna in 60 anni a farlo. Eccola qua, sulla copertina che le dedicò Time

Fabiola Gianotti

Fabiola Gianotti classe 1960, è stata appena riconfermata alla guida del Cern fino al 2025.
E siccome la vita è, oltre che bella, anche molto autoironica, la sua riconferma arriva mentre la rivista Quantitative Scienze Studies ha annunciato che pubblicherà un articolo di Alessandro Strumia, scienziato già allontanato dal Cern di Ginevra perché in un convegno dichiarò che  “la fisica è stata costruita dagli uomini”. Invitando le donne a “non lagnarsi perché non sono discriminate” e sostenendo che nella scienza “non si entra con un invito”.

Infatti, oggi, è a lei che è stato chiesto di restare alla guida del Cern.
A conferma del fatto che Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana. Ma della prima non si è ancora sicuri.

Fabiola Gianotti che da ragazza legge la vita di Marie Curie e trasforma la passione per le materie scientifiche e per la Fisica nel suo lavoro e nella sua vita. Nel 1984 si laurea alla Statale di Milano con indirizzo sub-nucleare: è lo stesso anno dell’assegnazione a Carlo Rubbia del Premio Nobel. Decide a quel punto di iniziare un dottorato di ricerca sulle particelle elementari. Nel 1987 entra a far parte del CERN di Ginevra.

Comincia a lavorare sull’argon liquido e parteciperà con altre migliaia di studiosi all’esperimento Atlas insieme a fisici di tutto il mondo, ritenuto ancora oggi il più grande esperimento scientifico della storia.

Ed è proprio in veste di portavoce dell’esperimento che nel luglio del 2012 rende noto al mondo che è stata osservata per la prima volta una particella compatibile con il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, cioè tipo la colla che tiene insieme l’Universo (mi scusi l’utenza per la sintesi).

Nel novembre del 2014 viene scelta dalla 173esima sessione del consiglio del CERN per la carica di direttore generale, diventando così la prima donna nella storia a vedersi assegnato questo incarico.

Noi con lei, invece, abbiamo scoperto che sì, la scuola italiana è incerottata e l’Università chevelodicoaffare ma alla fine i nostri cervelli e le nostre cervellesse danno lustro al mondo.

Perché Fabiola Gianotti, fra le altre cose, è stata una delle sette donne -l’unica italiana- copresidenti del World Economic Forum di Davos 2017 per discutere delle grandi sfide che il mondo dovrà affrontare.

“La conoscenza, come l’arte -ha detto una volta- è un bene che appartiene all’umanità”. E una parte importante di quella scientifica oggi porta il nome di una donna. Di una donna italiana.

Fabiola Gianotti Cern

FARE o non fare, non c’è provare

martedì, novembre 5th, 2019

Domenica alle 10 c’è anche la quippresente per la lettera F, Femminista. Con Elly Schlein e Michela Di Biase.

Dove? In un posto splendido, al Monastero delle Clarisse Eremite a Fara Sabina.

Per FARE che? Per il primo appuntamento di Femminista Ambientalista Radicale Europeista.

E chi ci sarà? Anche David Sassoli, Elena Cattaneo, Francesco Boccia, Vincenzo Spadafora, Luigi Zanda, Nicola Zingaretti e Daniela Preziosi ed Elena Di Giovanni.

Nessun uomo è stato maltrattato per organizzarlo. Almeno credo.

FARE o non fare, non c’è provare.
Vi aspetto.

OroscoPop: lo Scorpione non è cattivo. Ma maneggiatelo con cura

lunedì, novembre 4th, 2019

Scorpione
Dal 23 ottobre al 23 novembre

Non è “cattivo”: lo disegnano così. Anche se, come chiunque abbia a che fare con uno Scorpione ha imparato a sue spese, nel dubbio è meglio maneggiarlo con cura, perché il suo pungiglione sa ferire, soprattutto se scopre – ed è una certezza: lo scopre sempre, quindi non provateci – che qualcuno ha agito in malafede o ha cercato di menarlo per il naso. Come la Scorpionessa Lisbeth Salander, la qui amatissima hacker della saga di Millennium, che con maniacale attenzione al dettaglio costruisce nel silenzio la sua implacabile vendetta.

Acuto, attento, sempre curioso di scoprire che cosa c’è dietro ogni cosa, situazione, maschera umana, lo Scorpione parla poco e osserva molto. Segno segreto per eccellenza, tirargli fuori qualche verità nascosta – di sé o degli altri – è impresa ai limiti del possibile.

E quindi, tranquilli: se avete un qualche rospo che vi tormenta, potete confidarglielo senza timore, non lo sputerà mai. Poiché la discrezione è l’unica virtù a cui obbedisce davvero, si porterà il vostro segreto nella tomba, sempre che qualcun altro a cui l’aveste improvvidamente svelato, non se la sia già cantata.

Dotato di una intelligenza notevole e ben direzionata – e di un certo senso del dramma – il Nostro conosce il potere,  quello vero, quello che s’impone senza manifestarsi. Diversamente dal Leone, allo Scorpione non serve una corte. A lui, piuttosto, piace poter gestire e orientare cose, persone e situazioni là dove vuole che vadano. Gran giocatore di scacchi sulla scacchiera dell’esistenza, non ha paura di rischiare e gioca per vincere, anche a dispetto di eventuali malcapitati, che non esita eventualmente a manipolare. Per farla breve: è abbastanza il tipo del fine che giustifica i mezzi. Quindi è un avversario temibile. Ma è e sa essere un amico fidato e un compagno affidabile: i suoi affetti amicali e familiari sono solidi ed è tendenzialmente fedele anche se la proverbiale potente sessualità che lo caratterizza può portarlo a guardarsi attorno e a trasgredire di quando in quando. In ogni caso, mettetevi l’anima in pace: non lo scoprirete mai.

Un 2020 coi botti. E un compleanno col cuore caldo

A parte alcuni brevi periodi un po’ nervosi, come l’estate che si sono lasciati alle spalle, in questi ultimi due anni gli Scorpione hanno vissuto una lenta ma progressiva risalita. Consolidati da Saturno, e stimolati a rinascere dopo un difficile periodo di cambiamento da Plutone, il pianeta che li governa, ora vivono una fase di stabilità e di recupero di risorse e opportunità che, con l’arrivo a dicembre di Giove a favore, vedrà nel 2020 momenti di ulteriore espansione e in qualche caso anche di un certo successo, se si svolgono professioni creative o legate alla scrittura e alla comunicazione. Già da qualche mese (ma poi ancora a lungo) attenzione alle occasioni improvvise, che vi chiedono di uscire magari faticosamente dalla vostra confort zone ma che potrebbero portare buone opportunità. E già da qualche mese (ma poi ancora a lungo) chi è single – e chi non lo è – ha vissuto e può aspettarsi i nuovi incontri, flirt mordi e fuggi, colpi di fulmine che passano in fretta. O anche solo occhiate, sguardi, intese inaspettate che si mantengono tali ma che rimangono pur sempre un salutare massaggino all’ego. Qualcuno, ma più avanti, verso la prossima primavera, potrà trovare un nuovo amore stabile, una relazione duratura e pensare anche di progettare un futuro in comune, magari rompendo con relazioni passate.

Novembre chiede un po’ di attenzione nelle questioni di affari e di lavoro. Nulla di grave: qualche piccolo ritardo, contrattempi, una revisione di alcuni programmi che vi faranno riflettere su come fare meglio e in modo più efficace.

E l’amore? Sarà un compleanno tranquillo, senza inquietudini – per voi un bel regalo – e circondato dal calore degli affetti. Una calda festa del cuore in attesa di un anno che potrebbe decisamente movimentarsi. Ma per il momento, godetevi l’affinità ritrovata con i vostri partner e se siete single, gli amici e gli amori spot. Pronti a ballare presto la rumba.

Sicché Scorpioni e Scorpionesse Nostri: state col cuore caldo. E preparatevi alla rumba
Per sempre vostra
Maga Bagò