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L’amore? C’è o non c’è

mercoledì, agosto 7th, 2019

Di tutto quello che ho letto sulla scomparsa di Toni Morrison, della sua grandezza e del suo risplendere a dispetto delle condizioni date, c’è una cosa che mi ha colpita e cioè il fatto che il suo primo libro lo ha pubblicato a 40 anni e fino ai 30 non si era affatto interessata alla scrittura. “Morrison aspettò quarant’anni prima di pubblicare –scrive Matteo Persivale oggi sul Corriere della sera– per lo stesso motivo per il quale Riccardo Muti ha spiegato che aspettò quell’età prima di dirigere per la prima volta la Nona di Beethoven. Perché “per certi temi non bisogna guardare alla propria maturazione tecnica ma alla propria maturazione come esseri umani. Semplicemente, per andare così in profondità, doveva aspettare. Vivere”.

Perché, ammonisce anche la Sacra Bibbia “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”. Per andare in profondità doveva aspettare, vivere.  Il nostro enorme caspita di problema è riconoscere quel tempo e non imporre il nostro: saper aspettare è il nostro traguardo più difficile.

E lei, che ha fatto di bellezza e amore i fari di una vita, costruita sul buio dell’apartheid e dell’oppressione, è la stessa che a un certo punto ha detto: “Tu sei la tua migliore cosa”.

E che ha racchiuso in una frase la misura di tutto:

“Il tuo amore è troppo grande, disse (…). «Troppo grande?» disse lei, pensando alla Radura, dove gli ordini di Baby Suggs facevano cader giù i ricci dagli ippocastani. «L’amore o c’è o non c’è. L’amore piccolo non è amore per niente.».