Archive for giugno, 2019

Tutti a Fano

mercoledì, giugno 26th, 2019

C’è il mare, ci sono dei ristoranti che lèvati, ci sono i libri, ci sono i lettori, ci sono le scrittrici e gli scrittori, c’è pure Lino Guanciale, ma una che altro deve fa’ per invogliavi?

Da domani Flavia Fratello e Laqquippresente saranno a Fano, a PasSaggi Festival.

Vi aspettiamo ogni giorno alle 18 (prima al mare) nella ex Chiesa di San Francesco per incontrare:
Giovedì 27 Daniela Collu aka Stazzitta “Volevo solo camminare”
Venerdì 28 Angela Frenda “La cena perfetta”
Sabato 29 Maria Venturi “Cuore matto”
Domenica 30 Luciana Castellina “Amori comunisti”.

Giovanni Belfiori , stay pronto? (Flaviè ma non abbiamo manco una foto insieme al mare? Questa, a Fano, è dell’anno scorso, opera di Lorenza Bolelli).

E ricordiamoci sempre che “gli amanti dei libri non vanno mai a letto da soli”. Ecco, sì, consoliamoci così. Aloha.

Peggio dell’essere esigenti c’è solo…

martedì, giugno 25th, 2019

Amiche e amici innamorati, la parola -e il guaio- del mese è Esigente. Quante volte ve l’hanno detto? Eh ma quante ne vuoi… è una vita dura, quella dell’esigente.

Ma ce n’è una ancora peggiore: quella di chi si accontenta.

Ora però c’è un rimedio: Il rimedio del cucchiaio di salsa. Ascoltare per credere. Qui. Su Repubblica.it.
E buon ragù a tutte e tutti!

La vostra quippresente ha una rubrica mensile su Live in cui risponde alle vostre lettere. Il prossimo numero è in edicola il 27 giugno -domani- con Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e gli altri giornali locali del Gruppo Gedi.
In caso di emergenza…. carameripop@gmail.com

Astropop: daje Granchietto felice, prepara la valigia per Lovelandia

sabato, giugno 22nd, 2019

In occasione del compleanno astrologico del Cancro –22 giugno-22 luglio- aritorna Maga Bagò. Buon viaggio

Diciamola una volta per tutte: come sa bene chiunque ci abbia avuto a che fare, i Cancro non sono poi così fragili. Sensibili, permeabili, emotivi, sanno però essere molto tenaci. E come la Luna, il loro astro, che influenza in modo inesorabile le maree, altrettanto inesorabili.

Dunque, se vogliono qualcosa, se la prendono. Solo, non facendo la faccia feroce come l’Ariete, per dire. Come i granchi, che ne sono il simbolo, i Cancro si muovono di lato: vanno lenti e non la prendono mai diretta, ma non mollano. Il vecchio adagio gutta cava lapidem gli calza a pennello: dai e dai, si assicurano l’obiettivo sfinendo, soavemente per carità, l’interlocutore.

Soprattutto se puntano a qualcosa che garantisce protezione e tutela le loro sicurezze, a partire da quelle emotive e da tutto ciò che considerano nido: la casa, la famiglia, i figli, gli affetti più stretti a cui presiede proprio la Luna, nella veste di Grande Madre. Roba di cui hanno assoluto bisogno per sentirsi al sicuro.

Provate a invaderli in una di queste cose, e vedrete come parte la chela. Dotato di un’intelligenza sottile e acuta che percepisce tutto ciò che vibra nell’aria, ma troppo pigro (e insicuro) per prendere le cose di petto, di fronte a una qualsiasi situazione imbarazzante il Cancro è il genere che, di fronte agli astanti, è meglio far finta di svenire (“Tesoro, passami i sali!”) piuttosto che intervenire. Amorevole e tenerissimo con la cerchia stretta, sa comunque ascoltare con grande empatia anche uno sconosciuto incontrato a cena.

Permalosetto, è difficile che dimentichi uno sgarbo, che vi risbatterà in faccia random, soprattutto in quelle fasi proverbialmente umorali che lo contraddistinguono. Felicemente accoccolato nella Recherche du temp perdu, è uno dei segni più romantici dello Zodiaco. A noi qui non pare affatto un caso che uno dei film più romance della storia del cinema sia stato diretto dal Cancro Sydney Pollack e interpretato dal Cancro Meryl Streep (sensibile e tenace e magnifica).“Avevo una fattoria in Africa”: parte l’incipit e i nostri Granchietti sbattono sognanti le ciglia. Karen Blixen, Danis Finch Hutton, l’Africa coloniale, il lino bianco, i bimotore, gli aironi. E giù sospiri.

Il tempo dei cambiamenti e un compleanno falling in love

Sospiri, ma di tutt’altro genere, li genera invece una congiuntura astrale che, a partire dall’aspetto dinamico di Plutone, da un po’ spinge i Cancro a cambiamenti lenti ma radicali che ai Nostri apprezzano quanto una martellata su un piede e di cui farebbero abbondantemente a meno, perché li catapultano fuori dalla loro comfort zone. E niente come essere costretti a uscire dal guscio delle proprie sicurezze destabilizza un Cancro e lo porta ad attingere alla sua notoriamente nutritissima scorta di ansiolitici. Dall’anno scorso, Saturno si è messo a fianco a Plutone e li pungola, spingendoli a far dilagare meno l’emotivo, a delegare di meno, a lasciarsi alle spalle troppe paure e insicurezze. In una parola: a essere più autonomi, un po’ a tutto campo, ma soprattutto nelle relazioni.

Nel recente passato molti dei nostri Granchietti hanno dovuto affrontare crisi o rotture di coppia. Nel 2018, con Giove e Nettuno in buon aspetto al Sole, hanno trovato nuovi amori o rinvigorito con una buona dose di passione storie datate o vissuto con leggerezza relazioni più recenti. Il 2019 è l’anno del check, con Saturno che sfida la grande emotività del segno, chiedendole di placarsi un po’ e dare più spazio alla propria tenacia e determinazione. Ad aiutarli, la spinta, positiva, di Urano. Il pianeta dei cambiamenti li invita infatti ad ampliare la cerchia di conoscenze, a esplorare di più il mondo. In sostanza, altra cosa che i Cancro nemmeno sotto tortura, a uscire un po’ dal guscio.

Per loro si prospetta un compleanno nella prima parte forse un po’ teso, ma pieno di opportunità. Mercurio e Marte, appaiati per un po’, saranno nel segno fino a fine Giugno: una fase in cui i Nostri si scopriranno più determinati e propensi a farsi valere a casa come nel lavoro, anche se dovranno sempre tenere a bada le frustrazioni che possono derivare anche da capi e autorità che mettono i bastoni fra le ruote e, potendo, evitare gli stop and go. In arrivo, anche se sudate, piccole promozioni, nuovi contratti. E dal 3 luglio, con Venere che entra nel segno, si parte per Lovelandia. Vale tutto: incontri tanto bollenti quanto inaspettati, fugaci flirt on the beach, colpi di fulmine sotto la Luna ma anche una fiammata di passione per le coppie di lungo corso. Complice l’estate e la Luna, che li governa e li protegge e li immergerà mani e piedi nella magia dell’innamoramento. Che quanto gli piace.

Sicché, Granchietti Nostri, mettete il cuore nella valigia, che si parte per Lovelandia

Per sempre vostra Maga Bagò

20 giugno 1979, il giorno in cui la storia delle istituzioni bussò alla porta di Nilde Iotti

giovedì, giugno 20th, 2019

Ci sono giorni in cui gli orizzonti si rischiarano, i pianeti si allineano e la storia fa un passo avanti. Il 20 giugno 1979, per esempio. Il giorno in cui, 40 anni fa, la prima donna -e pure comunista- fu chiamata a ricoprire una delle tre più alte cariche dello Stato: il giorno in cui Leonilde Iotti detta Nilde fu eletta Presidente della Camera, lo fu per tre legislature e nessuna l’ha ancora eguagliata, non solo in durata.

Ma Nilde Iotti è stata anche partigiana, staffetta, combattente, indomita, ha fatto parte del primo nucleo di politici che ha preparato il Parlamento Europeo e soprattutto è stata una donna che, nonostante i ruoli pubblici, non ha rinunciato all’amore nel privato (e l’ha pagato a caro prezzo, quell’amore, confinata in una soffitta). Con quell’amore illegittimo ha anche adottato una figliola.

Rinunciò a tutti gli incarichi per motivi di salute pochi giorni prima di morire. La sua lettera fu accolta alla Camera con un grandissimo applauso.

A un certo punto scrisse: “Le cronache di tutti i giorni ci dicono di violenze di ogni genere all’interno e fuori della famiglia, nella società, compiute da anziani su giovani e bambini, da figli contro i genitori, come se si stesse diffondendo uno spirito di rivolta, contro i sentimenti e i valori della persona umana. Quale cultura sta generandosi, forse anche per i nostri ritardi? È con inquietudine che mi pongo queste domande”.

Nilde Iotti: ragione e sentimento. Ma soprattutto il fascino dell’intelligenza.

Quando si chiude una porta ma si riapre un portone. Del cuore

mercoledì, giugno 19th, 2019

Capita raramente, che a scrivermi sia un uomo. E che uomo. Ma per ora non l’ho ancora convinto a svelarsi. Ci scrive, dunque, il nostro amico Mister X. Anzi Mister XY.

Ogni volta che leggo Meripop mi si aprono universi interi sull’argomento amore.
Dice: “Scrivi che te passa”.
Dico: “Ma non mi piace. M’annoia”.
Me fa: “Sei solo pigro. Scrivi”.
E vediamo un po’, allora.

Stamattina apro FB e mi compare il post di Meripop che parla d’amore (il che non sarebbe nemmeno più una sorpresa, ormai). La sorpresa l’ho avuta nel momento in cui ho capito di cosa si stesse parlando: cuore,
le stanze del cuore.

Eh. Capito perché non commento? Troppa roba da scrivere.

Però rifletti: sulle tue idee, le tue convinzioni, su come possa funzionare il cuore rispetto a questo sentimento che tutti cercano, tutti vogliono ma che poi alla fine, per un motivo o per l’altro, tutti odiano (escluse le rare eccezioni di coppie che stanno insieme ancora adesso dopo più di 50 anni di matrimonio, che tutti conosciamo).

L’amore. Qualcuno ha dato una definizione ben precisa di amore.
Lo definisce come quell’innata necessità di occuparsi del benessere, sia esso fisico o psicologico, della persona che si ha di fronte.

Attenzione!!! PERSONA. Non partner. Certo, perché l’amore non è solo quello che c’è (leggi dovrebbe esserci) tra due partners. Ovviamente ne cambia la natura, ma sempre di amore si parla.
L’amore, quello puro, esiste. Ed è quello che ti porta a tenertelo nel cuore nonostante le varie esperienze che ti possano capitare durante tutta la vita. Se l’amore vero non viene vissuto, verrà di conseguenza immagazzinato come evento che avremmo voluto. Ed è in questo momento che il nostro cuore apre la sua bella stanzetta, immagazzina e chiude la porta. Porta che solo la corrispondenza esatta di quell’amore sarà in grado di riaprire nonostante il tempo o le esperienze avute.
A me così è capitato.

A 15 anni conosco questa ragazza più grande di me. E’ amore. Totale. Inespresso per la timidezza di un quindicenne. Dopo due anni decido di fare qualche passo, forse un po’ goffo, verso di lei. Un anno di “un passo avanti e due indietro”. Alla fine ci riesco. Agosto 1998. 9 agosto 1998. Domenica 9 Agosto 1998. Erano le ore 19.45. Nella camera da letto di un amico. Il bacio più bello. Quello che non scordi. Quello che ti porti nel cuore per sempre. Nella stanza del cuore.
Il tutto dura  una settimana. Ancora mi ricordo il mio primo pensiero: “ Chiedevo un mese. Solo un mese per farti capire quanto tu già sia dentro al mio cuore”. Rimase un pensiero.
Da qui in poi esperienze lunghe. Dieci anni con una donna, di cui 5 di matrimonio, un figlio. Separazione. Altra relazione lunga, 4 anni. Convivendo.
Siamo arrivati nel 2014. Il solito gruppo di amici organizza un’estate in Puglia tutti insieme. Vado anche io con la mia compagna. Tra tutti, anche lei. Ancora lei. Sempre lei.

Non so esattamente cosa io possa aver potuto fare, ma devo averle smosso qualcosa. Anche solo a livello ormonale. Siamo in acqua a fare il bagno. All’improvviso mi sento una presenza che vuole salire sulla mia schiena. E’ lei. Lei che, con quell’abbraccio, ha riaperto la stanza del mio cuore.

La mia proverbiale forza di volontà vacilla. Inizia una storia clandestina. Dopo un anno lascio la mia compagna e finalmente corono il sogno di una vita. Avere una storia d’amore con lei.
E’ durata due anni. Lei non andava bene per me. O io per lei, vai a sapere.
Ora la domanda viene spontanea: era amore vero, il mio? Le altre donne con cui sono stato le ho amate veramente? Oppure non ho amato nessuna poiché amavo di un amore puro solo lei?

Leggo alcuni scrivere: “Perché in tutti questi anni non si sono dati da fare per cercarsi nuovamente?”. Semplice. A volte la vita ti mette davanti a situazioni o esperienze che ti portano a mettere da parte quell’amore inespresso o vissuto solo per poco, per affrontare le tue responsabilità o anche solo la diretta conseguenza di una tua scelta.

Ciò però non può voler dire che non hai amato veramente. O che non ami ancora tuttora.
Hai amato. Segretamente. Nella stanza del tuo cuore. E proprio perché è lì, proprio perché è solo per te, sicuramente non può che essere un amore puro, vero.

Mister XY

Quante stanze ha il cuore?

giovedì, giugno 13th, 2019

Lei aveva 17 anni quando incontrò lui, che ne aveva 23. E si amarono. Per due settimane. Ma è il 1944, c’è la guerra e lui a un certo punto scompare e non torna più.

Ciascuno prosegue la propria vita. Si sposano. Restano anche vedovi. Poi arriva l’anniversario dello sbarco in Normandia e France2 intervista lui, Robbins, in America. Lui parla della sua storia d’amore, di QUELLA storia d’amore. Con lei, francese. E France2 si mette in ricerca di lei, di Jeanine.

La trova. E quando lui arriva in Francia per partecipare alla cerimonia trova lei ad aspettarlo. Settantacinque anni dopo. Lui trasecola: “pensavo che fosse morta”. Lei pure.  E te credo: lui ha 98 anni lei 92. Le telecamere riprendono il loro abbraccio, il loro bacio sulle labbra e le loro lacrime. La favola fa il giro del mondo. Applausi, sipario.

Ma da stamattina almeno in dieci (la prima è stata Gloria, il secondo Pierluigi) mi hanno mandato il link dicendo

-Meripo’ makkome… untummi commenti questa notizia ? (questo è Pierluigi, dal Granduhato)

E’ che io stavo imbambolata su una frase di lui. Quando le dice

Ti ho sempre amato Jeanine. Non hai mai lasciato il mio cuore”.

Non hai mai lasciato il mio cuore. Ecco, secondo me, il punto: in quel cuore c’è stato spazio sincero per altri amori, per la moglie per altre vite. Eppure. Eppure nel cuore di Kara Troy Robbins una stanza è rimasta sempre aperta per Jeanine Ganaye. “Non hai mai lasciato il mio cuore”.

Dell’amore abbiamo sempre un’idea di spazio contingentato, di esclusività, di monopolio.
E invece, allora, quante stanze ha il cuore?
E quanto possono restare aperte le sue porte?

L’amore, quello di quando ce la fa

lunedì, giugno 10th, 2019

Avendo sviluppato una certo qual cinismo in materia a seguito di sentenza di divorzio passata in giudicato e a seguito di nove anni di onorata carriera di sentimental blogger in cui ne ho viste, sentite e combinate a livello top di gamma, attraversando inoltre un presente periodo di precariato emotivo diffuso, all’inizio pensavo me stesse a prende in giro. Quando cioè lei mi ha detto

-Meripo’ mi sposo. Ci vieni?

No so perché mi fossi fatta l’idea, nel tempo, di trovarmi di fronte a una single professionista e dunque pacificata con la vita e apperciocchè serenissima. Ma ci avevo preso solo sulla Serenissima: perché a Venezia, aggiunse, ci sposiamo. Al lido di Jesolo, per la precisione. Contestualmente apprendevo che essi stavano insieme da 27 anni. Ve lo ripeto: ventisette anni. Eddunque ancor di più mi chiedevo

-Ma mo’ dicoio perché bisogna sfidare la sorte?

Ritrovarmi su un pullman di romani in trasferta che cantano “Mi son El gondolier” è stato un attimo.

Causa traffico a livelli di Roma-Ostia la domenica estiva, venivamo catapultati quasi direttamente dal pullman alla spiaggia, fatto salvo un affrettato restauro.

Così, alle 17,30 del primo vero giorno di una primavera che non arrivava mai e che quando l’ha fatto quasi ci faceva rimpiangere l’inverno (altra grande metafora dell’amore), ci ritrovavamo su una spiaggia splendida, di fronte a un faro, che pure Jesolo quando ci si mette fa le cose in grande.

Comunque a me ci vuole ben altro, eh, per distogliermi dalla ragione sociale cinica di questo blogghe.

Ve la faccio breve. Ho resistito strenuamente. Finché l’ho vista arrivare, Fiammetta. Felice.

Fiammetta, Luciano, l’amore e noi (Foto Luciana Bregonzio Cembran)

Ed è stato mentre stavo lì a fare foto, che insomma cihoppursempre un blogghe e Ilmondodevesapere e darsi na regolata, che ho visto Fiammetta e Luciano guardarsi. Ebbasta. Guardarsi soltanto. E poi a tradimento i suonatori hanno iniziato a cantare All you need is love.

Ed è stato a quel punto che porcamiseria le lacrime hanno preso a tradimento me. Contestualmente una mano pietosa mi passava un fazzoletto per arginare l’eyeliner che si scioglieva insieme ad anni di resistenza attiva. Sissignori. Laqquippresente Meripo’ non lo sa ancora cosa sia l’amore però quando lo vede a volte -a volte- lo riconosce. E su quella caspita di spiaggetta del Faro di Jesolo io l’ho visto.

L’amore, quello di quando ce la fa. Che alla fine il cinismo è solo questo: un amore che non ce l’ha ancora fatta.

Eccheccavolo Fiammè a me sembra che mo’ ci posso credere di nuovo pure io. E che, ora sì, possiamo andarci a riprendere tutto quello che è nostro. In caso di emergenza anche il matrimonio. 

(Nino che ci fa le bolle di sapone. Che alla fine la felicità è un po’ così, come le bolle: non devi soffiarci troppo forte sopra. E devi godertela così, impalpabile e leggera. Foto Mary Cacciola, supervisione Andrea Lucatello. Cinziè perdonami se l’ho pubblicata ma ilmondodevesapere e deve pure vedere un pezzetto della redazione di Repubblica Live).

Perché All you need is love

Quanto costa questa libertà

giovedì, giugno 6th, 2019

Aveva già preparato percorso, date, soste, ripartenze, approdi. Ci aveva già lavorato tanto. Ma non ha esitato a buttare tutto all’aria quando le ho detto “Grace, splendida la Cornovaglia. Ma io non sono mai stata in Normandia”. Ci ha aggiunto la Bretagna e ha ricominciato da capo.

E così, per quel suo naturale afflato verso i posti pieni di fascino, la sera prima del nostro sbarco in Normandia me l’ha fatta passare in uno splendido maniero d’epoca un po’ decaduto ma ancora pieno di atmosfera.

Ed è stato a colazione, mentre Madame sfoggiava composte e marmellate autoprodotte illustrandoci tutto il percorso da fare per arrivare a Omaha Beach, che Grace ha captato una parolina detta in modo molto duro e un po’ sprezzante: le cimetiere de ces autres, il cimitero degli altri. Perché sì, oltre alle 9387 croci bianche del cimitero americano di Colleville-sur-Mer che sta sulla collina a ridosso della spiaggia più insanguinata, Omaha Beach, da qualche parte esiste anche un cimitero “di quegli altri”. Dei soldati tedeschi.

Omaha Beach ci ha accolte in una giornata d’agosto fredda e grigia, quasi a riecheggiare quel clima terreo e immobile che deve aver preceduto una delle più gradi operazioni anfibie della storia. Là dove morirono come mosche migliaia di ragazzi, il 6 giugno 1944.

Omaha Beach

Che cos’è un eroe? Gli eroi non esistono, ha raccontato un reduce: esiste solo la fortuna che in quei momenti salva la vita a te e condanna quelli che hai attorno. E a Omaha Beach l’Oceano blu diventò tutto rosso in pochi minuti. Caddero uno dopo l’altro. E chiunque oggi vada su quella spiaggia sente ancora vivo quel sacrificio. Ancora oggi dopo 75 anni, parenti e amici piangono accasciati davanti al monumento che li ricorda. Anche noi non abbiamo potuto fare altro. Così come davanti alle 9387 croci bianche di Colleville sur mer.

Una giornata in cui ci saremo scambiate sì e no venti parole. E guardate che per ridurci al silenzio in viaggio, a me e a Grace, ce ne vuole. Ed eravamo sulla via del ritorno quando a un certo punto lei inchioda, mi guarda e dice

-Meripo’ ma veramente non ci andiamo da “quegli altri”?

-Grà, ma da chi?

-Quegli altri, quelli delle croci nere

Perché così è: non tutte le morti sono uguali. Anche se sei un ragazzino di 16 anni buttato dentro alla parte sbagliata della storia come carne da macello.

E la tua croce è nera.

Il cimitero tedesco di La Cambe in Normandia è un luogo deserto. Quasi introvabile. Sessanta chilometri. Di tanto abbiamo allungato per poterci andare. Croci nere, spesso senza nome, di ragazzi quasi tutti sotto i 20 anni. Nessuno li piange. Nessuno li ricorda.

E’ un prezzo altissimo, quello pagato per liberare il mondo dalla follia nazista. Sono passati 75 anni: troppi, evidentemente. E qualcuno, sempre di più, comincia a dimenticare. Croci bianche e croci nere tengono ancora il conto. Così come lo tengono quelli ancora vivi, i sopravvissuti della follia.

Ma sembra che non basti mai niente, neanche i morti, per tenere viva la memoria. Eppure, diceva José Saramago, “noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.