Archive for marzo, 2019

Il senso di Paola per l’accidia: L’ora meridiana

venerdì, marzo 29th, 2019

E’ una domenica di giugno il giorno in cui Lorenzo Martinez prende atto che quattro fatti lo minacciano: sua moglie l’ha lasciato, la sua azienda è sull’orlo del baratro, la sua amante lo tradisce e il suo socio è scomparso. Potrebbe piovere, direbbe Frankenstein junior.

“Mia moglie mi ha lasciato”: è da queste cinque parole che parte la sua vicenda. Irresistibili, per una tenutaria di blog sentimentale. Senonché “L’ora meridiana”, l’ultimo libro di Paola Musa e lo dico subito che l’autrice è persona che conosco e stimo (lei è l’autrice, tra l’altro di Condominio occidentale, da cui è stato tratto il film di  Rai 1 “Una casa nel cuore” con Cristiana Capotondi), non è un libro né sulle separazioni, né sulla pennica del dopo pranzo né sulla sfiga. E’ un libro sull’accidia.

Parola temibile e difficilissima per me che la sentivo evocare da mia nonna mentre da piccola mi elencava i sette vizi capitali. E mi sembrava la più terribile. La vita mi avrebbe dimostrato che era effettivamente così. Accidia, quel “vorticare catatonici e depressi nella frenesia di un’esistenza votata infine all’effimero”. Più che pigri: negligenti, anche di fronte al male. Che, grazie a loro che non fanno, fa quel che vuole.

Accidia. Acedia, dicevano i greci: senza cura. Dante li mette nella palude Stige: neanche si vedono, sotto la melma, ma se ne intuisce la presenza dal gorgogliare dell’acqua. Tanto per farsi un’idea della repulsione indotta.

E non è per cattiveria, quindi, che Lorenzo Martinez -e chissà quanti di noi con lui- si ritrova un giorno all’implosione della propria vita. Accusato di un delitto che non ricorda di aver commesso. Ci si ritrova non per aver fatto chissà cosa ma proprio per non aver fatto. Per non essersi accorto. Per non aver visto. Per non aver ascoltato. Per non aver fatto.

Che, come disse il saggio, se il mondo si ritrova nelle disgraziate condizioni in cui si trova, non è solo per causa di chi fa del male ma spesso per chi non ha fatto proprio nulla.

Oggi questo libro mi suona non solo come una profonda esperienza di lettura, come Paola sa regalarci, ma anche e soprattutto un bussare alla nostra coscienza.

Mi fermo qui, per non scoprire il finale del giallo. E dico a Paola che anche stavolta il suo TocToc ha fatto centro.

Verona non in mio nome. Figuriamoci nel Suo

mercoledì, marzo 27th, 2019

Quanto al Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona -che riunisce il movimento globale antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI- vorrei dire qualcosa relativa al capitolo divorzio.

Primo:
desidero qui e oggi ringraziare, da cattolica, tutte le parlamentari e i parlamentari che nel 1970 approvarono il divorzio, e tutte le italiane e gli italiani che votarono No al referendum abrogativo del 1974, prendendosi strali, improperi, anatemi, dileggi e scomuniche in ogniddove.
 
Secondo:
mai avrei pensato, a 8 anni, che per approvare quella legge qualcuno si stava prendendo mazzate -intellettuali ma altri finanche fisiche- per qualcosa che avrebbe restituito a me 40 anni dopo la libertà di scegliere.
 
Terzo:
garantire un diritto ad altri non significa doverne usufruire in prima persona. La vita è imprevedibile e un giorno vostro figlio potrebbe non essere nelle vostre stesse condizioni. Potrebbe, per capirci, non essere dalla parte dei forti ma da quella dei deboli, e aver bisogno di essere tutelato.
 
Quarto:
che convincimento etico-ideale è quello che ha paura della libertà di scelta altrui?
 
Quinto:
non esiste un divorzio “facile”, non ne esiste neanche uno alla “mi sposo tanto poi divorzio”. La legge attuale non rende facile il divorzio: rende, semmai, più dignitosa la giustizia.
 
Sesto:
divorziare è un dolore immenso. Che non passa mai. Ci vorrebbe un po’ più di misericordia, quando si giudica chi compie quella scelta.
 
Settimo:

siete lì a nome vostro. Non dei cattolici. Manco del mio. Figuriamoci del Suo.

 

Il sesso magico

venerdì, marzo 22nd, 2019

E’ il titolo con il quale fare il pienone, “Il sesso magico”. Sesso e magìa. Cos’altro deve scrivere una per invogliarvi? Senonché del libro di Paola Tavella vorrei invece qui sottoporvi il sottotitolo: “Perché le donne intelligenti sono stupide in amore?”.

Io potrei chiuderla qui. Non abbiamo altro da reciprocamente aggiungerci, caremie.

Senonché nessun editore le avrebbe editato solo la copertina (ma sarebbe una grande idea, così invitando ciascuna di noi a riempirlo dei casi nostri come risposta) apperciocché Paola ingaggia il suo maestro yoga, Guru Dev Singh, messicano y genial, per rispondere alla disperante domanda e lo sguinzaglia tra le 200 pagine di un un romanzo che in realtà è un libro di meditazione.

Vi propongo quindi un giro del libro in dieci frasi, con alcune delle pillole che Paola fa dire a Guru Dev in quel messicanspagnolese che si è inventata per darci saggezza sì ma anche sdrammatizzamiento in questo suffrimiento infinito y loco che ce priende quando disgraziatamiente cediamo all’innamoramiento.

1 En tu vida tenes due possibilidad: suffres o non suffres
2 Ahora que hai ajustado la bicicleta, deve pedalar
3 Las donnas apasionadas no vanno ben para hombres de cierta età, gli fanno aumentar la presiòn, Sono mejores le donne dulci
4 Soy mexicano e no me preocupo. Ho parlato con i discendenti de los Mayas e no se preocupan. Ora potete rilassarvi pure voi.
5 La gelosia arriva siempre dall’esclusione
6 L’amante te ama porque no es obligado de amarte
7 La nostra redencion no se mesura con il dolore degli altri
8 No tiene ansiedad de la soluzione, intanto non c’è soluzione
9 Ogni volta che me pongo en relacion con una donna innanzitutto le chiedo scusa di essere un uomo
10 Tutte le relazioni principiano con la costruzione de una fantasia. E la manteniamo in vita fino a quando se rompe.

E ahora buon libro, buon godimiento y buon weekend, niñas y chicos.

OroscoPop/ Cari Arieti, dai che la crisi di nervi è (quasi) finita

giovedì, marzo 21st, 2019

Con l’ombrello magico nell’aere stavolta svolazza senza atterrare la nostra amica Maga Bagò, che ha scrutato il cielo oltre il vento dell’est.
Sotto questo pseudonimo si cela una stella di prima grandezza, è il caso di dirlo, e con lei le attraverseremo.
Perché, che ci si creda o no, noi siamo Figli delle stelle, Figli della notte che ci gira intornooò. 

Dunque ecco l’OroscoPop: perché basta un poco di zucchero ma pure le stelle aiutano.
Si inizia dagli Arieti. Buon viaggio e allacciate la cintura di Orione. 

Vostra Meri

 21 marzo-20 aprile, Compleanno del primo segno dello Zodiaco

Hai voglia a dire, come Massimo Decimo Meridio, il mai troppo rimpianto Gladiatore-Russel Crowe, che dell’Ariete è il prototipo in purezza: “Al mio via scatenate l’inferno”. Martellati dai Giganti dello Zodiaco come se non ci fosse un domani (vedi alla voce Plutone e Saturno, e fino a poco fa pure Urano), da un po’ gli Arieti sono costretti a qualcosa che non fa esattamente parte del loro modo di essere: abbozzare e mordere il freno.

I movimenti degli astri gli stanno dicendo in tutte le salse che è arrivato il momento di cambiare: hanno scardinato professioni, antiche sicurezze, strutture, abitudini, a volte anche amori. Chi ha strenuamente – anzi, dato il tipo Ariete – cocciutamente resistito, si è trovato suo malgrado in un’altra vita. Dato il soggetto, forse ha provato pure a imbullonarsi, a quella di prima.

Ma Nisba. Niet. Nein. Nada. SEMAFORO ROSSO.

Dall’anno scorso Saturno è in aspetto difficile (dal Capricorno) col Sole arietino. Ha toccato subito la prima decade, ora la seconda, nel 2020 sarà la volta della terza. Quando passa sui nostri pianeti, il Signore del Tempo non molla la presa finché non viene lasciata andare ogni forma di dipendenza: materiale, emotiva, psicologica. Indica la strada per l’autonomia, anche se ciò significa dover abbandonare schemi vecchi che coprono rigidità, o fragilità, di vario tipo. Un processo difficilmente indolore che ci porta però a ricontattare la nostra autorità interiore e con lei ciò che ci rende autonomi davvero.

E del resto, la quadratura di Saturno va in coppia con l’analogo aspetto di Plutone, altro pezzo da novanta dello Zodiaco. Il più lento dei pianeti è entrato in Capricorno nel 2008. Signore della morte e della rinascita, quando passa fa venir fuori tutto ciò che c’è di profondo – nel bene e nel male – e fa morire ciò che non serve più per dare spazio al nuovo. Supportata fino a poco fa da Urano, la doppietta non lascia scampo.

Da qui, per tutto il 2018, in particolare per i nati in marzo (ai tempi ancora privi del supporto di Giove), sono state dinamiche tipicamente arietine: teste sbattute contro i muri, muri caduti sopra le teste, porte in faccia, facciate contro le porte, conflitti con capi e autorità varie. Strade sbarrate (soprattutto sul lavoro e rispetto al proprio ruolo nel mondo) che hanno tenuto i notoriamente pazientissimi Arieti sull’orlo di una crisi di nervi. I Nostri ci hanno messo un millisecondo a mostrare l’ugola di Baby Herman: “Datemi Saturno che gli meno”. E giù botte alla cieca. Inutile, la forza bruta non serve. L’energia dei pianeti lenti, quando ci pungola da una posizione non facile, ci costringe a guardarci dentro e a fare una revisione di ciò che va e di ciò che non va. Un tagliando che, a dispetto della fatica che sentiamo, può invece portarci verso le famose magnifiche sorti e progressive.

Purché lo si faccia, però.

 2019, il tocco di Giove. E, Benedetta Primavera, un buon compleanno

Per tutti quanti gli Arieti il 2019 è partito come una boccata d’aria fresca. E’ il tocco di Giove, che già dall’ottobre scorso, e fino alla fine del 2019, in aspetto armonico alleggerisce gli imperativi di Saturno: sostiene, supporta, dà fiducia. Apre finestre di opportunità, rinforza l’ottimismo, smuove gli entusiasmi, fa capitare buone cose (intendiamoci: con Saturno in circolazione, mai regalate).
Fra marzo e aprile, i giorni del compleanno dell’Ariete, la cosa vale in particolare per la seconda e terza decade. Mentre Urano, appena passato in Toro, accende per tutti i riflettori sulle risorse personali e materiali. Queste ultime entreranno e usciranno in un battibaleno, anche perché in Toro transita fino ai primi di aprile anche Marte, che dà sempre una bella shakerata alle cose, in questo caso con entrate e (soprattutto) uscite di denaro, ma anche con occasioni inaspettate e una maggiore determinazione a ottenere un riconoscimento meritato.

Il punto, però, è che Urano, il pianeta delle idee creative e fulminanti, piazzato nel placido e accumulativo Toro, invita gli Arieti, che di idee ne avranno a bizzeffe, a non dissiparle, cosa che invece istintivamente tendono a fare. Costringendoli a esercitarsi in una di quelle doti che non hanno: la perseveranza. Per non lasciarle sfumare e aprirsi la strada a quell’autonomia autentica a cui li stanno chiamando Saturno e Plutone.

Per i Gladiatori dello Zodiaco, che hanno Marte come pianeta guida, il compleanno può portare dunque a mettere in cantiere un un cambiamento di lavoro o a farsi imprenditori di se stessi, a valorizzare di più i propri talenti, magari quelli che in passato avevano sottovalutato o non preso in considerazione, anche all’interno di un lavoro dipendente. Un leit motiv che li accompagnerà per diverso tempo, ben oltre il 2019.

Serve però un minimo di cautela: Mercurio, il pianeta della comunicazione e delle transazioni, sarà in Pesci, congiunto a Nettuno, fino a fine aprile. Se in questa posizione Mercurio rende intuitivi, attraversati da percezioni sottili, anche creative, può provocare distrazione, perdita di concentrazione, qualche ritardo se si aspettano risposte, e forse anche un’illusione rispetto a un progetto su cui si è puntato, che può svanire nello spazio di un mattino.

Calma e gesso, ne arriveranno presto altri.

Ma l’amour? Venere in sestile dall’Acquario fino a fine marzo stimola flirt tocca e fuggi con nuove conoscenze che arrivano dal giro allargato delle conoscenze: tanto gratificanti quanto fulminei, sia per i single, sia per chi fugge da una routine di coppia che di questi tempi gli fa venire l’orticaria. Per tutti, occhio a quando Venere entrerà in Ariete, congiungendosi al Sole, a fine aprile: la gran voglia di passione e gratificazione si troverà di fronte il volto severo di Saturno a frenare e, in qualche caso, provvidenzialmente, a evitare scelte sbagliate. Il pianeta della relazione si sposta poi nel Toro. Dove, attenzione attenzione, si congiungerà a Urano. E qui ne vedremo delle belle, ma a quel punto il compleanno sarà passato già da un po’. Stay tuned.

E, in ogni caso, Gladiatori e Gladiatrici… Adelante. Con judicio.

Per sempre vostra
Maga Bagò

Cari miei futuri colleghi

mercoledì, marzo 20th, 2019

Cari miei futuri colleghi, nonché studenti del corso di Scienza della comunicazione dell’Università Roma Tre,

incontrarvi ieri è stato un grande piacere. Ho iniziato costituendomi spontaneamente: sono qui -vi ho detto-  non per tenere una lezione ma per darvi una serie di scoraggianti notizie che il vostro prof titolare non aveva il coraggio di darvi. Ma ce ne saranno anche alcune buone, alla fine, quindi vi consiglio di resistere fino alla conclusione.

Alcune ho cercato, effettivamente di darvele. Ma se verrete a dare un’occhiata qui anche oggi (ve l’ho detto che i blog andrebbero aggiornati il più spesso possibile) troverete una piccola ma preziosa postilla: sono i Consigli di Ennio Flaiano (“a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari”). Ovunque e per chiunque scriverete non dimenticateli mai

– Chi apre il periodo, lo chiuda.
– E’ pericoloso sporgersi dal capitolo.
– Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
– Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
– Chi tocca l’apostrofo muore.
– Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
– La persona educata non sputa sul componimento.
– Non usare l’esclamativo dopo le 22.
– Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
– Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
– Tenere i soggetti al guinzaglio.
– Non calpestare le metafore.
– I punti di sospensione si pagano a parte.
– Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
– Per le rime rivolgersi al portiere.
– L’uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
– E’ vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
– E’ vietato aprire le parentesi durante la corsa.
– Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ad majora, bellemie e bellimiei.
Vostra Meri Pop

In viaggio con papà

martedì, marzo 19th, 2019

Andó più o meno così. A Natale dovevamo partire in tre per i Caraibi, lui anche per lavoro. Lo chiamo a pochi giorni dalla partenza. In lacrime.

– Papà, scusa, noi ci siamo lasciati, è un momento difficile, dobbiamo annullare il viaggio.

Lui:
-Mi dispiace molto. Ma non vedo perché devi annullare il viaggio anche tu.

-Scusa e che partiamo tu ed io?

-Sì, non vedo perché no

-Ma papà ma io non me la sento, proprio non ho lo spirito adatto.

-Ora, certo. Ma lo avrai a un paio di giorni dall’atterraggio. Ti aspetto in aeroporto.

Nella foto un particolare di Santo Domingo.

La Sindrome del Ma che avrà voluto dire

giovedì, marzo 14th, 2019

Buongiorno bellimiei: nuova puntata della rubrica su Repubblica e nuova illustrazione (Direttore, poi voglio l’album eh).
Ebbene, oggi parleremo del perché anche le più e i più perspicaci, una volta innamorati vengano colti dalla sindrome del “Ma che avrà voluto dire?”.
La Repubblica delle Meripo’ vi abbacia.

Patrizia Palanca, la forza che neanche il terremoto ha piegato

mercoledì, marzo 13th, 2019

Lei si chiama Patrizia. Patrizia Palanca. E’ una matematica e ha studiato facendosi onore e con stelle di prima grandezza. Il 24 agosto del 2016 trecento scosse di terremoto devastano il centro Italia e la sua vita.

Perde tutto. Beni, casa, mobili: tutto. Ma è viva. E non dimentica di essere anche una preside. Patrizia però ha perso anche quelle, le sue scuole. Non c’è più un edificio in piedi. Ce ne sarebbe per sfiancare chiunque. Non lei. Che, da allora, lotta come la sua chioma leonina promette perché i suoi ragazzi possano continuare ad essere uniti, ad andare a scuola da qualche parte, ad avere un punto di riferimento che non li destabilizzi ulteriormente. E come un leone Patrizia continua  battersi da allora in tutte le sedi.

Io l’ho conosciuta oggi, al Quirinale, dove ero andata a seguire la cerimonia degli “Alfieri della Repubblica”, ragazzi che in tutta Italia si sono distinti per quella che Sergio Mattarella ha definito “L’impalcatura della convivenza: la solidarietà”. Era lì perché tra i premiati c’è anche una delle sue ragazze. Storie delle quali vorrei parlarvi nei prossimi giorni ma di lei voglio parlarvi subito.

Me l’ha presentata la mia amica Beatrice e ci siamo sedute accanto. Senonché osservavo la fierezza e la tostaggine ma anche lo charme di questa donna, avvolta in una stola di antica eleganza e, soprattutto, issata su un paio di splendide scarpe decolletè. Che sono, da allora, la sua divisa d’ordinanza quando va in giro a perorare la causa. “Me le ha donate una casa di scarpe”.

“Ho potuto salvare molto poco. E ho vissuto con i vestiti in macchina. Ma -mi ha detto dall’alto del suo tacco 12- proprio quando stai inguaiata devi tirarti su. E il tacco è un ottimo inizio per risalire la china della dignità. Per me e per i miei ragazzi”.

When in trouble go chic. Patrizia Palanca, una delle migliori testimonial.

When in trouble go chic. And Go in ogni caso

lunedì, marzo 11th, 2019

Mio padre oggi compie 86 anni, la maggior parte dei quali trascorsi a distillare a se stesso il piacere di vivere e i restanti a distillarci la conseguente saggezza appresane.

Colgo l’occasione per ricordarne una delle performance migliori, dalla quale è tratto lo slogan riassuntivo motivazionale di questo blog.

Reduce da qualche problema di salute, due anni fa, decide che anche mobbasta con le Terme di didoveandava e va a sopralluogare altrove. Il direttore del candidato nuovo albergo, molto professionale, lo accompagna, gli illustra e gli mostra. Lui zitto. Quell’altro parla, descrive, magnifica. A un certo punto…

-Direttore grazie ma in realtà io ho solo due domande per lei…

Quello lo anticipa e dice -Naturalmente sì, ha tutti i migliori professionisti dei servizi di cura vicini, comodi…

-Giovanotto, il barman

-Eehh?

-Il barman: voglio sapere com’è il barman. Ha esperienza? Il Cuba libre, ad esempio, come lo fa?

-Mi scusi e la seconda domanda?

-Il pianista. Avete un servizio di piano bar?

Ecco questo volevo dirvi, che mio padre è la migliore incarnazione di un principio salvavita al quale ho deciso di aderire: When in trouble go chic.(Trattasi di una variante dell’anglosassone When in trouble go big – Quando sei in difficoltà vai all’attacco)

In questo momento, ad esempio, lui sta stappando il Brunello di Montalcino che mi ha promesso per la cena di stasera. “Per brindare anche a tutti questi amici tuoi invisibili. Che però ci sono”.

Le Giuste

venerdì, marzo 8th, 2019

Marina, che taglia e scolpisce i tuoi capelli con la stessa cura che Michelangelo ebbe per il David.
Barbara, che prende le ferie e va a fare Patch Adams in un ospedale pediatrico in Croazia.
Paola, che è andata sotto i ferri per riappropriarsi della sua vita e del suo girovita.
Marcella, che lavora a Bruxelles e cresce i figli a Roma.
Lorenza, che ti spinge e ti incoraggia anche quando non avrebbe voglia di farlo neanche per se stessa.
Donatella, che vive dalle parti di Heidi ma ha un sogno a Procida e continua a inseguirlo proprio perché è difficile.
Francesca, che se non vuoi cambiare il mondo non puoi essere non dico il suo fidanzato ma neanche suo amico.
Rita, che accetta i turni di notte per stare con i suoi bambini di giorno.
Grazia, che appena può fa virare il portafoglio clienti su progetti di integrazione per i bambini.
Raffaella, che ha ricominciato a volersi bene ballando.
Paoletta, che non ha chiesto il trasferimento per accompagnare la quarta B fino alla maturità.
Nikki, che continua a difendere i diritti di tutte noi anche mentre combatte contro la zampata della tigre con medicine che annienterebbero pure un leone.

Tali donne, che si ignorano, stanno salvando il mondo.