Archive for luglio, 2018

Maturo

mercoledì, luglio 11th, 2018

Quella parola di sette lettere gli è piombata addosso proprio in mezzo all’anno scolastico: linfoma. Ha richiuso la busta, l’ha riaperta ma lei era ancora lì, ancora la stessa.

Lo ha aggredito alle spalle una mattina di marzo, a tre mesi esatti dall’inizio dei suoi esami di maturità. Un anticipo di prova. Almeno così lui si è detto. Un anticipo di maturità. E’ così che la sua Aula si è ristretta in una stanza. Bianca. Candida. A prova di batteri. I batteri. Microrganismi unicellulari di tipo procariotico. Sì battteri lo so.

Parole. Parole da capire, da sopportare, da farti entrare nelle vene.
Parole che ti fanno cadere i capelli.

Parole che fanno male ma che lo fanno per farti star bene. Dopo. Intanto si sta.
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Ungaretti, Ungaretti ce l’ho sì.

E poi parole che leniscono: casa. Insieme a parole che si riaccaniscono: pronto soccorso notturno.

Parole che non finiscono mai anche se sono cortissime: amore. Quello che resiste a tutto. Che a 18 anni si ama così sempre, senza rete.

Parole che sono lì a farti misurare e definire il limite. Il limite di una funzione. Il tuo, anche. E così anche la matematica è sistemata. E l’ultima chemio pure. Alla vigilia degli orali.

Parole che lottano: gli scritti in ospedale ma gli orali a scuola. Insieme agli altri.

Parole che alla fine, solo alla fine, si liberano ed esplodono: promosso.
Promosso come meglio non si potrebbe.
Come solo chi si conquista ogni parola, ogni giorno, può.

Liliana Segre, la colpa di essere nati

martedì, luglio 3rd, 2018

A un certo punto ha lievemente rallentato il ritmo del discorso, ha fatto una breve pausa e ha detto: non sono mai tornati per la colpa di essere nati. La colpa di essere nati. Cinque parole nelle quali Liliana Segre domenica sera ha asciugato chilometri di inchiostro e ore di prolusioni su Olocausto e nuovi razzismi e l’ha messa così, asciutta e senza fronzoli.

Liliana Segre, numero di matricola 75190 tatuata sul braccio, deportata a 13 anni da Milano ad Auschwitz e Birkenau il 30 gennaio 1944 con il padre, che non rivide mai più, qualche mese prima dei nonni, anche loro uccisi all’arrivo.

Il vero male si chiama indifferenza, ha detto dal palco di Passaggi Festival a Fano domenica sera, intervistata da Bianca Berlinguer. E cos’è l’indifferenza? Una domanda senza risposta.

Si alza da quella nuvola di capelli candidi e da una calma apparentemente imperturbabile la forza di questa donna che nessun male ha piegato. La voce per raccontare l’indicibile è difficile trovarla, aggiunge, ma a un certo punto per me è diventato impossibile continuare a tacere. La voce l’ha trovata solo dal 1990, quarantasei anni dopo l’indicibile, ma da quel momento non l’ha più messa a tacere.

La memoria, dice oggi che di anni ne ha 88, è una liberazione e un dovere.

La Berlinguer a un certo punto le chiede

-Ma è vero che, alla tua età, volevi salire sulla nave Aquarius?
-Sì
-E perché?
-Per dire loro “Io lo so come si sta quando nessuno ti vuole. E beh io vi voglio, io vi voglio bene”.

Lei c’è stata a lungo, in quella terra di nessuno in cui nessuno ti vuole. E anche quando il male è apparentemente passato ed è arrivata la Liberazione e sono arrivati gli affetti, l’amore, il marito, i figli e la vita le si è riaperta in ogni forma, ha continuato a pagare il pedaggio a quell’oscurità. Che è arrivata sotto forma di esaurimento nervoso e di altro ancora. Ed è lì che a un certo punto ha capito che doveva trovare la voce. La voce per raccontare l’indicibile.

-Di cosa hai sofferto di più? Le chiede ancora la Berlinguer su quel palco mentre una piazza gremita fino all’inverosimile ascolta da un’ora in un silenzio irreale quella voce

E qui una si aspetterebbe la fame, il freddo, le privazioni, l’orrore, l’aver visto sterminare affetti, legami, storie. E invece lei risponde

-La solitudine

Cosa significa, oggi, avere umanità?
-Fare una scelta. Essere umanità nascosta significa, alla fine fare una scelta.

Liliana Segre, la voce ritrovata. Una voce mai alta. Ma sempre, sempre, ferma.

A lei è andato il premio Passaggi 2018 a cura di Nando dalla Chiesa, presidente del comitato scientifico di Passaggi Festival e Giovanni Belfiori, ideatore e direttore del Festival. Un’edizione intitolata “Il Paese delle Donne”. Che davvero, a vederle tutte insieme lì a Fano, dalla B di Letizia Battaglia alla S di Segre, c’è stato di che rincuorarsi e ricominciare a sperare un po’.