Archive for maggio, 2018

Dove le idee fanno sesso

martedì, maggio 22nd, 2018

No non è un post sconcio. Ma “L’innovazione nasce quando le idee fanno sesso”, disse un certo Scott Galloway. Beh insomma qui si proverà fargli fare anche l’amore: ve l’avevo detto che vi avrei perseguitato con la tappa romana dei monologhi teatrali sui socialcosigeni.

Care e cari romani da stasera a giovedì, per tre sere, trovate la vostra quippresente alla Nuvola di Fuffas, al Forum PA: oggi La storia di Google, domani Zuckercoso e giovedì Amazon.

Vi aspetto a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso. Tipo certi amori, insomma.

Dove tutto è finto ma niente è falso

giovedì, maggio 17th, 2018

La prima volta in cui sentii parlare di Freddie Mercury vi è ormai leggendariamente nota. La prima volta in cui sentii parlare, invece, delle potenzialità di un certo caspita di internet fu nel lontano nonmiricordo quando il mio Direttore -che ormai mi aveva perdonata per la questione Mercury- un giorno mi disse che a Bologna era nata “una cosa” fatta molto bene che metteva in comunicazione tutti i cittadini con i servizi della città. Mi ci inviò per due giorni. Due giorni indimenticabili. A base di tortellini e di torri e di aceto balsamico e sì pure di questa cosa che si chiama Iperbole.

Ora, siccome la vita è un po’ come certi amori che fanno dei giri immensi e poi ritornano, capita che a Bologna mi ci riporti dopodomani questa caspita di Internet che però stavolta mi ci porta non come giornalista ma come co-autrice di testi teatrali. Vedi un po’ che mi doveva capitare dopo Freddie.
-Meripo’ ma come t’è venuto in mente mo’ di scrivere i testi teatrali?
Eh e che vi devo dire certe volte il cambiamento arriva e non gli interessa se sei pronto o no, quello arriva.

Per l’occasione il testo sarà “La storia di Google”, quarantacinque minuti a conclusione dallo StartUp Day organizzato dall’Università di Bologna per aiutare studenti e laureati ad avviare con successo le loro idee imprenditoriali. Quarantacinque minuti in cui Tiziana Sensi, regista e attrice, darà il meglio di sé, di me e di tutti quelli che hanno contribuito a questa cosa che insomma se potete voi andateci e poi mi dite. No, io stavolta fisicamente non potrò esserci. E non immaginate come vorrei. Però ci sono Andrea Dotti, che è l’inventore di Companies Talks e del format e di tutto questo cucuzzaro nonché il mio Grazie numero uno (e la lista però è lunga e piano piano ve la svelerò), e ci saranno anche un sacco di persone fighe (Lorenzina, mi raccomando eh che mo’ gli onori di casa li fai da casa) che non vi faranno sentire affatto la mia mancanza e se non vi piace potete protestare con loro.
Poi la settimana prossima invece vi aspetto a Roma e lì si che ci sarò ma ve ne parlo più in là che sennò voi vi dimenticate.

Allora, ricapitoliamo:
Sabato 19 maggio ore 18:15 Palazzo re Enzo Bologna, “La storia di Google”.
E benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso.
(Giggino Proietti)

Royal Esquilin

mercoledì, maggio 16th, 2018

A pochi giorni dal royal convolo di Harry e Meghan mi è qui gradito ricordare di quando, per il matrimonio del fratello William e di Kate, su Zuckercoso si organizzò con Roberta e Grazia la direttastriming dal titolo “Anche tu invitato al royal wedding”.

Ero in cerca di casa, quartiere Esquilino, e un giorno chiamò l’agenzia immobiliare.

-DRIIIIIIINNN -Signora Meripo’ scusi per lei andrebbe bene vedere l’appartamento venerdì alle 15?

-No, guardi, mi scusi ma io venerdì alle 15 ho il matrimonio di William e Kate.

Silenzio. Poi lui

-Signò, joo dico subito: la casa non è un granché

Perché piangevo. E mi tremavano le mani

mercoledì, maggio 9th, 2018

(Ve lo ripropongo, perché non conosco altro modo per parlare dell’indicibile)

Se la storia d’Italia potesse essere racchiusa in un poker di foto questa sarebbe una delle quattro.

Molti anni dopo quel 9 maggio 1978 ho conosciuto il fotografo che tra i primi arrivò davanti alla Renault rossa di via Caetani.

Non il primo a scattare, il primo – o fra i primissimi- ad arrivare. Lavoravamo nello stesso giornale. E quando gli chiesi perché la prima foto non fosse stata la sua lui rispose

-Perché piangevo. E mi tremavano le mani

L’ora più felice

venerdì, maggio 4th, 2018

Un giorno ho letto -nonmiricordodove- che uno studio -che non trovo più- di una Università -di nonmiricordodove- affermava che l’ora più felice della settimana erano le 18,30 del venerdì.

Per tanti anni le 18,30 del venerdì sono state per me l’orario di un treno. Un treno dal quale scendeva Qualcuno, o un treno che io prendevo per andare a raggiungere Qualcuno.

Dello studio ho letto però quando Qualcuno aveva smesso di scendere. E dunque le 18,30 del venerdì mi erano diventate l’ora più malinconica della settimana. Che l’amore spesso è soprattutto questo: un bel rito. E quelle sono le cose che ci mancano di più all’inizio: i piccoli e grandi riti che costruiamo insieme.

Lo diceva anche Il Piccolo Principe, che ci vogliono i riti

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

Senonché io questo bel rito del treno non ce l’avevo più. E però questa cosa delle 18,30 del venerdì mi si era ficcata in testa e ogni venerdì a quell’ora me ne ricordavo moltomolto malinconicamente.

Poi, un giorno, alle 18,30 di un venerdì senza treno ho preso una decisione: avrei provato a far sì che l’ora più felice della settimana non fosse più appaltata ad altri. Mi sarei presa cura io direttamente di quell’ora.

E così ho prenotato un treno di venerdì che mi portasse nella felicità alle 18,30. E sono andata da Franca con Lorenza. La prima mia ora più felice della settimana ero con i piedi a bagno nel mare al tramonto in Friuli Venezia Giulia, con uno Spritz in corpo fatto a mestiere. E sì, era quanto di più felice potessi immaginare.

La settimana dopo non potendo prendere treni ho preso le scale: le scale che da Via della Dataria salgono al Quirinale. E al termine dell’impettata mi sono affacciata, ansimante ma felice, dalla terrazza più bella del mondo.

Da allora mi è poi capitato anche di:
farmi consolare da Schopenhauer a gennaio
comprarmi un gelato al cioccolato a febbraio
regalarmi una mini Sacher a marzo
piantare dei semi difficilissimi ad aprile

Ho scoperto che sono in grado di rendermi felice. E che qualsiasi sconforto può essere interrotto per un po’ alle 18,30 del venerdì.
E sì, credo di poter dire che non so se esista veramente quello studio  ma che, in ogniccaso, la felicità non è un sentimento. E’, spesso, una decisione.

L’amore è non dover mai dire Mipiace

mercoledì, maggio 2nd, 2018

E dunque Zuckercoso ha deciso che su Facebook aprirà la sezione Agenzia sentimentale: un algocoso per conoscersi online e, se le cose funzionano, fidanzarsi. Lui vuole fare le cose serie eh, non favorire le sveltine, nonnonnò: “creare relazioni reali e per il lungo periodo, non per incontri occasionali”.

Solo che una App per incontrare sconosciuti affidando poi a un improbabile calcolo statistico la felice relazione stabile esiste già e si chiama Matrimonio. Si usa da millenni ma soprattutto si è già visto come va a finire: che uno alla fine va su Facebook e ricomincia a rimorchiare.

Perché, come diceva la zia della mia amica Mariapà quando finiva un amore, Ricordati che è sempre uno che hai conosciuto per strada. E che la strada possa essere online non farà alcuna differenza.