Archive for febbraio, 2018

La prima cosa bella

lunedì, febbraio 26th, 2018

La prima cosa che fanno è la foto, poi si baciano, poi si prendono a palle di neve e poi cascano.
La neve a Roma. Altra grande metafora dell’amore.

La neve a Roma. Foto Meripo’

 

Parlare con gli occhi

venerdì, febbraio 16th, 2018

“Ascoltai. Intanto, gli occhi di Pieri mi facevano vedere il racconto di quella strage, rivivere le medesime paure. Così decisi di fotografare le facce di quei pochi bambini che nel 1944 scamparono alla morte”. Sono le parole con le quali Oliviero Toscani racconta del giorno in cui decise di fare un libro fotografico sulla strage di Sant’Anna di Stazzema.

A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, “la furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile -racconta il Portale della memoria–  su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera”.

Nel 2016 Oliviero Toscani decide di andare a sentire e vedere con gli occhi di quei bambini, dei sopravvissuti. E iniziò così il giorno in cui il sindaco di Stazzema, Gian Piero Lorenzoni, lo fece incontrare con Enrico Pieri, che il 12 agosto del 1944 aveva 10 anni e stava in cucina, quando i nazisti  iniziarono il massacro di tutta la sua famiglia. Enrico Pieri, scampato all’incendio della casa e nascosto per ore in un campo di fagioli. Sessant’anni dopo si potevano ancora trovare occhi che testimoniassero. E così iniziò a fotografarli insieme ai visi, alle rughe, alle ombre.

Stazzema Ada

Ada

Diceva Primo Levi che “le cose che si dimenticano possono ripetersi”. E l’amnesia è una malattia che la storia conosce bene.

Stazzema Anna

Anna

Quanto alle cose per le quali va fatta giustizia, l’8 novembre 2007 la Corte di Cassazione italiana ha confermato gli ergastoli all’ufficiale Gerhard Sommer e ai sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler. Il 1 ottobre del 2012 la procura di Stoccarda ha invece archiviato l’inchiesta. Per “assenza di prove documentali”.

Orador-sur-Glane, dove il tempo è eterno e l’orrore perenne

giovedì, febbraio 15th, 2018

Ci siamo arrivate tornando da Limoges e dirette a Cognac. Non era in programma e avevamo la testa e il portabagagli ancora pieni di porcellane finissime. Ma non c’è stato neanche bisogno di dirglielo: ho fissato Grace che era alla guida (ci stava da almeno mille chilometri), le ho indicato la foto che avevo trovato sulla Lonely, ci siamo guardate come Thelma e Louise e lei ha prima inchiodato poi fatto l’inversione a U che giusto ci mancava la Gendarmerie.

Per non farci mancare nulla, sulla giornata grigia e plumbea ha iniziato a scendere una pioggerella sottile. Abbiamo parcheggiato in un piazzale che eravamo al 7 agosto 2017 e siamo entrate in un corridoio che ci ha fatto sbucare nel 10 giugno 1944.

Si chiama Orador sur Glane ed è la Sant’Anna di Stazzema francese. Ma a Orador hanno fatto sì che tutto restasse come la furia nazista aveva lasciato: non hanno toccato o ricostruito nulla. Hanno lasciato che ciò che accadde quel 10 giugno 1944 durasse per sempre.

Alle 14 del 10 giugno le SS circondarono l’abitato di Orador Sur Glane e ordinarono a tutti gli abitanti di radunarsi sulla piazza per un accertamento di identità.

Orador 6

Alle 15.00 ordinarono di portare tutte le donne e i bambini, 400 persone, all’interno della Chiesa. L’unica che sopravviverà, Marguerite Rouffanche, testimonierà in seguito che furono fatti sdraiare tutti a terra: due soldati, dopo aver sbarrato le porte, misero un involucro alla fine della navata e accesero delle “cordicelle”. Fu lì che capirono che erano micce di una bomba. Donne e bambini furono presi dal panico ma la prima che tentò di alzarsi per fuggire fu mitragliata con il figlio in braccio.

Li fecero esplodere così. Tutti. Contemporaneamente, all’esterno, iniziarono le altre esecuzioni. Chi non fu ucciso subito nella piazza fu radunato rimesse, fienili e garage e mitragliato. Poi diedero fuoco a tutto.

Alle 17, terminato il massacro, se ne andarono. In tre ore trucidarono 642 persone. Tornarono due giorni dopo, per scavare due grandi fosse dove seppellirono i resti.

Ed è così che Orador è ancora oggi. Come se le SS fossero appena andate via.

Orador 2
Non so dirvi cosa si provi a percorrere quelle strade, entrare dall’ex merceria, nel negozio del barbiere, in quella casa con le scarpine ancora a terra. Grace ed io l’abbiamo fatto in silenzio per due ore. Era un giorno qualunque. Ed era pieno. Pieno soprattutto di nonni che ci accompagnavano i bambini.

Orador 7

Nel cimitero oggi riposano tutti insieme, ma non tutti hanno un nome. Tra quei morti recentemente sono stati identificati almeno 9 italiani, tra i quali una madre con 7 dei suoi 9 figli. Il sindaco ha messo anche un avviso, all’entrata: chiunque abbia informazioni per aiutare ad identificare chi manca lo faccia. Lo faccia perché il tempo, a Orador, è eterno. E non è andato avanti mai.

Orador 5

 

Se andate in Dordogna e se andate a Limoges prendete la strada per Orador. Prendete la strada per quell’inferno. Perché nonostante tutti continuino a dire “Mai più” c’è chi nel frattempo sta ponendo le basi per il”Di nuovo”.

Perché tutti vogliamo innamorarci

mercoledì, febbraio 14th, 2018

Tutti vogliamo innamorarci, vero?

Perché? Perché è un’esperienza che ci fa sentire completamente vivi, ci rigenera, risveglia tutti i sensi, ingigantisce ogni emozione. La nostra realtà quotidiana è scossa e siamo catapultati in paradiso.

Può durare anche un solo momento, un’ora, un pomeriggio, ma questo non toglie una virgola al suo valore. Perché ci lascia dei ricordi preziosi che conserveremo per tutta la vita.

Ho letto un articolo, qualche tempo fa, che diceva che quando ci innamoriamo sentiamo Puccini nella testa. Adoro questa immagine. Credo che succeda perché la sua musica esprime il desiderio di incontrare la passione nella nostra vita. E l’amore romantico. E – mentre ascoltiamo la Bohème o Turandot o mentre leggiamo “Cime tempestose” o guardiamo “Casablanca” – un po’ di quell’amore rivive anche dentro di noi.

Quindi, la domanda finale è: perché le persone hanno sete di amore, pur sapendo che ha una data di scadenza e che può essere doloroso e devastante?

Io credo che sia perché finché l’amore dura, cazzo, non c’è niente di meglio.

Barbra Streisand
“L’amore ha due facce”

Afrodite

Afrodite dea dell’Amore

Ottanta scienziate a Ushuaia, destinazione Antartide

martedì, febbraio 13th, 2018

Ieri ottanta scienziate di tutto il mondo si sono incontrate a Ushuaia, in Argentina, la città più a Sud del mondo, la città della Fine del mondo. Da lì il 19 salperanno per la più grande missione femminile in Antartide. E per la prima volta saliranno a bordo anche due italiane. Sono Gaia Dell’Ariccia e Elena Joli.

Gaia Dell’Ariccia è ricercatrice in comportamento animale, lavora da oltre 10 anni sulla migrazione degli uccelli marini attraverso gli oceani, ha fatto parte di diversi istituti internazionali a Montpellier, Barcellona, Zurigo.

Gaia Dell'Ariccia Antartide

Gaia Dell’Ariccia

Elena Joli è una fisica teorica, ha studiato i buchi neri all’Università di Bologna e all’École Normale Supérieure di Parigi. Per superare la selezione internazionale ed entrare a far parte di questa spedizione ha messo in campo anche suo figlio (come racconta in questa intervista): è stato lui a girare la presentazione video da due minuti, da allegare al curriculum, che ha convinto la commissione del progetto.

Elena Joli Antartide

Elena Joli

Un anno nel Continente più freddo del mondo, temperatura media annua di -49° per occuparsi di scienza del cambiamento climatico e dei suoi impatti e potranno farlo grazie all’iniziativa australiana “Homeward Bound”.

Buon vento a tutte. E, come disse sir William, in piedi, signori, davanti ad una donna. Figuriamoci davanti a 80

La fame e la voglia

martedì, febbraio 13th, 2018

Interno giorno, caffetteria

Grace, Meri, una fetta di torta caprese con la panna, un minibudino, un caffè al Ginseng e una Coca Light.

Grace al cameriere che le sta stappando la Coca light:

-Perché, vede, io mica mi rassegno al fatto che una debba ordinare sta roba per non ingrassare, sa?

Lui stappa non riuscendo a distogliere gli occhi da Grace e ivi così si allontana, a testa indietro, evitando lo stipite della porta di un soffio.
Si sviscerano le più urgenti questioni di attualità (uomini, amore, sesso – le tre cose non necessariamente concatenate fra loro).

Il minibudino è già andato quando le chiedo di assaggiare la caprese. La mangia con gli occhi. Ma con la forchettina spilucca solo l’angoletto.

Infine usciamo.

Poi

-Vedi, Meri, cucinare è come fare sesso: c’è la fame e c’è la voglia
-Eh?
-La fame è la scopata. Ma fare l’amore è la voglia
-Quindi?
-Quindi non accontentarti mai di cucinare, e di mangiare, solo per fame.

E tu

mercoledì, febbraio 7th, 2018

Un popolo di ciniche e disilluse. Finchè parte E tu.

Baglioni Fiorello E tu

Sanremo ci protegga dalla sòla del Mimanchismo

martedì, febbraio 6th, 2018

A ridosso dell’inizio del florovivaistivo Festival si verificava la solita escalation di Mimanchismo (se ne parlò già qui): uomini ovunque dispersi nel globo terracqueo dello scorso weekend mandavano sms con la fatale locuzione a donne sdilinquite, ovunque disperse anche loro ma disperse da sole. Nel senso che il mandante trascorreva la vacazione con moglie e figli regolarmente riconosciuti e messi a bilancio.

Ora c’è che la maggior parte dei mandanti non si limitava allo struggente sms ma inviava proprio il link alla sdilinquente nenia dell’ipertricotico urlatore. Che, giusto per ricordarvelo, ci tormenta e inutilmente ci mette in guardia dal Festival del 1988.

Dunque il sabato sera, con già dodici ore di convivenza parentale coatta, approfittando dell’ora che volge al butting della mondezza cioè
“quando il sole da’ la mano all’orizzonte,
quando il buio spegne il chiasso della gente “

si precipitavano sull’aifonio e compulsavano il “Mi manchi” alla tapina sola e abbandonata in città.

La dedica del “Mi manchi” Faustolealista segna, di norma, il punto più anguillesco della illegal relazione:  perché il fedifrago sa che la lusinga della descrizione contenuta

”nei tuoi sguardi e in quel sorriso un po’ incosciente/ nelle scuse di quei tuoi probabilmente”

culminante in

”sei quel nodo in gola che non scende giù”

sposta definitivamente il piano della realtà: guarda che sei tu quello dal sorriso parecchio incosciente, che mette scuse e fa vivere lei di “probabilmente” (soprassiedo sul nodo in gola che invece te lo meriteresti al collo, scorsoio, anche).

Come da denuncia per circonvenzione d’incapace, di lei, risulta essere anche il prosieguo a base di: “Mi manchi…mi manchi/ posso far finta di star bene, ma mi manchi”. Che te l’ha ordinato il dottore di non fare ordine nel tuo stato civile?

Per non dire del “Mi manchi/ e potrei cercarmi un’altra donna ma m’ingannerei”. N’altra?

E infine ci avviamo a sprazzi di onestà con quel

“sei il mio rimorso senza fine (era ora)/il freddo delle mie mattine/ quando mi guardo intorno e sento che mi manchi”.

Quindi?

Quindi per favore chiudete quel caspita di Iutubb e aprite gli occhi.

Perché mentre quello ”cammina a piedi nudi dentro l’anima” voi state proprio a piedi. In mezzo a una strada. Capito?

Gli assaggiatori

lunedì, febbraio 5th, 2018

E’ tutto molto amaro e fosco, in giro. Ma volevo dirvi che oggi al Quirinale hanno rifiutato l’assaggiatore di Erdogan nelle cucine.
L’unico precedente rintracciabile è la Luci, la mamma della Lorenza, quando cacciò Bottura dalle sue teglie di lasagne al grido di “Tieni giù quelle mani, ragazzo”.

Luci e Bottura

La Luci e il Bottura, l’abbraccio dopo il lasagnaccio

La cura

venerdì, febbraio 2nd, 2018

DRIIIIINNNNN
-Meripo’ scusa non posso venire stasera perchè ho un raffreddore ciclopico
-Mi dispiace, stai facendo qualcosa per curarti?
-La stessa che faccio quando mi piace uno
-Cioè?
-Riposo, tisane e aspetto che mi passi
-Ok, ciao
-Ciao

Tisana