Archive for dicembre, 2017

La Restanza

domenica, dicembre 31st, 2017

Dopo tanti anni di Avventurose Partenze questo è stato l’anno della Restanza. Che non è indolente pigrizia. È stato piuttosto imparare a restare fermi dentro mentre molte cose e persone se ne andavano, fuori.

La Restanza per contrastare la Scappanza.

E per scoprire che non ci può essere vera partenza se prima non si sperimenta la fermanza. Inogniccaso partenze e viaggianze non sono mancate. Insomma, chevvidevodire, mi è piaciuta tanto.

Auguri di tanta Felicitanza nella Restanza.

image (altro…)

Rita Levi Montalcini, figlia delle stelle. Danzanti

sabato, dicembre 30th, 2017

Una disobbediente. Ebrea. Caparbia. Senza marito. Senza figli. Nata nel momento in cui bastava una sola di queste caratteristiche per essere emarginate. Potenzialmente una sfigata.
E invece da questa miscela Rita Levi Montalcini ha tirato fuori Rita Levi Montalcini. Cioè quello che poi ha fatto tutta la vita: tirar fuori scienza e sapere dal caos.

Che, come diceva quell’altro, “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.
L’ho conosciuta, poco, troppo poco, all’epoca del secondo governo Prodi. Quello, per capirci, che per vivere aveva bisogno ogni giorno di un miracolo e in certi giorni anche due.

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La incontrai una volta al Senato, durante una di quelle votazioni nelle quali lei, che in quel periodo stava male, doveva essere accompagnata a braccia. Ci fu anche chi si prese il lusso di offenderla, per questo e non solo. Lei era in fila alla cassa del bar, uno scricciolo. Non che io fossi un caterpillar ma accanto a lei sembravo giunonica. Incontrai il suo sguardo mentre parlava con qualcuno che aveva accanto. Un attimo. Un lampo. Quel guizzo che illumina, illumina i dintorni ma anche il proprio interno. Credo fosse il guizzo dell’intelligenza.
Ecco se potessi fare un augurio alle persone alle quali voglio bene, e siete tanti, direi questo: auguriamoci di intravedere l’uno nell’altro quel guizzo. Quel lampo nello sguardo. Che l’amico o l’amica che ce l’ha illumina tutto e pure noi. Nel caos. Che lo so che ci abbiamo un caos, un caosino anche. Pure in amore, intendo eh.
Eppure pare sia proprio la premessa giusta per farcela: perché “bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

Grazie a Rita Levi Montalcini, che ci lasciava cinque anni fa. Per tornare a danzare fra le stelle.

Il nostro primo Natale insieme

venerdì, dicembre 22nd, 2017

La prima volta che ti ho visto è andata nel solco della tradizione dei grandi amori che si annunciano: per carità, mai e poi mai, non ci penso proprio.

La seconda volta ti ho ignorato. La terza anche.

Tu, imperterrito, non demordevi. Mi osservavi e non fiatavi.

Finché è arrivata la prima volta, quella in cui ti ho guardato diversamente. Eri lì a poca distanza da me e sentivo l’aria cambiare al tuo passaggio. Anzi sentivo proprio l’aria arrivarmi.

Sì, non siamo tipi da colpo di fulmine. Siamo piuttosto tipi da colpo d’aria.

Ed eccoci qui, arrivati al nostro primo Natale insieme.

Chi l’avrebbe detto, pochi mesi fa, che saremmo arrivati fin qui, così? Un corpo e un’anima, in una brezza leggera.

Auguri con tutto il cuore a tutte e tutti.

Ma soprattutto auguri a noi: le ragazze che passeranno il primo Natale… COL VENTAGLIO. Le ragazze di Svampia.

Palla Meri

Via con l’Avvento/ Eppure soffia ancora

giovedì, dicembre 21st, 2017

di Ramerrez

E’ nato a Sassuolo, nel pieno dell’Emilia, dove hanno inventato le piastrelle.

E’ morto troppo presto perché è  nato troppo presto, nel 1942: non avevano ancora scoperto il vaccino contro la poliomielite che sarebbe arrivato solo dieci anni dopo. A tre anni questa terribile malattia lo colpì e lo costrinse per sempre in carrozzella. Questo non gli impedì tuttavia di vivere una vita breve, ma intensa.

Pierangelo Bertoli 2

L’impegno politico, una moglie amata e tre figli, la chitarra da autodidatta ed un amico che aveva suonato la chitarra con Caterina Caselli negli anni 60 quando era il casco d’oro degli italiani. Intanto la bionda cantante era diventata la moglie di un discografico importante, e lo convinse a scritturare questo sconosciuto per incidere il suo primo LP, “Eppure soffia” che uscì il giorno del suo trentaquattresimo compleanno, come dimostrato dalla carta d’identità che compare nella copertina del disco. Era novembre, e qualcosa sul Natale ci stava.

Infatti nel disco c’è anche questa canzone, che ci ricorda che è Natale persino in galera e dentro alle case di cura.

Per non farci dimenticare che domani, dopo la festa, la vita ritorna più dura. Ed in effetti ha ragione, perché nella notte di Natale, mentre baciamo quelli che ci passano accanto, non possiamo dimenticarci di chi è più sfortunato di noi.

Perché se non pensiamo a loro, che Natale è?

Allora è arrivato Natale, Natale la festa di tutti,

si scorda chi è stato cattivo, si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici, scopriamo che c’è il panettone
bottiglie di vino moscato e c’è il premio di produzione.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
C’è l’angolo per il presepio e l’albero per i bambini
i magi, la stella cometa e tanti altri cosi divini
i preti tirati a parata la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano, insomma è un giorno di festa.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
È festa persino in galera e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico o quelli che passano accanto
o l’asino dentro la greppia Natale il giorno più santo.

Marica Branchesi, la donna che sussurrava alle onde gravitazionali

martedì, dicembre 19th, 2017

Il 17 agosto 2017, mentre la maggior parte di noi capta il sole in spiaggia, un’onda gravitazionale viene captata nei laboratori Ligo (negli Usa) e Virgo (in Italia). A ricevere l’allerta sullo smartphone c’è Marica Branchesi: legge e avvisa 95 radiotelescopi di tutto il mondo. E’ grazie a questo “link” tra fisici e astronomi che, in 4 ore, tutte le antenne inizieranno ad orientarsi verso quella parte di cielo. Ed è così che a quel punto verrà scoperta l’onda gravitazionale generata dalla fusione di due stelle a neutroni.

E’ per questo che Marica Branchesi entra così, splendida e splendente, nel  Nature’s 10. Docente al Gran Sasso Science Institute (Gssi), componente del progetto Virgo, quarant’anni, di Urbino, studi di radioastronomia a Bologna su buchi neri e approdo al Politecnico della California, a un certo punto, nel 2013, decide di rientrare grazie a “un progetto di ricerca Firb del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di un milione di euro destinato ai giovani scienziati (…). Era un sogno; potevo coordinare un gruppo tutto mio di ricercatori delle Università di Pisa, Padova e Urbino. Purtroppo queste opportunità nel nostro Paese sono poche».

 

Marica Branchesi

E’ a quel punto che in fuga ci si mette il cervello del marito (nel frattempo ha avuto anche due figli), Jan Harms, un fisico tedesco: nel senso che si trasferisce lui. Oggi entrambi lavorano al Gran Sasso Science Institute

Marica Branchesi, che a ridosso di quell’avvistamento ha lavorato anche 20 ore al giorno. Marica Branchesi, stella di punta della ricerca nel mondo. Un’altra nostra Bright Star.

Indossalo ancora, Sam

lunedì, dicembre 18th, 2017

Sette settimane e 50 passaggi: tanto ci vuole per creare un Borsalino.
Basta invece una foto, questa, per capire cosa sia un mito. E per capire che dolore sia leggere che “la Borsalino è fallita”.
Indossalo ancora, Sam.

Borsalino

Casablanca

Via con l’Avvento/ I “fiori” di Bach ma lei: Anna Magdalena

lunedì, dicembre 18th, 2017

di Ramerrez

Natale è l’albero i regali gli auguri i baci sotto il vischio la neve tutti che sono un poco più buoni e via dicendo ma è anche il giorno in cui, tanti anni fa, è nato Lui.

Per chi ci crede, Lui è Dio che si è fatto uomo. E al di là del somarello e della mangiatoia, a chi crede, Natale ricorda che Dio è qui sulla Terra, è in ogni nostro simile, e che il migliore modo per pregarlo è attraverso la carità e l’amore nei confronti del prossimo.

Per chi non ci crede, Lui comunque è il simbolo della pace, degli uomini di buona volontà, della morte per il bene degli altri e la testimonianza di un precetto che deve guidare la vita anche dell’ateo più restio o del buddista più convinto: ama il prossimo tuo come te stesso e non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Per cui va bene la stella cometa, i pacchi sotto l’albero ed il presepe con il muschio ed il cielo fatto con la carta blu e vanno bene pure le canzoni, ma a Natale Lui deve essere con noi. E se Lui è con noi, non abbiamo paura

Perché senza di Lui, che Natale è?

(L’occasione mi è gradita per ricordare che questo pezzo bellissimo –Bist du bei mir– è di Gottfried Heinrich Stölzel ed è incluso nel Quaderno di Anna Magdalena Bach, musicista.

E’ stata anche la seconda moglie di Johann Sebastian. Insieme ebbero 13 figli. Fu, pare, un matrimonio felice. E lei lo “aiutava a trascrivere la sua musica”.

Morto il marito, e scomparsi i figli, Anna Magdalena fu costretta a chiedere la carità e l’elemosina dal consiglio cittadino. E cosi, povera, morì.

Nel 2006 il professor Martin Jarvis della Charles Darwin University School of Music di Darwin, Australia, ha avanzato l’ipotesi che Anna Magdalena possa aver composto alcune delle musiche attribuite fino ad ora a Johann Sebastian Bach.
Ecco a me fa piacere approfittare di Ramerrez per ricordare Anna Magdalena Bach, musicista.

E con lei tutte le donne musiciste. Molte delle quali ancelle più o meno nascoste per dare lustro a quelli che poi sono diventati i celebrati mariti.
Vostra Meri)

Via con l’Avvento/ Jingle is Bell

domenica, dicembre 17th, 2017

di Ramerrez
No, questa canzone non può mancare. Ma siccome è conosciutissima e proporvela è quasi banale, ve la somministriamo in una forma inconsueta e sublime.

I grandi artisti hanno una caratteristica. Fanno delle cose difficilissime e sembra che siano facili. Insomma, Giotto ha fatto un cerchio e a uno viene da dire “cosa ci vuole a fare un cerchio” poi si rende conto che l’ha fatto a mano libera senza un compasso e allora strabilia di fronte al genio.

La stessa cosa vale per questo simpatico duetto. Bing Crosby e Frank Sinatra sono due grandissimi crooner. Con questo termine americano si intendono i cantanti che, una volta inventato il microfono per amplificare la voce, capirono che si poteva cantare in modo diverso e senza urlare, dando un tono più “confidenziale” alle canzoni. Il primo crooner fu Bing Crosby. Il secondo, si fa per dire, Frank Sinatra, circa dieci anni più giovane, che di Bing era un grande ammiratore, ma che ebbe l’avventura di entrare molto presto nell’orchestra di Tommy Dorsey, un bravissimo jazzista che suonava il trombone. E proprio guardandolo suonare il trombone Frank capì che, cantando, si poteva respirare diversamente, come facevano loro. Dopo una serie di esercizi difficilissimi, tra i quali il passare pomeriggi a cantare con la testa dentro la vasca piena d’acqua, riuscì a mettere a punto un modo completamente nuovo di cantare che otteneva un effetto strabiliante: fare cose difficilissime facendole sembrare facili e naturali.

Frank e Bing erano ottimi amici, e nel 1957 registrarono uno show di una mezz’ora, “happy holidays with Bing and Frank” che è un vero gioiellino. Ed in questo show che i due amici cantano questa canzone in un modo davvero fantastico.

A me non piace dilungarmi sugli aspetti tecnici perché la musica in fondo è solo un’emozione  ma questa volta devo farvi notare che Bing e Frank non cantano in playback. Cantano dal vivo. C’è verosimilmente una base musicale registrata, ed un microfono fuori campo. Quello che riescono a fare divertendosi, versando e bevendo il loro cocktail natalizio è incredibile, eseguendo in maniera impeccabile un brano e mantenendo la precisione ritmica di due cronometri perfettamente sincronizzati. Soprattutto se li paragonate ai talenti odierni, che senza l’auricolare nell’orecchio non riescono a cantare.

Bing e Frank ci donano questa canzone bellissima e, grazie al loro talento, fanno sembrare questo piccolo capolavoro qualcosa di semplice e naturale, due amici che si incontrano per farsi gli auguri di Natale e cantando si bevono un drink insieme. E a noi piace pensare che sia così, e che magari la canzone è venuta così bene proprio perché, oltre ad essere dei maestri del canto erano anche buoni amici che si divertivano a cantare insieme, e che anche a noi che non abbiamo il talento di Bing e Frank magari una cosa difficile fatta con un caro amico venga bene e facile come viene bene e facile la loro bellissima canzone, soprattutto sotto Natale, quando è ancora più bello stare con gli amici.

Perché un Natale senza amici, che Natale è?

Dashing through the snow
In a one horse open sleigh
O’er the fields we go
Laughing all the way
Bells on bob tails ring
Making spirits bright
What fun it is to laugh and sing
A sleighing song tonight

Oh, jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh
Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh

Via con l’Avvento/ All I want for Christmas is… Bologna

venerdì, dicembre 15th, 2017

di Ramerrez

Certo c’è il Natale con i regali l’albero le luci il pranzo il panettone ed il vischio. Ma a volte – disdetta! – manca la persona da baciare sotto il vischio. E senza di lei (o lui, a seconda dei gusti) sembra che non sia neanche festa. Che quasi verrebbe da dire non me ne importa niente dei regali dell’albero delle luci del panettone ma, Babbo Natale, portami solo lei e sarò felice.

Putroppo (relativamente) per noi, non sempre questa letterina viene ricevuta, e questo desiderio esaudito, anche se siamo stati buonissimi. E allora quando sotto il vischio non abbiamo nessuno da baciare ci viene da dire che del Natale non ce ne importa proprio nulla se lei non c’è.

Però non vale, perché le cose vanno sempre diversamente. Ce lo dimostrano le Puppini Sisters, un trio londinese fondato da una ragazza di Bologna, Marcella Puppini, (la musica – così come la felicità-  prende strade originali e non sempre rettilinee), che prendono una canzone malinconica ed un poco sdolcinata e dopo alcune decine di secondi (non ascoltate solo l’inizio!) la fanno diventare una bellissima esplosione di allegria.

Perché è vero che qualcuna (o qualcuno) ci può pure mancare, ma anche se lei manca il Natale, i regali, l’albero le luci il pranzo il panettone il vischio e soprattutto l’allegria ci devono essere lo stesso.

Perché senza allegria che Natale è?

Battaglie

giovedì, dicembre 14th, 2017

La storia è fatta di persone che fanno della propria vita una battaglia. Ma oggi scriviamo un pezzo di storia e di civiltà grazie a chi è stato costretto a fare anche della propria morte, una battaglia.
Dopo molti anni, molti rinvii e incalcolabile dolore il Biotestamento è legge dello Stato italiano.

Biotestamento foto Ansa Giuseppe Lami

foto Ansa Giuseppe Lami