Archive for novembre, 2017

Hedy Lamarr, Nostra Signora dei cellulari

giovedì, novembre 9th, 2017

Storie calme di donne inquiete

Hedwig Eva Maria Kiesler, aka Hedy Lamarr, che schifò abbestia il nazismo e per combatterlo inventò il Frequency Hopping Spread Spectrum, (FHSS), sistema per bypassare le interferenze radio. In suo onore, il 9 novembre cioè oggi, data dal suo compleanno, è stato proclamato Giornata dell’Inventore. Perché è lei, una delle donne più belle del cinema, e non Steve Jobs che dovremmo ringraziare ogni volta che usiamo un cellulare: senza la sua invenzione non esisterebbe infatti la telefonia mobile e le nostre conversazioni sarebbero solo un’accozzaglia di rumori che si accavallano.

Hedy Lamarr nata a Vienna nel 1914, sposata e divorziata sei volte, dichiarerà che i periodi più felici della sua vita sono stati quelli fra un matrimonio e l’altro. Genio ovunque. A 10 anni sa già suonare il piano e conosce quattro lingue, portata per la matematica rinuncerà a studiare Ingegneria per la carriera di attrice.

Reciterà in oltre 30 film, anche con attori del calibro di Clark Gable e Spencer Tracy e i fumettisti Bob Kane e Bill Finger creeranno Catwoman ispirandosi a lei. 

Ancora ragazza si inventa un nuovo tipo di semaforo che velocizza il traffico con una migliore alternanza delle luci e una pastiglia che, sciolta nell’acqua, la rende gassata: cioè l’Idrolitina (per gli anziani come me)! Ma passerà alla storia perché, durante la seconda guerra mondiale, si accorge che i tedeschi possono deviare i siluri americani provocando interferenze nei segnali radio, le viene l’idea di realizzare un sistema in grado di modificare la trasmissione delle frequenze per rendere i siluri irrintracciabili dai nemici. Si inventa allora un’apparecchiatura apposita per sparigliare: il primo Secret Communication System sembra ispirato dalle pianole meccaniche e produce variazioni veloci di 88 frequenze radio, cioè lo stesso numero dei tasti del pianoforte: è a quel punto che sarà ormai impossibile intercettare.

Alternerà successi, dimenticatoi, depressioni, dolori, divorzi, denunce per violenze sessuali, passioni erotiche,

Nel 1999 risponde a un questionario di Proust di Vanity Fair, un gustoso Bignami della sua personalità: la sua occupazione preferita è giocare a poker, il viaggio preferito è esplorare la vita, il grande amore della sua vita è il padre, il suo più grande successo è essere stata genitore, i periodi più felici quelli tra un matrimonio e l’altro, gli scrittori favoriti Khalil Gibran e Tennessee Williams, il personaggio di fantasia preferito Bart Simpson e il modo in cui preferirebbe morire è dopo un rapporto sessuale.

Hedy Lamarr muore invece per attacco cardiaco la notte del 19 gennaio 2000 davanti alla televisione, con una maschera per gli occhi sulla fronte. Le sue ceneri, per sua volontà, sono disperse nella Selva Viennese.

Sipario. Applausi.

hedy-lamarr

Strade senza ritorno

mercoledì, novembre 8th, 2017

Aggredisce e manganella i giornalisti di Nemo. Davanti a una telecamera. Con sfrontatezza e con la certezza di tantoammecchimetocca.

Ora però se uno così resta davvero impunito la cosa non è solo grave: diventa una strada senza ritorno.

Little Wander, una famiglia intorno al respiro del mondo

mercoledì, novembre 8th, 2017

La prima volta che li ho conosciuti è stato a Londra sotto a una fermata della metro chenonmiricordo e in cui mi aveva condotta Lady Pennet: Jo, Lorenzo e un passeggino in cui stava Olivia. Baci, abbracci, selfie per nonna e via. Nonna che, va detto, è ‘na specie di cingolato (caratterialmente, intendo, che invece per il resto je l’ammolla che è una bellezza) e che non a caso ha conquistato in un celeberrimo raduno di viaggiatori il soprannome di Scassaminx. Nonna, va detto anche questo, che viaggia per uso personale e professionale da (omissis) anni.

Le premesse dunque c’erano. Pochi mesi fa, intanto, è nato anche River ed è stato poco dopo che Scassaminx mi ha annunciato

-Meripo’, partono per il giro-del-mondo

-Scassamì, partono chi?

-I miei

-Eeeeeehhhhhhhh?

-Eh

Dicolaverità, al giro del mondo mamma-babbo-Olivia 4anni-River 6mesi io ho detto “Uànema” (tipo Ma-ndo-vanno?). I nostri Little Wander (è il nome del loro blog e pagina Facebook e Instagram, poi vi dico tutto) non erano nomadi: sono una normale famiglia stanziale di Londra, lavoro-casacongiardino-thèdellecinqueconletorte.

-Scassamì ma sto giro del mondo in che senso?

-Partenza da Heathrow il 10 settembre, ritorno a maggio 2018

Hanno dunque preparato il piano voli, cercato gli alloggi, si sono sposati

River wedding

ma serviva anche una mano, degli sponsor. Jo un giorno, fra una poppata e l’altra, si è messa a scrivere a mezzo mondo parlando della loro idea. E gli sponsor hanno iniziato ad arrivare. Hanno quindi fatto le valigie -e giustappunto le valigie sono arrivate, insieme a molto altro- affittato la loro casa e via.

Primo mese in Nepal, una settimana in India, volati poi in Sri Lanka dove si trovano adesso. Ci resteranno cinque settimane e poi Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia, Indonesia, Australia, Cile, Messico e dopo un daiquiri e una salsa, nel senso il ballo, a Cuba faranno ritorno a Londra.
Hanno aperto un blog, dove possiamo seguirli e dove ogni giorno rispondono esaurientemente alla domanda che dall’inizio di sta storia mi tormenta:

-Ma pecché pecché pecchè??

“Per mostrare il mondo ai nostri figli. E perché crediamo che il viaggio sia la migliore educazione che possiamo dargli”.

Tutto facile? Eh no. Lo leggerete nel loro blog. Ma il punto è che non è la facilità quella che cercano: è la profondità.

Prima di partire un giorno Jo ha scritto una lettera a River, il piccoletto.

River valigie

River, Olivia e siparte

La trovate qui (preparatevi, è roba forte: anche una come me, cui Erode dentro le rugge, ha dovuto capitolare). Gli parla del suo amore e della sua paura (che spesso quando si fa la prima cosa arriva anche la seconda) di portare lui che è troppo piccolo in un’impresa troppo grande e di cosa voglia dire amare un figlio e farlo “respirare” nel mondo e del rischio invece di “soffocarlo” di amore e insomma leggetela. Poi chiude così:

“We want you to breathe. So, River Alexander Storm Di Francesco, my beautiful boy with the sleepy smiles and crazy hair.
Let’s do this, kid. Let’s order that passport”. Vogliamo che tu possa respirare, nel mondo. E allora, River Alexander Storm (ecco sì, si chiama così) mio bel piccolino col sorriso assonnato e i capelli matti, facciamolo. Prendiamo quel passaporto.

River family

The River’s

Sipario, lacrima e Game-set-match. Gioco, partita, incontro.

E allora i Rivers (io li chiamo così) ora ci aspettano in Sri Lanka. Li possiamo seguire sul blog (littlewander.io) su Facebook (Little Wander) e su Instagram. E respirare insieme a loro nel polmone del mondo.

(E mo’… Down to the River’s
cheogniscusaèbbuona per una delle mie canzoni preferite. Che qua ci sta tutta)

Marie Curie, la donna che irradiò di passione il mondo

martedì, novembre 7th, 2017

Storie calme di donne inquiete

E’ che a vederla con quell’aria austera e la crocchia di capelli elettrici in testa penseresti solo alla grande scienziata e non, istintivamente, a una donna piena di passioni anche erotico amorose.

Marie Sklodowska  Curie nata il 7 novembre di 150 anni fa a Varsavia, figlia di insegnanti progressisti nella Polonia occupata dalla Russia in cui le donne non possono fare studi superiori: dunque va a Parigi e si laurea in Fisica alla Sorbona (dopo aver mantenuto la sorella Bronya lavorando come istitutrice in famiglie ricche, dandosi il cambio alla di lei laurea) e poi sposa il fisico Pierre Curie dal quale avrà due figlie. Marie che, fra stenti e difficoltà, nel 1897 scopre con il marito due nuovi elementi: il radio e il polonio. Ma mai vorranno “brevettare” nulla affermando che le scoperte scientifiche sono di tutti.

Marie che nel 1903 termina il suo dottorato e nello stesso anno ottiene il Premio Nobel per la fisica, insieme a Pierre e a Henri Becquerel, per la scoperta della radioattività naturale. Inizialmente per il Nobel, e come ti sbagli, si fa solo il nome del marito: sarà solo dopo le proteste di Pierre se lei non ne sarà esclusa. Ma, attenzione, viene pregata di “stare zitta” alla cerimonia: il discorso di accettazione viene tenuto solo dal marito.

Nel 1905 nasce la seconda figlia ma l’anno dopo Pierre muore travolto da un carro a cavalli. Lei sprofonda nella depressione. Le viene offerta la cattedra del marito in qualità di professore incaricato. Due anni più tardi le viene riconosciuto il titolo di professore ordinario: la prima donna ad ottenere questo incarico alla Sorbona. Ma non verrà mai ammessa all’Académie Française des Sciences perché una donna giammai.

Di lì a poco esplode lo scandalo della sua relazione con Paul Langevin un collega più giovane, sposato e con quattro figli, che trasformerà il premio Nobel in “una straniera ladra di mariti”, una polacca spudorata che attenta ai valori della famiglia. Scandalo che per poco non le costa anche l’assegnazione del secondo Nobel che riceverà nel 1911 per la Chimica.

E dunque Marie Curie prima donna a vincere un premio Nobel e prima persona a vincerne due in due ambiti differenti

Nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale fonda e organizza il servizio di radiologia per il fronte. Continua a essere esposta e a incamerare sostanze radioattive. Viene quindi colpita da una grave forma di anemia.

Muore nel 1934 nel sanatorio di Sancellemoz di Passy  nell’ Alta Savoia, mentre prepara il suo ultimo esperimento con l’attinio. “Ancora oggi –racconta Sara Sesti- tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione”.

La grandezza di Marie Curie credo sia contenuta soprattutto nelle parole che Wislawa Szymborska pronuncerà quando verrà insignita del Nobel per la letteratura, rendendo omaggio alla connazionale nel discorso tenuto a Stoccolma.

Ne parlerà per cercare di spiegare cosa sia l’ispirazione: L’ispirazione, qualunque cosa sia, -dice Wislawa Szymborska- nasce da un incessante “non so”. Perché ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita. Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so”  sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca”.

Dal 1995 il corpo di Marie Curie riposa al Pantheon di Parigi, prima donna in un luogo riservato ai grandi -maschi- di Francia. La sua bara, per paura di contaminazioni radioattive, è stata avvolta in una camicia di piombo.

 Marie Curie due

Monica Vitti e la gigantesca gomma che cancella la sua memoria ma non la nostra

venerdì, novembre 3rd, 2017

Oggi Monica Vitti compie 86 anni. Quando ne compì 80 Vanity Fair le dedicò la copertina e un gran bel servizio intitolato “Ti regalo il mio silenzio”: il silenzio di Roberto Russo, suo marito da 17 anni e suo compagno da 44.  Il silenzio è anche quello di Monica, che da anni vive in compagnia di quel male che Laura Delli Colli, sua biografa, chiama “la gigantesca gomma che cancella la memoria”.

In quella circostanza anche qui le facemmo gli auguri in un post intitolato “La gigantesca gomma che cancella la memoria”.

Passano gli anni ma è bello vedere che la nostra, di memoria, nei suoi confronti non si è cancellata neanche un po’.

E dunque, di nuovo, Auguri a una donna della quale basterebbe una frase per certificare la grandezza e la superiorità: “Le attrici, diciamo bruttine, che oggi hanno successo in Italia lo devono a me. Sono io che ho sfondato la porta.”

Auguri a una donna che riesce ancora a farci sentire quella sua voce roca e sensuale, comica e frizzante, anche stando in silenzio.

Monica Vitti

L’olio di nonna Giovannina

giovedì, novembre 2nd, 2017

In piena ricorrenza dei Santi e dei morti, che io son troppo datata per apprezzare Allouin, mi piace dedicare un post, per riassumerli entrambi, a nonna Giovannina. Che è morta. Ma credo che se da qualche parte esiste un tribunale del cielo, dopo averne passate tante sulla terra, avrà passato anche le selezioni della Santità.

Nonna Giovannina era la nonna di mia madre, cioè la mia bisnonna. Mia madre è stata profuga di guerra, la seconda, mondiale. E deve la vita a parecchi Santi protettori nonché a sua nonna. Un donnone in grado di essere tosto e tenero a seconda delle necessità.

Qualche tempo fa il mio amico Alessio ha messo sul socialcoso la foto di una antica lampada. L’immagine ha fatto venir fuori, come fosse quella di Aladino, anche tanti ricordi. Tra i quali quelli di mia madre. Che mi ha raccontato di quando, in piena furia nazista nella Valle del Sangro, cioè la zona nella quale scappavano lei con la sua famiglia, rifugiatesi in un fondaco (specie di garage), mangiavano patate cotte sotto la cenere e, per illuminare la tristezza delle serate, tentavano di rimediare un po’ d’olio per una lampada. Alla luce della quale sua madre leggeva a lei e ai suoi fratelli I promessi sposi.

Nel frattempo erano arrivati anche gli americani ma perdurava la scarsità di tutto. A un certo punto, a metà delle vicissitudini di Renzo e Lucia e sul finire delle loro,  finì anche l’olio. Nonna Giovannina a quel punto pensò di andare dagli americani a chiedere… i fondi dei barattoli della margarina, pure quella irrancidita.

-Nonna ma che ci devi fare con la margarina rancida?

-Ora vedrai – rispose

Fece bollire un po’ di acqua, ci mise a sciogliere tutti gli avanzi di margarina racimolati e li versò nella lampada. Per evitare che quell’olio si raffreddasse e si consolidasse teneva la lampada continuamente a scaldarsi sul treppiede posto sui carboni. E fu così possibile riuscire a finire i Promessi Sposi.

Dice
-Mammamma scusa perché in mezzo alle bombe tua madre vi leggeva i promessi Sposi?

-Perché diceva che di fronte all’orrore c’è un solo posto sicuro in cui bisogna cercare riparo: nella meraviglia

Lampada