Archive for settembre, 2017

Svampìa

giovedì, settembre 14th, 2017

Non credo si possa traccheggiare oltre: io-ogni-tanto-ho-come-delle-vampate-di-calore. Delle sudarelle. Notturne. E-anche-un-po’-di-insonnia. Inoltre mi sta venendo un ciambellino ad altezza girovita, tipo una complanare in zona. Che non se ne va neanche stando sdraiata o a digiuno. Ho cercato di addossarne le responsabilità al riscaldamento globale, al protocollo di Kyoto, al protocollo di gallina, al caffè serale e a Spritzini ravvicinati. Ma temo sia ora di ammetterlo: io-sono-in-menopausa. Lo sono di notte, soprattutto. Perché di giorno continuo a percepirmi come la giovine cazzoncella di sempre. Ma la notte no.

All’elenco di cui sopra va poi per correttezza aggiunta una sempre più crescente irritabilità, un Mannaggismo sommesso e sporadico che ormai è esploso in un Kitemmuortismo conclamato e diffuso. Anche e soprattutto di giorno. Non solo cose cosìccosì, comunque sempre accettate, mi divengono improvvisamente intollerabili ma lo sono diventate anche le sciatterie, le promesse senza conseguenze di fatti e le cialtronaggini in generale. Tutte fattispecie delle quali probabilmente anche io mi rendo colpevole. Ma è imbattendomi in quelle altrui che quel buon carattere di un tempo scompare e quella che era la mansueta e mite Meripo’ lascia il posto a una incontenibile pseudostronza.

E’ l’età. La mezza età, più precisamente. Un appuntamento temuto quanto quello col commercialista che io stessa ho voluto procrastinare allo sfinimento (quello con la mezzetà, che la commercialista santadonna poraccia). Ma che ora è qui. Neanche più davanti a me ma direttamente dentro, inside.

Benvenuta a Svampìa, terra di tinte, flavonoidi e creme idratanti.

La buona notizia è che dentro a questa qua mi trovo meglio che dentro a quell’altra, anche se l’altra era più tonica, liscia, castana e idratata.

Perché è arrivata anche l’ora di dire che quello, spesso, non era un buon carattere: era coglionaggine. E, signore mie, la lascio andare volentieri insieme al vitino da vespa. Il pungiglione, invece, teniamocelo.

Tiz cappello Viet

 

 

La regola delle 3 C

mercoledì, settembre 13th, 2017

A seguito di una recente nuova ondata di straziamenti amorosi postumi vieppiù complicati dalla distanza ravvicinata delle scrivanie frontali o dell’attraversamento di pianerottolo, mi è qui d’obbligo ricordare a tutta l’utenza che -come spesso nella vita- meglio prevenire che rattoppare.

E dunque sono qui a ricordarvi che mai mai e poi mai bisogna infrangere la regola delle TRE C

-No Capo
-No Collega
-No Condomino

Dice
-Ma scusa Meripo’ ed esclusi questi chi rimane?
Infatti non so se vi è chiaro: bisogna restare single.

Tre di picche

Franca Viola, il No che ci ha rese più libere. Ma che è a rischio ogni giorno

lunedì, settembre 11th, 2017

E’ la donna che con No ha fatto cambiare la sua storia, quella del codice penale e quella dell’Italia, catapultandoci -con una sillaba- dall’oscurantismo a uno spiraglio di luce. Franca Viola, da Alcamo, classe 1948, figlia di due coltivatori. Ha 15 anni quando si fidanza con un ragazzo del suo paese, Filippo. Filippo Melodia, nipote di un mafioso. Motivo per cui dopo un po’ lo arrestano. A quel punto il primo No lo dice il papà di Franca, che le fa rompere il fidanzamento. Scandalo, ricatti, angherie, emarginazione per tutta la famiglia. Siamo -vorrei ricordarvelo- nel 1965, millenovecentosessantacinque, ma ancora funziona così, in Italia.

Funziona così al punto che il 26 dicembre 1965 Filippo con alcuni suoi scherani rapisce Franca e il fratellino. Il piccolo lo rilasciano quasi subito lei invece la chiudono in un casolare e la violentano ripetutamente. Cinque giorni dopo la riportano ad Alcamo. Della violenza non si sta occupando nessuno, il punto è che lei ora è “disonorata”. Ve lo ricordo, stiamo per scavallare il 1965.

Il padre di Franca viene contattato dalla famiglia di Filippo per “la paciata”, cioè per far la pace tra famiglie e procedere al matrimonio riparatore. Insisto: della violenza non si occupa nes-su-no. L’articolo 544 del codice penale dell’Italia, in pieno boom economico, Paese ormai in piena ascesa economica, prevede che il matrimonio estingua il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Reato estinto per la legge e onore restituito.

E’ qui che arriva quel No: è Franca Viola da Alcamo la prima donna in Italia a dire di No alla “paciata”, al matrimonio riparatore e a un destino segnato. Lei, supportata da un padre illuminato, insiste nel suo No.

Il resto è storia del diritto, della giustizia, delle donne, del riscatto, d’Italia, del mondo. Perché la storia di Franca, da Alcamo, inizia a viaggiare ovunque e a portare quel vento fresco di libertà.

Il processo ai sequestratori, lungo e a tratti umiliante, si svolge a Trapani. Lei lo affronta a testa alta. Al termine i suoi sequestratori saranno tutti condannati, Filippo Melodia morirà ucciso anni dopo da un colpo di lupara non dal babbo di Franca (c’era ancora pure il “delitto d’onore”), ma da da ignoti.

“Non fu difficile decidere -racconta in questa intervista-. Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana: non potevo radermi se non c’eri tu, mi disse. Cosa vuoi fare, Franca? Non voglio sposarlo. Va bene: tu metti una mano io ne metto cento. Questa frase mi disse. Basta che tu sia felice, non mi interessa altro. Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta. Voleva solo il bene per me”.

Lei ha sposato l’uomo che amava. Lo diamo per scontato, oggi, ma per lei non lo era affatto. Ha dovuto pagare a caro prezzo anche l’amore: “Ho un marito meraviglioso. Nei giorni del processo e anche dopo mi arrivarono tante proposte di matrimonio, per lettera. Giuseppe però mi aveva aspettata. Io non volevo più maritarmi, dopo. Gli dicevo: sarà durissima per te. Ma lui mi ha detto non esistono altre donne per me, Franca. Esisti tu”.

Dopo il No di Franca Oronzo Reale, allora ministro, propone di abolire la norma del codice penale sul matrimonio riparatore. Ma dovremo aspettare fino al 1981. Millenovecentoottantuno. Abbiamo avuto il matrimonio riparatore fino al 1981. E abbiamo dovuto aspettare il 1996 -1996- per far approvare la legge che fa dello stupro un reato contro la persona e non contro la morale.

L’8 marzo del 2014 Franca Viola è stata nominata Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana da Giorgio Napolitano, perché “il suo coraggioso gesto di rifiuto è stato una tappa fondamentale nell’emancipazione delle donne italiane.”

Si dice che la vita sia il 10% cosa che ti accade e il 90% come reagisci. Franca Viola con quel suo 90% ha cambiato una parte della storia e della storia del diritto di questo Paese.

Quanto le devono le donne mi pare abbastanza chiaro. Moltissimo. E’ invece il momento di pensare a quanto poco basti per vanificare tutti questi sacrifici. Lo scorso weekend, dopo i drammatici fatti di Firenze, ne abbiamo avuto una drammatica, amara, sconcertante prova.

Franca Viola

Riconoscersi

giovedì, settembre 7th, 2017

Anche Giulio, fotografo, un giorno decide di andare al Festival delle aquile in Mongolia. Tradizione millenaria, la caccia con le aquile, che i kazaki si portano nel Dna insieme a quelle guance rosse di freddo. Si usano aquile quasi sempre femmine perché pesano più dei maschi e sono più aggressive. “La stagione della caccia è l’inverno, quando la distesa di neve impedisce a volpi e lupi di nascondersi. Così, quando i primi fiocchi iniziano a cadere, i burkitshi lasciano le loro case e si dirigono a cavallo verso le montagne, tenendo sul braccio le loro aquile, che possono raggiungere fino agli otto chili” ha raccontato Palani Mohan, un fotografo australiano in un’intervista all’Abc.

Insomma anche Giulio si decide e va. Parte in gruppo con altri e arrivano prima sugli Altai e da lì a Sayat Tube, la collina del cacciatore.

I cacciatori sono lì nella piana, ciascuno col proprio guanto di feltro fino al gomito, unica difesa contro quegli artigli che possono trasformarsi in una micidiale arma. Le aquile della caccia possono arrivare a pesare circa 15 kg, alte fino a  70 cm e con un’apertura alare di oltre 2 m. Una montagna nella montagna. Il Festival inizia. Giulio imbraccia la sua, di arma, la macchina fotografica. E con lui tutti gli altri. Il freddo li attanaglia ma lo spettacolo ancora di più.

Festival aquile

Dopo qualche ora, concluso tutto, cacciatori e aquile se ne vanno e anche i nostri fotografi son lì a rifare borse e zaini.

Ed è allora, quando l’adrenalina è scesa e stai sognando solo di scendere pure tu per rientrare in una gher a scaldarti che Giulio si alza in piedi per andarsene e, in picchiata, la vede arrivargli addosso. E’ un attimo. La vita che ti scorre davanti, una botta indicibile sulla spalla che quasi ti butta a terra e quegli artigli addosso. Lei gli si piazza lì, sulla spalla. Ferma e immobile. Dopo avergli sbragato mezza giacca tecnica ma senza ferirlo. Io non so come abbia fatto a non restarci secco dalla paura prima e dall’emozione poi. E mi sa che non lo sa manco lui. Dopo qualche minuto così come era arrivata lei spicca di nuovo il volo e se ne va.

Neanche ve lo dico, che succede in quel gruppetto attonito sul cucuzzolo degli Altai. E Giulio lo sa: sa che è quel minuto quello che da oggi lo accompagnerà per tutta la vita. Non le ore dell’attesa sulla collina, non quelle foto splendide, non il viaggio: resterà solo quel minuto.

Si rimettono in cammino, per tornare in Italia. Dopo due giorni sono fermi in un altro villaggio, gher, montagne, le jeep. Sono lì a chiacchierare quando in cielo appare un’ombra. Un’ombra con un’apertura alare di due metri. Lo sapete, sì, chi è. Lei gli torna addosso. Sullo sbrago di sta povera giacca che, come Giulio, è ormai sopraffatta.

Questa storia a me l’ha raccontato l’accompagnatrice di Giulio che, a ripensarci ancora oggi dopo anni, se la sente di nuovo aprirle le ali sulla testa.

Riconoscere. Riconoscersi. Trovarsi. E sapersi ritrovare. A dispetto del tempo e dello spazio. Credo si chiami amore.

Aquila Mongolia