Archive for dicembre, 2016

L’arte del togliere

martedì, dicembre 20th, 2016

Mia nonna Aida diceva che di fronte all’orrore bisogna cercare riparo nella meraviglia. Per questo, durante la guerra, leggeva a mia madre e ai suoi fratelli piccoletti, da profughi sfollati in un fondaco umido e maleodorante, I promessi sposi.

Così stamattina, con ancora addosso l’orrore di Berlino e di Ankara, mi è tornato in mente il Cristo velato. Non so come mai non l’avessi mai visto fino alla veneranda età di un par d’anni fa. Non dico dal vero ma nemmeno in foto. Ci portò Grace, a me e alla giovane older. E so solo che quando mi ci sono trovata davanti per la prima volta ho avuto paura davanti ad un’opera d’arte. Che probabilmente quando la bellezza e la perfezione superano una certa soglia, lo sbigottimento lascia spazio al timore e, in questo caso, all’inquietudine e allo spavento.

Ed è stato entrando nella Cappella Sansevero, in mezzo alla già magnificente magnificenza che ci ruotava tutto intorno, che ci è apparso poggiato in mezzo alla stanza, questo:

Napoli, Cappella Sansevero

Napoli, Cappella Sansevero

Il Cristo velato. Opera di tal Giuseppe Sammartino, 1753. Ve lo metto anche tutto intero:

cristo-velato-figura-intera

Marmo. Ma ditemi un po’, non vi sembra che l’autore invece di agire “per forza di levare” abbia al contrario messo un velo su un corpo e l’abbia nonsoccome marmorizzato dopo? E infatti anche questo hanno ipotizzato: che usasse cadaveri. Poi che usasse formule alchemiche scioglitive. E ancheAntonio Canova, incredulo e trasformatosi nel Salieri di Mozart della situazione, pare che una volta, tentando di acquistare l’opera, disse che avrebbe dato dieci anni della propria vita pur di essere considerato l’autore di questo capolavoro.

Dunque il capolavoro nato, come tutte le sculture, dall’arte di togliere. Che se esistesse un corrispettivo sentimentale forse sarebbe l’arte del mancare. E del mancarsi.

Io so solo che lì davanti sono rimasta, perdonate, impietrita. Non ricordo una cosa simile neanche davanti al Michelangelo della Pietà.

Che davvero di fronte a quel marmo tutto si prova tranne il freddo. E ancora oggi, quando ripenso a questo velo poggiato mi viene un brivido lungo la schiena. A pensare a come si possa, in un mondo che tutto tende ad aggiungere e ad accumulare, trasmettere un senso di perfezione e di incomparabile bellezza togliendo.

Dimmi quanti quanti quanti

lunedì, dicembre 19th, 2016

“Quanti mariti ho avuto? Miei o delle altre?“
Addio a Zsa Zsa Gabor

zsa-zsa-gabor

Zsa Zsa Gabor

Via con l’Avvento/La passione non chiede permesso

mercoledì, dicembre 14th, 2016

di Ramerrez

Ti sei iscritto con tuo fratello all’istituto tecnico agrario nelle vicinanze di Sidney e incontri altri due coetanei. Ti accorgi di avere una voce bella e invece di fare un complessino con la chitarra elettrica ti metti a cantare con gli altri tre “a cappella”, sarebbe a dire usando solo la voce. Poi ti appassioni allo stile “doo wop”, che è uno dei versi strani che i gruppi degli anni 50 (spesso italoamericani) usavano per fare il suono degli strumenti, insieme a “bomp” e “sh-boom“.

Prima provi a vendere profumi, il tuo amico fa il fisioterapista, tentate di intraprendere una vita “normale” ma non c’è niente da fare: la passione per la musica è troppo grande e vi rimettete a cantare.

Alla fine arriva il successo e noi qui ci godiamo un delizioso video di Natale con una canzone sentita mille volte cantata così bene da avere l’impressione di sentirla per la prima volta.

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Human nature

Perché alla fine è bello fare qualcosa di nuovo, ma senza dimenticarsi che solo quello che è veramente moderno è degno di diventare antico, come il Natale.

(Questo per dire che la passione è come il Natale ma anche ahimè come l’amore: non chiede permesso, sfonda la porta. E quando arriva, arriva, bomp bomp sh-boooommmm
Meripo’)

Via con L’Avvento/ L’arte di perdere

martedì, dicembre 13th, 2016

di Ramerrez

Tutti belli e felici, ma nella vita è un attimo pensare di essere rovinati e di non potercela fare più. Per esempio immaginate di essere un chitarrista, giovanissimo e bravissimo: però, come tutti i nomadi, si vive in una roulotte. E siccome ci si è sposati da poco, quella roulotte è piena di fiori di carta per dare allegria. E’ una disattenzione di un momento, una candela che cade, tutto che va a fuoco e la mano sinistra ustionata con le ultime due dita che rimangono paralizzate. “Dimenticati di suonare ancora la chitarra”, dicono i dottori, ma c’è pure chi non li sta a sentire e fornisce un nuovo significato alla parola “disabile” inventandosi un nuovo stile e diventando uno dei più grandi chitarristi che la musica jazz abbia mai conosciuto.

Ecco, questo “disabile” è Django Reinhardt, (se volete vederlo suonare con la sua incredibile tecnica lo trovate qui ed una sua composizione l’avete sentita nel film di Woody Allen “Accordi e disaccordi”.

E tanti anni dopo quella tragedia c’è addirittura un complesso che, in suo onore, si chiama “The Lost Fingers” (le dita perdute) e ci regala questa versione ardita, originale e bella di “White Christmas”

Insomma, una brutta avventura, ma con un lieto fine. Perché senza lieto fine, che Natale è?

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The Lost Fingers

(Lost Fingers. Dita perdute. E arte ritrovata. perché quando va bene son capaci tutti. Ma è quando mette brutto, che i migliori arrivano al bello. Ascoltatela, che vi metterà anche di buon umore
M.P.)

Single Bells

lunedì, dicembre 12th, 2016

Quando pensi che tutto sia perduto e che il fondo sia stato toccato ecco che basta girarsi e trovare los escavadores che accorrono. Nella fattispecie la escavadora se presentaba proprio con tutto il suo materiale da cantiere da scavo, essendo essa una archeologa -e che archeognocca- dunque Picozza malepeggio 400 grammi manico legno, martello, nastro segnaletico e paletta inclusi. Ed è con parole accoratissime -“Meripo’, vista la tua tostissima giornata mi pregio di girarti questo link che sono certa riuscirà a produrre acute riflessioni nella tua mente impicciatissima”- che Astrid del ciel mi girava questo:

sagoma-single

lo sconto dell’88% su Groupon del sagomato a dimensioni naturali (marescià l’altezza, l’altezza) della sagoma del partner perfetto da presentare ai tuoi parenti a Natale se sei single. E vado ad illustrare:

UOMO
-Il bravo ragazzo: il classico fidanzato che ogni figlia vorrebbe presentare alla mamma. Lui fa sport (e si vede) ha un ottimo posto di lavoro, fa attraversare le vecchiette e canta nel coro del quartiere. Altro?

-Mr Eleganza: per le cene dove i cugini si vantano perché guadagnano di più, tu porta lui: super manager cravattato, anni di esperienza nelle migliori corporation, parla 4 lingue e abita nella via più chic del Monopoli.

-Il fisicato (quello mezzo nudo): può parlare di fisica quantistica come del Nobel a Bob Dylan; può discutere del mercato immobiliare di New York e della ricetta migliore per riso-patate-e-cozze ma potrebbe benissimo non dire nulla. Noi saremmo felici comunque

DONNE
-La ragazza della porta accanto: acqua e sapone, sa cucinare quasi come la mamma, ha un gatto e fa yoga due volte la settimana. Insomma la fidanzata perfetta

-La seducente: gamba lunga, sorriso smagliante e abitino sexy. Cosa vuoi di più per suscitare l’invidia di amici e parentado?

-L’aiutante di Babbo Natale: impacchettare i regali è più divertente in buona compagnia! Ti convinceremo dicendoti che prepara ottimi biscotti e ha vinto il premio per il miglior pacchetto di Natale del 2015.

Ora il punto non è tanto il sagomato ma lo sconto. Ciò significa che c’è pure chi se l’è comprato a prezzo pieno. Più di 40 acquistati, recita entusiasticamente Groupon. Che sto sagomato costava 83 euro. OTTANTATRè EURO.

Che in effetti, visti i costi di manutenzione -non solo economici- di quelli reali non è poi tanto. Per cui se in un primo momento mi sembrava una follia, più analizzavo le fattispecie disponibili più mi convincevo che, sai che ti dico?, secondo me potrebbe essere addirittura un affare.

Il magico potere del riciccio

mercoledì, dicembre 7th, 2016

Lo so, siete in quella fase in cui vorreste imbracciare la katana e rendere Uma Thurman una principiante. O forse in quella in cui vorreste affogarvi nel barattolo della Nutella mai più riemergendone. E’ stato a sbomballarvi mesi, forse anni, promesse, illusioni, miraggi, assaggi, tiraemmollaggi, stalkeraggi e lusingaggi. All’inizio manco ve ne importava molto. Poi ci siete cascate-i. Ma vi ha veramente fregate quando poi s’è dato. E’ così: la terra gira intorno al sole, la forza di gravità si percepisce davvero dopo i 50 e gli uomini spariscono appena v’avevano tramortite.

Matematicamente però, questo volevo dirvi, ricicciano. Anche Cocciante anni fa ci mise in guardia: “Non si perde nessuno”, cantò fra un cervo a primavera e una cornuta d’inverno. Non ci credemmo. Sbagliavamo. Perché fa parte delle leggi della fisica: Nulla si crea, nulla si distrugge e tutti si ricicciano. Si ripropongono. Come il peparuolo mbuttito.

E da oggi, signoremie, abbiamo un nuovo faro: Jennifer. Jennifer che, al riciccio di Brad con un tristanzuolo e scontato invito a cena, mentre s’asciuga lo smalto sulle unghie a katana, può dire

Grazie ma non ho tempo

Una tal Elizabeth Kubler Ross, psichiatra, teorizzò le 5 fasi dell’elaborazione del lutto, che molto si addicono anche a quel particolare lutto che è la fine di un amore. Finalmente, signore mie, possiamo aggiungere la sesta, la Fase Jennifer Aniston

1 Fase della negazione o rifiuto

2 Fase della rabbia

3 Contrattazione

4 Depressione

5 Accettazione

6 GrazieNonHoTempo

Aspettate. Aspettate, bellemie. Quel chitemmuorto ch’entro vi rugge non sprecatevelo ora. Avrete tempo. Che, al contrario di lui, è galantuomo.

jennifer

The cat is on the table and the plane is in the river

giovedì, dicembre 1st, 2016

Esce dunque nel weekend questo catalogato “da vedere” film di Clint Eastwood –“Sully”– sul pilota-eroe che, essendogli entrato un pattuglione di uccelli nel motore, ammarò nell’Hudson invece di seguire la procedura d’emergenza facendo dietrofront e andando ad atterrare in qualche aeroporto limitrofo.

Ora si dà il caso che quel 15 gennaio 2009 la quippresente non solo fosse a New York -in quello che di fatto fu il viaggio in cui pure er poro ex ed io ammarammo da matrimonio a separazione- ma più propriamente alloggiata all’Hotel Hudson, quello. Quello sopra al fiume ma soprattutto quellostesso di Sex and the city.

hudson-hotel

Quel pomeriggio, neoatterrati, si stava passeggiando attorno all’albergo quando vedevamo volteggiare elicotteri e sentivamo sirene circostanti ma il tutto in un’atmosfera piuttosto rarefatta, date le circostanze. Delle quali eravamo ancora all’oscuro.

Dopodichè, strafatti di jet lag e anche di freddo, rientravamo in albergo e salivamo in camera. Anche nella Hall nessuno riteneva di metterci a parte di nulla e anzi tutti, essendosi fatta nacerta, trangugiavano Cosmopolitan e Martini come non ci fosse un domani.

Io continuavo comunque a chiedere del perché di ste sirene e er poro ex continuava a tranquillizzarmi sulle nuove procedure di pattugliamento del territorio. E mi invitava a rilassarmi guardando dalla finestra il paesaggio vista fiume

E infatti è stato proprio avvicinandomi alla finestra, spazzolino da denti in bocca, che alla sua domanda da altra stanza

-Allora che c’è lì fuori di bello?

io ho urlato

-OOOHHHUUAUUAUIA UE’ U AUEUEO E IUE

-EEHH??

-OMMAMMAMIA….C’E’ UN AEREO DENTRO AL FIUME

Perché io poi mi lamento di matrimoni e separazioni. Però pure la vita di sto poraccio accanto a me non è stata certo facile.