Archive for ottobre, 2016

Orvieto Destination Pop

venerdì, ottobre 21st, 2016

Diciamolo: invitare la tenutaria di un blog per cuorinfranti a una kermesse legata al matrimonio è un po’ come mettere un dissuasore di velocità in autostrada. Ma è esattamente ciò che accadrà domani, sabato, a Orvieto dove si ritroverà l’eccellenza in fatto di mastri fiorai, mastri tortai, mastri profumieri e pasticceri, artigiani e ricamatrici, stilisti e truccoeparrucchisti. Insomma una Woodstock dei cinque sensi, in un posto pieno di eccellenze, soprattutto femmine. Come la Red Color, una cooperativa di donne nata dopo il fallimento di un’azienda tessile: invece di scoraggiarsi si sono rimboccate le maniche e hanno ricominciato da capo, insieme. E domani, a sfilare con tutti gli altri abiti, ci sarà anche un modello “Mary Poppins” in onore della quippresente creato proprio da loro.

Donne, artiste, imprenditrici, creatrici (ci sono pure gli uomini eh). Che meriterebbero già solo le mani delle artigiane che lavorano il merletto di Orvieto, ossia merletto fatto all’uncinetto con una filo sottile (cordonetto ritorto n. 100, questo per la mia amica Anto Golinè). Un patrimonio del territorio italiano che rischiamo di perdere, nato più di 100 anni fa dalle donne Orvietane che avevano acquisito la tecnica dall’Irlanda, via via sostituendo i motivi della trina irlandese con i disegni dei bassorilievi del duomo di Orvieto da qui Merletto di Orvieto.

ACD Systems Digital Imaging

E’ che Maria Rosa (e sempresialodata Beatrice mia che me l’ha presentata) è una donna coraggiosa e non solo perché mi ha invitata. Ma perché se ne stava bellebbuona a fare la wedding planner, che codella di Enzo Miccio è allieva, e dio solo sa chi caspita glielo abbia fatto fare a sobbarcarsi un’impresa simile. E infatti gliel’ho chiesto. E lei mi ha detto

-Meripo’ questo è un posto meraviglioso, pieno di arte, cultura, paesaggi, sapori e odori,  nel quale ci sono troppe ragazze ragazzi e pure attempati senza vere opportunità. Le due cose non vanno bene insieme. Vorrei provare a fare qualcosa per dargliela, st’opportunità di esprimersi e lavorare

E tu a una così che je dici?

Je dici SI’, nella migliore tradizione nuziale. Alla quippresente, come vi dicevo, sono stati riservati uno splendido abito da Meripo’ e il tema “Cenerentola cerca marito”. E dunque vi aspettiamo dalle 16 nell’ex Chiesa di san Giacomo in Piazza Duomo. Anche se non cercate marito ma cercate comunque una scarpetta. Anche quella nel piatto. Che è più probabile accaparrarci intanto quella.

destination

Atterrare su Marte ma non ancora su un uomo affidabile

mercoledì, ottobre 19th, 2016

Avverto l’utenza che lo sbarco del modulo Schiaparelli su Marte è previsto fra poche ore mentre non si hanno ancora notizie degli innumerevoli esponenti del sesso a noi avverso che per mesi e mesi ci hanno sbomballato l’anima finché, ottenuto il fatale incontro,  improvvisamente sono spariti nell’atmosfera ove presumibilmente vagano insieme alla missione Exomars della quale l’Italia a tutti gli effetti fa parte.

Dice allora mandagli tu un segnale. Infatti. Le destinatarie della sòla che di volta in volta hanno scritto copiose a questa posta melanzana, il segnale l’hanno pure mandato. Ma ecco la top ten delle 10 migliori giustifiche ricevute alla domanda

-CHE FINE HAI FATTO?

10 – Stavo giusto pensando a te ieri (non aggiunge altro: forse volendo intendere che già che ti penso con le onde gravitazionali mo’ vuoi pure che mi faccia vivo?)

9 – Scusa ma mi è caduto il cellulare in piscina e ho perso tutti i numeri (seguono altri 45 giorni di silenzio. Starà presumibilmente coi palombari in piscina a recuperare la scatola nera)

8 – Scusa ma non sono pronto –Ma per cosa? -Per una relazione troppo asfissiante

7 – Scusa ma sono out finché non si completano gli staff del governo (dice ma il governo s’è formato da quasi tre anni. E lui che c’entra, dovrebbe farne parte? Ma quandomai)

6 – Scusa ma ho un’allergia pazzesca, sono sotto antistaminico (che notoriamente blocca il pollice opponibile necessario per compulsare)

5 – Sono stato trasferito (In un’altra città? no, Meripo’, di stanza in ufficio)

4 – Ti avrei chiamata oggi (vedimo’ le coincidenze. Ma poi ti ha chiamata? no, sono passati altri 20 giorni)

3 – In che senso?

2 – Io?

1 – Chi sei?

Si sappia dunque che sì, oggi atterriamo su Marte. Ma i Marziani veri stanno qua, sulla Terra.

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The Martian

 

Il vaccino non è un’opinione

martedì, ottobre 18th, 2016

Mentre Bebe Vio starà dando gli ultimi ritocchi al suo abito Dior per la cena alla Casa Bianca di stasera

bebe-vio-dior

penso che mai avrei immaginato che nel 2016, mentre atterriamo su Marte, fosse necessario ri-obbligare le persone a vaccinarsi.
Mai avrei pensato che fosse necessario scriverci un libro, anche più d’uno.
Mai avrei pensato, quando l’ho conosciuto, che lo avrebbe scritto Roberto Burioni (che sarà che sulla rete circolano tante bufale ma per fortuna circola pure lui).
Premettiamolo subito: lo stimato professor Burioni, medico e ordinario di microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano è amicomio. Anche se non l’ho mai incontrato. Ma abbiamo incrociato le lame e le tastiere variamente su tutt’altro, comprese le sventure sentimentali per le quali, ahimè, il vaccino (ancora) non c’è.

Tutto ciò non sarebbe stato comunque sufficiente a motivarmi nella lettura di 160 pagine sulle vaccinazioni, se non fosse che Roberto Burioni oltre a essere dottore professore e amicomio è, anche, un fascinoso seduttore 2.0 (non ho idea se lo sia pure altrove, lo si metta agli atti, marescià mi raccomando). E dunque sì, sono stata irretita e me le sono sciroppate tutte e 160 come stessi leggendo Jane Austen. Perché, in qualche modo, quest’uomo scrive anche come una donna: con la penna intinta un po’ nel miele e un po’ nel fiele. Sempre, in ogni caso, nell’alambicco. Il tutto provvedendo a ridividere le due grandi categorie il cui mischiume è oggi responsabile di gran parte dei disastri orbeterracquei: fatti e opinioni.

Mai avrei pensato dunque di appassionarmi alla storia dell’antivaiolosa (soprattutto perché a me ha lasciato l’orrido timbro non sul braccio ma sul fiancochiappa). E mai avrei immaginato, per esempio, che a portare a segno un colpo micidiale al terribile virus fosse stata una fascinosa donna, tal Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762) “bellissima, elegante, intelligente, insomma quel tipo di donna di cui ogni uomo conosce la pericolosità” scrive Roberto (che quindi direi che sì, deve essere seduttore anche oltre il 2.0 ma marescià peccarità questa è un’opinione).

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Lady Mary Wortley Montagu

Colpita dal vaiolo a 26 anni -insieme al fratello che morì, Lady Mary Wortley Montagu sopravvisse ma rimase “deturpata nel volto perdendo la sua bellezza ma non la sua intelligenza”. Cosa che non le impedì di sposare un ambasciatore a avere un figlio. A Costantinopoli venne a sapere che le persone si difendevano dalla malattia “infettandosi in maniera controllata” (vi risparmio i particolari della traslazione di liquido da pustole di poco malati a piccole zone di pelle di molto sani).

Il marito, narra sempre il Burioni amiconostro, era molto “contrario a questa bizzarria e non avrebbe mai permesso che il diletto primogenito fosse sottoposto a questa pratica turca. Tuttavia -voi sapete come sono fatte le donne- quando nel 1718 dovette tornare in Inghilterra, la moglie colse al volo l’occasione e in sua assenza fece variolizzare con successo il figlio. Il padre ritornò a cose fatte e a quel punto -come fa da sempre ogni coniuge di sesso maschile di fronte a una simile situazione- si rassegnò e diede ragione alla moglie”.

Ecco. Guarda che tocca fare per vedersi dare ragione da un uomo.
Sdogano quindi volentieri la Vanna Marchi che è in me e ve lo dico: amichemie e amicimiei specie i dubbiosi e gli assatanati contrari, fatelo: burionizzatevi. Burionizzatevi con successo. Se non per me fatelo almeno per Lady Mary Wortley Montagu.

burioni-libro

Roberto Burioni
Il vaccino non è un’opinione
Mondadori

Pop is more en Barcelona

lunedì, ottobre 17th, 2016

Dunque mentre il lander Schiapparelli si distaccava dalla sonda madre e volava verso Marte, nosostros cinques ce distaccavamo da Fiumicino per volare verso Barcelona donde esperabamos de encontrar un po’ de tregua allo scassamento diario de cabasisis italiano. Porquè esta es la primera leccion: se non sai che prendere contro lo sfrangimento de pelotas, prendi un aviòn. Possibilmente con algunos amigos. Uno dei quali possibilmente avinazado nel sienso un esperto di vini e affini.

Lider de la expedicion fue l’amiga nonché arquitecta Lorenzinanostra. Dice Meripo’ perché specifichiamo la professione? Epperché poi movvelodico.

Ora, siccome todos ciertamente siete stati a Barcellona, mientre io non c’ero stata mai (che anche questo va detto, hodello me puerta dentro a la fine del mundo ma mai a meno de diecimila chilometros) è inutile che stia qui a tediarvi con la Sagrada Familia (iniziata nel 1882 e non ancora finita, tipo la Metro C di Roma), con tutti gli arzigogoli delle case di Antoni Gaudì (nos avemo visto casa La Pedrera, sul cui tetto Scarlett Johansson e Rebecca Hall cinguettano in Vicky Cristina Barcelona) e tacerò di Ramblas, Teleferico, Tapas (aò fossimo riusciti ad assaggiarne una, solo scodelle di cibo), Montjuic, Barrio Gotico e altro.

Vorrei però soffermarmi sul fatto che, appena traslados dall’aeropuerto e arrivati nel figherrimo hotel (però troppo caro nel rapporto prezzo-servizi), avendo saltato il pranzo ed essendosi fatta nacerta, ci sedevamos al baretto e lì el companero Stè ordinava

-Una copa de Cava

Cava. Ricordateve sto nome se già non vi ci siete tuffati. Che la companera Pablita aveva detto “Oh ragazzi a Barcellona si fa il bagno fino a dicembre”ma noi el bagno ce lo siamo fatto nel monsone che ci ha accolti il primo giorno ma soprattutto in questo caspita di irresistibile prosecchino catalugno che abbiamo tracannato a todas las horas, compresa la variante della Sangrìa de Cava.

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Sangrìa de Cava y Meripop

E siccome ogni viaggio ha la sua catarsi, il nostro prendeva vieppiù le sembianze del Padiglione tedesco di Mies van der Rohe, il caspita di edificio che rappresentò la Germania nell’Esposizione Internazionale del 1929. Ora ditemi quanti di voi, a sentir pronunciare Barcellona la associano sto coso (che però, questo sì merita, il signor Mies van der Rohe è l’inventore di “Less is more” e hodesta es la primera y unica lezione che dovremmo sempre recordar de vanderCoso e del padiglione).

Ma Lorenzina ci aveva sfrantumato abbestia las pelotas e continuava a dire -E quando ci andiamo? -Ma da qui è distante? -Mi incateno se non andiamo da vanderCoso finché, estremados, ce arrivavamos. E devo dirvi che sì, fue un bellissimo semplicissimo rivoluzionarissimo coso. Fatto di linee essenziali e specchi d’acqua, linee asciutte e acciottolati bagnati.

Ed è stato intravedendo la scultura “il mattino” di George Kolbe e molto desiderando emularne le sembianze e immortalarne il momento, che me dirigia verso de ella finché, proprio in prossimità, sentìa solo uno SPLAAASSSSHHH. Porquè sì: quel marmo rilucente sotto alla statua era UNO STAGNO. E io ci finiba con tutteddue i piedi dentro.

Y por finir el capolavoro, tutti gli arquitectos presenti essendosi riversati a vedere questa performance artistica della Meripopa che usciba dall’agua come Venere, un genio tetesko si avvicinava e, io ancora grondante da los piedes, esclamaba

-Oooohhh come Fontana ti Trevi

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Meri saliendo dal agua en el Padiglione di Mies Van der Rohe

E chest’è, signorimiei. Que la classe non è agua. Ma a volte invece sì.

I destinati

giovedì, ottobre 6th, 2016

Questa mattina ho ascoltato un’intervista fatta a Patrizio Cairoli, il figlio di Marcello, morto al Pronto soccorso del San Camillo di Roma dopo 56 ore di attesa. Marcello, malato terminale, al quale non è stato dato neanche il conforto non dico della dignità ma neanche di un separè. Nell’intervista il figlio racconta che, a un certo punto, gli infermieri hanno detto al medico di guardia “No, da quello non ci andare perché è un destinato”. Un destinato, una persona per la quale non c’è più nulla da fare. E che a maggior ragione avrebbe bisogno di potersene andare nel modo migliore possibile.

Proprio in quel sillogismo -destinato uguale inutile- credo ci sia la grande, vera, nostra emergenza: la fine della compassione. Tanto più grave in quanto, tra tutte le emergenze, di questa non sembra preoccuparsi nessuno. Forse inconsapevoli del fatto che se al calo del pil e della produzione industriale si può trovar sia pur faticoso rimedio, alla morte della compassione no.

Si può essere più o meno fortunati, agiati o comodi nella vita ma abbiamo una sola certezza: siamo tutti destinati. E’ solo un problema di come e quando. Dunque, tra destinati, sarebbe non solo un segno di umanità ma anche di lungimiranza occuparsi del “come” di quelli che stanno solo più avanti di noi nella stessa fila.

compassione

Nati due volte

martedì, ottobre 4th, 2016

Un giorno di normali tragici sbarchi a Lampedusa. I soccorritori mettono i corpi senza vita su Molo Favaloro. Anche quello di Kebrat. Che sì era morta. “L’avevano ripescata che non si muoveva, gli occhi chiusi, priva di sensi. Poi un conato di vomito, lei che sputa nafta e acqua. La vita che non ci sta a finire”: è così che Pietro Bartolo la prende e la porta nel suo ambulatorio e poi in elicottero a Palermo. Succedeva quel 3 ottobre di tre anni fa.

Ieri Pietro Bartolo e Kebrat si sono riabbracciati. Lei ora ha 28 anni, è una mamma in attesa del suo secondo figlio e vive nella periferia di Stoccolma. Il video, di Repubblica eccolo qui, me l’ha mandato Grace. Mi ha telefonato in lacrime e mi ha detto solo

-Meripo’ se rinasco io voglio essere Pietrobartolo

C’è una scena nel film Fuocoammare, quello andato in onda ieri sera, in cui il dottor Bartolo fa un’ecografia a una delle donne salvate dal mare, una donna incinta. A un certo punto passa l’ecocoso ed esclama entusiasta

-WOMAN, WOMAN… comm’attè

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Pietro Bartolo da Fuocoammare

Meripo’ allora? Allora ho pensato che ogni volta che qualcuno rinasce la seconda volta fa rinascere pure noi. E che, a tutti gli effetti, ci fa rinascere anche chi ci fa partecipare alla rinascita di qualcun altro. Essere Pietro Bartolo. Non solo a Lampedusa. Non solo in mare. Non solo di fronte alle grandi tragedie. Segnarselo.

P.S.
Grace… woman, woman: commattè.

Il quarto stato

martedì, ottobre 4th, 2016

Gli stati a noi più familiari della materia sono quattro: solido, liquido, gassoso e sfigato.

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Il Nobel per la Fisica a Einstein

#3ottobre

lunedì, ottobre 3rd, 2016
C’è una donna sulla soglia dell’accoglienza. C’è una donna sulla porta del dolore. E ci sta, spesso, da sola. Si chiama Giusi Nicolini. Ed è la sindaca di Lampedusa. 
 
Così si presentò poco dopo l’elezione:
 
“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile”. 
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Giusi Nicolini sindaca di Lampedusa

#3ottobre, Prima Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione