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Viaggiare leggeri

giovedì, agosto 4th, 2016

Il punto è che quando si viaggia con quellollà non è che puoi fare il bagaglio, devi fare il Sudoku. Dice Andremo dai cinquemila metri alla barca alla foresta, dal ManzanarrealReno. Dice Serve dalla muta al piumone, dalle espadrillas agli scarponi. E anche la torcia da testa. E maniche lunghe e corte. E pile e pareo. E non possiamo superare i 23 chili. E no bagaglio rigido. E serve il copribagaglio.

Insomma io stavo lì a maledire Rubik e il caspita di cubo. E a imbustare come fossi la Orogel. Busta cose di mare. Busta cose di montagna. Busta biancheria. Busta creme. Busta torcia, pile, adattatori e affini. Busta maglione. Busta asciugamani. Busta scarpe. Busta muta, pinne, maschera. Busta scarpette da scoglio e ciabattine. Imbustavo e sbuffavo.

bagaglio

Pop Baggage, stato avanzamento lavori

E pensavo però che fare un bagaglio è come dover fare continue scelte. E rinunce. Di cosa posso fare a meno? Un po’ quello che facciamo tutti i giorni. Ma imbustato. Ecco pensavo a questo quando a un certo punto, dicendomi che comunque fare un bagaglio è anche sognare un’altra vita e decidere con cosa vogliamo viverla addosso, mi son venute in mente alcune amichemie e amicimiei che stanno preparando ugualmente una valigia ma non potranno lasciare qui niente.

Perché dovranno portare un problema, un bimbo in difficoltà, una malattia di una persona cara o una loro. Quelli che non possono staccare mai, per capirci. Che, sul bagnasciuga anziché nel condominio, non avranno “pesi” da lasciare qui. Portati con amore e intelligenza, che ce ne vuole sia dell’uno che dell’altra. Ma sempre pesi sono.

E che nonostante questo sono in grado di vivere, e far vivere, la stagione del sole con meno nuvole e le stagioni pesanti con più leggerezza. A bagaglio sempre invariato. E senza poter mai dire “questo lo lascio qui”.

I veri, veri, viaggiatori.