Archive for marzo, 2016

I 10 segnali dai quali capire che stai per cacciarti in un guaio

giovedì, marzo 31st, 2016

Cara Meri,
ma secondo te esiste un metodo per capire dall’inizio se una storia ha futuro oppure no? E soprattutto per capire che futuro? In sintesi: un vademecum anti-sòla è possibile?
Tua Vera

Cara Vera, primaVera,
secondo me manco Othelma. Però forse una google map della sòla in agguato te la possono dare le prime frasi che ti si affacciano nella capoccettabbella appena ti imbatti nell’oggetto del tuo desiderio. Il presente vademecum, a ben guardare, vale dal fumo alla Nutella, passando anche per i rappresentanti del sesso a noi avverso.
Ecco dunque i 10 segnali dai quali capire che stai per cacciarti in un guaio:

10 Non mi interessa proprio
9 Figuriamoci
8 Che poi che ci troveranno
7 Mah, proprio al limite
6 Più che sopravvalutato
5 See ciao
4 Ho già dato
3 Casomai solo una volta
2 So quello che faccio
1 Smetto quando voglio

E ricorda sempre, con Ennio Flaiano, che
“I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?”

Top ten

Ricomincio da te. Quelli della seconda chance

mercoledì, marzo 30th, 2016

Per la serie i grandi ritorni unannodopo. E, sempre, viva quelli che ricominciano (i Giggetti stanno ancora tutti insieme eh)

Dopo alcuni anni ho ritrovato davanti a un bicchiere di rosso d’annata il mio collega e amico, che chiameremo Gigino. Entrambi essendo stati accomunati da un biennio lavorativo da panico brillantemente superato tipo Cast Away, abbiamo ritenuto di suggellare il reciproco ritrovamento e lui, gourmet e gran maestro di vini, dopo avermi in quegli anni fatto sperimentare cuochi di fascia AAA+++, si è stavolta offerto di cucinare personalmente. L’ho ritrovato quindi a cena a casa sua con la sua nuova compagna, Gigina, che a sua volta ha due gigetti, Gigetto di 16 anni e Gigetta di 10, io accompagnata dal professor Pi sceso appositamente dal Granducato.

Tanto per suggellare il ritrovamento si è iniziato con
-gambi di sedano col gorgonzola e crostoni di pane caldo
innaffiati da un inusuale connubio di prosecchino e Coca Cola (non mischiati eh, ciascuno a seconda dell’età alzava il proprio calice riempito)
seguiti da
-torta rustica di spinaci, toma piemontese e coppa di spalla
ma a quel punto eravamo già -mi pare- a un Barolo (il mio tasso alcolico già era in overbooking)
incalzata da una
-minestra di verdure e cozze
strabiliante
mentre, dopo una prolungata pausa conviviale di assestamento stomaci, si riprendeva la degustazione con
-spezzatino di tonno e patate
-alette di pollo alla nonsocché ma buonissime tipo tex mex (particolarmente apprezzate da quelli non Flinstones della tavolata)
e si chiudeva, con l’amichevole partecipazione di un vino passito invecchiato più dei due Gigetti messi insieme

Ora, appurato che Gigino è veramente quello chef che AntoninoCannavacciuolostaisereno, c’è che a un certo punto -mentre conversavo amabilmente con i gigetti che magari avercene figlioli piacevoli ed educati così- Gigino mi si è avvicinato e ha bisbigliato
-Meripò… è la prima volta che i gigetti sono a cena da me, speriamo bene

Ed ecco che, pensavo, davvero l’amore è come la cucina: un incontro sapiente di ingredienti da saper assemblare, dosare, far stare insieme in modo che ciascun componente aiuti ad esaltare l’altro senza che nessuno prevalga. Avere ottimi ingredienti aiuta ma non basta. Poi ci vuole tempo, costanza, passione, pazienza. Ci vuole, in sostanza, amore.

Pensavo anche a tutte e tutti quelli della seconda chance: quelli che ricominciano. Che quando finisce un rapporto coerentemente ne traggono le conseguenze e coraggiosamente si rimettono in gioco. Che a una certa tutti ci arriviamo con una due, tre vite dietro e magari con i nostri gigetti e gigette. E’ un lavoro complesso, delicato, quello di riassemblarsi. Come in cucina appunto.

Ricominciare è sempre un lavoro faticoso per il quale, oltre tutte le doti che servono in cucina, serve pure un compagno-a all’altezza. Credetemi, non è una miscela così diffusa. Aiutate le persone a ricominciare.

Aiutate quelli che, coerentemente, sanno scrivere la parola FINE quando questa è inevitabile. E con costanza, e spesso con i gigetti, scommettono sulla fatica di ri-amare. Anziché lasciare le macerie regolarmente in piedi per godersi il ricominciamento di nascosto.

second chance every day

Cercarsi ovunque

mercoledì, marzo 30th, 2016

Una regina di un tempo e uno spazio chenonsisa, che voleva fare la pianista, scappa di notte e si rifugiata dal suo maestro di musica. Un’ora e mezzo dopo si sta tutti divertiti, pensanti, affascinati e ieri sera anche un po’ commossi (perché la serata era dedicata a Paolo Poli) a battere le mani. Un’ora e mezza di magia. Per riaffermare che il linguaggio universale con il quale tutti possono capirsi e comunicare è uno solo: la musica. Sulla scena sono solo in due, Stefano Bollani e Valentina Cenni, che è anche la sua compagna nella vita (“ci siamo conosciuti in aeroporto. Ma prima ci siamo messi insieme poi abbiamo deciso di lavorare anche, insieme”). E per un’ora e mezza, dal Rossini del Barbiere di Siviglia (“Se il mio nome saper voi bramate”) a Fra’ Martino campanaro, ieri sera all’Eliseo, questo personaggio “un misto fra Linus e Schroeder” (come Bollani lo ha autodefinito in questa intervista a Rep) incanta e ci dimostra che molte cose senza senso dimostrano di averne più di quelle che il senso dovrebbero averlo.

La trama non ve la dico e forse manco c’è. Ma sono due le frasi di questa fiaba che vi consegno e sulle quali, anche stamattina, mi viene da ripensare. La prima è che “la nostra vita è fatta dai nostri pensieri”. Sono loro che ci tengono compagnia tutto il giorno. E da loro dipende la qualità della nostra vita. Non dagli altri o dai pensieri degli altri. Dai nostri. Che sono sempre lì, a portata di mano per essere cambiati. E indirizzarci da una parte o dall’altra.

E poi c’è il “cercarsi ovunque”: che se ci pensate è proprio una bella definizione dell’amore. Cercarsi nelle cose che si leggono, che si vedono, in quella battuta, in quella frase che è capace di parlare così forte e chiaro solo a quei due. E forse è questa la cosa che più ci manca quando l’amore non c’è: cercarci. Per ritrovarci.

 

La regina Dada

Stefano Bollani e Valentina Cenni

La regina Dada
scritto e interpretato da Valentina Cenni e Stefano Bollani
Teatro Eliseo, Roma
dal 29 marzo al 3 aprile
Musiche di Ennio Morricone che però non poteva e dunque di Stefano Bollani
che si conferma il genio che è

Le case di Giulio

martedì, marzo 29th, 2016

E’ stato sulla via del ritorno da Cervignano e dal parco archeologico di Aquileia che Franca a un certo punto prima ha preso una strada poi ha fatto inversione (regolarmente, marescià, regolarmente) e mi ha detto

-No, Meripo’ prima andiamo a Fiumicello

E così siamo arrivate in un ameno paesino, Franca ha accostato su una piazzetta e mi ha detto

-Queste sono le case di Giulio Regeni

Sono scesa e ho iniziato a vedere, ovunque volgessi gli occhi, striscioni gialli dappertutto, appesi al Comune, vicino alla Chiesa, dai balconi, sulle siepi, con la scritta “Verità per Giulio Regeni”. Un’unica distesa di giallo. E non solo a Fiumicello.

Fiumicello

Fiumicello

E striscioni e striscioni ci hanno accompagnate ovunque, come un infinito guard rail, finché siamo uscite dal paese.

Poco fa al Senato la mamma e il papà di Giulio hanno tenuto una conferenza stampa, insieme al loro avvocato e a Luigi Manconi. Non ho figli e non posso neanche immaginare che strazio innaturale debba essere per un genitore perdere un figlio. Perderlo così.

“Da mamma ho pianto pochissimo, io che ho pianto anche ascoltando canzoni in macchina”, ha detto a un certo punto. “Vedo i suoi occhi che chiedono “che mi sta succedendo?” e ciò che mi fa più male è lui che capisce che una porta non si aprirà più”. Il resto vorrei che, se non ne avete avuto modo, lo ascoltaste.

Dico solo che ci sono risposte che si devono a chiunque. Ma si devono ancora di più quando lo sconfinato dolore parla con simili dignità e fermezza.

A casa di Giulio aspettano la verità. Tutte le case di Giulio aspettano la verità. Compresa quella di ciascuno di noi.

Auguri, staffetta Gabriella, signorina ma non per forza

venerdì, marzo 25th, 2016

Auguri, staffetta Gabriella, cento chilometri al giorno in bicicletta e una gran fame.

Auguri staffetta Gabriella, pronta a morire a 17 anni “che ogni volta che uscivo di casa speravo di non dover sparare”.

Auguri staffetta Gabriella, che una notte a. Castelfranco arrestò un’ombra nella piazza perché non ricordava la parola d’ordine. E quell’ombra era suo padre, perseguitato dai fascisti.

Auguri, staffetta Gabriella, che andò casa per casa a incoraggiar le donne per prendersi il diritto di votare. E ancora oggi si chiede “perché per noi donne gli esami non finiscono mai. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica”.

Auguri staffetta Gabriella, quando essere sindacaliste significava difendere “le mani lessate delle filandiere”.

Auguri staffetta Gabriella, che quando ti chiedevano se rimpiangevi la condizione di signorina rispondevi, dietro suggerimento della Sandra Codazzi, “signorina ma non per forza”.

Auguri staffetta Gabriella, prima donna ministro della storia della Repubblica e instancabile “acchiappafantasmi” della commissione d’inchiesta sulla P2.

Auguri a te e a tutti noi, Tina Anselmi, per i tuoi 89 anni.

E sempre grazie a Carla Trudu che mi regalò il libro di Anna Vinci dal quale sono tratte tutte queste perle preziose: “Tina Anselmi con Anna Vinci – Storia di una passione politica. La gioia condivisa di un impegno. Sperling&Kupfer”.

image

(Alfonsina Morini Strada, altro tipo di pioniera…)

 

Quello che possiamo non fare

mercoledì, marzo 23rd, 2016

Avendo la sottoscritta unacerta, la parola e l’esperienza terrorismo non sono nuove. Nuovo è, invece, avere a che fare con una forma di terrorismo in cui l’obiettivo non sono più categorie specifiche e in qualche modo prevedibili ma, direttamente, chiunque. E nuovo è avere a che fare non più con mitragliette e residuati bellici delle Brigate Rosse ma direttamente con uomini imbottiti di esplosivo che si fanno saltare in aria colpendo chiunque ovunque.

Chiunque ovunque. C’è poi che, ai miei tempi, “i miei in salvo” (diciamolo, alla fine questa è la prima reazione di fronte alla globale tragedia) erano presto geolocalizzati: papà e mamma al lavoro, sorella a scuola, nonni a casa. Ieri “i miei” erano ovunque. Dunque anche a Bruxelles. C’erano Maria, con Pier e le piccolette, Roberto, Carla, Marcello, Claudia, Alessandro di Marcella e Cosimo e Daniele e più passavano i minuti più aumentavano. Perché i nostri confini anche affettivi si sono graziaddio dilatati. Creando nuove fonti di apprensione.

Che posso fare, che possiamo fare? Non ne ho idea. E temo non ce l’abbiano così chiara neanche quelli che devono prendere decisioni per tutti. Forse però ci sono alcune cose che possiamo evitare di fare, in questi frangenti.

1 Diffondere notizie false (chiunque è ormai anche giornalista, benissimo: dunque spetta anche a voi verificare ciò che andate postando)

2 Diffondere immagini e filmati falsi (come sopra: il mondo può attendere altri dieci minuti prima che facciate le opportune verifiche incrociate e al limite rinunciate a postare)

3 Non chiedere scusa se, càpita, siete incorsi nei punti 1 e 2

4 Rubare senza citare la fonte (anche per mettervi al riparo dai rischi di 1, 2 e 3). In ogni caso rubare senza citare la fonte -sempre e ovunque- vi regala due minuti di gloria e millemila di sputtanamento perché i vostri amici e seguaci sono meno cojoni di quanto immaginiate e prima o poi vi sgamano.

5 Postare inutili ammiccamenti allarmistici (ho saputo una cosa che mammamia. Tenetevela per voi)

Tanto per cominciare. E giusto perché siamo ormai legati gli uni agli altri e le cazzate di uno si propagano danneggiando chiunque. Che, ve lo ricordo, siamo noi. Sei tu.

Alarm

Bruxelles

martedì, marzo 22nd, 2016

Farnesina, ore 10:

Unità di Crisi raccomanda ai connazionali presenti a ‪#‎Bruxelles‬ di evitare spostamenti al momento. Unità di Crisi attiva: +39-06-36225

PopLetter

venerdì, marzo 18th, 2016

E dunque pare abbiano trovato l’interruttore della fame. Sta nel cervello. Purtroppo invece non hanno trovato nè l’interruttore della minchionaggine e manco il cervello nei trogloditi dello Sparta Praga che hanno urinato indisturbato addosso a una mendicante su ponte Sant’Angelo, a due passi dal Vaticano, per capirci. Ce ne sarebbe per iscriversi al movimento per l’autoestinzione dell’umanità.

Ma siccome “viver bene è la miglior vendetta” andrei qui a raccogliere qualche idea e qualche appuntamento per ritemprarci un po’.

Inizierei tenendo conto del fatto che, essendo venerdì, potreste abbandonarvi nottetempo a qualche bagordo. E siccome “di sera leoni, di mattina (omissis)” giusto giusto arriva il nuovo sito di Ricciocapriccio (che sarebbe quel luogo di ciclonica energia che definire parrucchiere è quantomeno riduttivo gestito da Alessandra Pucci). Andate alla sezione di Tamara e cuccatevi “Le conseguenze dell’hanghover”. Poi fatevi una tisana e rimettetevi a letto con le fettine di cetriolo, che Tamara è pischella e noi abbiamo na certa quindi quella ci mette un’ora, noi un paio di giorni.

Contestualmente, se siete libere-liberi lunedì, inauguriamo la primavera alle 18 a Roma a Viale Mazzini presentando il libro di Jolanda dal titolo-sentenza “D’altronde sono uomini”. Lunedì 21 marzo alle 18 alla Galleria Plus Art Plus in Viale Mazzini, 1 con la quippresente, Beatrice Curci, Tiziana Sensi, Maria Rosa Borsetti, Follie Parrucchieri (Hair Artist: Alessandro, Andrea, Luciano) e naturalmente lady Iolanda Pomposelli

Buon uichendo a tutti. Statemi bene. Ma soprattutto vivete bene.

PopLetter1

PopLetter

L’amore senza

mercoledì, marzo 16th, 2016

Per me è un po’ come l’11 settembre: non dimenticherò mai dov’ero quel giorno. Quello in cui lo rapirono e quello nel quale lo ritrovarono. Come mai dimenticherò le immagini di quel corpo rannicchiato in un portabagagli.
Ma se su un blog sentimentale oggi vi parlo di Aldo Moro non è per ricordare una morte: è per ricordare, e tenere sempre viva, una passione. La sua. Ma non quella per la politica che pure ci fu, lo travolse e lo uccise. Ce n’era un’altra, di sua passione, che non avevo mai incontrato finché è stato vivo. Perché tutto avrei immaginato tranne che l’uomo austero e compassato con quella frezza bianca in testa potesse scrivere, dopo tante pagine di storia, anche e soprattutto pagine d’amore. Di un amore mai morto, neanche quando se ne è andato lui e neanche quando se ne è andata pure lei.
L’amore senza trucco, senza parrucchiere, senza foto, senza articoli, senza gossip, senza un filo di rossetto, senza un bel vestito, senza clamore, senza fulmini, senza tuoni, senza farfalle.
L’amore senza. Che io ho faticato tanto a capirlo. E ancora oggi mi sorprende. E vorrei entrarci sempre in punta di piedi, dentro quell’amore strano. Dentro quell’amore senza. E ci penso sempre. Penso che, davvero, “se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. Anche per noi.

Cara Norina,
mi hanno detto che tra poco mi uccideranno.
Ti bacio per l’ultima volta (…)
Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi.  Uniti nel mio ricordo vivete insieme.  Mi parrà di essere tra voi.  (…)
Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.
A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.  Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.  Sono le vie del Signore.
Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno.
Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.
Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto”.
Aldo Moro

Aldo Moro sorriso

Hap-Pi Pi day

lunedì, marzo 14th, 2016

Nel Pi greco day (il 14 marzo letto all’anglosassone diventa 3/14 ovvero il coso che serve per calcolare l’area di un cerchio) mi è qui gradito ricordare una delle migliori interpretazioni del nostro Esimio Prof. Allorquando nella sua Aula universitaria spiegando le equazioni a studentesse e studenti che si preparano ad essere futuri insegnanti elementari, infine una si avvicina e gli chiede:

-Scusi ma perché dobbiamo studiare cose così complesse visto che poi andremo a insegnare addizioni e sottrazioni?

E lui:

-Mi perdoni, cara, in questo periodo sta seguendo un corso di letteratura italiana?

-Si, certo

-E perché lo fa, visto che andrà ad insegnare prevalentemente l’alfabeto?

E dunque molti auguri, professor Pi. Che ne ha parecchio bisogno, a ben vedere. Come noi, per altro.

Infine una citazione, alla quale mi appellerò come alla Convenzione di Ginevra ogniqqualvolta mi si verrà a dire che le donne sono problematiche:

In matematica l’arte di porre problemi deve essere tenuta in maggiore considerazione di quella di risolverli.
(Georg Cantor)

Pi day happy