Archive for gennaio, 2016

Indoll’è codesto Laosse?

lunedì, gennaio 11th, 2016

Va detto che il Professor Pi l’aveva presa alla larga. Non potendo quest’anno partecipare alla spedizione natalizia aveva tentato una lusinga esotica con

-Meripo’ perché non ne approfitti e vai a farti un bella vacanza a Zanzibar? (sottotitolo implicito: Così la finisci di sfracassarmi i maroni quando ti porto a giro io?)

Che star spiaggiati su una sdraietta a Zanzibar sorseggiando cocktail è stato effettivamente il miraggio delle volte in cui mi trascinava per qualche impettata fangosa per l’orbe terracqueo, cioé sempre. Senonché, mi son detta, perché togliersi la possibilità di continuare a sfracassarglieli? Dunque, dopo attenta consultazione del programma e accampando scuse del tipo

-Mh mi pare un po’ troppo nojoso con tutto questo mare

optavo per una sana telefonata di piano B a Nicki Sventola che gli assidui ricorderanno per l’indimenticata spedizione in Dancalia, ella essendo in partenza per una “spedizione Surma” a base di inesplorate tribù etiopiche (per le quali qui si è già dato abbastanza). La Sventola iniziava a passare in rassegna tutte le partenze che permettessero una parziale sottrazione alle italiche abbuffate del triangolo 25-31-6 infine proponendomi la terna

Patagoniaterradelfuoco-Astuccipenici delle foreste-Laos

Laos. Più che altro per evitare gli astucci penici delle foreste e quelli scafandrici da assideramento patagonico.

Laos senza Professor Pi ma, attenzione, con la Profe C. Che sempre dal Granducato arriva. E sempre Profe è. E che così si annunciava

DRIIIINNNNNNN

-Son la Claudia. Unfoppeddittelo Meripo’ ma siam solo in cinque, o speriamo ‘un ci sian scassaballe. Noi comunque si parte, icche cc’è cc’è,

E va qui altresì annotato che l’unica reazione registrata nella maggior parte degli avventori ai quali si comunicava la destinazione era

-Laos. E ndo sta? (da Roma in su: E dov’è, il Laos?)

Ce lo hanno chiesto financo sulla EgyptAir i  viaggiatori che si stavano recando nei confinanti Cambogia, Thailandia e Vietnam. La profe C ci metteva a parte del fatto che, alcuni l’avevano chiamata per informazioni chiedendo soprattutto, di un Paese che di sbocco non ne ha manco mezzo incastonato come sta tra le foreste,

-E quanto mare potremo fare?

(Zanzibar, ma quanto sei sottovalutata?)

Per assimilare la performance a quella di Giochi senza frontiere la Sventola rilanciava

-Meripo’, ovviamente per dodici giorni farai solo il bagaglio a mano, giusto?

Ovviamente. Dodici giorni. Con temperature tra i 10 e i 37 gradi (di Bangkok). Compresi sacco lenzuolo -che nzisammai ndo te portano a dormire- e roba da trekking. Ovviamente. Dunque più che la preparazione di un bagaglio iniziava il gioco del Sudoku.

E dunque per la compenetrazione dei corpi tutto ciò che era fuori

Laos1

doveva andare a finire dentro

Laos2

E sì, signore e signori, alla fine grazie ad alcune forzature delle leggi fisiche che regolano la materia e l’espansione dei corpi (tipo sedersi sopra il bagaglio e schiacciare tutto compresi i pochi liquidi permessi facendoli squaqquerare ovunque), mi presentavo da mia sorella la sera del 24 (per poi partire la mattina del 25) alla cena di Natale vestita come Roald Amundsen alla vigilia della spedizione in Antartide, con almeno sei strati di vestiti addosso (per risparmiare spazo in valigia) e dirigendomi sulle tartine al salmone e sul capitone marinato con l’andatura barcollante dell’omino Michelin.

Immaginando il mio pranzo di Natale al terminal T3 di Fiumicino con il Camogli e la Rustichella tiepida dell’autogrill, mia sorella preparava un fagotto casareccio buonissimo che ovviamente dimenticavo sul tavolo della sua cucina. Con ciò apprestandomi a chiedere un pezzo del pane e lampredotto alla Profe C.

Poco prima del decollo del primo Egyptair da Roma (e vi assicuro che insomma di sti tempi poi uno proprio tranquillo tranquillo non sta mai) equipaggio prapararsi, spegnete i cellulari, motori su di giri e silenzio in sala, ecco che dagli schermi compare improvvisamente una moschea con scritte cubitali in arabo e una voce improvvisa dall’altoparlate inizia a invocare Allah.

Non so se vi rendete conto. Panico e terrore. Ma era la preghiera. La-pre.ghie.ra-sull’-a-e-reo. Ditemi voi se se po’ fa’ ‘na cosa simile.

Decollati alle 17 del 25 si giungeva a destinazione (cioè il passaggio di frontiera tra Thailandia e Laos) all’ora di pranzo del 27. Ripeto: due giorni per raggiungere un posto agguantabile, con un paio di cambi, in tipo dodici ore. No, non chiedetemi perché io abbia fatto prima ad arrivare in Nuova Zelanda. Era chiaro da subito, in ogni caso, che invertendo l’ordine dei capogruppo il prodotto non cambiava. Per cui, in omaggio a Flaiano, si confermava che la linea più breve che congiunge due punti, anche viaggiando, è l’arabesco.

E una sola domanda, giustappunto, si faceva strada finalmente anche dentro di me: ma sto caspita di Laos dove cazzarola sta?

Laos3