Archive for dicembre, 2015

Luang PraPop

martedì, dicembre 22nd, 2015

Dunque volevo avvertire l’utenza che a Natale vi porto nel Laos. Il Professor Pi rimarrà invece nel Granducato, trattenuto da inderogabili impegni per gran parte delle feste.

Alle mie rimostranze, con profferte di Tiaspetto e varie, ha risposto prendendola un po’ alla lontana. E, sbarcato a Termini con sottobraccio il tomo “Due intrusi nel mondo di Einstein”, mi ha messa a parte di un epocale cambio di paradigma in cosmologia illustrandomi il passaggio da un unico universo che tutti condividiamo a una realtà frammentaria in cui ogni osservatore ha il proprio mondo. Allo stesso modo, sosteneva, anche noi potremo utilmente trarre vantaggio dall’epocale cambio di paradigma dalla condivisione dell’unico viaggio al viaggio frammentario.

Il passaggio potrebbe avere in entrambi i casi conseguenze di incalcolabile portata per la nostra comprensione dell’origine del cosmo ma soprattutto conseguenze incalcolabili per l’ignara sua bravissima collega che guiderà il viaggio in Laos.

Come ciò non bastasse si incaricava Nicki Sventola (che gli assidui ricorderanno come protagonista della spedizione in Dancalia) di aggiungere

-Meripo’, mi raccomando, stavolta solo bagaglio a mano

-Eeehhhh????

-Cara -ha detto in sostanza- son sei anni che ci sbomballi con questa storia della leggerezza, ora non è che puoi tirarti indietro di fronte a una cappelliera

Il testone del Professor Pi annuendo alla proposta (ettecredo, sono io che devo far entrare il corrispettivo di una spedizione in un anfratto lillipuziano) si considerava il ciondolamento del suo capoccione come la Cassazione.

E dunque, cari, sono due giorni che cerco di forzare il concetto di spazio quantistico: cioè quanto caspita di spazio servirebbe per far entrare la piramide di cose accatastate accanto al micragnoso Ghepard trolley? E quanto poco invece ne ho?

Non mi ero mai resa conto di quanto fosse labile il concetto di “indispensabile”. Manco quando riguardò l’altra metà dello stato civile. Che qua, comunque, son tutti bravi a fare i minimalisti con le cappelliere degli altri, eh. Anche nella vita, carimiei.

Vabbè ora vado a riprovare. Che qua, più che un bagaglio, sto facendo un Sudoku.

Laos Akha 3

 

Di regola io ne conosco una sola

lunedì, dicembre 21st, 2015

Non ricordo precisamente quando sia successo e forse è successo poco a poco, forse addirittura a mia insaputa. Sarà che non ho figli fuori, sarà che non ho più manco il fanciullino pascoliano dentro ma a un certo punto il Natale non mi è piaciuto più. Non mi ci trovo bene dentro. Vivo la frenesia dei giorni precedenti con disagio, a tratti con paura. Mi aggiro sperduta fra le vetrine risalendo controcorrente a mo’ di salmone le fiumane umane ipereccitate dalle lucine. Attendo con terrore il triduo 24-26 con replica 31-2 (il 2 è per gli avanzi).

Il punto è, è ora di dircelo bellimiei, che a Natale si litiga. Si litiga più che nel resto dell’anno. Si litiga e ci si incazza. Soprattutto per telefono. E gli autobus sono un florilegio di chitemmuorti: perché dobbiamo andare dai tuoi. Perché devono venire i miei. Quella l’anno scorso se l’è cavata con una pianta. Ah ma io mi son stancata di cucinare per tutti.

E io vorrei solo spegnerle. Quelle che litigano e pure le lucine. Non mi fa onore e lo dico con quel dolore che spesso accompagna la consapevolezza dell’età adulta. Che qua potrebbe essere proprio la vecchiaia conclamata.

Insomma stamattina, mentre ascoltavo le conversazioni incazzate sul bus e mentre anche io maturavo avversità interne ed esterne, m’è venuto in mente di fermare l’autobus. E gridare a squarciagola la formuletta che ho rinvenuto nel Kurt Vonnegut del “Quando siete felici fateci caso”: «di regola io ne conosco una sola: bisogna essere buoni, cazzo».

La vita è complicata. E di norma pure in salita. «Quando le cose vanno bene per diversi giorni di fila, è un incidente esilarante», annota ancora Kurt. E dunque quando siete felici fateci caso. Ma soprattutto astenetevi il più possibile dal rendere inutilmente tristi gli altri. Che ne hanno già a sufficienza da superare. Poi, adempiuto questo sacrosanto dovere, fate quello che vi pare. Anche andare in giro con le lucine.

E ora può pure ripartire l’autobus.

Natale luci e cagnone

Quel “tocco” in più

venerdì, dicembre 11th, 2015

Ieri, per un attimo, ho incrociato il corteo motorizzato della regina Rania del regno Hashemita di Giordania, appena insignita dal Magnifico rettore de La Sapienza di una magnifica laurea honoris causa in Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale. Ci s’è laureata dunque pure Vacanze romane, bella e regale più che mai in tocco e toga

Rania Laurea

Ora spiace piombare sulle lucine di Natale con una zona d’ombra (per quanto pure ste lucine con le relative incombenze mi abbiano già abbondantemente sfracassato) ma giustappunto pochi giorni fa anche il Magnifico professor Pi mi raccontava di aver presenziato nel magnifico salone della sua magnifica Università, a una sessione di laurea dei suoi scienziati. E spontaneo m’era uscito un

-Uh Professor Pi, lanciate pure voi il tocco per aria, per poi calcolarne la fisica ridiscesa?

E dopo un attimo di imbarazzato silenzio aveva amaramente chiosato

-No, Meripo’, non abbiamo più né tocchi e né toghe. Quelle vecchie si sono tutte rovinate e non abbiamo soldi per ricomprarli

Ora voi direte -Meripo’ non è che si possa ridurre tutto a una sfilata glamour, non confondiamo la forma con la sostanza. Piuttosto ringraziamiddio che questi si so’ laureati

Però invece secondo me no. Esiste una forma che in certi casi diventa anche sostanza. Il giorno della Laurea è uno dei riti di passaggio, non solo per chi quel riconoscimento lo riceve ma anche per quel contorno che t’ha aiutato ad arrivarci (e chi ha la fortuna di aver avuto uno o più nonni alla laurea lo sa).

E’ il passaggio all’età adulta (ora che il servizio militare l’avete rottamato) e certo il retrogusto cinico mi fa sentire anche qualche voce dal fondo che dice “Meripo’ è pure il rito di passaggio verso la disoccupazione” ma no, su questo oggi non mi avrete.

E’ il momento in cui uno Stato, che su questi cervelli ha investito per una venticinquina d’anni quel bond chiamato “formazione”, sa che può iniziare a incassare i rendimenti delle cedole.

E fa un certo effetto pensare che uno dei momenti più solenni della vita possa rimanere agli atti con una foto dentro a una toga sdrucita e un tocco squaqquerato. Che in effetti, a quel punto, è vero: meglio niente. Per cui, sommessamente, dotare ogni Ateneo di un armadiuccio comesideve non è solo forma: sarebbe anche rispetto. Voglio rovinarmi: per l’occasione sarebbe propizia anche la sponsorizzazione di qualche stilista ammodo. Che alla fine anche Armani, Missoni &C avrebbero le proprie soddisfazioni a vestire nonsoloRania ma anche qualche nostrana scienziata.

Prontuario del Butting

venerdì, dicembre 4th, 2015

C’è il momento in cui scatta, con solstizi ed equinozi, feste comandate e loro prossimità, l’urgenza del butting.

Il butting è quell’irrefrenabile voglia di alleggerirsi. Dai vestiti dell’illusione Poilometto, ai cibi, alle suppellettili in casa, alle piramidi di imperdibili ritagli di giornali accumulati per il Poiloleggo, alla piramide di caricatori Nokia a carbone.

Il butting non è il cambio armadi e non è il pedaggio pagato al senso di colpa consumista: il butting è soprattutto quella cosa che inizia buttando oggetti e non sai mai dove ti porterà a buttare. Per fare spazio. Spazio al nuovo. A volte si inizia dall’armadio e si finisce al letto passando per la dispensa.

Ecco dunque una breve guida al Butting Consapevole del fatto che, non sfuggirà a un occhio attento, lil breviario vale anche come Prontuario Scegli Compagno:

1) se non ti è stato utile nell’ultimo anno non ti serve

2) se non ti dà soddisfazione portarlo è inutile conservarlo

3) se non ti dà gioia pensare di averlo può essere che sia addirittura dannoso

Riordino

Tremo dunque sono

giovedì, dicembre 3rd, 2015

(Ricordiamo e ripubblichiamo)
La storia completa è qui e la racconta Annamaria Testa. Lui si chiama Phil Hansen ed è un giovane artista che frequenta una scuola d’arte quando, per un danno neurologico, iniziano a tremargli le mani al punto da non riuscire neanche più a tracciare una riga dritta. Rinuncia. “Poi, finalmente, incontra un neurologo che gli domanda perché non abbracci questo tuo tremore? E Hansen fa così. Lascia che la sua mano tremi mentre disegna, e questo è l’inizio di una carriera che lo porta a sperimentare diverse sorprendenti forme d’arte”.

Tipo dipingere con due fili elettrici che bruciano:

Non solo: “Si accorge di due cose importanti: l’eccesso di possibilità è paralizzante, e sono i limiti a stimolare la sua capacità creativa. Così, decide di imporsene di nuovi: comporre un’opera i cui materiali costino meno di un dollaro. O fare a meno della tela (dipingerà 30 immagini sul proprio petto)”.

Eccole (i ritratti delle 30 persone che più lo hanno influenzato, dipinti sul proprio torso)

Quindi: “Molti pensano che la creatività abbia bisogno di una condizione di libertà assoluta e totale. Tuttavia, in assenza di vincoli esterni o autoimposti che ci obbligano a fare uno sforzo in più, noi tendiamo a replicare ciò che già, su questioni analoghe, ha funzionato in passato, oppure a perderci per strada”.

E invece: “Per produrre nuovo pensiero abbiamo bisogno di ostacoli nuovi da superare”.

Il mio primo direttore diceva sempre: “Tutto quello che la vita mi ha insegnato me l’ha insegnato mentre piangevo. Lei signorina Meripo’ ricorda di aver mai fatto qualcosa di epocale ridendo?”. Ovviamente me lo diceva quando mi cazziava a bestia e ben sapendo che di epocale s’era visto, comunque, ben poco.

Ma è così. Pensateci. Pittori senza braccia che dipingono con i piedi, i non vedenti quando suonano, rinascite dopo lutti o divorzi (che in qualche modo si equivalgono). “Per dirla in modo semplice -scrive sempre la Testa nel senso Annamaria- è come se il cervello, per superare un ostacolo, prendesse la rincorsa”.

Insomma ostacoli, limiti, costrizioni e imperfezioni ci migliorano e ci mandano in orbita verso nuove conquiste, tipo Samantha.

Molto bene. Allora si può sapere perché caspita, invece, in amore, ci schiantano? Embrace the shake, abbraccia il tremore, è l’inno di Hansen. Visti i risultati abbarbichiamoci proprio.

Independence day

martedì, dicembre 1st, 2015

Ristorante interno giorno, pausa pranzo. Filetti di pesce spada alla Mediterranea

-Certo è un momento preoccupante, a livello mondiale
-In effetti, mamma, ci sono grandi tensioni internazionali
-Eh e anche qui il clima è teso. Comunque mi pare che te la cavi bene, hai conquistato la tua indipendenza, la tua autonomia e poi hai belle persone intorno, amiche molto in gamba, amici pure, insomma mi pare tuttappòst
-Grazie mi fa molto piace…
-E PERò LA SERA APPENA RINCASI FAMMI UNA TELEFONATA, CHE SEMPRE UNA DONNA SOLA SEI

Telefono vintage