Archive for ottobre, 2015

Si trovano a Roma

venerdì, ottobre 30th, 2015

Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano -l’una e l’altro- la nostra immaginazione.
Johann Wolfgang Goethe

Fontana di trevi Tommaso Carmassi
(Oggi Fontana di Trevi torna al suo splendore. La foto è del Michelangiolo dell’obiettivo, Tommaso Carmassi)

La rivoluzione della carezza

martedì, ottobre 27th, 2015

Ieri sera sono andata al piccolo Eliseo dove la mia amica Alessandra Di Pietro (che gli assidui del quippresente blogghe ricorderanno per aver dato alle stampe il programmatico Godete!) presentava il suo ultimo libro: “Il gioco della bottiglia – Alcol e adolescenti, quello che non sappiamo”. Essendo io interessata agli adolescenti quanto al dibattito sul sistema elettorale afghano (per quanto pure quello italiano…) e pur avendone ormai una in casa per il tramite di mia sorella (di adolescente, non di sistema elettorale), mi son recata in loco per l’unico motivo del vincolo di amicizia con Alessandra. E anche perché mi aveva detto che ci sarebbero stati Edoardo Camurri (una delle pelate più fighe che ci sia, contenente una moltitudine di pensieri belli assai pure quelli) e una batteria di amichemie.

Apperciocchè mi inabissavo nella poltrona pronta a riemergerne eventualmente dopo una pennica (che la giornata era stata impegnativa assai) quando mi destava subitanemanete prima la pelata di Camurri ma poi anche l’anticipata canizie sbarazzina di Federico Tonioni, che al Policlinico Gemelli si occupa di dipendenze da Internet e anche da altro, smartphone e tablet compresi.

Tonioni, parlando del gioco d’azzardo che come tutte le dipendenze nasce come forma di dissociazione, azzardò a un certo punto un parallelo con l’innamoramento. E a lungo si soffermò sui sentimenti.

Ed eccovi dunque l’elenco di ciò che, ascoltando una prolusione sulla dipendenza da strumenti digitali,  appuntai aprendo sulla mia protesi Ifonica la funzione “Utility” sottofunzione Note:

-L’innamoramento ti estrania dalla realtà,  ti fa perdere la cognizione spazio temporale. E anche qui chi ne “soffre” ha lo spazio mentale completamente occupato… E’ in sostanza una psicosi benevola che non tutti possono permettersi.

-Il corpo dice un sacco di cose e dice sempre la verità

-Anche gli occhi: sono l’unico nervo scoperto di tutto il corpo. Pure dal punto di vista fisico, sono un nervo cavo, un canale per guardare dentro. Perciò lo sguardo di una persona amata può farci innamorare

-Online però il corpo non c’è. Ed ecco che la cosa che è diventata più difficile di tutte è arrossire. Ma anche fare una carezza e trovare qualcuno in grado di accettarla. Lo stesso vale per l’addormentarsi fra le braccia di qualcuno: è lì, e non nello sballo artificiale, il vero lasciarsi andare. Un’operazione difficilissima. Per questo forse stiamo diventando più inclini a farlo prendendoci una pillola. O una sbornia.

Carezza

Concludendo, e citando, stasera tornando a casa… fate una carezza.

Alessandra Di Pietro “Il gioco della bottiglia”
Add editore
192 pagine
14 euro
ebook 6,99

Il gioco della bottiglia

La miglior vendetta

giovedì, ottobre 22nd, 2015

Viver bene è la miglior vendetta. Ma anche la Metro B non scherza.

Viver bene è la miglior vendetta

mercoledì, ottobre 21st, 2015

Qualche giorno fa sono stata dalla mia piccoletta punk (che nel frattempo sta diventando una splendida donna noir) e mi sono fatta fare un tiraggio. Dei capelli. Lei lo ha pietosamente chiamato “impacco alla cheratina” ma è a tutti gli effetti un allisciamento coatto della chioma.

Ho dovuto farlo dopo mesi in cui mi alzavo come Caparezza e così permanevo fino a sera in qualsiasi condizione di tempo meteorologico. Riguardavo foto di pochi anni fa in cui, financo in Malesia e nelle condizioni di viaggio che sapete, la chioma mi accompagnava docile e mansueta. Invece no. E’ successo qualcosa. E questo qualcosa è andato vieppiù peggiorando.

L’oracolo si è pronunciato a metà del lavoro

-Meripo’ non sta succedendo nulla: è normale. E’ normale quando aumentano i capelli bianchi, che hanno una struttura diversa dagli altri e si increspano

La buona notizia è che esiste un rimedio. Ma questo rimedio dura un’altra ora e mezza e va rinnovato trimestralmente: si è calcolato che in una vita di 80 anni se ne passino 26 dormendo. Per umana pietà nessuno calcola quanti ne passiamo dal parrucchiere, tempo che aumenta esponenzialmente con l’età.

Contestualmente avevo notato, scendendo dall’autobus, come una difficoltà ulteriore nell’atterraggio a terra dallo scalone. Ho cercato di darne per alcuni giorni circoscritte responsabilità ai vertici Atac ma ritengo che in questo, e solo in questo, sia ingeneroso farlo.

Tutto ciò per dire che, in coincidenza con l’odierno Ritorno al futuro day che segue a ruota il di mio genetliaco ieri, si è incaricato il mio libraio di fiducia, sempresianolodati Andrea Geloni e Nina, di inviarmi auguri illuminanti, piovuti sull’inutile tentativo di bilancio di mezza età (che io e i bilanci, come drammaticamente sa la mia commercialista, proprio zero):

“Arrivata a questo punto ti meriti di vivere bene. Farlo rende ogni giorno un piacere (e ovviamente “viver bene è la miglior vendetta” come ha detto acutamente il poeta George Herbert) (…) E’ un’arte vera e propria che alla nostra età avremmo dovuto fare nostra: siamo troppo vecchie per vivere male”. 
India Knight

Dunque il bilancio che sono in grado di stilare dopo il genetliaco è questo: meno pippe più rimedi. Meno male più bene.

Non sono in grado, e ahimè manco me ne importa, di trattenere la giovinezza ma posso utilmente azzeccarmi bene dove sto. Anche perché, e questa è l’altra buona notizia, lì dove anagraficamente sto c’è sempre meno posto per il male (in ogni sua forma, comprese le sembianze di stracciamaroni umani, oltre che dei capelli infeltriti). Ce n’è ancora troppo per le pippe ma confido nel ritorno al futuro.

Se il capello si arriccia lo stiro. Se s’imbianca lo scuro. Se l’umano mi ammolestia o m’intrista lo ignoro.

Siamo troppo vecchie per vivere male. A qualsiasi età, bellimiei: chi è in tempo si porti dunque avanti col lavoro già dai 30.

Viver bene è la miglior vendetta. Anche nei confronti del tempo.

Love yourself

Il posto in cui ogni giorno è sempre il 16 ottobre

giovedì, ottobre 15th, 2015

Sarà stato prima dell’estate, quattro mesi fa. Ero dal fornaio e me ne uscivo col mio pacchetto di pizza bianca fumante. Fuori gente in fila (la pizza è veramente speciale) e anziane signore romane veraci che si intrattenevano parlando del più e del meno. Tutto intorno l’allegro vociare di piazza Costaguti.

Ed è stato uscendo che mi è arrivato un frammento di conversazione fra due di quelle signore, una sulla sessantina l’altra parecchio più in là

-E voi siete riuscita a scappare?
-Si si per fortuna m’aveva portata via mamma quando sono arrivati loro
-Ma avete avuto morti, a casa vostra?
-Quelli ce l’abbiamo avuti tutti, qua
-Eh si. Ora devo andare, allora ci vediamo. E saluti a casa

Il fatto è che ne parlavano con lo stesso tono con cui avrebbero potuto raccontarsi dell’assemblea del condominio: normale.

Perché piazza Costaguti sta nel Ghetto di Roma. E il giorno in cui arrivarono loro era il 16 ottobre. Il 16 ottobre 1943. Il giorno della razzia del Ghetto. Quando, alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partono da Tiburtina verso Auschwitz. Solo quindici uomini e una donna, Settimia Spizzichino, torneranno a casa. Nessuno dei duecento bambini.

Un perfetto, ordinario racconto di normale orrore. Entrato in circolo nelle vene di quella discendenza. Assimilato, quasi. Ancora vivo tra un Signora oggi come va buongiorno e il riaffacciarsi di quel 16 ottobre che, qui, non è passato mai e vive ancora in chi ancora vive. Il Ghetto di Roma. Il posto in cui ogni giorno è ancora, e sempre, il 16 ottobre.

Ghetto Roma

Ghetto, Roma

Viva l’Italia

martedì, ottobre 13th, 2015

Le storie le porta il vento e le fa atterrare dove vuole. A volte anche in un autobus. Quello pieno pieno del rientro la sera che fra due minuti è quasi casa, quello che anche se ne passano dieci di seguito vuoto non è mai. E nel caos generale delle proteste a un certo punto sento una voce dietro di me. Piena, matura, un po’ roca. Non riesco neanche a muovermi quando lui racconta alla signora che gli è seduta accanto

-E insomma signoramia io quest’anno ho fatto settant’anni di matrimonio. Settanta. Perché io, signoramia, me so’ sposato nel ’45. Il Quarantacinque. Quel Quarantacinque lì.

Pausa. Cerco di girarmi ed effettivamente l’età per averlo fatto sul serio ce l’ha. Poi riprende

-Ci siamo sposati il 16 d’agosto del Quarantacinque, io con la divisa da partigiano e Santina con un vestito… un vestito fatto con la tela di un paracadute. Settant’anni. E stamo ancora qua. E mo’ però devo scende

Mi giro di scatto, lo vorrei fermare e chiedergli ancora di lui, di Santina e di sta tela del paracadute e soprattutto di com’era la divisa da partigiano. E invece le porte si aprono e lui pluf scompare nel formicaio di piazza Venezia. Ironia della sorte, sotto quel balcone.

Ed è da ieri che ci penso. E mi rivedo questo film in bianco e nero di un’Italia bella e coraggiosa. E mi viene proprio da dirlo: viva l’Italia, l’Italia liberata, l’Italia che non dispera e l’Italia che si innamora.

Signora Santina, ovunque lei sia, spero abbia conservato quel vestito. E quel paracadute. Che ci ha salvati fino a qui.

matrimonio 1945

Foto da centropoliscastelbuono, Sposi Sarrica-Palumbo 1945

Di come sopravvivere ai pianeti ostili

lunedì, ottobre 12th, 2015

Sostanzialmente un “Cast away” su Marte con digressioni di “Truman Show”. Questo mi è sembrato “The martian – Sopravvissuto”. E’ la prima volta che vado a vedere un film perché me lo raccomanda la giovane older (-Zia, vacci vacci). Indicazione corroborata poche ore dopo dalla mia amica Shylock (-Meripo’ andiamo a vedere Matt Damon?)

E dunque ieri la spedizione al cinema, per partecipare a quella su Marte, era composta dall’equipaggio Shylock, Professor Pi atterrato a Roma e la sottoscritta.

Di fantascientifico il film ha molto poco. Di geniale e motivazionale, per me, parecchio. Si potrà storcere il naso sull’americanata di fondo ma nell’astronauta creduto morto e abbandonato su Marte, e nella lotta di Mark Wattney per la sopravvivenza in un ambiente ostile in cui si avventura lui per la prima volta completamente solo, ho visto altro e cioè: cosa succede quando anche a noi capita di avventurarci in un territorio difficile e sconosciuto?

Succede che alla fine a salvarci, e a farci tornare, non sarà tanto la tecnologia ma l’ironia e l’umorismo. E l’alleggerire i fardelli, siano la scocca di un’astronave o di umani negativi. A salvarci non saranno solo i ritrovati scientifici ma la solidarietà dei nostri compagni di avventura. E il genio che sapremo tirar fuori per trovare la nostra personale via d’uscita. Si sopravvive, e si torna vincitori da un pianeta ostile, prima da soli. Ma infine insieme.

Ho pensato a tutte le amiche e amici che in questo momento combattono battaglie difficilissime sui propri personali pianeti ostili: malattia, depressione, abbandono. E ho visto in una scena, soprattutto, la chiave per uscirne: quando a un certo punto il poro Matt Damon sta per essere “sparato” nello spazio, in una missione apparentemente disperata, e urla il suo Go! Che sarebbe il nostro amatriciano Eannamo. Go! L’autopropulsione del daje. Insostituibile.

Martian on the rocks

Quindi, cari, andate. Andate a fare questa immersione di automotivazione. Andate anche solo per ascoltare due ore di colonna sonora davvero “spaziale”, anni ’80 da David Bowie agli Abba, al termine della quale uscire ballando con Gloria Gaynor. (E qui ancora mi chiedo come mai la cosa abbia entusiasmato dagli attempati a un crocicchio di ragazzine di 14 anni) . Andate anche perché il film è stato girato nel Wadi Rum, il deserto della Giordania. Ed è un posto dal quale, in realtà, non si vorrebbe tornare mai.

E ora Go! Mentre ci prepariamo a uscire dagli spazi ostili con David Bowie.

Elenco dei vini da ordinare a seconda del casino sentimentale in corso

mercoledì, ottobre 7th, 2015

Essendo tornata l’Italia a superare i mangiabaguette nella produzione enologica, e prima che i vini francesi facciano la fine delle Volkswagen tetesche, ripubblichiamo l’elenco degli alcolici da ordinare a seconda del casino sentimentale in corso. Compatibilmente con il portafoglio.

di Gimbo

corna/separazioni/divorzi:
Barbaresco di almeno dieci anni

annarsene con estrema riluttanza:
Chablis 1er cru di almeno quattro anni

singletudine triste:
Brunello o Barolo di 10-20 anni

singletudine allegra e consapevole:
Riesling Trocken della Mosella di almeno sette anni

sindrome da primo appuntamento:
Chambolle-Musigny o Gevrey-Chambertin (Borgogna) di almeno dieci anni

sindrome da (mancato) secondo appuntamento:
Amarone della Valpolicella o Sfursat di Valtellina di 10-20 anni

piace a troppi/e:
Montepulciano d’Abruzzo di 15-20 anni

serata tra ragazze arrabbiate (coi maschi):
Taurasi o Aglianico del Vulture di 10-20 anni

serata tra ragazze rass-erenate e/o rass-egnate:
Sauvignon blanc (Loira, Collio, Alto Adige) di almeno cinque anni

maschi maschilisti:
Cabernet Sauvignon toscani o di Bordeaux di 10-20 anni

maschi romantici non ricambiati:
Carignano (Sardegna) o Hermitage (Rodano) di 10-20 anni

per fare bella figura:
Sherry Pedro Ximenez

per darsi un tono:
Bas-Armagnac

per non pensarci:
Franciacorta pas dosé d’annata o Champagne millesimati di 5-15 anni

Sideways biwine

Sideways. Prosit

Elenco delle cose che ho imparato da mia nonna

venerdì, ottobre 2nd, 2015

Elenco di alcune cose che ho imparato da mia nonna che era sarta, devota, curiosa e aveva finissimi capelli bianchi e la quinta elementare.

-Sii sempre in ordine, non si sa mai

-Quando si è a posto con capelli e scarpe il grosso è fatto

-Bisogna sapere almeno attaccare i bottoni e fare gli orli

-Tieni sempre al tuo corpo: è lo scrigno dell’anima

-Colazione da re, pranzo da principi e cena da povero

-Studiare è meglio che non studiare

-Indipendentemente da quanto hai studiato leggi i libri

-L’amore passa, il marito resta e quello su misura -al contrario dei vestiti- non esiste

-A volte sanno più i genitori di te quale si rivelerà il marito giusto

-La fede in Dio va e viene. Tu, in ogni caso, prega

-Non cercare di sapere prima quali prove dovrai affrontare: penseresti di non farcela

abiti

Lady G, let it be

giovedì, ottobre 1st, 2015

DDDRRIIIIIINNNNNN
-Meripo’ scusa ma il tuo compleanno non era il 20?
-Si cara
-E se po’ sapè che è sto profluvio de auguri su Facebook?
-E’ che oggi è quello di Julie Andrews, che fa 80 anni… Mary Poppins…
-Ah. Quindi poesse che più tardi te fa un tributo pure Lady Gaga?

onstage during the 87th Annual Academy Awards at Dolby Theatre on February 22, 2015 in Hollywood, California.

Julie Andrews e Lady Gaga (87th Annual Academy Awards. Hollywood, California)