Archive for dicembre, 2014

I nipoti di carta

giovedì, dicembre 11th, 2014

“Mia madre, a chi le chiede ‘Quanti nipoti hai?’ risponde sempre ‘Due: una in carne e ossa e uno di carta’, con ciò riferendosi alla figlia di mia sorella e a un libro che ho scritto io. Poi aggiunge: ‘Entrambi impegnativi e adorabili. Ma il parto di quelli di carta è più raro'”. Vabbè, con 1 euro e mezzo c’è pure la maschera di giovinezza in regalo. E a pagina 96 Meripo’. In quota “childfree”. Noi che non abbiamo figli. Ma non siamo Hai-figli-No-Poverina. Su Grazia uscito oggi.

Grazia e Grazie a Costanza Rizzacasa d’Orsogna

L’amore è una frittata

mercoledì, dicembre 10th, 2014

Penso a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va dallo psichiatra e dice:

“Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina!”.
E il dottore gli dice:
“Perché non lo interna?”
E quello risponde
“E poi a me le uova chi me le fa?
Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.
(Woody Allen, Io e Annie)

Via con l’Avvento/Quando non c’era l’aria condizionata ma c’era il pianoforte

martedì, dicembre 9th, 2014

di Ramerrez

Il fatto è che per avere un bel Natale ci vuole la neve. Perché un conto è guardare fuori e vedere tutto grigio, un conto è vedere gli alberi scintillanti che solo a vederli mettono allegria. Se poi fuori c’è una bufera, è ancora più bello stare davanti al fuoco mangiando le castagne (o i pop corn) e pure se poi magari bisogna uscire un attimo se abbiamo dentro di noi l’abbraccio di una persona che ci vuole bene non sentiamo neanche freddo.

Nell’estate del 1945 a Los Angeles era caldissimo. Due giovani compositori – Sammy Cahn e Jule Styne – stavano boccheggiando nel caldo. Uno dei due voleva andare al mare perché era troppo caldo per lavorare, l’altro gli disse che per rinfrescarsi potevano scrivere una canzone natalizia. E così venne fuori la bellissima canzone che trovate qui sotto.

Perché è vero che a Natale ci vuole l’albero, il presepe, il vischio sotto il quale baciarsi e pure un sacco di neve. Ma per creare la magia del Natale, in fondo, basta averli nel cuore e tutto va magicamente a posto.

Però nel cuore bisogna averli, e bisogna averci anche la neve

Perché senza neve, che Natale è?

Let it snow!


(Sammy Cahn, Jule Styne, 1945)

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn’t show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow.

When we finally say good night,
How I’ll hate going out in the storm;
But if you really hold me tight,
All the way home I’ll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we’re still good-bye-ing,
But as long as you love me so.
Let it snow, let it snow, let it snow.

Via con l’Avvento/Quelli delle musicassette e della Cocadlin

lunedì, dicembre 8th, 2014

Forse di tutto avremmo voglia in questo momento tranne che pensare a Natale.  Eppure Ramerrez ed io, entrambi provenienti per carta di identità da una serie di sommovimenti rivoluzionari di vario tipo,  ci siamo convinti che una delle forme più avanzate di rivoluzione sia quella di star fermi. Star fermi nei propri pensieri e sentimenti, non permettendo a nessuno di sostituirceli. E dunque a questo spargimento con idrante di amarezza e anche in realtà di altro, rispondiamo da diversamente giovani e diversamente allineati:

Cambiamo musica. Cambiamola noi, che se aspettiamo che ce la cambino gli altri stiamo freschi.

Il fatto è che molti di noi sono nati lievemente prima degli altri, e non c’erano computer e navigatori e cellulari e siccome non si potevano mandare i link di youtube l’unico modo per fare sentire una canzone ad una ragazza era registrarla sulla musicassetta e fargliela sentire nel mangianastri dell’automobile. E alcuni pensieri sono rimasti proprio lì.

Certo, erano anni duri, anche più di questi. Però si pensava di potere cambiare il mondo e di cambiarlo in meglio. Sapendolo bene una famosa agenzia pubblicitaria decise di prendere un bel gruppo di ragazzi di tutti i colori e li mise a cantare con una candela in mano su di una collina vicino a Roma facendogli dire che volevano comprare una casa al mondo e arredarla con l’amore; che volevano insegnargli a cantare tutti insieme per vedere per una volta tutte le persone tenersi per mano. E alla fine pure se volevano che si bevesse proprio una certa bibita, il tutto non ci lasciava indifferenti perché erano le stesse cose che avremmo voluto cantare tutti noi.

Ecco, sono passati tanti anni, ma quella canzone è ancora molto bella e a quelli che sono diversamente giovani ancora fa venire un tuffo al cuore.

Perché il Natale è bello quando è fatto dell’avvento musicale su questo blog, di mail, di sms di auguri e di canzoni in mp3. Ma nel mondo dove tutte queste cose si incrociano come lampi di luce ci vuole la pace.

Perché senza la pace che Natale è?

Ramerrez

I’d like to build the world a home
And furnish it with love
Grow apple trees and honey bees
And snow white turtle doves

I’d like to teach the world to sing
In perfect harmony
I’d like to buy the word a Coke
And keep it company

I’d like to see the world for once
All standing hand in hand
And hear them echo through the hills
For peace throughout the land

Via con l’Avvento/A volte risognano

domenica, dicembre 7th, 2014

Eravamo d’accordo con il supercalifragilistico Ramerrez di aprire qualche finestrella musicale dell’Avvento. Poi l’amarezza e anche un po’ la schifezza dei tempi hanno preso il sopravvento e quelle finestrelle le ho lasciate chiuse. Però  poco fa la mia amica Chiara ha aperto un pertugio di romantico ottimismo e allora ho pensato di approfittarne per azzeccarmici anche io.

Signore e signori, la prima scelta musicale di Ramerrez:

Era l’autunno 1943. Molti giovani americani erano in guerra, lontano da casa, e le loro famiglie non solo non sapevano se sarebbero tornati per Natale, ma proprio non sapevano se sarebbero tornati e molti purtroppo non tornarono.

Nell’autunno di quell’anno uscì una bellissima canzone, una lettera di un soldato che scriveva alla famiglia di preparare la neve, il vischio e i doni sotto l’albero, perché lui sarebbe certamente tornato a casa, anche se solo nei suoi sogni.

Ecco, allora non c’era skype e internet e viber e i blog e neanche i telefoni ma solo le lettere che arrivavano quando arrivavano, ed il telegramma che annunciava una brutta notizia arrivava sempre prima di loro.

I’ll be home for Christmas. Per tutti quelli che torneranno a casa per Natale. E per tutti quelli che ci torneranno anche solo nei nostri sogni. E per far tornare i sogni.

Valle Lagarina: la lettera a casa (giugno 1916, Fondo Fotografico Orsini)

Perché senza sogni, che Natale è?

I’ll be home for Christmas
You can count on me
Please have snow and mistletoe
And presents on the tree

Christmas Eve will find me
Where the lovelight gleams
I’ll be home for Christmas
If only in my dreams

La grande monnezza

giovedì, dicembre 4th, 2014

Autobus, interno sera. La signora di fronte parla al telefono con la figlia che lavora all’estero

-Come vaaa?? Come vaaaa?? Va che stanno a arestà tutti, va. Aò se me ridici che voi tornà qua te cionco le gambe

Senza nulla togliere a tutto il resto dello schifo, credo sia questo uno dei danni peggiori. Che non troverà spazio e risarcimento in nessun tribunale.

(Grazie a Shylock per il titolo)

Tremo dunque sono

mercoledì, dicembre 3rd, 2014

La storia completa è qui e la racconta Annamaria Testa. Lui si chiama Phil Hansen ed è un giovane artista che frequenta una scuola d’arte quando, per un danno neurologico, iniziano a tremargli le mani al punto da non riuscire neanche più a tracciare una riga dritta. Rinuncia. “Poi, finalmente, incontra un neurologo che gli domanda perché non abbracci questo tuo tremore? E Hansen fa così. Lascia che la sua mano tremi mentre disegna, e questo è l’inizio di una carriera che lo porta a sperimentare diverse sorprendenti forme d’arte”.

Tipo dipingere con due fili elettrici che bruciano:

Non solo: “Si accorge di due cose importanti: l’eccesso di possibilità è paralizzante, e sono i limiti a stimolare la sua capacità creativa. Così, decide di imporsene di nuovi: comporre un’opera i cui materiali costino meno di un dollaro. O fare a meno della tela (dipingerà 30 immagini sul proprio petto)”.

Eccole (i ritratti delle 30 persone che più lo hanno influenzato, dipinti sul proprio torso)

Phil Hansen - Influence

Quindi: “Molti pensano che la creatività abbia bisogno di una condizione di libertà assoluta e totale. Tuttavia, in assenza di vincoli esterni o autoimposti che ci obbligano a fare uno sforzo in più, noi tendiamo a replicare ciò che già, su questioni analoghe, ha funzionato in passato, oppure a perderci per strada”.

E invece: “Per produrre nuovo pensiero abbiamo bisogno di ostacoli nuovi da superare”.

Il mio primo direttore diceva sempre: “Tutto quello che la vita mi ha insegnato me l’ha insegnato mentre piangevo. Lei signorina Meripo’ ricorda di aver mai fatto qualcosa di epocale ridendo?”. Ovviamente me lo diceva quando mi cazziava a bestia e ben sapendo che di epocale s’era visto, comunque, ben poco.

Ma è così. Pensateci. Pittori senza braccia che dipingono con i piedi, i non vedenti quando suonano, rinascite dopo lutti o divorzi (che in qualche modo si equivalgono). “Per dirla in modo semplice -scrive sempre la Testa nel senso Annamaria- è come se il cervello, per superare un ostacolo, prendesse la rincorsa”.

Insomma ostacoli, limiti, costrizioni e imperfezioni ci migliorano e ci mandano in orbita verso nuove conquiste, tipo Samantha.

Molto bene. Allora si può sapere perché caspita, invece, in amore, ci schiantano? Embrace the shake, abbraccia il tremore, è l’inno di Hansen. Visti i risultati abbarbichiamoci proprio.

Storia seduta

lunedì, dicembre 1st, 2014

Comunque un uomo che abbia cambiato il corso della storia solo restando seduto lo devo ancora trovare.

Rosa Parks, 1 dicembre 1955 a Montgomery

Ecco perché siamo spacciati

lunedì, dicembre 1st, 2014

Lui non si rassegna all’abbandono dell’ex moglie.
Va a casa e la riempie di coltellate, uccidendola.
Si ferisce anche lui. Esce da una porta secondaria e si siede un muretto per tamponare la ferita.
A quel punto tira fuori il cellulare  e posta sul suo profilo Facebook “Sei morta, tr..a”
Arrivano i carabinieri e l’arrestano.
Intanto il suo post riceve centinaia di mipiace come lumini votivi al contrario.
Contemporaneamente nasce una pagina Facebook contro i mipiaciatori.
L’indignazione in andata e ritorno, presa la cittadinanza su Facebook, durerà, a occhio, un paio di giorni e decine di titoli.

Diceva Giolitti che “Bastano due generazioni ben educate a far rifiorire una Nazione”:  ecco perché, per ora, siamo spacciati.