Archive for settembre, 2014

Metti una sera accesa

mercoledì, settembre 10th, 2014

E’ finita che, applaudendo e ridendo, mi si è avvicinata all’orecchio e mi ci ha urlato dentro PROMOSSI! Che Grace è un bijoux di donna ma è pure abbastanza scassacabasisi in quanto a esigenze artistico estetiche eh (Grà, si scherza). E da Strimpelli&Vinile ce l’avevo portata io, al buio. Nel senso che era la prima. La prima serata e la prima produzione di Papik e la prima volta che sentivo parlare di questi due, che poi erano tre. Che si chiamano Attilio Fontana, Emiliano Reggente e Ilaria Porceddu.

Lo spettacolo si chiama invece Strimpelli&Vinile e con la scusa di parlare della storia di Joe Strimpelli e Gigi Vinile, in realtà poi ci porta a spasso nel tempo e nella bravura artistica a tutto campo.

Diciamo una cavalcata dall’Istituto Luce ai Muppets e ai Teletubbies. A Meripo’ e che è? Epperciò vi dico, andate. Sta alla sala Umberto, a Roma ed è tipo una commedia musicale, anni Cinquanta e ci sono tre musicisti che lèvati, e c’è questo Emiliano Reggente che è il mio preferito che è tipo Carlo Verdone ma anche un po’ Christian De Sica unito a Fregoli e canta, balla, imita, si dinoccola, insomma figo, senza nulla togliere a tutti gli altri, siachiaro.

Dicevamo anche dei musicisti. Coi controcavoli. La mia canzone preferita non so come si chiami ma fa tipo Turuttuttuttu ed è da ieri sera che porca miseria ce l’ho nelle orecchie  turuttuttuttu e mi viene di ballarla pure seduta sulla scrivania, turuttuttuttu.

Poi vi ho detto come è finita. E uscendo, turuttuttuttu, pensavo che Maria letizia Maffei e Fabrizio Pizzari, i produttori, sono dunque due coraggiosi. Ma non due incoscienti, turuttuttuttu.

E c’è che la canzone di turuttuttuttu dice “svegliati svegliati che ci aspetta una salita” e sapete com’è siccome qua le discese è un po’ che non si vedono io direi premuniamoci.

Ma dice anche “Via di qua via di qua da questa notte un po’ assassina/ Ci aspetta un dolce naufragare su un’isola rossa di felicità” quindi, voglio dire, magari poesse che ci sia pure na speranza. E parla pure “di una luna piena e di una nuvola piena di felicità” e quando Grace ed io siamo uscite, turuttuttuttu, in cielo c’era la Supermoon, turuttuttuttu. Quindi io direi, turuttuttuttu, fatevela spuntare pure voi la luna, turuttuttuttu. Alla Sala Umberto. Fino al 21 settembre.

Iran, dove “le idee sono come l’acqua”

martedì, settembre 9th, 2014

Oggi siamo qui. Con questo:

“Il femminismo è obsoleto. E Shahla Sherkat non deve più scriverne”. Così ha sentenziato la censura della Repubblica Islamica dell’Iran nel cui mirino è finita il direttore di “Zanan-e Emruz”. Accusata di “femminismo” dagli ambienti ultraconservatori per aver scritto a favore dei diritti delle donne. Da qui la decisione dell’apparato giudiziario di processarla a Teheran davanti ad un apposito “Tribunale per i media”.

Quando ho letto la notizia ho pensato a Tahmineh e a una cena a casa sua, a Teheran. Tahmien ha 25 anni ed è laureata in Ingegneria idraulica, si occupa di acquedotti e grandi opere. Ma il suo capolavoro infrastrutturale, per quella sera, fu il Gormeh sabzi, un piatto a base di agnello variamente assemblato con spinaci, fagioli, cipolla, curcuma e coriandolo.

Si mangia seduti in terra sul tappeto del salotto, scarpe lasciate all’ingresso. A cena ha invitato, oltre me, alcune amiche. Tra i 20 e i 30 anni, tutte laureate, tutte con un impiego. Sono la carampana della situazione. Sono anche l’unica intabarrata nel velo: il loro è appena poggiato in cima alla crocchia di capelli variamente acconciata. Sono l’unica non truccata, l’unica non fumatrice. Una Flinstones occidentale. Accanto alla sfilata di sublimi pietanze c’è una scrivania con un computer acceso. Accanto al computer una finestra dalla quale fa capolino una parabola. Accanto alla parabola satellitare una libreria. Piena. Da una borsa spunta un tablet. Da ogni tasca un telefonino.

“Il femminismo è obsoleto. E Shahla Sherkat non deve più scriverne”, ripensavo a quell’accusa oggi. Paradossalmente è proprio così: perché sotto tanti aspetti il femminismo, in Iran, è già storia quotidiana di diritti acquisiti di fatto. E’ il velo che arretra sempre più sui capelli freschi di acconciature. E’ il trucco che avanza. E’ il filtro aggira-divieti per collegarsi al proibito Internet e alla vietata parabola.

A ogni divieto corrisponde una spinta uguale e contraria: chiudi una rivista, nascono dieci siti. Censuri un film, si schiudono cento download. Chiudere e proibire: due verbi che abitano al tribunale dei media. Ma non nelle case, nelle borsette, sulle scrivanie.

Sostanzialmente come svuotare mari con cucchiaini. Mentre la “rivoluzione” avviene, giorno per giorno, altrove. Perché, per dirla con una collega ingegnera idraulica come Tahmineh, “le idee sono come l’acqua: se tenti di bloccarne il flusso da una parte, quella si incanala da un’altra”.

@LaveraMeriPop

Foto Professor Pi

Del tenersi alla larga dai pranzi di fidanzamento

martedì, settembre 9th, 2014

Trama: un repentino e drammatico cambiamento di vita avviene a seguito di un pranzo di fidanzamento. Seguono quattordici anni di prigionia e dieci anni di vendetta. Ma non è un libro sul divorzio. Si chiama “Il conte di Montecristo”.

Ouì, tu sì catastrophé

lunedì, settembre 8th, 2014

Della vicenda si parlò qui in tempi non sospetti per bocca di Grace, l’anello di congiunzione fra Cassandra e Luciano De Crescenzo, quando cioè Valèrie fu ricoverata per la crisi di nervi susseguente alla pubblicazione delle foto della crisi di corna, post dall’esaustivo titolo

Valerì si tu sapiv sticcos te n’aviva ì prima

nel quale si teorizzò della necessità di andarsene quando le corna si apprendono, non quando ne viene resa pubblica la notizia fotocorredata. E e ne scrisse mentre la signora giaceva in un letto d’ospedale in preda a una crisi di nervi.

Senonché, finite le pasticche, la signora ha imbracciato la tastiera invece che un kalashnikov ma raggiungendone risultati finali molto simili in fragore e devastazione, confezionando lo sputtanam la cronistoria sotto l’ulteriore sfregio del grato titolo “Grazie per questo momento”.

Ordunque non so cosa abbia deciso in proposito il mio guru Andrea Libraiodellaversiliadimeripo’. So, perché segnalommelo stamane il professor Pi, che alcuni colleghi francesi di Andrea hanno or deciso di non vendere il libro di Valèrie Rottweiler nel quale l’ex compagna del presidente della Repubblica francese Hollande rende improvvisamente incruenta, al confronto, la vendetta modalità Lorena Bobbit. Nel senso che lo fa proprio a fette. A le presidànt.

“Spiacenti non abbiamo il libro di Trierweiler, ma ci restano Balzac, Dumas, Maupassant, ecc”, hanno apposto gli ammutinati fuori dalle loro vetrine mentre in realtà stanno andando esaurite le prime 200 mila copie di tiratura (dunque sti 200mila dove se lo sono accattato?).

La riga di giornale dalla quale non riesco a disincagliarmi è però un’altra, quella che recita:

“Hollande ne ha letto degli stralci e poi ha mandato un sms a una conoscente: ‘Je suis catastrophé”. “Per me è una catastrofe”.

Mo’, Presidè, dico io, hai capito che già affidando alla supposta (nel senso ipotizzata) donna della vita tua alcuni momenti di intimità te li sei poi ritrovati tirati in 200mila copie tantopercominciare. Come ti può venire in mente di mandare un sms a “una conoscente”? Eh? Presidé, non so come dirtelo ma Ouì, tu sì catastrophè. Sì ‘na catastrofe.

C’è sempre una Valerie a valle di una Segolene

venerdì, settembre 5th, 2014

Comunque, chérie, c’è sempre una Valerie a valle di una Segolene. A qui il touche il ne se ingrugnè. A chi tocca ‘n s’ingrugni.

Intelligenti pausa

mercoledì, settembre 3rd, 2014

Care,
vista la quantità di dementi in giro, eviterei di continuare a postare sui socialcosi lo studio scientifico secondo il quale i bambini ereditano l’intelligenza dalla mamma.

L’ultima cosa vera che sai di lui

lunedì, settembre 1st, 2014

La moglie di Harrison Ford gli lascia un messaggio in segreteria
-Tesoro, devo partire per Miami all’improvviso, sai le sfilate, la collezione, il lavoro
Anche il marito di Kristin Scott Thomas parte. Per New York. E siccome la fortuna va a casaccio ma la sfiga è sempre sincronizzata succede che il volo si inabissa. Il volo sul quale quei due son partiti insieme. Come, da amanti, fanno da tempo. Si chiama Destini incrociati. E’ un film del 1999 e da allora lo guardo ogni volta che lo trasmettono.

Ogni volta prima di tutto cerco di farmi una ragione del perché se sei sposata con Harrison Ford tu senta il bisogno di andare a letto con un altro. Mentre capisco di più il marito della Thomas che sarà anche una grande attrice ma con quella scopa infilata nella schiena e l’aura da stronzetta britannica qui poi anche candidata alla scalata politica, è il cliché perfetto da Ti Sta Bene.

Ma il punto è perché ogni volta, e so di non essere la sola, ci sintonizziamo, noi del circolo investigativo matrimoniale postumo, sulla scatola nera di questo film, di quell’aereo e di quel matrimonio.

Cos’è questo bisogno di andare a rivedere al ralenty, come fa Harrison, la storia a marcia indietro di un matrimonio che si pensava ancora pieno di amore? Lui a un certo punto, alla Kristin che proprio non vuol sapere la verità manco a cadaveri fedifraghi identificati allacciati, chiede

-Qual è l’ultima cosa vera che sa di lui?

Questo, probabilmente, è il punto. Che a forza di andare a ricostruire enigmi e ad andar cercando scatole nere, si inizia a dubitare un po’ di tutto. Del passato e del presente ma, inevitabile, anche di chi arriverà da lì in poi.

Ecco: qual è l’ultima cosa vera che so di te? Che pure a noi eh sembrava proprio di sapere bene e sapere abbastanza e Figurati, Ma dai, Ma No Ma Me Ne Sarei Accorta. Questo è il danno maggiore dopo un tradimento. Amoroso, amicale, umano. Il Punto Interrogativo che rimane.

Senonché poi sti due, ovvio, hanno pure una storiella. Ma non funziona. Perché non è sulle macerie precedenti che si può ricostruire qualcosa dopo. Bisogna proprio fare pulizia. Via tutto. Conservando solo e unicamente il Punto Interrogativo. Non usarlo eh: conservarlo. Farlo stare lì. In un angolo. Per non farci eventualmente trovare cojonate un’altra volta. Ma questo, credetemi, è spesso reciproco. Perché tanto fummo tradite noi quanto, probabilmente, anche noi tradimmo, in qualche modo, o proprio in quello. Magari evitammo di far ritrovare la scatola nera a matrimonio ancora in volo -come invece fece lui ma si sa che alcuni son maldestri per cui cosa volete rimpiangere-.

E allora guardo Harrison che per due ore e mezzo cerca il tasto rewind. E stavolta, finalmente, mi alzo dal divano, mi avvicino al televisore e glielo dico:

-Harrison, mobbasta eh. Son quindici anni, mobbasta sul serio. Sei Harrison Ford, cavolo!

Ecco, care e cari miei, non fatevi ingannare dalle apparenze: siete Harrison Ford. Dunque sapete che dovete fare, si? Prenotatevelo voi, un bel viaggio. Da soli, mi raccomando. Mollate sto Rewind. E guardate avanti.