Archive for maggio, 2014

Segnali dai quali desumere che forse jelafamo

venerdì, maggio 30th, 2014

La mia amica Anto ieri sera ha dimenticato una borsa (non LA borsa, un’altra) su un autobus, su un bus della malconcia flotta Atac di Roma. La borsa conteneva, tra l’altro, analisi e documenti.

Anto, nel suo inguaribile ottimismo, ha iniziato a telefonare all’Atac giusto oggi che c’era lo sciopero. Niente, ovviamente. E mentre tutti cercavamo di convertirla a un sano bagno di realismo ecco che

DRIIIIIIIIIIIIINNNNNN

-Signorì so’ l’autista, ho trovato la borsa. Se la venga a prendere. Ah e poi dia un’occhiata a sto colesterolo che me pare un po’ alto

L’amore se n’è andato… ma rimango io

mercoledì, maggio 28th, 2014

La frase più bella del mese (insieme ad “Abbiamo vinto”) è

-Meripo’ l’amore se n’è andato… ma rimango io

Me l’ha mandata la mia amica (omissis). E la metto insieme a un’altra che mi disse tempo fa il professor Pi, mentre stavo lì a farmi manco dei film ma direttamente un multisala mentale su cosa avessi sbagliato nei fallimenti amorosi precedenti. E della paura di commetterne di nuovi, errori, ugualmente fatali e di dover ricominciare da capo a postumi straziamenti.

Fu allora, di fronte alla ipotizzata inconsolabile scena di strazio postumo, che il professor Pi emanò:

-Meripo’, credo che non accadrà mai più che qualcuno che si allontana da te si porti via qualcosa di te. Rimarrai tu che -ormai dovresti averlo sperimentato- alla fine sei la migliore compagnia di te stessa

Non pago del momento Kierkegaard aggiunse:

-E lo so non perché io sia Giucas Casella ma perché ti è costato talmente tanto riappropriarti di te che se per caso la prossima volta ti lasciassi portare via da qualcun altro non è che rimarresti sola: rimarresti, perché ti ci porterei io, chiusa a chiave in una stanza della Asl in Trattamento Sanitario Obbligato.

E dunque si sappia che quand’anche l’amore se ne andasse, noi ci orienteremmo verso “il vento irrequieto del Nord” e anche “quello dell’est” lanebbiaèlàqualcosadistranofrapocoaccadrà che ci trascinerebbero verso nuove, grandi avventure. Volendo vi presto pure l’ombrello. (Dopodiché si sta maluccio lo stesso per un po’. Ma poi passa eh).

E comunque dai di Chocolat e Nutella

Tutto quello che so

lunedì, maggio 26th, 2014

Premesso che tutto quello che so l’ho imparato prendendo sberle e premesso che tutti i momenti di crescita sono stati momenti dolorosi e premesso pure che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie ecco io volevo dire che ogni tanto cinque minuti di ignoranza sono una figata pazzesca.

Quelle della prima volta

sabato, maggio 24th, 2014

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta. E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare. Continuò tutta la vita a prepararcisi come a Natale e a vestircisi bene come a un matrimonio.  Quarantuno dei suoi anni perché si riconoscesse che sì, le donne erano in grado di esprimere la propria opinione politica. Era il 1946. E’ a lei che penso, quando qualcuno mi dice che No, mobbasta. A lei e al suo “vestito buono”. A lei e all’emozione di quella prima volta e di tutte quelle che seguirono.

Lo so. Lo so che “stavolta” è stata “proprio brutta, violenta, volgare”. Ma conquistarci quel diritto è stata dura. Specie per le donne. Una di loro poca fa mi ha scritto

-Meripo’ in bocca al lupo a tutti noi. Per domani e per ogni giorno

Allo stesso modo mi ha più o meno scritto anche un esponente del sesso a noi avverso (marescià si scherza, essù) condensandolo in una canzone. Bella.

E nonostante sia stata propriobbrutta io in questa campagna elettorale ho visto pure l’impegno bello e pulito di tante donne, anche molto giovani.

Votate per chi volete. Ma andate. Se non volete farlo per voi fatelo per nonna Quintina e tutte le nonnequintine. Non permettiamo a nessuno di portarci via una cosa che quelle prima di noi hanno pagato caro.

Aò… andateci pure se siete masculi eh.

Fin dove ti ho accompagnato?

giovedì, maggio 22nd, 2014

E’ stato davanti a un piatto di gnocchetti zucchine e pachino che oggi mia madre, classe 1933, cercando di contenere gli aggiornamenti su venti giorni di arretrati nell’arco di mezz’ora, mi raccontava della difficoltà di chi dopo una vita da protagonista  si ritrovi a viverla da spettatore e di ricordi.

La vita da protagonista, lo specifico subito, si è svolta per quarant’anni nelle aule delle scuole più incredibili d’Italia. Tra queste anche la scuola allestita nell’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà a Roma. Scuola dove, quando lei arrivò, tra i tanti casi c’era quello di Graziella, una donna di 35 anni che passava tutto il giorno -per sua scelta- a lavare pavimenti come una forsennata inginocchiata accanto a un secchio d’acqua. E guai a tentare di farla alzare o distoglierla. Al punto che dovettero confezionarle delle ginocchiere perché si era letteralmente sfranta entrambe le ginocchia.

Parlare di “recupero” nel caso di Graziella avrebbe potuto apparire quantomeno velleitario. Ma si decise che invece era da lì che occorreva partire. A un certo punto scoprirono che in realtà il suo sogno sarebbe stato quello di raccogliere cartoni. Quindi uscendo. Insomma per farla breve Graziella si alzò da quel caspita di pavimento, abbandonò secchio e spazzola, trovò una bicicletta con un carrellino fuori ad aspettarla e iniziò la sua nuova vita di raccoglitrice di cartoni. Dopo qualche tempo uscì anche dall’ospedale e andò a vivere in una casa famiglia. (La chiameremo Graziella proprio in onore della bici, eh, che non lo so come si chiamasse).

Questo accadeva, credo, una venticinquina di anni fa. Mentre una decina di anni fa mia madre ritrovò, dopo 50 anni, alcuni alunni della sua prima classe, 43 bambini, di una scuola arrampicata sul cucuzzolo di una montagna nel suo paesino del Molise chiamato San Pietro Avellana.

-Ecco, Meripo’, quando ripenso a tutti loro e quando penso a quelli che non ho più rivisto, mi farebbe piacere sapere una sola cosa: che persona sei diventata? Fin dove ti ho accompagnato? So le difficoltà del posto in cui ci siamo incontrati: dimmi dove sei arrivato.

Che è quello, aggiungeva, che tutto sommato dovrebbe fare chi è chiamato a guidare qualsiasi cosa. E dunque anche nei rapporti personali, sempre, chiedersi: dove possiamo andare, insieme?

Mad in Italy – Per chi suona il cellulare

martedì, maggio 20th, 2014

Allora ci sono un prof, un ragazzino e una madre. Ma non è una barzelletta. Il prof sequestra il cellulare al ragazzino (delle medie) perché, durante l’orario scolastico, ci stava guardando sopra delle foto hard. La madre va a ritirare il caspita di cellulare ma si presenta con un avvocato accusando il prof di furto. La notizia sta qua (ma io l’ho trovata grazia al mio amico Antonino sul socialcoso) e son due ore che sto aspettando un miraggio chiamato “smentita”. Che però non ancora arriva.

Il seguito, se possibile, è ancora meglio, cito testualmente: “La notizia è stata postata su FB dal sindaco di Forlì, allibito dal fatto che la madre ha anche difeso il figlio sostenendo che le foto non erano così hard, visto che la donna sulle foto aveva il perizoma”.

Ripeto: un prof sequestra un cellulare a un ragazzino perché ci guardava foto hard e viene denunciato per furto mentre la madre difende il ragazzino dicendo che le foto non erano hard perché la tizia aveva il perizoma.

Ora l’unico cellulare che si anelerebbe veder apparire, e in fretta, è quello della polizia seguito da un’ambulanza del servizio del Trattamento Sanitario Obbligatorio. In subordine anche un asteroide.

The Photoshop must go on?

lunedì, maggio 19th, 2014

La prima cosa che ho fatto, dopo, è stata andare davanti allo specchio e ripercorrere i miei, di segni dell’età. Dopo aver visto il servizio fotografico su Veronica Lario che oggi fa gridare allo scandalo, confesso, la prima cosa che ho pensato non è stata

-Cattivi
e nemmeno
-Ognuno ha diritto di invecchiare
ma, ariconfesso, un autopreoccupato

-Ossantocielo

Ho sobbalzato per lei ma soprattutto per me, probabilmente perché ho sentito il fiato sul collo dei non tanti anni che mi separano dalla signora e perché era ieri che faceva irradiare splendore persino a suo marito e si affacciava al balconcino del Campidoglio con Bill Clinton facendo nel contempo irradiare pure Rutelli.

E se è vero che ciascuno ha diritto di invecchiare come desidera è anche vero che la moratoria sull’immagine arriva, di solito, solo quando quell’immagine non è più glamour. La domanda allora  forse è: come e fino a quando è lecito farci rubare e manipolare l’immagine di sé che si intende offrire al mondo? E se la bellezza era una notizia e un richiamo perché non dovrebbe esserlo anche la trasformazione di quella bellezza?

E se davvero, al netto delle questioni dei singoli personaggi e dei singoli editori, Photoshop è ormai la nuova arma con la quale danneggiare avversari e nemici consegnandoli alla spietata realtà, allo stesso modo ci si dovrebbe lamentare di quando lo si usa -con piaggeria e servilismo- per “abbellirli”, cioè comunque cambiandoli a proprio piacimento. Perché la disillusione di oggi è figlia anche dell’illusione di ieri, quando un grafico compiacente “aiutava”.

Vabbè comunque, concludendo, abbiamo capito che vi dobbiamo lasciare tutte le rughe quelle che ci avete messo tanto per farvele venire. Ma allora mi dite che ci fate ogni mattina un’ora al bagno??

Il Frecciarossa che ha ristretto l’Italia

giovedì, maggio 15th, 2014

Curiosamente oggi in tanti, Massimo Gramellini compreso, resuscitano l’elogio della lentezza a proposito del primo Sì della Camera al divorzio breve. Giunge da ogni dove questo soprassalto di consapevolezza per gli effetti nefasti della velocità sulla nostra vita. Filosofia che ha, sia chiaro, ottime ragioni dalla sua.

Ora io capisco tutto. Ma sostenere che è il divorzio breve ad accorciare i matrimoni è come sostenere che il Frecciarossa ha ristretto l’Italia.

Non vedo la maestà del Colosseo

mercoledì, maggio 14th, 2014

La vicenda è complessa, molto. E lo so che andrebbe sviscerata per bene studiandosi tutti i faldoni degli accordi sindacali e delle circolari e di tutto il cucuzzaro. Però stavolta partiamo dalla fine e una cosa tutti, ad ora, sappiamo: che per la notte dei Musei, sabato prossimo a Roma, il Colosseo -a meno di qualche miracolo dell’ultimora- resterà chiuso per assenza di custodi. Successe la stessa cosa l’anno scorso.

E nel rotolare di dichiarazioni, minacce, distinguo, controdeduzioni e altro, poco fa è uscita questa notizia:

CULTURA. ‘NOTTE MUSEI’, VERTICE PER APERTURA DEL COLOSSEO

Ripeto: un “vertice” per trovare i custodi notturni di uno dei siti più visitati al mondo. Che uno legge e sarebbe portato a pensare che in fondo i Maya erano pure degli ottimisti.

Ora secondo me il punto non è aprire il Colosseo sabato notte -che di Musei e siti mozzafiato qui ne abbiamo graziaddio a schiovere- e non si tratta di salvare la notte dei Musei. Si tratta di salvare la faccia. E l’onore, se qualcuno ancora fosse interessato all’articolo.

L’amore dura tre anni e questo è il quarto

martedì, maggio 13th, 2014

Si ricorda all’utenza che “una zanzara dura un giorno, una rosa tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre”. Noi oggi qui compiamo il quarto. E siccome “c’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia” non oso neanche pensare la parola-chiave di questo appena trascorso.

Tutto ciò premesso ricordiamo anche che gli auguri al primo compleanno ce li fece anche Nomfup che oggi si occupa delle sorti del Paese ma che all’epoca si occupava anche delle nostre e così vi descrisse:

“Il primo compleanno di Supercalifragili, la blog-sister di Nomfup, è motivo di gioia infinita. Perchè lei è una tipa speciale speciale, che ha riunito un gruppo di tipe/i speciali che rendono la blogosfera italiana un luogo ameno dove stare e sognare e parlare e capire”.

Ora non lo so se si sia già pentito dunque direi di campare tranquillamente di rendita di quello. Nel frattempo ne abbiamo combinate in quantità industriale, aprimmo persino un bar e fatto una Woodstock. Considerando che tutto nacque per superare lo choc da stato civile infranto, e alla luce dei ritrovamenti e accompagnamenti avuti come risarcimento, direi che è ora di affermare con una certa forza che “Tutte le donne aspettano l’uomo della loro vita però, nel frattempo, si sposano”.

Impensabile dunque ringraziare uno per uno tutti quelli ai quali Meri Pop deve tutto ciò che deve, cioè quasi tutto.

Dico solo state in campana: perché un mouse e una tastiera possono cambiare il corso di una vita. Impugnateli con prudenza. E auguri a tutti voi, supercalifragilini.

L’occasione mi è gradita per aprire i festeggiamenti con l’Inno:

e con la torta: