Archive for febbraio, 2014

Andamento lento

venerdì, febbraio 28th, 2014

Prima di sposare una persona fatele usare un computer con una connessione lenta, per capire chi sia veramente
(Will Ferrell sempresialodato)

Foto da Mashable

poppins@governo.it

giovedì, febbraio 27th, 2014

Di Pop e di governo

Pagina 99. Nel senso il quotidiano. Un grazie speciale a Cristiana

Non rinunciamoci solo perché è difficile

mercoledì, febbraio 26th, 2014

La vicenda si è svolta così. Giusto sul post prandiale, mentre dalla finestra sul cortile entrava il sole dell’abbiocco ma da quella di gmail continuano a entrare le sòle della quotidianità, riprendevo dall’archivio del Cinguettino alla voce @MrYuriOrlov questa frase:

Non rinunciamoci solo perché è difficile

Messone a parte il mio amico, collega e dirimpettaio Endriu, egli, senza staccare l’occhio dal suo ingresso di sòle, così chiosava

-Meripo’, potrebbe valere anche per l’amore, pensaci

Ancora obnubilata da un delizioso pranzetto offertomi da caro assistito supercalifragilino riuscivo ad attivare le sinapsi su un

-Non rinunciamo all’amore solo perché è difficile, intendi?

E lui, sempre occhioncollato al dirimpettante schermo sintonizzato sulla sua gmail….

-Non rinunciamo-ci nel senso l’un l’altra, solo perché è difficile

Capito, si, le piacevoli sorprese di gmail?

Esci da questa Top

martedì, febbraio 25th, 2014

Siccome “ho sbagliato tante volte ormai che lo so già” ma tutte poi perseveriamo – e sbagliare è umano ma perseverare è donna – offro all’utenza un rapido prontuario per una cernita ragionata degli inviti o presunti tali.

Top Ten di Quelli dai quali non accettare manco il primo appuntamento

10 – Quello che ve lo chiede su WhatsApp: no, dico, manco una telefonata?

9 – Quello che ve lo chiede su Facebook: no, dico, manco gli 89 centesimi annui per WhatsApp?

8 – Quello che ve lo chiede iniziando con “poi magari un giorno”: poimagariungiorno non è una data, è un auspicio. Al quale non si risponde sciogliendo voi l’ineffabile con un “si certo, domani??”

7 – Quello che non ve lo chiede proprio: è il caso più diffuso, quello che voi pensate che ve lo stia chiedendo ma non è possibile rintracciare nella conversazione la sequenza di queste parole chiave: mercoledì- vorrei-uscire-con-te-

6 – Quello che per la prima volta sceglie un convegno diocesano: è inutile che ridiate, ormai è il tipo di invito più diffuso. Molto gettonati sono i sermoni sui 7 vizi capitali (contro, naturalmente, quelli di incoraggiamento magari potrebbero addirittura arraparvi e inzurlirvi) o a quello sulla Genesi. Di norma in nessuno dei casi registrati si è andati oltre la sua entrata in Seminario e il vostro ingresso nell’ateismo.

5 – Quello che ve lo chiede con un sms comprensivo di errore di battitura: affidereste la vostra vita a uno che non riesce ad avere il controllo manco della propria tastiera di smartphone, che presumibilmente è la cosa più cara che ha al mondo?

4 – Quello che ve lo chiede specificando che “ci vediamo direttamente lì così poi se facciamo tardi sei già con la tua macchina”. Non sta incentivando la vostra autonomia personale ma la sua atavica pigrizia: quello che si stufa di riaccompagnarvi già oggi si sta portando avanti con il mollarvi in mezzo a una strada anche domani.

3 – Quello che per la prima volta sceglie un ristorante vegano bio a km zero alcol free: nel migliore dei casi vi parlerà tutta la sera della sua nutrizionista e molto prima che immaginiate realizzerà che anche voi siete una proteina animale dalla quale tenersi salutisticamente alla larga.

2 – Quello che per la prima volta vi invita insieme alla sua ex con il suo attuale: non sta invitando voi, sta verificando il lavoro del suo analista degli ultimi dieci anni

1 – Quello.
Lo sapete benissimo chi è. Quellocolqualenondovevateaccettaremancoilprimoappuntamento effiguriamocirivederloadesso.

C’è chi scende e c’è chi sale

lunedì, febbraio 24th, 2014

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale e ora che non ci sei…
ho finalmente scoperto sto caspita di benedetto ascensore (Signor Montale si scherza, abbia pietà)

Ecco quella vera, dai:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue

Eugenio Montale

I migliori anni

venerdì, febbraio 21st, 2014

Racconta Tiziano Terzani, all’inizio di “Un indovino mi disse” che “Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l’aria di essere una maledizione”.

Credo sia quello che deve essere successo anche a Lorenzo Vandelli, di Spilamberto, Modena, innamorato dello sport, quando a venti anni un medico gli dice che ha la distrofia muscolare. E che nel giro di sei mesi rimarrà completamente paralizzato. La maledizione, appunto. Lui che fa? “Ho iniziato a studiare la malattia”. E a escogitare un modo per conviverci. Scopre che esiste il wheelchair hockey, l’hockey in carrozzina. Mette su una squadra a Modena. La sua. La loro. Gruppo sportivo Sen Martin.

Lo racconta qui, in questo trailer di un documentario di 70 minuti che verrà presentato la settimana prossima. Si chiama “Lo sport è uguale per tutti”

Me lo ha mandato stamattina la mia amica Arianna: era lì fra le sette caselline rosse di Facebook dei messaggini privati, insieme a una bella foto di Mary Poppins e Cancaminin (grazie Maurizia), con la prima pagella del mio fidanzato seienne di Bologna e saluti e notizie di altri amici. Mi è sembrato significativo che fosse lì, in mezzo al normale, ordinario fluire della vita, tra la pagella e l’amicizia, senza clamori e senza ammiccamenti alla compassione.

Lorenzo Vandelli. A Modena. Con i suoi compagni di squadra. Con la mamma. Con gli amici. Storie di ordinario eroismo quotidiano. Storie di vita, alcune in piedi alcune sedute. Tutte a schiena dritta. Perché, dice alla fine del trailer, “ho vissuto 20 anni da persona normale e 20 da disabile: posso tranquillamente dire che i miei 20 anni da persona normale sono stati molto peggio dei miei 20 anni da disabile. Da disabile mi sono tolto tante soddisfazioni. E sono convinto di potermene togliere ancora”.

D’istinto farei molta fatica a credergli. Ma ho deciso che mi fido.

Sai essere discreto?

mercoledì, febbraio 19th, 2014

“Agli  uomini non ho mai chiesto: mi ami? Questa  è una domanda che fanno le mogli. Piuttosto chiedevo: sai essere discreto?”
(Mavis Gallant. Che se n’è andata ieri)

Abbiate Pietà

martedì, febbraio 18th, 2014

Giunto in semifinale fino allo sportello della biglietteria, alla fine domenica Monuments Men ha prevalso su Smetto quando voglio. Determinante si rivelava lo sprint finale del Professor Pi

-Meripo’, considera anche i protagonisti

che nella mia accezione erano Matt DamonBill MurrayJohn GoodmanJean Dujardin e George Clooney, nella sua Michelangelo, Degas, Raffaello, Renoir, Picasso e colleghi.

La storia, vera, è quella della più grande Caccia al tesoro messa in piedi in tempo di guerra, la seconda mondiale, per trovare e restituire le opere d’arte rubate dai nazisti prima che Hitler le distrugga. Tra le opere c’è uno dei capolavori di Michelangelo, la statua della Madonna di Bruges. Lo racconto oggi quttrocentocinquantesimo anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti.

Una delle domande che il film ci fa mentre stiamo spaparanzati sulla poltrona è se valga la pena dare la vita, letteralmente, per l’arte. perché lì così accadde. Farsi sparare in petto per difendere una statua, un quadro, una tela, una scultura.

E forse è questo che dovremmo pensare ogniqualvolta l’arte la calpestiamo: non stiamo mandando alla malora solo la nostra storia, la testimonianza di chi siamo e da dove proveniamo. Stiamo rendendo inutile anche il sacrificio di chi per quel patrimonio ha dato o speso la vita.

Insomma mi veniva in mente, guardando tutto quel sangue in guerra, che aver cura dell’arte non è un vezzo da intellettuali o da nullafacenti ricchi di famiglia che possono permettersi il lusso di occuparsi del superfluo ancorché divino: è anche difendere quello che siamo e siamo stati. E difendere la memoria chi ci ha permesso di arrivare sin qui.

Se non vogliamo farlo per l’arte facciamolo per la Pietà. Pietà umana.

Piccole donne crescono

venerdì, febbraio 14th, 2014

Marta, 7 anni, prepara un collage per il suo fidanzato, cuoricini e fiori. Poi va dalla mamma venuta a prenderla a scuola e……

-Bene, mamma, fatto: glielo lascio sul banco. E ora andiamo da quell’altro.

Travolti da un insolito trascino

venerdì, febbraio 14th, 2014

Comprensibilmente un blog che si occupa prevalentemente di cuorinfranti si predispone ad assistere alla festa di San Valentino come i curiosi agli incidenti in autostrada. Tutto ciò premesso mi corre l’obbligo di informare che, alla fine, l’amore è una inevitabile maledizione. Questa:

“Alla fine il bello dell’amore è proprio il fatto di potersi innamorare di chiunque. “È solo un amico” ma poi ti innamori. “È antipatica” ma poi ti innamori. “Siamo così diversi”, ma poi ti innamori. “Abitiamo lontanissimi”, e ti innamori. L’amore non si sceglie, l’amore ti sfonda la porta di casa e ti trascina da chi gli pare.” (Francesco Roversi)

Emmossoccavoli. Auguri eh.