Archive for novembre, 2013

Cose che avere senza conquistarsele è come non possederle mai

sabato, novembre 30th, 2013

A un certo punto, tra la pioggia e il traffico, mi è sembrato che fosse più difficile raggiungere la Tuscolana che Dallol. Che così funziona: in Dancalia sopravvivono a intere estati a 50 gradi meglio di come noi si riesca a prevalere sulla pioggia a Roma. Una volta presa la salitina di via Assisi, da sola per strada nonostante non fossi al corrente di alcun proclama di coprifuoco in città, andavo meditando sul perché stessi sfidando di venerdì sera gli elementi capitolini e atmosferici per vedere  una mostra fotografica sulla Dancalia invece di tornarmene a casa a farmi un bel thè.

Ed è stato quando sono entrata nella sala che ho capito che stavo andando a riprendermi un’emozione. La prima grande foto era una carovana di cammelli. La seconda il bivacco della carovana del sale. La terza la strada salata verso Ahmed Ela. E lì già mi era salito il nodo in gola. Poi sono arrivate le gialle e viola meraviglie di Dallol. E insomma quando sono comparsi i volti degli Afar, con la pupa uguale alla figlia della nostra guida, mi sono piantata lì davanti come una statua di sale con le mani sul viso tipo Mammahopersolaereo e mi sono detta

-Cazzeruolameripo’ fino a dove sei arrivata

Ed era la prima volta che andavo a vedere una mostra fotografica di un posto in culoallaluna capo al mondo potendo dire: “Io c’ero. E l’ho visto”

Che io non sapevo neanche cosa caspita fosse e dove stesse, la Dancalia.

Afar al risveglio - Foto Professor Pi

E mi pare di avergliene dette anche quattro, al Professor Pi, quando mi ci ha trascinata.

Meri Dancal Pop - Foto Professor Pi

Che poi lì ho incontrato pure Niki Sventola. E tanti altri sconsiderati che hanno allietato giornate invero un po’ complesse. Ma indimenticabili. Ed è stato il posto nel quale ho scoperto che niente è gratis. Quantomeno nulla di ciò che valga la pena avere. Che avere senza conquistarselo è come non possederlo mai.

Insomma si vi ci trascinano andate. In Dancalia. Anche a Via Assisi. Alla mostra. Avete tempo fino al 2 dicembre: è tantissimo. Tempo. In Dancalia.

Meri Pop a Dallol - Foto Professor Pi

La lezione degli Oro Saiwa nel té

mercoledì, novembre 27th, 2013

Quando ero piccola mio padre faceva colazione con il té e gli Oro Saiwa. Metodicamente ogni mattina arrivava, si sedeva, prendeva la confezione dei biscotti e ne estraeva una colonnetta di 8 (erano incolonnati a sequenze), li sistemava come una specie di torretta sul tavolo poi ne spezzava ciascuno in due tenendolo con una mano tra il pollice opponibile e l’indice e il medio e li intingeva nel té uno per volta ripiegato a metà. Qualche volta si chiacchierava qualche volta no. Sempre, però, io osservavo questa scena, con particolare attenzione al momento nel quale l’Oro Saiwa veniva intinto nel té e tirato su morbido ma non troppo intriso.

Quel tempo di immersione richiedeva un calcolo preciso. Tirarlo su un attimo prima voleva dire lasciarlo troppo duro. Tirarlo su troppo tardi era la catastrofe perchè ricadeva a mappazza squacciandosi nel té e intorbidendo di pezzi, galleggianti come relitti in mare, quel biondo profumato lago di Tè Ati.

Mio padre, razionale e metodico non solo quando è alle prese con i biscotti, la maggior parte delle volte azzeccava quel tempo di immersione ma nella batteria di 8 almeno uno o due precipitavano ammollazzati e disintegrati nella tazza. Quando accadeva ero combattuta tra due sentimenti: il dispiacere del fallimento e il sollievo della bassa percentuale di errore.

Quel rito mi stava dando una grande lezione di vita che avrei ahimè però imparato solo precipitando ammollazzata e disintegrata non nella tazza di té Ati ma nelle difficoltà della vita: il tempo di immergersi in qualcosa e goderne va calcolato bene. Va in ogni caso precisamente azzeccato il tempo in cui ritirarsi. Perché la gioia del successo dell’immersione dista un amen dal fallimento dello squaccheramento.

Ciò vale anche e soprattutto quando si desideri molto qualcosa e lo si aspetti per tanto: anche il tempo dell’attesa ha un limite. Oltre il quale, pure se il successo dell’operazione ci aspetterebbe al varco, si rischia di trovare solo delusione.

Sto cercando di dire che se la soddisfazione del desiderio arriva a troppa distanza dall’innesco, essa la maggior parte delle volte si è nel frattempo trasformata in qualcos’altro: il tempo sognato dei fuochi d’artificio precipita nella tazza di una tiepida alzata di sopracciglio.

E’ questo che ho provato due volte negli ultimi due mesi. Uno stasera. Di fronte a quel patetico viale del tramonto di un uomo sconfitto solo da se stesso e non, come avrebbe dovuto essere, dalla pochezza delle sue idee e dalla sconsiderataggine delle sue azioni. E l’altra di fronte a un altro addio, sentimentale. Troppo a lungo trascinatosi.

C’è un tempo per ogni cosa, dice anche la Sacra Bibbia. Il tempo giusto per soddisfare un desiderio è uno solo: quello degli Oro Saiwa nel té. Pensiamoci. Quando saremo di fronte alla prossima colazione.

La coperta è gelata e l’estate è finita

martedì, novembre 26th, 2013

Buonanotte a quelle che chiudiamo la porta prima di cena e la serata finisce lì.

Buonanotte a quelle che poi invece la devono riaprire dopo due ore -la porta- per andare a buttare la munnizza. E sognano di trovare presto un fidanzato. Per farla buttare a lui quando fa -1.

Buonanotte a quelle capaci di stare a casa da sole.

Buonanotte a quelle che sanno restare a casa da sole anche quando dopocena arriva il messaggino del cretino che da solo si annoja. E non cerca te: cerca compagnia. Buonanotte a voi che manco je rispondete.

Buonanotte a quelle che “tra il telefono e il cielo” hanno capito che spesso c’è solo una sòla.

Buonanotte a quelle che “tra le stelle e la stanza” c’è sempre quello che non è che non sa stare senza di voi: non sa stare da solo.

Buonanotte a quelle che la tristezza passerà domattina. Ma intanto si risparmiano quella aggiuntiva di stasera.

Buonanotte a quelle che sanno restare a casa da sole ma poi ci si scoppia la borsa dell’acqua calda elettrica. Che la coperta è gelata e l’estate è finita. Da un pezzo. E arriva l’inverno. Ma hanno smesso di lamentarsene e si stanno attrezzando per affrontarlo. Più o meno.

Buonanotte a quelle che avevano chiuso la porta prima di cena ma il frigo era vuoto e il supermercato è vicino “e vicino non è ancora abbastanza”. Dunque buonanotte a quelle che fanno la spesa alle sette di sera un’ora prima che chiuda il super, quelle della spesa delle sìngol, le spese senza carrello solocolcestino. Poi tornano e sediovuole arichiudono la porta.

Buonanotte a quelle che per sognare non devo averti necessariamente vicino. E alla fine, sai com’è, ho imparato a sognare da sola.

E io scavo

giovedì, novembre 21st, 2013

Chiariamolo subito: ho una predilezione per il sistema monarchico e più passa il tempo più si rafforza in me l’idea che noi tutti lo si sia sempre sottovalutato. Così come sono affascinata da qualsivoglia pettegolezzo riguardi tutte le casate reali e accorro ogni volta in cui la mia amica Maria Paola, della real casa delle Pennette, appone foto sul socialcoso dei dress code reali ovunque allignati. Allo stesso modo nutro un profondo rispetto per tutte le cariche onorifiche delle quali qualsivoglia coronato si ammanti.

Tutto ciò premesso mi corre l’obbligo di informare che oggi Emanuele Filiberto di Savoia è stato nominato “Ambasciatore di Pompei nel mondo”. Con le immaginabili conseguenze su Pompei. E anche sul mondo.

La prima dichiarazione dell’Ambasciatore intergalattico, ancor fresco di emozione, è stata: “E’ un magnifico sogno che si realizza. Degli scavi si parla sempre con grande curiosità e di recente si sente parlare di un certo degrado, ma va considerato che si tratta di un’area molto vasta e non di un singolo monumento”. Un certo degrado. Non ci sono più le cipolline Saclà di una volta, Sire mio. Ormai solo cetrioli.

Squillino le trombe

mercoledì, novembre 20th, 2013

Cara Meri,

ti risulta che i cinque segnali dai quali riconoscere un trombamico siano questi?
1 –Non hai nessuna intenzione di presentarlo ai tuoi amici
2- Se non ti chiama, non ti manda mail o sms non te ne preoccupi, tranne se si dimentica di  un vostro incontro. Ma solo per puro egoismo
3- L’idea di avere un ragazzo ti fa venire la nausea
4- Se lui sparisse domani ti infastidirebbe solo l’idea di non poter più fare sesso
5- Il sesso è perfetto ma hai la certezza che per il resto non sarebbe assolutamente il tuo tipo

Se puoi rispondimi presto, vorrei regolarmi prima del weekend. Grazie.
Amica

Cara Amica,
pur non vedendo utilità alcuna nel riconoscimento dell’oggetto di specie (non è che la catalogazione “esso è effettivamente un trombamico” abbia mai rimesso al riparo nessuna dalla comunque certa sòla che si anniderà anche lì), in aggiunta confessandoti che in materia sono ideologicamente sprovvista, ho ritenuto necessario chiedere una consulenza al mio amico (omissis), in arte Spazzacamino il quale, a prima vista, sembrerebbe effettivamente un prototipo di trombamico ma poi vassapè quindi ti allego la sua risposta ma non il suo numero di cellulare. Pubblico con congruo anticipo (tre giorni) rispetto al weekend così da offrirti tutto il tempo per il necessario screening dei candidati.

Tua Meri

A Meripo’ devo ammettere di aver riletto almeno 10 volte queste poche righe cambiando ogni volta il mio pensiero per poi avvicinarmi al pensiero di “Amica”. Comunque risponderei così:

Cara Amica,
adesso capisco cosa intendi e concordo con te sui 5 sintomi per definire il trombamico (sebbene trovi il punto 1 non obbligatorio).

Rimanendo sul sempliciotto superficiale e volendo rimanere sul generico di proposito, ti voglio far presente però che l’espressione “trombamico” non esiste nella testa di un uomo (a meno che non ci riferiamo ad un 16enne).

Per un uomo – e ripeto che resto sul superficiale e generico – le amiche si classificano più semplicemente così:

1) amica che mi farei; 2) amica che non mi farei.

La prima rappresenta la stragrande maggioranza dei casi ed è alla base dello stesso concetto di amicizia per l’uomo. Insomma un’amicizia che nasce da un’esplosione ormonale.

La seconda si caratterizza invece dal consolidamento di un rapporto di lunga data, dal fatto che è o “irraggiungibile” o troppo poco interessante per essere ricompresa nella categoria 1, o infine, perché è stata declassata dalla forza di inerzia e dal tempo che passa nella categoria 2 (qui però l’eccezione è dietro l’angolo, nel senso che se la donna è troppo sexy/interessate resterà sempre in zona Champions).

Altri ragionamenti sono vuoti e inutili. Insomma poco importanti, perché aver troppi pensieri rende poco lucida la mente di un uomo. Due opzioni sono sufficienti se non abbondanti.

PS: non ti fidare troppo di quelli che dicono il contrario sull’amicizia “veritiera” tra uomo e donna: quelli sono dei serial killer professionisti o ancora in erba. Di solito sono anche un po’ depresssi…

Cordialmente

Lo Spazzacamino amico di Meri Pop



T’illumino d’intenso

lunedì, novembre 18th, 2013

Ci sono stata. Ieri sera. E ne ho scritto anche qui.

E’ stato alla fine, dopo gli applausi, gli inchini e le ovazioni, quando la regista mi ha chiesto

-Allora, hai capito chi erano gli attori non vedenti?

che ho vacillato, elencandone quattro, due dei quali erano, invece, vedentissimi. Perché questo è “Condominio occidentale”: l’esperienza di un nuovo modo di “vedere”, una perdita totale dei punti di riferimento fin qui conosciuti, un’esperienza ad occhi aperti nella quale però si va a tentoni finché questa compagnia di sedici attori non vedenti, ipovedenti e normodotati -chiamati a “portare alla luce” le nuove povertà- ci illumina di intenso. E a vedere soprattutto “sentendo”. Neanche vi sto a dire che sono entrata in sala accompagnata da Jerry e dal suo bastone bianco e ovviamente dalle scale, nel teatro già semioscurato, stavo ruzzolando io. Jerry che, per la cronaca, conduce un programma radio che si chiama “Hasta la vista”.

E dunque “Condominio occidentale”, un campo per senza tetto, rifugio a cielo aperto di diseredati e sconfitti dalla vita, il dramma dietro l’angolo nel quale ognuno di noi potrebbe precipitare, dove “la povertà è organizzata, e organizzata bene”, perché “alla lunga stanca pure disperà”. In scena al teatro Vascello di Roma, anche stasera, “Condominio occidentale” è l’adattamento teatrale dall’omonimo romanzo di Paola Musa. Un’impresa titanica che porta la firma di Tiziana Sensi, un caterpillar di determinazione e tenacia, e la passione e professionalità della sua compagnia teatrale.

Un anno di lavoro per prepararlo, un’ora e mezza per esserne conquistati e un’emozione che ti accompagna e ti resta addosso ancor di più quando si chiude il sipario. Consapevole che, alla fine, l’unico modo per riuscire a vedere l’invisibile è farsi guidare da chi non vede ma sa guardare. La sfida era doppia: far incontrare il mondo della disabilità con quello dell’emergenza sociale. Le nuove povertà: soprattutto la paura che tutti -tutti- ci attanaglia, cioè quella di poter precipitare da un minuto all’altro dalle certezze alla precarietà e alla mancanza: del lavoro, di un tetto sulla testa, soprattutto della dignità. Anna che dorme in macchina insieme alla figlia è un’immagine praticamente indelebile. Ed è stato dunque a tarda sera, rientrando, che per la prima volta mi sono emozionata assistendo a quel piccolo miracolo che inconsapevolmente compio ogni sera: infilare una chiave nella serratura di casa.

Se stasera siete liberi andate. Andate a, finalmente, “vedere”.

A me gli occhi

venerdì, novembre 15th, 2013

Il faldone “gesti di sconsiderata ed auspicabile follia” si arricchisce di un nuovo capitolo:

al Teatro Vascello di Roma domenica e lunedì alle 21

andrà in scena una cosa che si chiama “Condominio occidentale”:

una compagnia di attori non vedenti che “porta alla luce gli invisibili del nostro tempo”. Vado. Ma non è che ci vada da sola eh: oltre alla mia amica Francesca, nota catalizzatrice di gesti di folle sconsideratezza, verranno anche spettatori non vedenti, dotati di una cuffia a onde radio attraverso la quale verranno descritte azioni, stati d’animo e paesaggi e  non udenti che potranno leggere le didascalie con i dialoghi e le indicazioni su suoni, rumori e sulla colonna sonora.

Tutta questa cosa porta la firma di una irrimediabilmente sconsiderata regista che si chiama Tiziana Sensi. Sconsideratevi tutti invitati.

Ci “rivediamo” lunedì. Per raccontarvi come è andata

Roma, Teatro Vascello
17-18 novembre 2013 – alle 21

Compagnia TeArca Onlus | Ri-diamo Onlus
Con l’Alta Medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
con il Patrocinio dell’U.I.C. Unione Italiana Ciechi

L’altra metà del cielo decida anche in terra

venerdì, novembre 15th, 2013

Non è un argomento a prima vista appaiabile a un blog sentimentale e invece potrebbe rivelare delle sorprese.

Lei è una delle donne più potenti della Chiesa, si chiama Maria Voce ma non parla quasi mai. Stavolta però due cosette me le ha dette. Tipo: ma quale donne sacerdote, cerchiamo piuttosto di entrare dove si decide sul serio. Non le piacciono le quote rosa (manco a me): ma il Movimento dei Focolari, del quale è Presidente, è l’unico che abbia stabilito per Statuto che a guidarlo sarà sempre una donna. Ha preso 3 voti, nel senso castità povertà obbedienza, ma sprona le donne in politica a prenderne il più possibile:sono più brave e più attente alla “felicità”. Gli uomini? Esercitiamoci “a collaborare” con loro.

L’intervista è qui.

Scriverti per toccarti

giovedì, novembre 14th, 2013

Qualche notte fa, preda di insonnia dovuta al caffè o più probabilmente alla premenopausa, più o meno verso le 3 mi sono messa a navigare su Zuckercoso.  E ho scoperto che, più o meno dopo l’1 di notte, anche lì inizia a prendere forma un mondo parallelo. Tipo quello che secondo me accade nelle librerie. Dove certamente, chiuse le serrande e i registratori di cassa, i personaggi escono dalle pagine, si sgranchiscono le gambe e si dedicano alle cose che tanto avrebbero voluto fare prima che i loro autori e inventori li costringessero ad altro.

Dicevo del mondo parallelo notturno di chi non riesce a chiudere occhio. E apre la tastiera. E il cuore. E scrive. Scrive soprattutto perché non può più parlare. E raggiungere. Fare una carezza, stringere una mano, dare un bacio. Perché quella è l’ora della malinconia, del rimpianto, del rimorso e dello struggimento. L’ora del poteva essere e quella del non sarà più.

L’ora e il modo che “Scriverti è diventato l’unico modo per toccarti” (fulminante tweet dell’Ispettore Mannaro su cinguettio). E quindi dopo Vivere per raccontarla volevo dirvi che l’altra notte ho letto anche Scrivere per toccarti. Ed è stato bello assai.

Due cuori e una condanna

martedì, novembre 12th, 2013

C’è un tizio su cinguettio che ogni tanto posta delle frasi come sorta di Prontuario sentimentale per ogni evenienza (appena mi sovviene il nome ve lo dico, abbiate pazienza). E nessun trattato di Sentimentologia applicata o di Analisiologia sociale potrà mai riassumere meglio quella scelta per la

richiesta di matrimonio:

“Posso sorprenderti un’ultima volta?”