Archive for luglio, 2013

Se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te?

domenica, luglio 14th, 2013

A causa di un inspiegabile cortocircuito istituzionale è da stamattina che, a proposito dell’inqualificabile vicenda Calderoli-Kyenge, non trovo conforto in nessuna delle roboanti dichiarazioni di sdegno che ci accompagneranno fino ai titoli di domani mattina dopodiché non succederà, al solito, niente. Io oggi penso solo ad Aisùn. La mia estetista. Turca.

Aisùn di Turchia che  osservava e maneggiava (ha lasciato, giustamente, l’Italia) i piedi di Meri Pop come farebbe una chiromante con la mano. E della quale sempre rimarrà imperituro il ricordo della volta in cui si svolse questo siparietto:

-Lei: tu ha bei piedi. E bella forma unghie. Forma lunga, alta.
-Io: beh almeno qualcosa di alto ci voleva
-Lei, improvvisamente stupita: tu vuole per caso lamentare di come tu è?
-Io, improvvisamente imbarazzata: beh no, lamentare no, però certo…
Lei, come la Sibilla Cumana
-se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te?

Se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te? A questo penso. A questo penso prendendo atto che vivo in un Paese nel quale un vicepresidente del Senato può dare dell’orango a un ministro della Repubblica senza che accada nulla. E vivo in un Paese che pretenderebbe il rispetto internazionale quando non è in grado di farsi rispettare nemmeno da se stesso.

Non le scuse, non le dimissioni, non le pacche sulle spalle alla ministra. E neanche il rispetto per la ministra: il rispetto di sé. Questo è in gioco. E questa è la cosa più difficile da pretendere. Ma è l’unica possibilità di salvezza.

Perché
Se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te, cara Italia?

Ca’ sennò?

giovedì, luglio 11th, 2013

Mia madre, quando ero più piccola e facevo i capricci, mi raccontava sempre la seguente, vera, storia registratasi in quel del Molise e raccontatale a sua volta da suo padre.

Fuori dal negozio dei miei nonni si piazzava ogni giorno una corpulenta signora. Seduta sulla sua seggiolina si apparecchiava un altarino di santini e minacciava tutti i passanti e gli avventori tuonando:
-FATEMI N’OFFERTA (pausa e sguardo torvo…) CA’ SENNò…..

-FATEMI N’OFFERTA…..CA’ SENNò…..

-FATEMI N’OFFERTA….CA’ SENNò…..

La tecnica funzionava, non foss’altro per la corpulenza e per il vocione. E alla fine ognuno si sentiva in dovere di cedere. Finchè un giorno uscì mio nonno e al

-FATEMI N’OFFERTA (pausa e sguardo torvo…) CA’ SENNò…..

lui, tuonando ancor più forte dall’alto del suoi 90 chili chiese:

-CA’ SENNò CHE???

e lei, mansueta e rimpicciolitasi d’un tratto, abbassando lo sguardo bisbigliò

-ca’ sennò me ne vado

Il testamento bio logico

mercoledì, luglio 10th, 2013

DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIN

-Meripo’ che hai letto quella notizia di quella che era morta e s’è risvegliata mentre le espiantavano gli organi?
-Ecco no, Grace, effettivamente questa me l’ero persa
-Allora ti volevo dire che, nel caso, ovemai doveste accertarvi del mio avvenuto e irreversibile trapasso, non fidatevi della strumentazione standard
-Non mi sembra il caso di pensare ora a queste cose
-E invece è il caso si, come vedi. Per quanto attiene al vestiario e al colore dello smalto sa già tutto Giulia però per accertarvi che non rinvenga sul tavolo degli espianti per favore sventolatemi sotto al naso una pizzella fritta o un sartù di riso. Se non reagisco vuol dire che sono proprio andata. Vabbè ciao Meripo’
-Ciao Grace

CLIC

Cicchetto

martedì, luglio 9th, 2013

Ma un Paese che nelle ultime quattro ore è stato appeso al titolo “Migranti, Cicchitto corregge il Papa” e per le successive tre si appresta a virare su “Gasparri: condivido totalmente il pensiero di Cicchitto” che futuro può avere?

La Puzzella d’Orléans

venerdì, luglio 5th, 2013

Ragazze, dovete credermi, io rispetto tutte molte battaglie di liberazione delle donne. Ora però Repubblica.it ci informa di questa signorina Paloma Goñi, spagnola di Malaga, che si batte perché le donne tornino ad essere libere dalla schiavitù della ceretta. Insomma la Giovanna D’Arco del Silkepil. La Pulzella d’Orléans del bulbo pilifero. Che scrive tal manifesto rivoluzionar futurista: “Se dipendesse solo da me non lo farei. Ma dipende davvero solo da me? Logicamente con il mio corpo posso fare quello che voglio, ma non voglio sentire l’esigenza di escogitare piani per nascondermi e non sono una rivoluzionaria. Non sono preparata ad ascoltare critiche e sopportare gli sguardi altrui – scrive – Viene dato per scontato che una donna si rada i peli su gambe ed ascelle. Alcune ragazze sono arrivate a rivendicare il diritto di mantenere i propri peli sulle parti intime. Penso che noi donne dobbiamo tornare a poter scegliere se volerci depilare o meno senza aver bisogno di passare per una rivoluzione”.

Dopodichè, non depilandosi da sette mesi, pubblica la seguente foto:

Paloma anti depilazione - Foto repubblica.it

Ora io già tremo all’idea che questa foto -con la filosofia che sottende- possa entrare in possesso di Arfio. Ci si tiene a specificare nell’articolo che Paloma non è un caso isolato e che al grido di “Riprendiamoci i peli” stiano nascendo gruppi, pagine Facebook e mobilitazioni di ogni tipo. Ma, scusatemi, chi è che obbliga? Quanto a “non voglio sentire l’esigenza di escogitare piani per nascondermi e non sono una rivoluzionaria. Non sono preparata ad ascoltare critiche e sopportare gli sguardi altrui” però, bellamia, dobbiamo deciderci: ti invito a pensare al fatto che altre categorie di liberazione dalle moderne schiavitù hanno deciso di non far più ricorso, ad esempio, al sapone. Rivoluzioni che evidentemente scattano sempre al solstizio estivo, una specie di voto di castità da Badedas. Quando ti capitano accanto questi, tesorobello della foresta amazzonica liberata, che fai? Te casca lo sguardo tipo ora-te-vorrei-buttà-giù-dal-bus o gli stringi la mano e ti compiaci intonandogli Hasta siempre Comandante?

Paloma, scusami eh, ma il punto è anche un altro: ma tu così ti piaci? Voglio dire questa proliferazione del follicolo selvaggio ti fa sentire a tuo agio? Perché io mo’ qui te lo devo dire: non è che si può fare i pasdaran dell’ascella pezzata col naso degli altri. Ognuno si regoli come crede. Ma non pretenda di avere pure gli applausi. Capito Pulzè?

Suonalo ancora, San

mercoledì, luglio 3rd, 2013

C’è che “Christophe e Todd dovendo spostare il loro ufficio e dovendo sbarazzarsi di un pianoforte, lo hanno trascinato sulla collina che si trova alle spalle del quartiere”. State calmi, a San Francisco. Lasciandoci un foglio scritto a mano sopra: “Play me”.  “E così è stato. Alcuni pianisti hanno iniziato a suonare liberamente, sono arrivati anche altri musicisti e le persone, incuriosite, sono iniziate ad arrivare. Nella sera di venerdì erano già più di duecento, sedute sulle coperte e sul prato, con qualcuno che serviva del tè e qualcun altro che, per festeggiare il concerto improvvisato, ha lanciato dei fuochi d’artificio”. La storia la racconta Il Post. Che pubblica anche le foto. Prese dal blog Bernalwood (fatevi un regalo, cliccate sopra la parola arancione Bernalwood e guardatele). Foto che parlano, anzi suonano, da sole.

Piano sulla collina - foto Bernalwood-Post

Insomma c’è che ora le gente invece di stordirsi davanti a qualche Aipadio o televisore o schermo da solo a casa sua sale sulla collina e nella peggiore delle ipotesi si sdraia ad ascoltare, altrimenti suona, con la città ai propri piedi. Roba contagiosa. Che sta lievitando. Lì sulla collina. E’ così che ti viene da pensare – rispetto a tutti gli assessorati al Disagio, al Profondo Disagio, al Grandissimo Disagio nonché agli Stili di Vita e al Recupero dei Giovani- cosa succederebbe, per esempio, se insieme a predisporre l’immancabile forte Piano del Disagio si predisponesse, semplicemente, un Pianoforte.

Per vedere di nascosto l’effetto che fa.
Dice -Meripo’ minimo se lo rubano
Non so, a me sembrerebbe un passo avanti persino questo: che si rubassero pianoforti.

Attacchiamoci

martedì, luglio 2nd, 2013

Cara Meri,
sai quanto ti stimi e ti voglia bene però dovresti mitigare un po’ questi attacchi al matrimonio. Più che altro perché io mi avvio a festeggiare il settimo anno e questo clima mi instilla una certa inquietudine.
Tuo Luciano

Caro Luciano,
non è che io attacchi il matrimonio: è il matrimonio che ha attaccato me. Tutto ciò premesso, siccome sai quanto ti stimi e ti voglia bene, ti invito a fare un’unica riflessione, per altro suggeritami dal mio amico Guglielmo, a sua volta sposato da quindici: hai mai pensato come mai “Per sposarsi ci vuole un testimone. Come per un incidente o un duello”? (Sacha Guitry)
Tua Meri

Lucia ci spia

lunedì, luglio 1st, 2013

Così come trovo irragionevole l’impetuosa corsa a sposarsi, altrettantemente ammiro quella a sapere. Parlo della fitta rete di spionaggio di coppia che imperversa dalle Alpi alle Piramidi dello Stivale e che soprattutto nel solstizio estivo si riacutizza all’approssimarsi dei mariti presuntamente soli in città e delle mogli presuntamente sole al mare.

Se vi state dunque agitando per il Datagate e perché la Cia ci spia non avete idea di quello che, contemporaneamente, sta facendo vostra moglie Lucia.

Al netto di quanto già descritto su queste pagine dell’opera di Lady Vendetta e di quella della mia amica Marina che per favorire gli appostamenti si è comprata un intero guardaroba all’uopo, è ora che sappiate che qualsiasi sms, messaggio privato su Facebook, email o tacchinamento che lasc una qualsivoglia traccia stiate seminando è già archiviato in un apposito file di vostra moglie barra marito barra compagno.

Ciò di cui dovreste avere una fottutissima fifa non sono le cimici piazzate nelle consolari stanze e neanche quelle ipotetiche messe nella coniugal dimora: ciò dal quale dovreste iniziare a guardarvi è il senile cazzeggio che continuate ad affidare a messaggi che di privato non hanno più nulla. Perché la debacle che si sta abbattendo sui Tribunali italiani -sezione separazioni e divorzi- non è più firmata né Tom Ponzi e né Inception ma si chiama Whatsapp.

Snowden ve lo dico, a Lucia je fa un baffo: perché mentre quello sta rinchiuso all’aeroporto di Mosca, dove presumibilmente resterà a vita tipo Tom Hanks in “The Terminal”, lei con un agevole clic, si è scaricata Spy your love da Fastweb.

Dunque non serve più manco un Dominic Cobb che si occupi di estrarre i segreti dalle vostre menti mentre dormite. Molto più facilmente, e da tempo, vostra moglie Lucia sta archiviando il traffico messaggistico mentre siete, o pensate di essere, molto molto svegli.

Del dramma di avercelo corto

lunedì, luglio 1st, 2013

L’Iphone compie sei anni. Emblema di una vita nella quale col telefono puoi conquistare il mondo. Ma per ricaricare il quale devi continuare a stare spiaccicato accanto alla presa. Perché il filo, come la coperta, è troppo corto.