Archive for giugno, 2013

Lasciate ogni speranza o voi che Letterate

giovedì, giugno 27th, 2013

Premetto che chi parla lo fa in palese conflitto di interesse essendocisi presa l’inutil Laurea. Ma leggere della fuga in massa dalla desueta Facoltà di Lettere, con la conseguente diserzione anche per Storia e Filosofia, qualche interrogativo non letterario ma economico lo provoca. Dice che “In 10 anni gli studenti delle “aree umane” sono diminuiti del 26,8%” e va e andrà sempre peggio. Non “tira”, non serve e crea solo disoccupati. Non è questione solo italiana, sia chiaro, ma è che in Francia, per dire, è stato lo stesso Ollòn a predisporre un progetto governativo perché tornino invece in voga.

Noi no. Noi quelli di Dante, Petrarca, del Dolce Stil Novo fino a Manzoni e tutto il cucuzzaro no.

Nella mia vita precedente ho fatto un corso di sopravvivenza al Ministero della Pubblica Istruzione. Ricordo il giorno in cui si affacciò l’omino dei numeri, al quale avevo chiesto come eravamo messi a professori precari, e disse:

-Dottorè ci avemo professori di italiano pe’ 30 anni ma fra tre-quattro dovremo chiamà gl’indiani a insegnà matematica

Ricordo però anche il giorno in cui ne entrò un altro, mentre ovunque il nostro lessico si coloriva di location, feedback, start up e quant’altro dell’inglish a dire che

-L’unica cosa in crescita è il numero di richieste nel mondo dei corsi di italiano
-Scusi e perché?
-Perché vogliono leggere Dante nella lingua originale

D’altra parte è noto che “con la cultura non si mangia”. Peccato che invece il resto del mondo lo faccia e con successo mentre noi, seduti su una miniera d’oro, andiamo in cerca di patacche nel resto del mondo.

Chiudere Lettere e mettere alla porta la storia compresa quella dell’arte non vuol dire “perdere le nostre radici, il senso dell’esistere, l’identità”: vuol dire continuare a perdere anche soldi. L’Italia vanta il primato, circa il 60%, delle risorse culturali dell’intero patrimonio mondiale. Eppure è un posto nel quale gli unici dai quali si pretende la perfetta conoscenza della lingua e della cultura sono gli immigrati che chiedono la cittadinanza e dove il Bel Paese è ormai solo un formaggio.

Aver compagno al duol scema la pena

mercoledì, giugno 26th, 2013

Pur trovando assolutamente irragionevole la corsa al matrimonio per chiunque tuttavia mi rallegro per la sentenza della Corte Suprema Usa. Che qua non è che devono soffrì solo gli etero.

Delle ineffabili gioie del matrimonio

martedì, giugno 25th, 2013

E’ con viva e vibrande soddisfazione che, grazie a Mario, possiamo dare ufficialmente il via al Pop-on-demand

Cara Meri,
oggi festeggio (insieme a mia moglie, ovviamente) 18 anni di matrimonio: che me lo scrivi qualcosa di carino?
Matteo

Mattè,  lo capisci che mancando giusto una nticchia alla mia udienza di divorzio la tua richiesta di magnificare l’istituto del matrimonio potrebbe ricadere nella fattispecie rubricata come atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale) altrimenti detta stalking. Inoltre ci sarà pure un motivo se anche “Il Libro dei Libri inizia con un uomo ed una donna in Paradiso, e finisce con l’Apocalisse (Oscar Wilde)”. Eppure alcune evidenze scientifiche come il tuo caso mi costringono oggi a prendere in seria considerazione la possibilità che esistano matrimoni duraturi e parrebbe persino felici. Non posso che compiacermene e passare la pratica al Cnr per gli opportuni approfondimenti scientifici, dal momento che Londra -avendo ritenuto dopo 60 anni che gli Ufo non esistono- ha chiuso giusto due giorni fa l’Ufficio Alieni.

Ti è dunque chiara la mia piena disponibilità. Vorrai però comprendere se, prima di augurarti cento di questi giorni, mi riservo di attendere almeno i risultati delle indagini. Tutto ciò premesso avete sin d’ora la mia imperitura stima.

Tua Vostra Meri

P.S.
Scusa mo’ mi dimenticavo: dice che perché un matrimonio sia ben riuscito è consigliabile  anche fare regali senza motivo. Ecco, no: vediamo di evitare. La composizione di anthurium fagliela oggi. Perché, come diceva Molly McGee che non so chi caspita sia “Quando un uomo porta dei fiori a sua moglie senza motivo, un motivo c’è”.

Si ma mi sto dimenticando qualcosa. Ah, scusate, il regalo:

Auguri eh

lunedì, giugno 24th, 2013

Cara Meri,
oggi è il mio compleanno. Me lo faresti un piccolo regalo? Un post dove gli uomini sono bravi e buoni e le donne no. Solo per oggi.
Grazie
Mario

Lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato anche per me il momento Clerici, nel senso Antonella. Che ha dovuto invitare in trasmissione il patròn del ristorante del quale aveva sobriamente detto che ci “si mangia da schifo” per dire, prima che gli avvocati la riducessero in fricassea, che invece è una squisitezza. Siamo dunque al patto del capitone. Da affamati a diffamati e ritorno. Solo che la Clerici ci ha mandato Lippi, Claudio, a riparare. E dunque è con viva e vibrande soddisfazione che, mio caro Mario, ho pensato di chiedere a Claudio Lippi di scrivere un post riparatore ma col cavolo, metaforico, che penso lo farà. Peccato perché Lippi si era sperticato in lodi che io me le sogno.

Dunque, Mario, Auguri.
E auspici di ogni bene per questo tuo compleanno che naturalmente ti auguro di trascorrere con un uomo. La migliore forma di compagnia possibile. Uomini: oasi di comprensione, sensibilità e delicatezza in un mondo di fimmine ostili e aggressive, scassacabasisi come poche specie in natura. Ti auguro invece di rientrare a casa dal lavoro ed essere subito avvolto dalla comprensione e dal dolce afrore di una pila di abiti post calcetto da mettere in lavatrice, dopo che avrai festeggiato eh sia chiaro. E dunque poi potrai usufruire di una serata indimenticabile sul divano a base di partite del girone Z della Kamchatka, che i nostrani sono finiti. Quanto al regalo rilassati pure: lui se n’è dimenticato e tu non è che puoi stare lì a fare Arpagone. Ma avrai tanta comprensione. Potrete trascorrere sta bella serata in silenzio a esultare per la Kamchatka Footbal League, bevendovi un birrozzo gelato con ciò che ne consegue.
Insomma, Mario, che ti devo dire: beato te.
Con tutto il cuore e tanta invidia
Tua Meri

Anche i Ris sulle tracce di Magris

giovedì, giugno 20th, 2013

Oggi siamo qui con questo che inizia così:

Ragazzi, abituatevi: sarà sempre così da ora in poi. Appena pensate di sapere le risposte vi cambieranno le domande. E quando anche Pirandello sembrava finalmente acquisito, ecco che da Viale Trastevere vi piazzano Magris. Così la sindrome di Carneade riesplode: chi era costui?  State tranquilli: le tracce del triestino Magris non le troverebbero nemmeno i Ris, nei programmi scolastici, figuriamoci agli esami. Ma a voi è stato chiesto di riuscirci.

«Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere». Il punto infatti è la dogana. Abituatevi. Abituatevi a fare del vostro meglio con ciò che avete a disposizione. La maggior parte delle volte sarà poco, a tratti niente.

Dunque quale migliore prova di maturità che dimostrarsi principi dell’arte di arrangiarsi con ciò che si ha, quand’anche fosse solo nebbia fitta? Bora, in questo caso. Che non è la strappona della Quinta B. (continua cliccando qua)

I quattro dell’Ave Maria

mercoledì, giugno 19th, 2013

E’ stato all’ora dei vespri nel giorno del Signore, nel senso domenica, che l’agnostico Professor Pi sempresialodato, in preda a un afoso zapping compulsivo nella stanza accanto, esclamava:
-Meripò, tu che sei del settore, icchè sarebbe ‘sta bischerata del bracciale dell’Ave Maria?

Ancora interrogandomi sul settore di appartenenza evocato, e giunta davanti allo schermo, mi si manifestava la visione dello spot dei bracciali Amen. Ripeto: i bracciali Amen. Cioè, per riassumerla con le parole della San Paolo, fin qui stimatissima casa editrice ( i neretti sono nell’originale):

“Bracciali in cuoio con incise le preghiere del Padre NostroAve Maria e Angelo di Dio: in colori classici o trendy, realizzati in materiali sicuri e prodotti interamente in Italia.
Bracciali AMEN sono disponibili in lingua italiana o latina, in differenti misure e in colori diversi.
Bracciali AMEN…Al tuo polso parole di spirito!”.

Ora, sorvolando sui 39 euro richiesti per ogni giaculatoria e sul concetto di “colore trendy” applicato alle preghiere celesti, e concentrandoci invece sul tipo di resa dell’investimento proposto, potrei di grazia sapere chi davvero ritenga di andare in giro con l’Ave Maria tatuata su tre giri di cuoio tinto trendy con ciò sperando di scamparsi qualche anno di Purgatorio? E che caspita vi siete sciroppati a fare i 2+2 anni di Catechismo se manco avete imparato a memoria l’Angelo di Dio, che ancora avete bisogno dell’aiutino?

E infine scusatemi ma non era meglio quando si vendevano direttamente le indulgenze? Più che altro pure per evitarvi la rogna di doverci abbinare i colori trendy.

Histoire d’Oh

martedì, giugno 18th, 2013

Spiace che neanche le centocinquanta sfumature di grigio rosso e bianco abbiano consentito la nticchietta di evoluzione che giustificasse l’essersi sottoposte allo sciroppamento dei tre tomi. Dunque spiace che dopo 31 milioni di volumi, tanto ha venduto l’intera serie, non si sia trovata un po’ di comprensione per le sfumature rosso bianco blù di Christine Lagarde il cui biglietto a Nicolas Sarkozy mi pregio di qui riprodurre per intero:

Caro Nicolas, molto brevemente e rispettosamente:

  1. Sono al tuo fianco per servire te e i tuoi progetti per la Francia
  2. Ho fatto del mio meglio e posso aver fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono
  3. Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole
  4. Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e al tuo casting
  5. Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno, rischio di essere poco credibile.

Con la mia immensa ammirazione, Christine L.

Nelle ore in cui si sta facendo a pezzi la povera Christine L., direttrice del Fondo monetario internazionale, per la missiva inviata all’ex presidente francese,  sfugge ai più il fatto che qui ci si trovi, non già come pontifica il Corriere della sera, “a metà strada tra Cinquanta sfumature di grigio e Fantozzi” o di fronte -continua- a “un capolavoro di sottomissione poco lusinghiero”.

Spiace informare i più che in quell’ “Usami come vuoi e per il tempo che ti serve”  c’è, al contrario, una delle forme più evolute di liberazione femminile: chiunque sa che “l’uso a tempo” è uno dei fondamenti di ogni rapporto uomo-donna.  Ed è a tutti evidente il danno permanente creato dall’illusione dei “per sempre”, per dire. Così come dell’illusione dell’ “io sono mia”.

E dunque Christine L. ci si pone oggi come un faro: quella che, per prima,  ha autorizzato a fare ciò che normalmente i Sarkozy della situazione fanno comunque. “Usami come vuoi. E per il tempo che ti serve”. Si, fallo.

Così chiude una Nazione

domenica, giugno 16th, 2013

Non so quanto costasse l’Orchestra sinfonica nazionale greca, non so quanto valenti fossero i suoi musicisti, non so quanto si risparmierà ora che è chiusa.

So che è anche così che può chiudere una Nazione: chiudendo prima  la sua televisione, poi la sua Orchestra sinfonica e aspettando che l’eutanasia culturale faccia il suo corso fino alla fine.

Se potete guardatelo, questo video. Una Nazione può chiudere in un caldo giorno di giugno mentre noi siamo spalmati su un lettino al mare, può chiudere eseguendo l’ultimo concerto in maglietta e prendisole, senza neanche l’ultima dignità di un abito scuro. Una Nazione può chiudere mentre la sua orchestra sinfonica suona l’ultimo atto in lacrime. E si alza tutta in piedi al momento dell’Inno nazionale. Sconfitti. Ma ancora in piedi. Chissà per quanto.

Una Nazione nostra dirimpettaia di pianerottolo può chiudere senza che neanche ce ne accorgiamo (io, per dire, ho visto la foto che vi allego sulla bacheca del socialcoso di Matilde), può chiudere in titoli di giornale travolti dall’afa più che da quella fine. Una Nazione può chiudere così: portando in tribunale gli spartiti insieme ai libri contabili. Perché ci sono cose che certificano il nostro essere in vita come popolo ancor più che il bilancio dello Stato; sono le cose che ci tengono insieme perché ci appartengono nel profondo: la nostra cultura, la nostra musica, le nostre radici.

Valori non quantificabili. Impossibili da iscrivere a bilancio. Eppure determinanti per sancire il lento declino di una cultura: perché quando ci accorgeremo di avere conti meno malconci ma un vincolo di popolo in sala rianimazione, beh sarà troppo tardi anche per suonare la riscossa. Perché l’orchestra avrà già chiuso da un pezzo.

Sex and the coaching

venerdì, giugno 14th, 2013

Voi ve ne state qui a cazzeggiare distrarvi e intanto lì fuori stanno proliferando i sex coach. “Cosa fa un sex coach? Semplice, vi guida durante l’atto sessuale, dandovi consigli, suggerimenti e trucchi per una performance al top. Per fare ciò ovviamente il sex coach si posiziona al vostro fianco, pronto a intervenire quando vede che qualcosa non va”. Non viene, più che altro.

E che sarebbe sto qualcosa che non va? “Dal gemito detto in modo sbagliato, fino alla posizione fatta in modo approssimativo”.

Quindi appuntatevi sto nome: Eric Amaranth. “Oltre ad assistervi durante il rapporto Amaranth vi prenderà poi in disparte per darvi alcuni consigli pratici di seduzione e di tecnica sessuale vera e propria. Allo stesso modo insegnerà al vostro partner, con l’ausilio di uno strumento che riproduce fedelmente l’organo femminile, come darvi piacere. Il tutto per la modica cifra di 240 dollari, ma nei casi più particolari si potrebbe arrivare fino a 7000“.

Ora voi fate un po’ come vi pare. Ma tutto questo, sia chiaro, sono circa 25 anni che Meg Ryan ce lo fa gratis.

Inforchèttabol

giovedì, giugno 13th, 2013

Nella generale crisi di sistema che ci attraversa ieri sera si è aperto un varco. Gastricoemotivo. E anche di accesso al centro storico. E cardiaco. La convocazione è arrivata qualche sera fa con un dispaccio mail secretato che contemporaneamente veniva dunque letto nella Sala Ovale di Barack, che a noi Prism ce spiccia casa.

-Meripo’, cena di femminazze da Ippazia. Astenersi astemie
La specifica secretata era che, tra le femminazze, ci sarebbe stata anche alta, molto alta, carica dello Stato ma solo in qualità di femminazza (si, ve vojo proprio vedè a -tipo- trovarvi, per dire, Michelle sul divano desiderosa solo di parlà di tacco12 e di (omissis)).

Vabbè, dunque Ippazia, al solito, aveva allestito il tinello delle grandi occasioni, comprensivo di candele profumate e sottofondo di Natalie Cole iz incredibol mentre già arrivava il Prosecco con datteri ripieni di caprino.

Le otto convenute spaparanzate in evri uei esaurivano le formalità a incrocio di presentazioni degli incroci non ancora conosciuti. L’occhio della qui presente, la cui palpebra già provata dall’assenza di blefaroplastica si appesantiva vieppiù dopo il Prosecco scolato d’un fiato, cadeva sui piedi delle astanti: tutte belle altibus calzantibus ma belle pure, darling iz incredibol, le due con simil pianelle (gli aborritori delle ballerine sappiano che esiste un piano B chiamato loafer).

Era sulle prime pagelle che si stavano assegnando al sesso a noi avverso che Ippazia, pietosa, interrompeva la seduta per farci atterrare sui
-Sedanini al finocchietto selvatico raccolto a Capo Peloro dalla signora Vizzini, con pomodori Pachino secchi e ricotta di pecora

Il Lagrein scorrendo a fiumi sul Capo Peloro e sui tavoli nostri veniva quindi sostituito dal Rosso di Montepulciano all’ingresso dello
-Sformato di carne ripieno di melanzane in agrodolce, peperoni ripieni di frutta secca e tortino di patate e zucchine alla menta.

L’analisi della generale crisi di sistema sentimentale che ci attanaglia trovava improvvisamente dei varchi di luce gastroalcolica. Due bis e tre brindisi dopo si conveniva che anche la grande tragedia dell’homo insapiens così come quella dell’homo che scappa, era tutto sommato arginabile proprio nel perimetro del sottostante piatto.

Era al momento del tiramisuà alla fragola e limoncello che veniva affogata in una definitiva bottiglia di Marsala anche l’emergenza della cornificazione globale, cui ognuna aveva avuto modo di offrire testimonianze anforghettabol too. E dunque, a mezzanotte e passa, si conveniva all’unanimità che laddove a volte neanche può il lettino dell’analista, potrebbe utilmente riuscire il tinello della sorella.

Molto ottimiste nei confronti della vita e financo del giro vita, le otto convenute si riavviavano traballanti sui so posh tacchi12 ivicompresa laltacarica sulle pianelle.

E dunque questo in sostanza volevo dirvi: non esiste sentimental dramma anforghettabol che non possa essere rimosso con un’opportuna serata inforchettabol.