Archive for febbraio, 2013

La scensione

giovedì, febbraio 28th, 2013

Tra gli innumerevoli vantaggi dell’essere childfree c’è indubbiamente quello di potermi vigliaccamente sottrarre alla spiegazione di alcuni passaggi cruciali della vita niente affatto chiari neanche a me. Quindi premettendo che ho in sospeso con la giovane older una interrogazione a risposta orale su
-Mamma, che è un governissimo? (e la sventurata madre girò a zia il compito)
c’è che poi puoi essere chilfree ma da aunt non si può certo abdicare e dunque oggi mi sono chiesta se e come sarei mai stata in grado di spiegarle questo:

Un Papa che lascia. E vola via. Che scende dalla croce. Che in qualche modo sale su un’altra. Che dice perdonatemi, io non ce la faccio più. Un gesto che, a pensarci, potrebbe aprire un varco di disperazione incommensurabile.  Perché se non ce la fa Lui come posso farcela io? Che mia nonna Quintina diceva sempre che “Dio ci manda solo le croci che possiamo sopportare”. Che l’Ascensione l’abbiamo interiorizzata. Ma la scensione, dal Soglio, questa poi non pensavamo mai,

E dunque oggi questo Papa sconfessa un po’ nonna Quintina ma forse apre un varco di speranza. E qualcosa di ancor più grande: il concetto che non sempre arrendersi sia vigliaccheria ma, nell’epoca della competizione fino alla morte, riconoscere il senso del limite e farlo diventare Santità.

Ecco, spero che invece alla giovane older sia tutto chiaro. Che a venire dietro a me rischia di ritrovarsi flambè come Giordano Bruno. E però una cosa la confesso: a me questo Papa non m’ha convinta mai. Oggi invece, purtroppo, mi ha conquistata.

Spingendo la notte più in qua

mercoledì, febbraio 27th, 2013

Ufficio, interno giorno, ore 17,40. Folate di pessimismo cosmico aleggiano sopra le teste. Umori grigi si rincorrono dalla mattina. Finché ritengo opportuno introdurre uno spunto
-Vabbè ragazzi però mettiamola così: sono le sei meno venti e c’è ancora una bella luce, le giornate si allungano
Voce maschile fuori campo dal fondo
-A Meripo’ il problema è che se sta ad allungà pure la notte

Vabbé io ci ho provato. Allora visto che”la notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro che non ti vede nessuno” l’occasione mi è gradita almeno per ripensare a Lucio. Cara.

La via d’uscita

martedì, febbraio 26th, 2013

Sempre per qual famoso problema per il quale mia madre è tecnologicamente avanzata e quando non ha notizie di prima mano le rintraccia sul 2.0, volevo specificare che, si, oggi è uno di quei giorni nei quali una si alza come dopo un lutto, una separazione, un trasloco (cioè le prime tre cause di stress al mondo) ma che prima di tutto ritrova il fogliettino di Albus Silente infilato dalla giovane older nel comodino di casa l’ultima volta che è passata:

“Bisogna chiamare le cose con il loro nome, la paura del nome non fa altro che aumentare la paura della cosa stessa”. Dunque è ora di dirlo, sto nome: rughe. No. Non è rughe.

La seconda cosa che è intervenuta oggi è che, al ventesimo sms di “oddiomio. E tu come stai?” volevo dirvi che starei molto peggio senza questi sms.

La terza cosa è che, a un certo punto dei momenti complicati – e anche qui se ne son visti parecchi e di ogni tipo- interviene anche un sms di mio padre, che non è tecnologico quanto mia madre ma si spinge fino al T9. E questo sms dice:  “dici che non vedi via d’uscita? Infatti, non devi uscire. Devi restare. E superare”. Che comunque oggi anche superare è un verbo a rischio.

Infine infine: mi ha detto la mia amica che proprio ieri hanno messo l’holter (l’aggeggio per monitorare la pressione) al suo papà il quale ha chiesto che, almeno, si annoti a margine che veniva messo in corrispondenza dell’apertura delle urne.

Non so dunque se ci sia salvezza con questa pressione generale alle stelle e se e come potrebbe in questa fase contribuire anche una fornitura di holter ma per ora ci salvano i papà. E non è poco.

Accettiamolo

venerdì, febbraio 22nd, 2013

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una sala oscura. Me ne stavo  dunque lì nel cinemino aspettando che iniziasse il film quando, dal profluvio di trailer dei film futuri, fuoriuscì la battuta che mi investì dritta dritta sulla fronte:

-Accettiamo l’amore che crediamo di meritare

Ahi quanto a dirvi qual’ era (il film) è cosa dura: non me lo ricordo affatto. Ma la frase si. “Accettiamo l’amore che crediamo di meritare”: l’esame di coscienza della vita in sette parole.

Poi, dopo pochi minuti, è iniziato anche il film ufficiale. Che, vedi mo’, era “Viva la libertà”. Nella cui colonna sonora fa capolino, come la capoccella di Toni Servillo nel film, “La forza del destino” di Verdi, Giuseppe. E ho pensato che la forza del destino, in certi casi, siamo solo noi: andiamo non dove ci porta il cuore ma dove ci portiamo da soli. Con le scelte che facciamo. Ovunque.

Che di questo si tratta: in base a cosa scegliamo? Ecco, ovemai servisse, ricordiamocelo anche fuori dai talami: meritiamo. E ciò che non è all’altezza della nostra dignità, libertà e intelligenza accettiamolo. Ma nel senso con l’accetta.

Toni Servillo - Viva la libertà

E qui ci sta tutta, La forza del destino:

Tu mi fai giraaaaar

giovedì, febbraio 21st, 2013

In sintesi: le donne del Pdl oggi hanno messo un annuncio a pagamento sul Corriere della sera. Titolo: “Sono una donna non sono una bambola”. Foto di tre donne pidielline sorridenti. Quindi invito al voto in difesa dei diritti delle donne. “Ci rispettiamo e vogliamo rispetto. per questo abbiamo deciso di votare convinte per il Popolo della Libertà”.

C’è un unico problema: le tre donne non sono  militanti del Popolo della Libertà, ma immagini acquistabili online e utilizzabili a fini commerciali. Cioè si possono scaricare.

P.S. E’ un altro colpaccio di quel genio di Nomfup che già ieri aveva sMontato l’asse Merkel-Monti.

Di quello che ci passa per la testa

martedì, febbraio 19th, 2013

Uno dei motivi per i quali è auspicabile ma altamente improbabile che ci si possa prima o poi capire

Lei
Delle volte la ragione se ne va da qualche parte laggiù e io faccio il contrario di quello che ho sempre fatto. Istinto puro. Pensavo fosse tradimento (di affetto, di abitudini, di prassi). Invece no. È come quando Camilla pur avendo un giardino a disposizione vuole esplorare quello che c’è al di là del cancello. Ecco, ho esplorato e m’è piaciuto

Lui
Ah e poi sono andato a tagliarmi i capelli

(Grazie a Stefania, poeta, e Marina, pure)

Vidal Sasson (Foto Vogue)

La foto è tratta da qui

Il rasoio di Occavolo

lunedì, febbraio 18th, 2013

Poi ci sono certe mattine in cui ti svegli ed è come se, all’improvviso, t’avessero rubato di notte “tutti gli alibi e le tue ragioni”(che i cantautori m’hanno rovinato pure a me, Gelò) e ti avessero lasciato -oltre che i postumi della seratina precedente- soltanto un: occavolo, dipende da me.

Ricordo il giorno in cui, dolorosamente, decisi di porre fine alle lezioni di pianoforte per preperarmi agli esami dell’ottavo anno del Conservatorio: voler andare oltre era davvero voler infrangere il muro del suono nel senso che la qualità del suono era tale che avrei potuto farcela solo se Maurizio Pollini avesse deciso di reincarnarsi in me nell’ora necessaria davanti agli esaminatori. E il “non ho abbastanza tempo” “sono cattivi con i privatisti” e giù fino a “che poi anche se studio passano solo i raccomandati” si infransero sul: non è qui che ho voglia di investire le sette ore al giorno necessarie.

Ugualmente accadde quando decisi di porre fine alle lezioni di autolesionismo amoroso: andare oltre, in quel caso, era voler infrangere anche il muro del buon senso e la qualità della vita. Mi alzai ugualmente di soprassalto e, come fossero entrati gli stessi ladri in casa di notte, mi ritrovai scippata di tutti i  “dipende anche da lui” “dipende da quanto cambierà questa settimana”, “non ho il quadro astrale giusto” “tanto non cambia nulla”… mi avevano lasciato, i ladri, solo: occavolo, dipende da me.

Tipo quella storia del rasoio di Occam: il principio che suggerisce l’inutilità di formulare più teorie di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare qualcosa. La rasatura perfetta del rasoio di frate Occam consiglia di evitare cioè altre ipotesi aggiuntive, quando quelle iniziali sono sufficienti.

Brutta roba. La consapevolezza di essere artefici del proprio destino. E di poterci dare un taglio, alle cose. Quando dipende solo da noi. Ora. E fra una settimana. Tipo.

Mirella

venerdì, febbraio 15th, 2013

“Mirella”

Mirella - Foto Fausto Podavini

Mirella è una delle vincitrici del World Press Photo che, come osserva Nomfup, quest’anno è piena di fotografi italiani. E Mirella è “figlia” di Fausto Podavini, Roma.

Mirella, 71 anni,  ne ha passati 43 con l’unica persona che ama, affrontando tutto con lui, dalle difficoltà alle risate e ai momenti belli. Ma negli ultimi sei anni le cose sono cambiate: Mirella, oltre a vivere con Luigi, vive anche con il suo Alzheimer. E da allora la sua vita ha un unico scopo: prendersene cura.

Che l’amore ha tante facce. Anche quando viene preso di spalle.

Una lunga storia d’amore

giovedì, febbraio 14th, 2013

Caro amore eterno che chissà se ci sei,
mi stavo chiedendo di quante Sandre e Raimondi avremmo bisogno per darti un po’ più di fiducia che tu, povero amore eterno, certo bene non te la passi.

E’ così che mi sono ricordata di Giuliana e Peppino che in televisione non ci sono andati mai ma se la guardavano sempre insieme, la sera, la televisione. Che Giuliana e Peppino la loro vita l’hanno passata tutta, oltre che insieme, in silenzio.

Giuliana e Peppino il primo bacio se lo sono dati la prima sera che si sono sposati. Ma si amavano da morire anche solo a guardarsi. A guardarsi in mezzo a tanti, chè non si poteva manco uscire a spasso, da soli.

Giuliana la prima volta che l’ha visto aveva 14 anni e da allora  non ha più avuto voglia di guardare nessun altro. Ancora oggi eh, che di anni Giuliana ne ha 80.

Giuliana e Peppino hanno avuto una vita piena d’amore. E di guai. Ma i guai non me li hanno mai raccontati. Io certe volte andavo da loro la domenica a pranzo solo per vedere come si guardavano. E per il risotto alla milanese.
Giuliana e Peppino hanno avuto tre figli. Ma si sono avuti loro, prima di ogni altra cosa.

Giuliana non l’ho mai vista dargli un bacio. Giuliana l’ho solo vista amarlo.
Giuliana non le ho mai sentito dirgli “amore”. Giuliana ho solo sentito che era sua.

Giuliana e Peppino sono sposati da 63 anni, anche se Peppino non c’è più da 13.

Ma a Giuliana non lo dite, perché lei ogni sera, tutte le sere da 13 anni, quando gli altri vanno a dormire, spegne la tv, resta al buio e gli parla. In silenzio.

(questo post non è nuovo. Ma resta il miglior augurio che possa farvi oggi)

L’attimo stringente

martedì, febbraio 12th, 2013

Ci stavo ripensando oggi, al fatto che ieri l’Ansa non solo ha fatto lo scoop del secolo ma pure la foto della vita:

L’ha fatta il fotografo Alessandro Di Meo. Naturalmente sono ventiquattr’ore che viene passata ai raggi X per accertare che non sia un taroccamento di Photoshop e la Cassazione pare abbia sciolto la riserva: verissima.
Sostanzialmente lui ieri sera si è piazzato là davanti a prendersi secchiate d’acqua per oltre 40 minuti, che a Roma pioveva -è il caso di dire- che Dio la mandava. Che tra i mestieri ingrati a volte pure il fotografo ha i suoi perché.

Senonché aspetta e aspetta, prova e scatta, butta e ricomincia, pulisci l’obiettivo e ricomincia, è arrivato l’attimo. Quella frazione di secondo nella quale ti passa davanti la vita e soprattutto sulla testa il fulmine.

E’ a quel momento che ripenso. E cerco di immaginarmelo. L’attimo. Tutti abbiamo il nostro. Quello nel quale sapevamo che ci stavamo giocando tutto. L’attimo dell’idea. Il cervello che si illumina. Il lampo, appunto. Che o la va o me spacca. Non so, tipo avvicinarsi per il primo bacio. O la pazza idea che ti cambia la giornata. O la vita.

E di solito non è mai, prima, un attimo felice: è un attimo di panico. Poi, solo poi, forse, ci dirà bene. Ma quello che ci tiene in vita temo sia questo: l’attimo prima della felicità. Cioè un po’ di sana strizza.