Una disobbediente. Ebrea. Caparbia. Senza marito. Senza figli. Potenzialmente una sfigata. E invece da questa miscela Rita Levi Montalcini ha tirato fuori Rita Levi Montalcini. Cioè quello che poi ha fatto tutta la vita: tirar fuori scienza e sapere dal caos. Che, come diceva quell’altro, “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.
L’ho conosciuta, poco, troppo poco, all’apoca del secondo governo Prodi. Quello, per capirci, che per vivere aveva bisogno ogni giorno di un miracolo e in certi giorni anche due. La incontrai una volta al Senato, durante una di quelle votazioni nelle quali lei, che in quel periodo stava male, doveva essere accompagnata a braccia. Ci fu anche chi si prese il lusso di offenderla, per questo e non solo. Lei era in fila alla cassa del bar, uno scricciolo. Non che io fossi un caterpillar ma accanto a lei sembravo giunonica. Incontrai il suo sguardo mentre parlava con qualcuno che aveva accanto. Un attimo. Un lampo. Quel guizzo che illumina, illumina i dintorni ma anche il proprio interno. Credo fosse il guizzo dell’intelligenza.
Ecco io oggi se potessi fare un augurio alle persone alle quali voglio bene, e siete tanti, direi questo: auguriamoci di intravedere l’uno nell’altro quel guizzo. Quel lampo nello sguardo. Che l’amico o l’amica che ce l’ha illumina tutto e pure noi. Nel caos. Che lo so che ci abbiamo un caos, un caosino anche. Pure in amore, intendo eh.
Eppure pare sia proprio la premessa giusta per farcela: perché “bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.







