Archive for dicembre, 2012

Figli delle stelle. Danzanti

domenica, dicembre 30th, 2012

Una disobbediente. Ebrea. Caparbia. Senza marito. Senza figli. Potenzialmente una sfigata. E invece da questa miscela Rita Levi Montalcini ha tirato fuori Rita Levi Montalcini. Cioè quello che poi ha fatto tutta la vita: tirar fuori scienza e sapere dal caos. Che, come diceva quell’altro, “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

L’ho conosciuta, poco, troppo poco, all’apoca del secondo governo Prodi. Quello, per capirci, che per vivere aveva bisogno ogni giorno di un miracolo e in certi giorni anche due. La incontrai una volta al Senato, durante una di quelle votazioni nelle quali lei, che in quel periodo stava male, doveva essere accompagnata a braccia. Ci fu anche chi si prese il lusso di offenderla, per questo e non solo. Lei era in fila alla cassa del bar, uno scricciolo. Non che io fossi un caterpillar ma accanto a lei sembravo giunonica. Incontrai il suo sguardo mentre parlava con qualcuno che aveva accanto. Un attimo. Un lampo. Quel guizzo che illumina, illumina i dintorni ma anche il proprio interno. Credo fosse il guizzo dell’intelligenza.

Ecco io oggi se potessi fare un augurio alle persone alle quali voglio bene, e siete tanti, direi questo: auguriamoci di intravedere l’uno nell’altro quel guizzo. Quel lampo nello sguardo. Che l’amico o l’amica che ce l’ha illumina tutto e pure noi. Nel caos. Che lo so che ci abbiamo un caos, un caosino anche. Pure in amore, intendo eh.

Eppure pare sia proprio la premessa giusta per farcela: perché “bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

La giusta di stanza

venerdì, dicembre 28th, 2012

Dunque io certe volte cerco di immaginarmi dei posti per me inaccessibili. Esclusi quelli nei quali mi trascina il professor Pi (tranne ora che lui è alle Andamane e io alle anda a casa) mi piace immaginare, che so, la stanza del Tribunale di Milano dove calcolavano un equo indennizzo per Veronica Lario (-quanto si fa? -mah, che ne so, un centomila -centomila mese? -centomila giorno) oppure la stanza “del Vaticano”. Come sono fatte queste stanze? Che c’è sopra le scrivanie? Chi c’è attorno? Chi entra, chi esce. Quali urgenze ci sono in questi giorni? Magari uno dice -Eminenza, ci sarebbe il parroco di Lerici che straparla sul femminicidio – Eminenza, il crollo delle vocazioni. Cioè mi immagino la scrivania piena, tipo, di valori non negoziabili.

(vi cito paro paro da Avvenire: “La categoria della “non negoziabilità” è emersa per la prima volta nel Magistero della Chiesa nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanata il 24 novembre del 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede. La Nota era firmata dal cardinale Joseph Ratzinger, nella qualità di Prefetto della Congregazione e venne approvata da Papa Giovanni Paolo II. Nel paragrafo 3 della Nota si ribadisce che «non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno».)

Più che altro per capire come mai da quelle stanze esca una cosa tipo “appoggio a Monti”.

L’occasione mi è gradita per riproporre la “Stanza della Segnatura”, di Raffaello.

Il bacio sulle labbra

martedì, dicembre 25th, 2012

Insomma ci sono persone che trasmettono poco o nulla anche se ti occupano perennemente le giornate e poi ci sono quelle che non avrebbero bisogno di fare nulla perché “sono”.

Fausto é.

É l’amico che mi ha sdoganato sentimenti impopolari come la “passione politica”, per dire. E lo ha fatto nel pieno del discredito generale per la parola, che a causa di svariati mascalzoni, non se la passa bene.

E poi lo ha fatto con la parola “tumore” del quale ci ha raccontato come fosse un Tom Tom. Infine mi ha sdoganato la parola amore. In tanti modi. Tipo quando pochi giorni fa siamo andate a trovarlo ed era chiaro che qualsiasi sospiro, parola sussurrata, occhiata, gli costava una grande, grande fatica. Ciononostante ha trovato pure il modo di cazziarci a tutte e tre (sto a scherzá, ma quello che dovevi dire l’hai detto chiaro e tondo fino alla fine, che a volte anche avere voce é superfluo, si capisce benissimo lo stesso). É che a un certo punto si é avvicinata la sua compagna e si sono dati un bacio. Un piccolo bacio sulle labbra. Uno sforzo sovrumano. E mi é sembrato il gesto piú rivoluzionario visto in giro. Una rivoluzione da fermi. Immobili. E in silenzio. Ha fatto un frastuono che ancora mi sento dentro. E che non smetterá mai di farsi ascoltare.

Via con l’Avvento/ E’ nato, si dice. Pierangelo Bertoli

lunedì, dicembre 24th, 2012

di Ramerrez

E’ nato a Sassuolo, nel pieno dell’Emilia, dove hanno inventato le piastrelle. E’ morto troppo presto perché è  nato troppo presto, nel 1942: non avevano ancora scoperto il vaccino contro la poliomielite che sarebbe arrivato solo dieci anni dopo. A tre anni questa terribile malattia lo colpì e lo costrinse per sempre in carrozzella. Questo non gli impedì tuttavia di vivere una vita breve, ma intensa. L’impegno politico, una moglie amata e tre figli, la chitarra da autodidatta ed un amico che aveva suonato la chitarra con Caterina Caselli negli anni 60 quando era il casco d’oro degli italiani. Intanto la bionda cantante era diventata la moglie di un discografico importante, e lo convinse a scritturare questo sconosciuto per incidere il suo primo LP, “Eppure soffia” che uscì il giorno del suo trentaquattresimo compleanno, come dimostrato dalla carta d’identità che compare nella copertina del disco. Era novembre, e qualcosa sul Natale ci stava.

Infatti nel disco c’è anche questa canzone, che ci ricorda che stanotte è Natale persino in galera, e dentro alle case di cura. Per non farci dimenticare che domani, dopo la festa, la vita ritorna più dura. Ed in effetti ha ragione, perché nella notte di Natale, mentre baciamo quelli che ci passano accanto, non possiamo proprio dimenticarci di chi è più sfortunato di noi.

Perché se non pensiamo a loro, che Natale è?

Allora è arrivato Natale, Natale la festa di tutti,

si scorda chi è stato cattivo, si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici, scopriamo che c’è il panettone
bottiglie di vino moscato e c’è il premio di produzione.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
C’è l’angolo per il presepio e l’albero per i bambini
i magi, la stella cometa e tanti altri cosi divini
i preti tirati a parata la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano, insomma è un giorno di festa.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
È festa persino in galera e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico o quelli che passano accanto
o l’asino dentro la greppia Natale il giorno più santo.

L’anno in cui verrà

domenica, dicembre 23rd, 2012

Cara Meri Pop,

no, tranquilla, non ti ho scambiato per Babbo Natale. Ma per una cassetta delle lettere si. E che è colpa mia se quello che dici tu ormai arriva a milioni di milioni che manco Pontifex in persona?

E allora ti volevo raccontare, a te e ai tuoi milioni, la storia mia e di Supercalifragile.

Cominciamo dall’inizio. Che si dice sempre degli appuntamenti al buio? Occhio che nascondono la sòla. Ma io son donna. E testardissima oltre ogni modo conosciuto sul globo terraqueo. Ecco allora che niente. Ci son cascata in pieno. Appuntamento al buio. Che faccio? Glielo chiedo o non glielo chiedo? Glielo chiedo.

L’interrogazione un mattino di ottobre. Risposta immediata e inequivocabile. “Io ci sono e pure da un po’, ma è che non te ne eri accorta”. Ah beh, cominciamo bene. Dice di si’ ma gia’ questiona. Intanto pero’ io manco fossi stata la Vergine Maria casco dal pero, divento rossa, mi guardo nello specchio colma di imbarazzo. ‘E mo!? Tocca andacce a stappuntamento!”. Faccio tutte le preparazioni del caso. Pure qualche analisi del sangue, metti che c’ho qualche anemia e non me regge la pompa… Tiè me misuro pure gli ormoni, che è sempre meglio sape’. E poi un check up ci vuole. Oddio ci vorrebbe pure un check in sola andata per l’Australia. Intanto mi accontento di viale Marconi.

Lo so, i romani penseranno: ammazza romantico questo qua! Viale Marconi non e’ il meglio in città. Ma un appuntamento è un appuntamento e io sono supercalifragile mentre vado. Mi passa la mia vita davanti. Mi rivedo bambina sulla mia bicicletta a Ladispoli con nonna che mi chiama dalla finestra ‘Riccioli d’oro”.

Mi rivedo fra i banchi di scuola e dell’università. No non è che mi succede sempre così. Ma questo è uno speciale. Quello giusto con la G monumentale. Ore 18 sono ad un passo dal futuro che mi tende la mano. E in dieci minuti eccolo là Supercalifragile che mi occhieggia dal video: ‘A ma’- mi dice- ma te pare che a 32 anni me fai la stupita, che nun t’eri accorta di niente? Ma che figure me fai fa…’.

Ecco Supercalifragile, vedi è che la cosa è un po’ complessa. E poi se cominciamo così che già hai ragione te.. Però come sei bello. Bello e Supercalifragile. Perso nel tuo mondo di sogni e suoni misteriosi. Una bolla dove tutto è possibile. Anche sentire quello che faccio. Un pouf d’acqua e nutrimento dove tu ti culli mentre io mi affanno con le spesso inutili questioni della vita.
Noi ci vediamo fra qualche mese, Supercalifragile. Ieri ho visto le tue manine e i tuoi piedoni. Sei già un mezzo vitellino. Sei una roccia. Intanto chiedo a Meri Pop che con il mondo dei sogni ci ha a che fare se ti puo’ intanto mandare i miei migliori auguri di Natale. E anche se sei qui nel mondo a modo tuo, siccome a modo tuo sei anche un po’ in contatto con il mondo prima del mondo non e’ che puoi dire a quello lassù se ci libera per sempre… Dai nostri peccati? No no, da Berslusconi. ‘A ma’ dai… Nun cominciamo. E almeno mo famme campa’ in pace…’.

Buon Natale figlio venturo.

Tua mAmi


Via con l’Avvento/ The Jackson 5, Maya scansatevi

venerdì, dicembre 21st, 2012

di Ramerrez

Non è possibile neanche immaginare le feste senza Babbo Natale, questo simpatico signore barbuto e bonario che entra di nascosto nelle nostre case e riempie i bambini di doni. Talvolta sono trenini, bambole, giochi elettronici e piste in miniatura. Altre volte, per motivi imperscrutabili, sono il genio, la bellezza, un talento senza precedenti.

E’ vero che poi i bambini crescono, e alcuni di questi doni bisogna restituirli mentre altri non portano tutta quella felicità che facevano presagire, che magari uno ci ripensa e dice che era meglio che Babbo Natale se ne fosse rimasto in Lapponia con le sue renne e con i suoi regali. Però il mondo è più bello perché ci sono questi doni. Anche perché senza quei doni chi la canterebbe questa canzone? Per cui Babbo Natale è meglio che ci sia.

Perché senza Babbo Natale che Natale è?

Oh, what a laugh it would have been
If Daddy had only seen
Mommy kissing Santa Claus last night
He saw Mommy Santa Claus
I did! I really did see Mommy kissing Santa Claus
And I’m gonna tell my Dad
Then I saw Mommy tickle Santa Claus
Underneath his beard so snowy white

Oh, what a laugh it would have been
If Daddy had only seen
Mommy kissing Santa Claus last night

Un sì per iniziare e sei per uscirne

giovedì, dicembre 20th, 2012

Cara Meri Pop,
è vero che il dolore della separazione prima o poi passa? E se si, quando?
Lo so che è Natale e siamo tutti più buoni ma io invece sono solo a pezzi.
Grazie
(Lettera firmata. Da un uomo)

Caro,
oh si. Si che passa. Passa come il fuoco (scusa, sarà la vicinanza ai Maya ma è l’unica immagine che mi venga in mente adesso). Nel senso che fa un male terribile. E spazza via tutto. E più sterpaglie e rovi trova e più divampa. Brucia, ti toglie il respiro, rischia di ucciderti se non stai attento. Poi a un certo punto le fiamme si spengono e resta un fumo asfissiante (anche una discreta puzza, disciamo). Eppure, a un certo punto, quel terreno dove è passata quell’iradiddio, ricomincia a vivere. Ed è più fertile dei terreni “vergini” circostanti.

Insomma sto casino piromane per dirti che, quando passa, e passa, secondo me ci lascia sempre migliori. Non solo perché tutto ciò che non ci uccide ci rafforza ma perché ci offre l’opportunità di misurarci con noi stessi: e anche la peggiore pippa si trova a lottare come un leone per la soppravvivenza. E da che si sentiva solo una merda scopre di essere un contenitore di potenziale ficaggine
Quanto ci vuole? In quei momenti, più che quanto ci vuole, a me avrebbe aiutato almeno sapere che caspita mi stesse succedendo.

Solo dopo ho trovato una spiegazione: per elaborare un lutto, qualsiasi lutto e questo -ti avverto- nelle classifiche delle grandi disgrazie viene subito prima del trasloco e subito dopo la morte, si attraversano CINQUE FASI: 1) Negazione e rifiuto (non sta succedendo a me, chissà che avrà voluto dire…) 2) rabbia e paura (vammoriamm.. e affini) 3) contrattazione e patteggiamento (se torna farò.., se mi passa arisuono il piano…) 4) depressione (a parte la parola è quella più importante: si comincia a prendere coscienza della verità) 5) accettazione (no, non nel senso che le vorresti tirare un’accettata in mezzo alla fronte, quella è la 2)-

Dunque, quanto ci vuole: a che fase sei, caro? Dai, che prima inizi e prima finisci. Io sto qua. Alla FASE 6. E ti aspetto. Sbrigati
Tua Meri

P.S.
-Come? Qual è la 6?? Ah si la 6 è la mattina nella quale ti svegli, leggero e in pace come non lo sei stato mai, e ti vien voglia solo di ringraziarla: “Grazie, grazie per avermi costretto a dimostrare a me stesso quanto valgo”

Lanterne dei desideri

Via con l’Avvento/Quello anche di quando non è “buon”

giovedì, dicembre 20th, 2012

di Ramerrez

E che è facile dire “buon Natale” ma come si fa quando il Natale non è buono? Perché in questo periodo si dovrebbe essere obbligatoriamente allegri  ma non è che la vita è sempre così buonissima. I dispiaceri, le preoccupazioni, i ricordi magari di tempi belli che adesso non ci sono più arrivano malauguratamente anche nel pieno dei giorni natalizi. E allora cosa fare?. Lasciare perdere? Intristirsi? Rimandare tutto a Pasqua?

Neanche per idea. Basta fare diventare più leggero il nostro cuore, pensare che per quanto abbiamo perso ancora abbiamo moltissimo, appendere una stella nel ramo più alto e di colpo i nostri guai sembreranno lontani e li perderemo di vista.

Se ancora non basta, allora prendiamo un disco di Diana Krall, una bellissima pianista dalla voce dolce e suadente, accendiamo una candela, ci versiamo un bicchiere di buon vino e a quel punto nulla potrà impedirci – anche in mezzo ai guai più terribili – di avere un piccolo, piccolo, piccolo felice Natale tutto per noi.

Perché se non è felice, che Natale è?

Have yourself a merry little christmas
Let your heart be light
Next year all our troubles will beOut of sight
Have yourself a merry little christmas
Make the yule-tide gay
Next year all our troubles will be
Miles away
Once again as in olden days
Happy golden days of yore
Faithful friends who are dear to us
Will be near to us once more
Someday soon, we all will be together
If the fates allow
Until then, well have to muddle through somehow
So have yourself a merry little christmas now.

Le parole per non dirlo

mercoledì, dicembre 19th, 2012

Qualche giorno fa, sulla bacheca del mio amico Giga, mi sono imbattuta in questo:

Le coppie più belle non sono quelle che si baciano ogni minuto e non sono solo “amore” e “tesoro, ma sono quelle che insieme affrontano i problemi della vita, che litigano spesso ma sanno fare sempre pace, che si amano infinitamente senza essere troppo sdolcinati, e che non dicono per sempre, perché sanno che il per sempre non esiste, ma se il loro amore è vero durerà per tutta la vita.

Che questa pure è una cosa che mi perseguita tipo stalker: io a usare “amore” come intercalare non ci sono riuscita mai. Non è che non lo pensi, eh, è che però ho proprio, come si dice, pudore di dirlo. Mi sembra un’assunzione di responsabilità così grande che mica lo so se sono in grado di darle il coerente seguito applicativo. E le poche volte nelle quali mi è scappato, e mai pubblicamente, ne sono seguite conseguenze disastrose, tipo fare tutto il contrario. Dunque, foss’anche per scaramanzia, censuro la tentazione sul nascere. Anche perché il non dirlo mi impegna, di conseguenza, a farlo, ovemai fossi interessata a renderne edotto l’interessato.

Il fatto è che sta cosa mi è sempre dispiaciuta. Cioè io ci rimango male che tutti, quando sono in pubblico, si sdolcinano, si amorinano, si tesorucciano, si ciccinano, si puccipucciano e io -ecchevvelodicoaffà che ovviamente poi mi scelgo sempre orsi tipo me- e io-noi no. E’ come stare in uno stadio in cui la squadra segna, tutti saltano in aria e urlano e tu stai lì ad applaudire con la puntina delle dita tipo la Regina Elisabetta con la borsetta al braccio.

Però invece ultimamente mi è successo che invece no. In questa discrezione pubblica dei sentimenti mi sento a mio agio anche se gli altri puccipucciano. Temo sia uno dei segnali del declino anagrafico.  Che consolatoriamente chiamiamo maturità. Insomma in pubblico questo pudore mi è diventato quasi indispensabile. E’ che così facendo si sviluppano altre forme di comunicazione. Tipo quando manca uno dei sensi e si moltiplicano le capacità degli altri. E sono forme di complicità assoluta. Che si capiscono solo in due.

Ecco a me che lo sappia tutta la tavolata del ristorante o tutto il vagone del treno, che ti amo, non me ne può fregare di meno. Ma non tollererei mai che non lo capissi tu quando ti guardo.

Via con l’Avvento/ Mele Kalikimaka (Buon Natale) e aloha

mercoledì, dicembre 19th, 2012

di Ramerrez

E certo che Natale è la neve la slitta i pupazzi ed il freddo e tutto questo l’abbiamo già detto. Ma non dobbiamo scordare che in qualche punto del mondo, magari molto lontano da qui, anche in pieno dicembre è molto caldo, e si va al mare. Cosa fare? Rinunciare al Natale?

Neanche per idea. Basta prendere una chitarra hawaiana, che praticamente è una chitarra messa in orizzontale con le corde molto più alte del normale e suonata con un tubetto di ferro nelle dita della mano sinistra per potere fare il suono glissato, e poi informarsi su come in quella caldissima isola che ha dato il nome alla chitarra suddetta si dice “buon Natale”.

Il nostro solito Bing Crosby (sentite che voce e che senso dello swing!), insieme alle Andrews Sisters, l’ha fatto e ci dice “mele kallikimaka”, che è il buon natale in hawaiano. Perché può mancare la neve, il ghiaccio, i pupazzi e pure gli abeti innevati, ma gli auguri ci vogliono a prescindere dal clima.

Perché senza auguri, che Natale è?

Mele KaIikimaka is the thing to say
On a bright Hawaiian Christmas Day
That’s the island greeting that we send to you
From the land where palm trees sway

Here we know that Christmas will be green and bright
The sun to shine by day and all the stars at night
Mele KaIikimaka is Hawaii’s way
To say “Merry Christmas to you”.