Archive for novembre, 2012

E invece si, abbiam bisogno di parole

venerdì, novembre 30th, 2012

Ancora Alda Merini. Che so’ giornate difficili.
E c’è che, al contrario di quello che dice Ron, noi abbiam bisogno di parole. Il punto è che devono essere quelle giuste.
(Grazie a Click)

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

Superba è la notte
La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.

 

Ero matta in mezzo ai matti

giovedì, novembre 29th, 2012

Oggi ci ho solo voglia di Alda Merini.

Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie.
I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!

Elogio dell’assenza

mercoledì, novembre 28th, 2012

E’ qualche sera che torno a casa tardi e, come Forrest Gump, un po’ stanchina.
C’è stato un lungo periodo della mia vita nel quale tornavo a casa presto e non stanca e trovavo qualcuno. C’è stato un altrettanto periodo -ma un po’ più corto- nel quale tornavo a casa tardi e stanca e trovavo qualcuno. Quando non l’ho più trovato all’inizio c’è stato un momento di grande euforia (si, capita così, chiedete un po’ in giro ma mi sentirei di dire che le separazioni portano sempre un momento di più o meno giustificata euforia dell’altrui assenza) poi di grande vuoto e di smarrimento.

Poi arriva il giorno nel quale torni a casa, tardi e stanca e che piove ma anche presto e in forma e c’è il sole, non trovi nessuno e non corri ad accendere la televisione. Ti godi quel silenzio. E quell’assenza. Perché sarà l’invecchiamento delle sinapsi, sarà quello dell’emotività, ma a un certo punto ti accorgi che hai smesso di guardarti attorno. Ti guardi dentro. E non hai tanta paura di farlo. Un po’ si ma non più come prima. L’assenza non distrae. Non copre con altro. Non mistifica. Sta lì. E ti aspetta la sera. E ti insegna che la compagnia è bella ma non è sicurezza.

Ciò detto, comunque, per sabato sera mi organizzo con Grace.

Living. alone (da qui http://heartbeatoz.tumblr.com)

Fenomenologia della mamma

martedì, novembre 27th, 2012

La mamma è quella cosa che, dopo sei ore di sala operatoria piuttosto impegnative, esce e con la bocca ancora impastata di dopamento dormitivo chiede
-Sono viva?
-Si
-E tu hai mangiato?

La mamma poi rientra in reparto dove trova un televisore acceso su un tg che trasmette un servizio sulle primarie e, sempre dopatamente ancora impastata, dice ai portantini
-La democrazia è una cosa importante, abbiate cura anche di quella

Ho visto cose

domenica, novembre 25th, 2012

Scusate l’assenza ma poi appena posso vi dico meglio. Intanto oggi siamo qui. Con questo. Che si intitola “Ho visto cose”. E oltre tutte quelle che troverete cìè che ho visto pure il turista dalla Nuova Zelanda togliersi il cappello quando, stamattina a Piazza Santa Maria ai Monti, fotografava esterrefatto più i votanti alle primarie al gazebo che la chiesa e allora mi  ha chiesto
Ma Uozzappened tudei?
E io gli ho detto
-Tudei noi votiamo
-Ma per strada?
-Si, anche per strada
E poi ho visto Grillo rosicare… E centomila volontari che si sono alzati alle sei e faranno notte e questi manco Blade Runner l’ha visti mai.
Buona democrazia a tutti

E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio

giovedì, novembre 22nd, 2012

Pensavo che la classifica dell’impossibile fosse guidata dal Vangelo di Marco:  “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri in Paradiso”.

Nel tempo ho dovuto aggiungere, a pari merito, anche Albert Einstein: “E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”.

Se uno scrive un post è perché ha qualcosa da dire. Io invece su questa cosa ho solo dubbi. E volevo dirveli lo stesso. Quindi non so cosa sia successo nel cuore e nella vita del ragazzo di 15 anni che “amava vestirsi di rosa” e che mercoledì notte ha deciso di farla finita attorcigliandosi una sciarpa intorno al collo. Ma so, di certo, che essere portatori sani di pregiudizi è più pericoloso che essere portatori di armi. E i pregiudizi, purtroppo, non si combattono con le leggi ma con l’educazione. Nell’attesa però, anche qualche legge avrebbe potuto se non risolvere almeno aiutare. Il punto è che non è arrivata nemmeno quella.

Di quando con chi uscire te lo suggerisce Freddie

mercoledì, novembre 21st, 2012

Nonostante sul tema sia intervenuta persino Nicole Minetti, ad affiancarne l’aggiornamento olgettino, Love of my life resta, per quanto mi riguarda, la prova del nove dei miei sdilinquimenti amorosi. Questo capolavoro sta nell’album che nacque oggi del 1975, A Night at the Opera. E, sia chiaro, io sia Freddie Mercury che i Queen che l’album e la prova del nove l’ho conosciuti a esequie avvenute di Freddie, quindi tardino. Perciò con gli amori prima me la sono sempre cavata maluccio non avendo mai qualcuno che mi guidasse per capire che caspita mi stesse succedendo.

Ma da quando l’ho sentito la prima volta ho capito che sarebbe stato tipo Virgilio per Dante. E mi sono accorta che se conoscevo uno e mi veniva voglia di sentire questa o se sentendo questa mi veniva voglia di uno, beh allora occorreva approfondire la situazione.

Dice
-Meripo’, e quante volte è successo?
-Una sola
-Beh ma è poco per fare una statistica
-E beh no, visto che è l’unico che ancora permanga nella classifica titolari

Credetemi: se dovete uscire con qualcuno prima ascoltatevi questa. In tempo, eventualmente, per disdire. E chiamare quello vero.

Uozzàpp, se l’amore eterno arriva in modalità Groupon

martedì, novembre 20th, 2012

Cara Meri Pop,
perché la gente ti scrive su Whatsapp “Sarò sempre con te”, quando per altro nessuno glielo aveva chiesto di stare con me, poi invece sparisce e non si fa più né vedere né sentire? Cosa spinge l’uomo a lanciarsi in profferte eterne non richieste salvo poi dissolversi nella messaggistica spaziale e mai più riapparire?
Tua Viber

Cara Viber,
come abbiamo detto più volte l’uomo è prevalentemente una macchina semplice: azione-reazione, in-out, on-off. Siamo noi che troppo spesso leggiamo ciò che non scrivono. Anche su WhatsApp. In questo caso mi sembra che il nostro uomo non abbia dato alcuna falsa indicazione: sarò. Futuro semplice. “Indica situazioni ed eventi presenti e futuri che risultano in qualche modo incerti; il futuro viene spesso preferito al presente per indicare eventi futuri quando l’evento è situato a notevole distanza di tempo nell’avvenire”: tesoromio l’evento, lo dice anche la Crusca, è situato a notevole distanza di tempo.
Dice ma quanto? Ah non lo so ma certo non ora.
Poi c’è quel “sempre”, è vero: e infatti, avverbio di tempo, “per sempre: per l’eternità, definitivamente”. E ma mica specifica a partire da quando.

No, tesoro, scusa ma sei tu che ti stavi facendo un film e anche un multisala su un futuro semplice e un avverbio di tempo, sia pure ben accostati. Poi ricordiamoci, care, che Whatsapp è gratis. Voglio dire che se sei deciso veramente a firmare una cambiale in bianco per l’eternità io mi aspetto che almeno tu ci investa 10 centesimi. Il capitale di rischio, diciamo. Perché mo’ va tuttobene ma l’amore eterno in modalità Groupon proprio no, eh.
Tua Meri

A Bologna, dove ogni cosa è illuminata

lunedì, novembre 19th, 2012

E’ stato quando mi ha presa in consegna il mio amico Marco (che a Bologna, sabato scorso, ho fatto una sentimentalstaffetta con alcuni amici di Zuckercoso ma questo ve lo racconto dopo) che,  arrivati all’angolo fra via Rizzoli e piazza Nettuno, lui ha alzato gli occhi, mi ha indicato un grande lampione liberty (e la stolta per una volta ha guardato proprio il lampione e non il dito di Marco) e mi ha detto:
-Meripo’, se siamo fortunati, mentre sei qui potrebbe illuminarsi almeno una volta

Io non volevo contraddirlo e soprattutto non volevo fare la figura della babbiona un po’ rinco e quindi prima ho accennato un poco convinto
– Aahh
poi ho ceduto e ho chiesto
-E perché si illumina?
E lui
-Si accende ogni volta che a Bologna nasce un bambino

Io a Bologna c’ero stata, c’ero stata e come, ma questa storia del lampione appeso a Palazzo Re Enzo, non l’ho saputa mai: l’hanno collegato alle sale parto del Sant’Orsola e dell’Ospedale Maggiore e, giorno e notte, si illumina ogni volta in cui arriva un cittadino nuovo.

Che poi il lampione è stato giusto il coronamento di una giornata vissuta pericolosa mente, nel senso che ci sarebbe da uscire scemi a pensare com’erano certi miei weekend prima di trasferirmi su Zuckercoso: che giusto tra oggi e domani cade l’anniversario di quando andai a conoscere Lamicamia e conobbi pure il marito del Lamicamia e Gilduzza e Giorgio e un po’ di cucuzzaro che avevo visto solo nelle fotine su Facebook per mesi e mesi.

Fu l’inizio di una serie di appuntamento al buio fino alla Carinzia, marescià stia calmo, dei quali il lampione di Bologna fa giustamente da coronamento e accendimento. E raccontarvi  tutta la Bologna che ho visto sabato, nella staffetta Mara-Arianna-Marc ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura soprattutto a loro all’idea che possa tornarci. è evidente.

Si sappia che, dal balcone di Lucio Dalla, al bar più affollato del globo che è l’Impero di via Indipendenza, a certi angoli belli belli glamourfèscion che solo con una donna si possono scoprire, al goccetto all’Osteria del sole (che invece poi ce ne sono altri che solo con un uomo si possono scoprire, dove tutti entravano con dei cartocci e io chiedo -Ma che si portano? e Marco -Da mangiare. E io -E qui che ci vengono a fare? – Meripo’ a bere. E il mangiare se lo portano da casa. Insomma posti ancora così poi non mi dite che quando si prendono i treni non si entra nella macchina del tempo) io sabato quando ho ripreso il treno per andarmene ci ho pensato: Santichepaganoilmiopranzononcen’è e invece Marco, per dire, me lo ha pagato al Roxy Bar. E mai avrei pensato di vogliounavitaspericolata e ho trovato in qualche modo pure quella.

P.S.
Ah, il lampione mentre ero lì non si è illuminato mai. Però, credetemi, ogni cosa era illuminata, caro Jonathan Safran Foer.
Grazie a Mara, Arianna, Marco e tutti quelli che m’hanno acceso st’illuminazione di andare in viaggio anche su Zuckercoso.

Viaggio al Termini della notte

venerdì, novembre 16th, 2012

Stasera prendo un treno. Domani altri due. Lunedì di nuovo un altro. Io non so che malattia sia quella che ti provoca piacere a prendere treni. Io ce l’ho. Il primo viaggio in treno che ricordi l’ho fatto con nonno Gigi, mi sa che avevo tipo nove anni. Il Pleistocene, praticamente: è probabile andasse a vapore. Andavamo in Molise. Era come partire per l’America: non sapevi mai quando e come saresti arrivato. E’ più o meno ancora così, perché Freccerosse, argento e d’oro sono riservate ai Parioli delle traversine: chi va in Molise da Roma Termini ci mette ancora un paio di giorni.

Insomma nonno Gigi mi aveva comprato un cornetto chiuso in una bustina bianca di carta che tenevo fermamente in mano come avessi appena ricevuto il calice del Sacro Graal. Perché a quei tempi il cornetto non è che lo mangiavi tutti i giorni, almeno io. Non ricordo di averlo mai mangiato fino a destinazione. Ricordo solo il piacere di guardare il mondo scorrere dal finestrino sapendo di avere il sacro Graal dei lipidi a portata di mano.

Ogni volta che salgo sul treno a Roma Termini mi torna in mente quella prima volta. E ora che di cornetti posso averne quanti me ne pare e sceglierne fra decine di gusti e categorie, mi rendo conto che il desiderio di quello che forse non mangiai mai non tornerà più. E ogni volta che salgo su un treno mi godo il paesaggio ma senza nonno e senza il suo cornetto nella busta. Ma il ricordo è dolce lo stesso.

Forse è una cosa che andrebbe indagata questa del Ritorno al futuro che mi succede ogni volta a Roma Termini quando sto per salire su un Frecciarossa con un trolley. E invece mi sembra di essere Marty McFly che sale sulla DeLorean di Emmett “Doc” Brown. E invece di entrare nel flusso di ciarlatori aifonici dagli insopportabili decibel  entro nel “flusso canalizzatore” che mi porterà in viaggio nel tempo. Fuori dalla notte, anche se li prendo di sera. Dove, lo confesso, mi piacerebbe rincontrare nonno Gigi. Che, ora che ci penso, un po’ al “Doc” ci somigliava pure.

Vabbè mo’ vado sennò perdo la DeLorean.