Archive for ottobre, 2012

Allouìn

mercoledì, ottobre 31st, 2012
Questa è la storia di una di noi, anche lei andata per caso in campagna. In una casa, fuori città, gente tranquilla, che lavorava.
Là dove c’era l’erba ora c’è  ancora l’erba, e quella casa in mezzo al verde ormai, dove sarà?
Ci penso certi giorni. Tipo oggi perché noi lì, in campagna, la sera di Halloween facevamo la cena tutti insieme. Non era una fissa da snob, è che ci abitavano molti stranieri e per loro Halloween era una tradizione, per noi una cosa che molti manco riuscivano a pronunciare.
Però era il momento per stare insieme, ognuno portava qualcosa cucinato, cucinato di arancione, si apparecchiava un tavolone sotto a un portico, bambini vestiti da dolcetto o scherzetto e adulti a ciacolare . Si accendeva anche un fuoco.
Ed era una cosa bella perché sembrava un po’ di ritornare esseri umani che sanno stare insieme e condividere, condividere tutto, dall’immangiabile torta di zucca di Hilda (una volta l’abbiamo data di nascosto a Cesare, il cane del villaggio, e si è sentito male cinque minuti dopo, non vi dico altro) fino alle confidenze della vicina senza andare a rispettegolarle il giorno dopo in ogni dove.

Questa ragazza un giorno disse, vado in città, e lo diceva mentre piangeva anche perché nel frattempo era successo di tutto e dunque non vedeva l’ora di andarsene. E non se n’è pentita mai perché poi la vita vera sua l’ha ritrovata in città. Però la sera di Halloween, ovunque si trovi, foss’anche sotto la Santità der Cuppolone o la maestà der Colosseo, quella ragazza pensa a una casa, fuori città, gente tranquilla, che lavorava. E anche se non ci tornerebbe mai le piace provare un po’ di nostalgia.

 Che questo pure ho scoperto: la nostalgia più bella è quella a canaglia. Che sarebbe quella che provi per ciò che sei certa di non volere più. A un palmo dal pericolo di ricascarci.

E’ un po’ tipo dire “ah che bello la pioggia che scroscia là fuori”. Sempre che tu stia rintanata in casa sotto al piumone. Magari abbracciata a qualcuno. Che non è il cuscino. Insomma una nostalgia canaglia.

(Scusate ma questa qui ci sta tutta:)

I fiori di Bach Johann Sebastian

lunedì, ottobre 29th, 2012

Ieri sera dal tisanoreico Fabiofazio (io sto davvero invecchiando male, non riesce a farmi ridere più neanche la Littizzetto e lui lo trovo soporifero come un amante in pantofole) dunque dicevo che ieri sera a un certo punto giro sul Tre e trovo Gustavo Dudamel da Fabiofazio. Dudamel sarebbe wikipedianamente un giovanissimo direttore d’orchestra venezuelano se non fosse in realtà uno tsunami di energia e, fisicamente, un po’ il punto di incontro fra Riccardo Cocciante, Maradona e Giovanni Allevi solo per i capelli, ilcielomiperdoni ma soprattutto Dudamel specie per Allevi, però un po’ questo incrocio mi ricorda.

E nonostante le tisanoreiche domande che cosa dice a un certo punto Dudamel? Che “La cultura per i poveri non può essere povera. E’ una necessità”.

Ecco è stata una cosa che mi ha fatto poggiare persino il mio Aipadio nuovo (che, ve lo dico, produce dipendenza al pari della Nutella però dice Grace che poi passa, quella per l’Ipadio, quella della Nutella direi di no), alzare lo sguardo e avvicinarmi al televisore. Perché, ha spiegato, “la musica non è un lusso: è una necessità”. Una cosa che è stata tradotta in una pratica vincente con El Sistema e da un illuminato signore che si chiama Josè Antonio Abreu secondo il quale “«L’effetto più tragico e miserabile della povertà non è la mancanza di pane e di un tetto, ancor peggio è il sentimento di non essere  nessuno, e la mancanza della stima degli altri».

Insomma invece di mettere in mano ai bimbi e ragazzi di strada un euro o un pesos loro gli mettono in mano un violino, li portano in una classe insieme ad altri e gli insegnano la musica e a suonare insieme.

Andate, se vi capita, a sentire qualcosa dell’orchestra Simon Bolivar, anche su Youtube, e poi mi direte. Ah, tra l’altro, poi così i ragazzi trovano lavoro e rimettono in moto e in circolo, oltre alle loro vite, anche un po’ di economia e di cultura.

Io, per dire, da ieri sera ho sostituito i fiori di Bach e mi ciuccio ogni tanto un po’ di questi altri fiori di Bach quell’altro, non l’erborista, per una bella iniezione di energia. E di fiducia.

Dimmiperchèpiangi difelicità e perchènonmangi oranonmiva

sabato, ottobre 27th, 2012

C’è un solo motivo che potrebbe convincermi a tornare indietro di vent’anni: sentir cantare ancora da viva Mia Martini. Per il resto, a cominciare da Falcone e Borsellino per finire a Tangentopoli, grazie no.

Cioè voglio dire stiamo parlando di Aleandro Baldi e Francesca Alotta “Non amarmi”, che sarebbe “dimmiperchépiangidifelicità e perchè non mangi ora non mi va. Non amarmi ma non mandarmi via” -nonsosemispiego- attenuato, è vero, dal Pippero di Elio e le storie tese epperò vent’anni fa nonostante la legge di gravità non avesse iniziato a infierire sulle tenute e l’artrosi sulle giunture, però di testa mi sentivo decisamente più figlia sgangherata di oggi.

E dunque quando quello ha iniziato a parlare da Villa Gernetto, che ormai è chiaro è una Casa di cura, mi s’è ripiazzato lo spettro di “Io ti voglio bene  questo non lo so stupido testone dubbi non ne ho” nonamarminonamarmi. Volete voi ripiombare in questo baratro del Festival di Sanremo 1992? No. E allora fermatelo, porcamiseria.

Perché indipendentemente da ciò in cui potrebbe ricacciarci lui, si tenga conto che lo spettro che davvero incombe su vent’anni de pippe mentali, e non solo, nelle quali ci siamo consumati inutilmente nell’attesa di qualcosa che -è chiaro- non arriverà mai-, è quel “Non amarmi perchè vivo all’ombra non amarmi per cambiare il mondo tanto il mondo non si cambia”. Capito? E nella botta d’ottimismo finale c’è pure che  “siamo tutti specchi  fatti per guardarsi e diventare soli e vecchi”. Solo lui non si rassegna.

Aiutiamo lui per aiutare noi. Perché “anche se il futuro ha dei muri enormi io non ho paura e voglio innamorarmi”. Ecco si eventualmente, se me lo togliete di mezzo, io so’ disponibile persino a fare questo.

L’uomo giusto non si insegue, si incontra

venerdì, ottobre 26th, 2012

Interno sera, tinello romano, fuori tuona che è una bellezza, chissà che caspita sta già a preparà Alemanno, squilla il telefono e si appalesa una voce dal Granducato

-Ciao Meri, ho visto che mi avevi cercato
-Si, professor Pi, ci sarebbe una richiesta di aiuto alla scienza per un problema di smaterializzazione maschile al terzo appuntamento con dispersione totale delle tracce

-Abbiamo qualche dettaglio dello storico degli eventi?
-Egli prima ha fatto a ella un pressing che lèvati, soliti sms come non ci fosse domani, telefonate, Skype, poi finalmente sono usciti, si verificarono un paio di incontri molto ravvicinati sempre accompagnati, nelle pause, da sms a schiovere e frasi bacioperuginizzanti

-Poi?
-Poi a un certo punto lui si è offerto di accompagnarla a scegliere la lavatrice nuova, la sera prima le ha detto “allora passo a prenderti domani alle cinque”. Poi più nulla. Ed è passato un mese
-Cioè l’ultimo avvistamento è accanto alla Margherita della Ariston?
-Macchè, non ci sono mai arrivati: sparito dalla telefonata. Insomma lei si è preoccupata non vedendolo arrivare, ha chiamato e niente,mandato sms e niente, chiamato il giorno dopo, è andata persino sotto il palazzo suo a vedere casomai si fosse verificato un evento sismico e fosse sepolto col telefono schiacciato pure lui là sotto ma niente. Ah, ha anche citofonato. Poi voleva chiedere ai vicini però niente

Silenzio. Ancora silenzio
-Professor Pii?
-Si?
-No, scusa pensavo fosse caduta la linea. Non dici nulla? Ecco lei vorrebbe sapere cosa deve fare, esigere una spiegazione, quantomeno, eccheccavolo, cercare di capire, insomma. Professor Piii?

Silenzio. Poi

-Meri, l’uomo giusto non si insegue: si incontra

-E allora?

-E allora, serenamente e pacatamente, prendiamo atto che non era questo. Arriverà.

-E intanto?

-Continuiamo a goderci la vita

Ecco io poi ho riattaccato. E mi è sembrato improvvisamente tutto così semplice. Insomma, capito Giuliè? Quello giusto non si insegue, si incontra. Rilassiamoci. E mettiamoci comode.

Nell’Ohio, nonsolObama: Yoga in the morning

giovedì, ottobre 25th, 2012

La mia amica Maria è andata a farsi un giretto in alcune Università americane. A un certo punto è planata pure lei tipo nell’Ohio e ha trascorso due giorni in un resort dalle parti di un Campus. Un posto very cool attrezzato per far svernare la terza età ancora gajarda. E gira che ti rigira si è imbattuta in una più che arzilla novantaseienne dal corpo asciutto e certamente più tonico del mio. L’ha incontrata nel parco annesso a un centro Yoga. Dunque le si è avvicinata e le ha chiesto
-Missis, schiusmi ma lei frequenta i corsi di yoga?

-Yes, darling
ha risposto l’arzilla

E Maria:
-Complimenti, dunque questo è il suo segreto?

E lei:
-Certo, cara: yoga in the morning… Martini in the night

Sempre ammesso che parte

mercoledì, ottobre 24th, 2012

Chiunque abbia consuetudine con strascinamenti di insostenibili storie d’amore sa che a un certo punto, ove non ci soccorra l’autodifesa, ci soccorre il colpo di scena della parte a noi avversa, il partner che -prima di essere cacciato a calci- volontariamente si autoespunge dal comune talamo. Di norma, accortosi che è aria di mazzate, decide di uscirne ancora sano e annuncia:
-Cara, non meritiamo una fine così, noi che ci siamo tanto amati. Faccio io il passo indietro per amore tuo
Sei lì che, ancora incredula, già gli allunghi la valigia sull’uscio quando lui sigilla il tutto con
-Ma ti rimarrò a fianco, potrai sempre contare su di me (c’è la variante chiama se hai bisogno ma abbiamo già trattato il caso in altra sede)

E dunque dopo un’ora siete già dal parrucchiere a cambiare taglio quando arriva il primo sms
-Mi sono sempre piaciuti quei tuoi capelli lunghi
Che tutto sommato l’avete tenuti lunghi dieci anni mo’ non è che dovete fare Sinead O’Connor proprio oggi. Anche perché c’è chi soffre soltanto d’amore chi continua a sbagliare il rigore e voi, in questo caso, il taglio.

C’è chi un giorno invece ha sofferto e allora ha detto io parto. L’ha detto lui. E così siete lì che iniziate a svuotare l’armadio della collezione di Tex Willer quando arriva l’altro sms
-Quanto alla mia collezione di Tex aspetto di trovare una sistemazione più comoda e poi passerò a prenderla. Tu intanto puoi fare le primarie il 16 dicembre per decidere in quale stanza depositarle.
C’è chi un giorno ha fatto furore. Ma non ha ancora cambiato cerone.
E così quando ho sentito che anche lui faceva il passo indietro ho temuto. C’è chi in fondo al suo cuore ha una pena e c’è chi invece ci ha un altro problema: che c’è sempre lì quello che “parto”. Sempre ammesso che parte.

Se volete un consiglio: preparate l’ombrela.

Rosso relativo

mercoledì, ottobre 24th, 2012

Non è solo dal prodotto interno lordo che si misura il grado di crescita di un Paese

Le parole sono importanti

martedì, ottobre 23rd, 2012

Dunque succede che a Roma, nell’anno di grazia 2012, si siano verificate incursioni di formazioni neofasciste in alcune scuole: due ieri e tre oggi, blitz a gogò con tanto di fumogeni e parapiglia. Richiesto un commento sull’accaduto oggi il sindaco della Città Eterna, Gianni Alemanno, così risponde: “Mi sembrano manifestazioni tra il violento e il puerile”.

Ora, mi scusi Alemà, ma tra violento e puerile c’è il mondo intero: che la consuetudine con un dizionario in simili frangenti è sempre consigliabile. Lui lo spiega così: “Da un lato queste cose possono degenerare in cose piú gravi di un fumogeno” e “non è ammissibile entrare in un edificio pubblico con il volto coperto. Dall’altro sono puerili perchè non si può pensare di protestare con simili azioni”. Ma il punto è questo: lei deve decidere da che lato stare, credo.

Poi prosegue: “Tutto è finalizzato ad avere un titolo sul giornale quindi l’invito è quello di non dare troppo spazio a queste manifestazioni fatte da gruppetti di persone”.

Qui, mi scusi , ma non la seguo proprio più, perchè lei queste cose le ha dette da Cracovia, dove si trova per il viaggio della Memoria. E forse  è proprio la memoria che spesso non ci soccorre: perché, nel luogo nel quale si trova, tutto ebbe inizio da alcuni gruppetti di persone che tali erano prima di diventare grupponi. Poi plotoni e anche eserciti. E, vedi poi quanto sono importanti le parole, sui campi nei quali sterminarono i prigionieri c’era scritto “Il lavoro rende liberi”. Pensi se qualcuno si fosse accontentato di quella spiegazione e avesse ritenuto di non interferire con i processi produttivi.

Almost Blue

martedì, ottobre 23rd, 2012

Si chiama Elena. Elena Dak. Aveva un sogno. E se l’è andato a prendere. Nel Sahara. Perché poi i sogni ognuno ci ha i suoi e non sempre sono a portata. Dunque lei se la poteva cavare con un paio di scarpe di Jimmy Choo o, che ne so, un’altana sul canal Grande (che Elena è di Venezia) il Gronchi rosa, un posto fisso. No. Lei voleva farsi la traversata del Tenerè con i Tuareg, aggregandosi a una delle carovane del sale che risalgono verso le oasi di Bilma e Fachi.

Chi è assiduo di questo blogghe sa quanto ve l’ho fatta lunga con la Dancalia: perché pure io, eh l’ho seguita, una carovana del sale, ma per 20 chilometri a piedi e svariati strisciando di caldo ma la maggior parte dentro una jeep. Lei cinque settimane. A piedi o a dorso di cammello. Unica donna fra 30 uomini (piano con gli entusiasmi) e 300 dromedari.

Trenta Tuareg, stavamo dicendo, gli “uomini blu”, quelli che li guardi e il tasso ormonale ti s’impenna come lo spread. Dice beata lei. Si. Poi voglio vedè a 45 gradi, senz’acqua, a fare l’arrosticino bianco in mezzo al Sahara, senza capì una parola, senza vedè un albero per giorni e giorni.

Insomma Elena ce l’ha fatta. E’ partita. E soprattutto è pure tornata. Non lo voglio manco immaginare, la fatica che è stata. Che lei, che pure ci ha scritto un libro, la parola fatica non l’ha usata mai. E del fatto che lì si sia presa pure la malaria accenna brevemente in un capitoletto e passa oltre.

Non so come ciascuno di noi sappia affrontare il deserto. Nonsolo quello del Nord del Niger: anche i deserti che abbiamo dentro, tipo. Lei lo fa così: “Affrontiamo il deserto in un’alba di quelle che la vita ti regala una volta soltanto, sospesa nella foschia e nello spazio, ora senza più confini, del deserto. L’enorme carovana procede in tante file parallele come un organismo unico ma elastico che assorbe le asperità del terreno e ne segue le diverse inclinazioni adeguandosi senza scomporsi”.

Elena Dak

Elena è partita in un’alba di ottobre per andare a prendersi il suo sogno. Oh, ragassi, è il 23, mancano sette giorni: siamo ancora in tempo anche noi. Per imparare a sognare.

Elena Dak, La carovana del sale. Cda&Vivalda Editore

E per chi è a Milano andate a trovarla domenica prossima, 28 ottobre, alle 16 a Via Tortona 27 al Nomad Dance Festival

Basta un po’ di zuckercoso

lunedì, ottobre 22nd, 2012

Raccontarvi che caspita di weekend è stato quello che per me non è ancora passato nonostante sia quasi passato pure il lunedì è impossibile. Dunque, sostanzialmente, nel prolungamento che questo blogghe ci ha sui socialcosi è successo che un nutrito gruppo di esponenti del supercalifragilismo di Zuckercoso si sia autoconvocato per quella che hanno chiamato “La Woodstock di Meri Pop”. Ora, la contea dell’Ulster ci perdoni, l’evento annunciato da mesi è stato dalla sottoscritta preso come un divertentissimo Festival del Cazzenger che al massimo si poteva svolgere sui numerosi gruppi di discussione aperti all’uopo sul sempresialodato Zuckercoso (la rima baciata è offerta dalla ditta). La data, scelta sempre a cazzenger, si è in seguito scoperto coincidere con il Giubileo della qui presente. Insomma, una cosa rispetto alla quale ad esplicita domanda di mia sorella

-Meripo’ che si fa per il tuo cinq sessant settant esimo?
mestamente risposi
-Ecchevvuoifare figlia mia, un dignitoso silenzio, che è la mia anagrafe il Paese più straziato

Per farvela breve, questi si so’ presentati sul serio. Da tutta Italia e anche dalla Padania.
Tutto il materiale 2.0, video, audio, iconico, scribacchinocompulsivo con punte di parossismo tali per cui gente ha dovuto disattivare le notifiche, altri anche il computer, cambiare residenza ed espatriare per non essere più raggiunto da qualsivoglia patologia supercalifragica, dicevo che tutta sta roba è già all’attenzione di Voyager, Indagare per conoscere, del Censis, di Csi, The Mentalist, Cold Case e la facoltà di Antropologia.

Un momento dello sbarco in Sicilia, Grillocefaunbaffo (Foto bedda Maria)

Ciò che mi preme qui sottolineare è che io, nell’ultimo compleanno rintracciabile prima di approdare nel virtuale mondo dei blogghe, dei Zuckercosi e degli Uccelletti de Twitter, avevo ricevuto ben 5 sms di auguri: mamma, papà, mia sorella, la mia unica amica Rita e uno che s’era sbagliato. Io è da tre giorni che cerco di ringraziere e disseppellirmi dalle 385 notifiche di auguri, 57 messaggi privati, 50 zuckercosici in carne e ossa più quelli rimorchiati strada facendo.

Mi guardo bene dallo spezzare una lancia in favore di Facebook e dei blogghe e dei 2.0 e del popolodellarete, no io voglio solo dire, e lo dico con l’autorevolezza dei miei insuccessi, che se io oggi non sto sotto a un treno ma sotto a un ombrello e volo, è colpa vostra. E se dovessi riassumere in una sola parola qual è stato il motore che mi ci ha mandata e ci ci ha portati io credo sia “meraviglia”: che in fondo questo la nostra Mary Poppins ci insegna a fare. meravigliarci. E non è per dire ma a Mary Poppins poi alla fine pure Platone je spiccia casa: “E’ veramente propria del filosofo questa situazione: il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia”. E del casino che ne è venuto dopo fino a Sex and the city (ve la ricordate Carrie Bradshaw nella sigla, si, quando l’autobus si impozzanghera e le inguacchia il vestito e lei vede il suo nome sulla fiancata e sobbalza di meraviglia?).

Ecco mo’ se dovessi farlo io un augurio a voi direi che è: fate come Platone e Carrie, meravigliamoci sempre, meraviglie.