Archive for settembre, 2012

Domani

domenica, settembre 30th, 2012

C’è stato un tempo in cui una persona a me vicina sognava di poter definitivamente espatriare in un posto “in cui fosse primavera tutto l’anno”. E per un po’ l’ho sognato anche io pur di sognare qualcosa insieme. Mi sembrava desiderabile quella temperatura ma soprattutto quella voglia di “altro da qui”, dove il qui era anche l’alternarsi delle stagioni. All’epoca vivevo in campagna che, ve lo dico a scanso di equivoci, se pensate che a Roma o Milano o Genova l’inverno duri troppo non vi fate un’idea di quanto può durà in campagna; dunque quel sogno spesso lievitava di fronte al caminetto tipo la pasta pizza. Però poi per lui ha continuato a lievitare anche dopo la campagna e dopo la pasta pizza. E dopo di me.

Io invece, sarà che me sto proprio a invecchià e invecchià male, è da un po’ che desidero che le stagioni si alternino. Che il tutto uguale mi crea ansia. E la tragedia è che comincio ad appassionarmi pure al cambio armadi. Lavare, stirare (poco), tintoriare (abbastanza), piegare, riporre, sistemare, scegliere cosa lasciare nel cassetto, cosa in sospeso e cosa archiviare. Insomma mentre cambio l’armadio penso che in qualche modo mi aiuto a cambiare pure io.  E una vita sempre col pareo non mi aiuterebbe a farlo. E non voglio affatto essere certa che domani sarà uguale a oggi. Pure se pioverà. Nel caso mi copro. Che ora ho pure l’ombrello nuovo da Meri Pop.

Inoltre oggi sul socialcoso la mia amica Carla ha scritto che “domani è lunedì. Non solo è il I ottobre. Mi piace quando si comincia sia la settimana che il mese. E’ tutto nuovo come un pacco sorpresa”. A Roma pioveva ed era autunno già dall’ora di pranzo, che di solito quando c’è il sole è sempre estate. E sono stata felice di quella pioggia uggiosa, di dover chiudere le finestre che avevo spalancato la mattina. Desiderando il momento in cui le riaprirò. Voglio aspettare il pacco-sorpresa, comunque. Anche se spesso si rivela solo un pacco.

Domani si passa il confine: del mese, della settimana e passerò anche un piccologrande confine personale pure io. Ma questo ve lo racconto meglio. Domani.

Bacio Parigina

sabato, settembre 29th, 2012

Sostanzialmente riesce a fare il contrario di ciò che accade a me, che faccio venir agitate anche foto dei monoliti: lui ne fa piene di movimento ma ci fosse una sbafata, sfuocata, slittata. Doisneau. E’ come se nel bel mezzo di un turbine facesse irruzione tipo regista urlando  STOOOOOPPPP, tutti si bloccano e lui scatta.

Sta a Roma pure lui, Robert Doisneau, oltre a Vermeer. Al Palazzo delle Esposizioni. Si chiama Paris en libertè. E guardate che c’è davvero di tutto, il bacio è l’ultima cosa, proprio. E’ Parigi in bianco e nero. Come mai potremmo vederla e come mai la videro anche i fotografati, che erano a colori anche se parliamo degli anni ’30-40-50 e anticaglie simili.

A un certo punto è entrato al Louvre e, per dire, invece di fotografare Mona Lisa ha fotografato le facce di quelli che le sfilavano davanti. E lo stesso ha fatto con un quadro latoB di formosa signorina tirandone fuori sguardi allibiti come avessero davanti una performance della Santanchè a Porta a Porta. E insomma una delle tante è sto capolavoro qua:

Doisneau - Le regard oblique

Una delle mie preferite, mentre le passavo in rassegna tutte, a sorpresa è stata questa:

Doisneau - Place Vendom dal terrazzo

anche se l’unica, vera foto da Oscar Sentimentale avrei dovuto farla io al capannello della quindicina di femmine assiepate davanti al bacio dell’Hotel de Ville, femmine di tutte le età e composizioni mentali e sociali, perché disciamolo non c’è parità di genere, non c’è iosonomiaemigestiscoio, non ci sono tomi e tomi di donne che corrono coi lupi: di fronte a un bacio così, belle mie, ci si può solo fermare, inclinare la testa, chiudere gli occhi e sentirselo un po’ sulle labbra. Fino al 3 febbraio. No, non il bacio: la mostra.

Sedovetefareunafilafatela per VerMeri

venerdì, settembre 28th, 2012

Beh intanto per la prima volta in vita mia sono andata in un posto nel quale tutti, ma proprio tutti, mi chiamavano “Meri”. Che io nella vita precedente mi chiamavo in un altro modo. Ma di quella vita precedente non c’era nessuno e se c’era mi aiutava a planare in quella nuova.

E questo posto è una mostra: la mostra di Vermeer a Roma, alle Scuderie del Quirinale. L’invito è arrivato su Zuckercoso. Me l’ha mandato la mia amica Chiara e diceva: Meripo’ apriremo straordinariamente la mostra per una serata a inviti per i nostri amici del web, del 2.0, blog e quant’altro, che ci vieni? Eccerto, Chià, che ci vengo.

E però quando sono arrivata davanti alle Scuderie ho visto che erano tutti in coppia, anche amiche eh, e che io ero l’unica spaiata. Non ho fatto neanche in tempo a deprimermi trentacinque secondi che, con l’Aifonio 4 nella mano destra, leggevo su twitter che la Fraq, che si occupa di queste cose, scriveva “io sono alla mostra di Vermeer”. Che io la Fraq non l’ho mai vista di persona e Uh, mi dico e le scrivo

-Ci sono pure io, magari ho proprio qui accanto la donna in Fraq e no lo so
E lei scrive
-Meripo’, ho le scarpe verdi

Allora io comincio a guardare tutti i piedi di quelli che avevo vicino, anche abbassandomi un po’ perché era buio e immaginatevi la scena e zan zan ti trovo ste scarpe verdi di camoscio. E io le avevo gialle a pois neri, per dire, fatte davvero l’una per l’altra.
Così sono entrata con la Fraq e non da sola, per esempio.

Poi io non conoscevo neanche Chiara che mi aveva invitata e me l’ha indicata Fraq e allora l’ho anche abbracciata e ho detto “Sono Meripo’”. Ma non mi ricordo che scarpe avesse Chiara.

Dentro, ho incontrato un sacco di altri e ogni tanto qualcuno mi fermava e diceva
-Ma che sei Meripo’?
Guardate, è come quando vedi il quadro che teneva sempre in camera da letto nonna e finalmente scopri come si chiama. Bello. E anche il mio amico Domenico, che mi conosceva da mo’, mi ha chiamata Meri. Poi mentre me ne andavo e scendevo la scalinata delle Scuderie modalità Wanda Osiris mi son sentita un
-Meriiii ma ci sei anche tu?
Ed era Melissa, Melissa quella che scrive, bella, e che non se la tira. Che era spaiata anche lei. Ma ieri sera eravamo tutti insieme. E non si vedeva chi fosse spaiato e chi no. La rivincita del calzino da lavatrice, tipo. Ecco, che vi devo dire? Bello. Vabbè mi pare che ho detto tutto.

Come? Ah, la mostra? Beh la mostra che mica c’è bisogno che ve lo dica io sto Vermeer che genio che è.

Insomma, se dovete fare una fila, fatela per Vermeer. Parola di VerMeri

Ragazza con il cappello rosso

Se serve torno e se hai bisogno chiama

giovedì, settembre 27th, 2012

E insomma me ne stavo lì a leggere e rileggere che “non mi candido, ma se serve torno” e mi risuonava come fosse qualcosa di familiare, molto familiare. Stavo giusto abbandonando l’inseguimento di macchemiricorda quando finalmente là, un lampo: un caffè all’aperto, d’inverno, però quell’inverno romano che ancora è autunno romano, coi colori arancio romano e giallo papalino romano.

Il tavolino all’aperto, un caffè macchiato e un nonmiricordocheavevapresolui. L’ultimo atto di una lunga storia d’amore (cit, Gino). Beh insomma non tutta d’amore sennò non finiva. Però una lunga storia di parecchio amore. E allora ormai ti sei detto quasi tutto, stai lì che alla fine non c’è davvero da aggiungere altro.

Vi alzate, lui ti riaccompagna, triste bacetto sulla guancia che fa coppia evoluta e matura pure se tu forse gli vorresti anche spaccare la mascella ma ormai l’impulso al pugilato è sommerso, anche lui, dalla latente noja che vi ha fin qui divisi e allontanati.

Ed è allora, quando potrebbe finire così, meritatamente in silenzio, che lui si volta e rovina tutto dicendo:

-Ah, se hai bisogno chiama. Io per te ci sarò sempre

La tragedia è che lì per lì ti sembra pure una cosa buona. Che rafforza l’autostima anzichè il pugno. Perchè è stato solo un anno dopo che, ripensandoci, m’è venuta la risposta:

-Ma per carità, tieni pure occupato il telefono e parla tranquillo.

 

Si sta come d’autunno sul precipizio l’ormone

giovedì, settembre 27th, 2012

Considerato che siamo già al 27 consiglierei all’utenza di approfittare degli ultimi tre giorni: “a settembre il testosterone degli italiani è quasi il doppio e così aumenta il desiderio degli uomini di tradire. Lo rivela il portale Incontri-ExtraConiugali.com che questo mese ha visto raddoppiare il numero di iscritti al portale dedicato agli incontri extra-coniugali”.

A me invece lo rivela la mia amica Manu che m’ha inviato per posta il comunicato stampa in oggetto.  Sostanzialmente una specie di Rizza Psicosomatica, aggiornamento delle maggiori novità del settore sex extra coniugale com ma soprattutto org.
Non vorrei sottrarre spazio alle altre informazioni:

 “Il sole – prosegue il comunicato- favorisce nell’uomo l’attivazione di una serie di ormoni, tra cui il testosterone e i feromoni. Per questo a settembre, dopo le vacanze estive durante le quali si è esposti maggiormente ai raggi solari, il desiderio di tradire è maggiore e, secondo quanto rileva il portale dedicato a chi cerca un’avventura al di fuori del matrimonio o della coppia, raddoppia il numero dei tradimenti”.

Dunque, in previsione dell’arrivo delle precipitazioni previste da lunedì prossimo non solo dal colonnello Giuliacci ma soprattutto riguardo alla potenziale precipitazione del prepuzio dal 1 ottobre, ecco “alcuni suggerimenti per mantenere alto il desiderio anche d’autunno”.

1) curare la dieta e fare una regolare attività fisica proprio nel periodo autunnale, per evitare l’aumento della massa corporea e con essa il declino del testosterone.
2) dedicarsi al body building: gli uomini che sollevano regolarmente pesi hanno infatti un incremento del 50% del livello di testosterone libero.
3) scegliere alimenti ricchi di grassi monoinsaturi, come pesce e frutta secca, ed evitare gli eccessi di alcol che possono causare un crollo degli ormoni maschili
4) sapersi rilassare. Lo stress, sia quello mentale che quello fisico, può far scendere rapidamente i livelli di testosterone poiché causa un aumento del cortisolo.

Io ve l’ho già detto: se cercate qualcosa in risalita vi dovete buttatà sullo spread.

Google immagini

Due gocce di Nocill n.5

mercoledì, settembre 26th, 2012

Diciamo che in linea di massima è uno dei miei App Store di riferimento quando sono tormentata da questioni di stile. La mia amica Grace. Non è neanche raro che le chieda una ricetta di cucina ma solo per il gusto di sentirgliela raccontare. L’utenza forse la ricorda per la mirabile performance della patataalforno che, si sa, deve girare (sostanzialmente ne scippò l’ultima porzione disponibile al vicino di tavolo dello chicchissimo ristoro). Assidua frequentatrice di coiffeur e smaltatrici di unghie, Grace non disdegna la vita agreste. In Agrestia va ogni tanto per il weekend. E sempre la immagino, avvolta in candidi parei, preservando messeinpieghe sotto un cappello di paglia di Firenze a larghe tese e i profondi occhi dietro occhialoni oscurati, affacciarsi sulla vallata di Agrestia tipo la Baronessa Blixen sulle colline Ngong.

Senonchè mentre mi spiaggiavo sulla rena etrusca, nel giorno del Signore 24 giugno scorso, mi arriva un Sms:
-Meripo’ ti piace il Nocillo?
Escludendo si potesse trattare di un sondaggio per gli Alcolisti Anonimi le rispondo la verità
-Ne vado pazza
-Bene allora te ne faccio una partita dedicata
-Grace scusa non ho capito
-Tesora oggi è San Giovanni, sto raccogliendo i malli
-Eehhh? Che stai raccogliendo?
-Le noci, tesò, le noci per fare il liquore

Ecco, io la prima cosa che ho pensato è stata “noncipossocredere, cioè questa invece di stare a fare la Baronessa von Blixen sta a fa’ la spigolatrice di noci?” che prontamente mi rassicurava
-Con i guanti, così non si rovinano neanche le unghie.

Nel frattempo è arrivata anche questa foto con la scritta “quello a sinistra è il tuo”:

Il Nocillo di Grace

E siccome me sto proprio a rincoglionì io mi sono sentita tutta un calore sul petto. Che poteva pure esse un attacco di ipertensione o l’eritema solare e invece era che mi stavo a squaglià ma di affetto oltre che di caldo.

Anche perché poco dopo di sms ne ha mandato un altro:
-Che poi, Meripo’, ti devo confessare una cosa: a me il nocillo non piace. Ma mi piace far contenti gli amici.

E dunque fra poco avremo il Nocillo di Grace. Che anche la lunghezza dei preparativi e i tempi di posa e riposo dicono per quanto tempo Grace ci ha pensati mentre agita alambicchi e sorveglia infusioni. Che l’amore non si misura solo in effusioni, quindi. Ma anche in infusioni.

E la sera finalmente anche io potrò dire
“What do I wear in bed?? Why, Nocill Number five of course”
Che indosso prima di andare a dormire? Due gocce di Nocill numero cinque, ovcors.

Allorafacciamofintacheneso

martedì, settembre 25th, 2012

Allora facciamo finta, che ne so? che io e te abbiamo una storia difficile.
Una in cui ci si vede – che ne so? – una volta al mese.

Io, che sono una donna, andrò via dopo 48 ore insieme a te e sentirò la tua mancanza a ogni respiro, un istante subito dopo che mi sarò staccata dal tuo abbraccio.

Il giorno dopo mi mancherai in un modo così atroce che non mi spiegherò come riuscire a non vederti subito, o a non chiamarti 367 volte in un giorno.

Due giorni dopo la tua mancanza mi farà molto male e vorrò condividere ogni pensiero con te.

Tre giorni dopo scoprirò che posso stare un paio d’ore senza pensarti, specialmente se sto lavorando, va detto.

Dopo una settimana avrò voglia di vederti.
Dopo quindici giorni avrò ancora voglia di vederti.
Dopo tre settimane mi rassicurerò sul fatto che, no, se non dovessi vederti mai più potrò sopravvivere.
Male, aggiungo, ma potrei farlo.

Quello sarà il momento in cui è arrivato il tempo di progettare un nuovo appuntamento, e io entrerò in fibrillazione e mi mancherai tantissimo e via così, ogni volta.

Tu, che sei un uomo, probabilmente sarai felice quando mi avrai piazzato sul treno, perché 48 ore insieme sono un sacco di tempo, diciamolo, e tu hai bisogno dei tuoi spazi.
Dopo una settimana, presumibilmente, avrai voglia di vedermi.
Dopo quindici giorni molta voglia di vedermi.
Dopo tre settimane, moltissima voglia di vedermi.

Ecco, questo è quanto.
Poi uno dice che le relazioni non sono facili, eh?

(Il presente post è preso da qui che l’ha preso da qua ed è parte del corso di Amori a Distanza ma anche di Uomini e donne e ma pure di Marte e Venere e tuttoilcucuzzaro)

De Meripop Prost

martedì, settembre 25th, 2012

Arianna sbarca in Italia mentre la vostra carta d’identità sbarca nella rottamazione? Non vi preocccupate. Nel dare il benvenuto al giornale d’Arianna Affinton de noantri , l’Huffington Post Italia, sono lieta di comunicarvi che non è che qua ce ne stiamo col catetere in mano e dunque, come scrive Ariannaaffinton dellà, sono lieta di annunciarvi l’arrivo in Italia pure del De Meripop Prost, con la sua miscela di Kukident, piattaforme di Tenalady, community e impegno sociale. Il De Meripop Prost celebrerà la cultura vibrante dell’Italia, soprattutto del vibrìo dentale. Per questo vi chiedo di unirvi a me nel dare il benvenuto all’Italia nella famiglia del De Meripop Prost.

Arianna ci ha duecento bloggers? E noi ve ne damo dodicimilioni, quelli compresi fra i 65 e i 79 reali ma anche tutti quelli percepiti fra i quali chi vi scrive.

E siccome l’amore non ha età, e dunque i conseguenti casini pure, ho già provveduto ad affidare alla nostra amica Patù la rubrica de punta: La prosta del cuore.

E’ giusto il caso di anticiparvi che, entuasiasti del nostro esordio, hanno accettato di gemellarsi anche quelli del Washington Prost, i cuggini ammericani.

Mo’ vi lascio, che devo andà a prende la pasticca della pressione. Non prima di avervi presentato la Redazione:

Riunione di redazione al De Meripop Prost

La decadenza del maschio/ Porto un gelato

lunedì, settembre 24th, 2012

Alla luce di numerosi nonchè molto alcolici e approfonditi giri di cene con mie sodali di sesso -donne- fascino e congiuntivo munite,  intelligenti, brillanti e prevalentemente spaiate, si rende necessaria l’apertura di un’ulteriore pagina di geomaschiologia che possa, alla luce dell’esperienza di eroiche pioniere colleghenostre, salvarne il più possibile delle potenziali posteriori.

Ristorante, interno sera, tavolo per due. In attesa di due Menabrea e due gricie

-Meripo’ chettedevodì?

-Scusa ma mi hai accennato che finalmente si era deciso, allora??

-Aspè, dunque dopo mesi di melina, corteggiamento e appuntamenti della categoria “adessosiquaglia” poi rimandati, si decide e dice che mercoledì alle cinque starà in zona e che “beh se ci sei magari ci prendiamo un caffè”.

-Uh bene, quindi?

-Aspè. Ora tu capisci, sei mesi per il primo appuntamento serio, al che io rilancio

-Rilanci che?

-Dico: beh se sei dalle parti di casa mia allora magari sali e il caffè te lo faccio io e lui mi fa: maccerto, con grande piacere anzi se vuoi porto un gelato

-Vabbè insomma?

-Aspè. E allora io gli dico: “si bella idea il gelato”

-Alloraaaa??
Intanto sono arrivate le Menabrea, la gricia e valutiamo il da farsi pure noi due per il dopo gricia

-Meripo’ benissimo. Fino al gelato

-Eeeh??

-Insomma quando lui è arrivato a casa m’è apparso subito quale il gran figo che è: ci ha la moto, Meripo’ l’Harley. E poi dei pettorali che lèvati, è anche un ingegnere, insomma ti dico quest’estate ha anche letto dei libri

-Anvedi, alloraaaa???

-E beh mi entra in casa con giubbotto di pelle e casco in mano, casco pure io ai suoi piedi in senso figurato, poi poggia il casco sul tavolo ma non vedo il gelato e allora mi dico ma chi cazz caspita se ne frega importa del gelato

-E vorrei vedè, dai allora Francèèèèè??

-Meri, da dietro il casco tira fuori una cosa e dice: eccoti il gelato. MERIIIIIII UNA COPPETTA, una coppetta singola. Una-coppetta-singola-da-due-euro-due ancora arrotolata col tovagliolino di velina del bar

POSTILLA
Ora, donne ma anche uomini, io mi fermo qua. Famo proprio il fermo immagine su sta scena di-una-coppetta singola. Una-coppetta-singola-da-due-euro-ancora-arrotolata-col-tovagliolino-di-velina-del-bar.

Guardate io così però non ce laposso fare. La situazione è seria. Anzi direi agghiacciante.

Passionfruit maddeche?

 

Io sto bene con Bach

domenica, settembre 23rd, 2012

Occorre somigliarsi un po’ per comprendersi ma occorre essere un po’ differenti per amarsi
(Paul Bourget)

Bach&la break dance, tipo